- Quartetto olandese decisamente trascurato dai più, ma, a modesto avviso, superiore, ad esempio, ai più celebrati (e grossolani) Focus.
- Disco completamente strumentale; il classico d'apertura (Register magister, 9'21'') dice già tutto: energia, esecuzione impeccabile, raffinatezza nei passaggi e il paniere completo dei topoi progressivi che rinnovano (e lo faranno sempre) il piacere dell'ascoltatore.
- Il resto dell'album consegue alle premesse, con qualche compiacimento formale.
- Joop van Nimwegen, chitarra; Cleem Determeijer, tastiere; Peter Vink, basso; Beer Klaasse, batteria.
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martedì 25 agosto 2015
Finch - Glory of the inner force (1975)
martedì 26 agosto 2014
Supersister - Present from Nancy (1970)/To the highest bidder (1971)
Occhio alle date. Gli olandesi furono tra i primi a distillare un progressive puro e non derivativo dai modelli anglosassoni. Le ottime Present for Nancy e Memories are new, dal primo album, oscillano fra il brillante e fluido incedere e gli arabeschi più complessi e acidi delle tastiere. Il resto dell'opera prima si compone di un eclettismo lodevole seppur forzato (da una cover di Eight miles high sino ad accenni di musica sacra per organo); To the highest bidder conferma tale vena (A girl named you; No tree will grow) nonostante le prime infiltrazioni d'una attitudine pop piuttosto facile.
Robert Jay Stips, voce, tastiere, vibrafono; Ron van Eck, basso; Marco Vrolijk, voce, batteria, percussioni; Sacha Van Geest, voce, flauto [solo su Present for Nancy]
sabato 23 agosto 2014
Focus - Live at The Rainbow (1973)
Il cuore dell'album è sicuramente l'esecuzione del classico Hocus Pocus, un melange ipercinetico fra hard rock, flauti prog e yodel, una delle gemme tenuta in serbo da qualsiasi radio DJ per scaldare i motori o i padiglioni assonnati. Incastonato a Hocus troviamo anche Sylvia, brano in cui l'energia live si stempera in un melodismo facile, ma indubbiamente accattivante. Eruption e Answers! Questions! Questions! Answers!, dal tono quasi funky, completano perfetti questa esibizione di forza coinvolgente.
Tale ultimo tratto nei live sublima in pregio; nella restante produzione di studio, invece, scevra dalla rutilante estroversione, s'avverte costante l'insidia della grossolanità.
Thijs van Leer, voce, tastiere, flauto; Jan Akkerman, chitarra; Bert Ruiter, voce, basso; Pierre van der Linden, batteria.
giovedì 9 agosto 2012
Nurse with Wound list vol. 7 (Banten/Franco Battiato/Han Bennink/SteveBeresford/Berrocal-Coster-Ferlet/Philippe Besombes)
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| NWW vol. 7. Philippe Besombes |
31. Banten (Olanda) - Banten (1972). Gruppo apparentemente oscuro (non li cita neanche discogs.com), ma, in realtà, formato da eccellenti musicisti jazz ancora in attività, a cominciare da Reijseger, autore delle colonne sonore dei film di Werner Herzog, The wild blue yonder e The white diamond (L’ignoto spazio profondo e Il diamante bianco). Da riascoltare i pezzi più tirati, in special modo l’iniziale Music for Nita e Bert e Dig Dick. Henny Vonk, voce; Rob Van Der Broeck, piano; Ernst Reijseger, violoncello; Jurre Haanstra, batteria; Arnold Dooyeweerd, contrabbasso.
32. Franco Battiato (Italia) - Pollution (1972). Che dire? Uno dei pilastri dell’avanguardia italiana, mistura personalissima di musica alta, space rock, esistenzialismo, tastiere germaniche, moniti distopici (accenni al Mondo nuovo di Aldous Huxley), scioglilingua misterici. A quarant’anni di distanza non ha perso il proprio fascino.
33. Han Bennink (Olanda) - Solo (1972). Dalle note di copertina : “Using drums, dhung, rkangling, khène, oe-oe, "soft" trumpet, a fiddle-like instrument, prepared trombone, tape recording of Brazilian jungle, mokugyo, rolmo, silnyen, kazoo …”. Batterista e multistrumentista, già con Dexter Gordon, Sonny Rollins e Wes Montgomery e il connazionale Ernst Reijseger dei Banten, in Solo egli si affida in toto all’improvvisazione solitaria più estrema. Da ascoltare, con cautela.
34. Steve Beresford (Gran Bretagna) - The bath of surprise (1980). Ancora un multi strumentista improvvisatore, già sodale proprio di Han Bennink, nonché di Flying Lizards e di His Majesty John Zorn. Il lavoro è frantumato in veloci sberleffi sonori, ma è davvero efficace nelle tracce più articolate (A cup of tea and a bun e, soprattutto, Spring clips) dove si evita il compiacimento della destrutturazione.
35. Jacques ‘Jac’ Berrocal-Dominique Coster-Roger Ferlet (Francia) - Musiq musik (1973). Il trio organizza, con l’aiuto di Jef Gilson, quattro pezzi tra avanguardia e world music. Il disco sfiora il capolavoro nel pezzo finale (Cryptea) quando l’enorme e inusuale varietà strumentale viene utilizzata non per stupire, ma per costruire atmosfere enigmatiche. Jacques Berrocal, trumpet, bells, percussion, trombone, horns [pakistani, Tibetan conch shell], shenai, vocals, harmonium; Roger Ferlet, cornet, vocals, percussion, horns [Tibetan conch shell, horn of Ramadan], bells, strings; Dominique Coster, trombone, bells, whistle, cymbal, vocals, horns [double horn].
36. Philippe Besombes (Francia) - Celi est cela (1979). Già con Hydravion (il primo lavoro riscosse un inattesso successo in madrepatria), Besombes vira, a fine anni Settanta, verso l’elettronica. Qui vengono raccolte tracce risalenti al periodo 1972-1979, alcune delle quali concepite per compagnie di balletto parigine. Come ingegnere del suono assistette Nono e Stockhausen al Festival d’Arte Contemporanea di La Rochelle. Manca la prima traccia, Princess Lolita, un’imposizione della casa discografica che esigeva un pezzo commerciale. Poco male.
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venerdì 27 luglio 2012
Nurse with Wound list vol. 6 (Art Bears/Art Zoyd/Arzachel/Robert Ashley & Paul de Marinis/Ash Ra Tempel & Timothy Leary/Association PC/Balletto di Bronzo)
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| Art Bears. NWW vol. 6 |
24. Art Bears (Gran Bretagna) - Hopes and fears (1978). Costituito da tre membri degli Henry Cow (Krause, Frith, Cutler), più sbilanciati sulla forma canzone, Hopes and fears può essere considerato l’ultimo lavoro dei Cow, in virtù della partecipazione, in veste d’ospite, di tutta la formazione. Tra progressive e avanguardia, ma la voce di Dagmar Krause, tedesca d’origine, dona una patina brechtiana al tutto. Dagmar Krause, voce; Fred Frith, chitarra, basso, violino, tastiere; Chris Cutler, batteria, percussioni. Ospiti: Tim Hodgkinson, tastiere, clarinetto, piano; Lindsay Cooper, oboe, fagotto; Georgie Born, basso; Peter Blegvad, basso; Marc Hollander, piano.
25. Art Zoyd (Francia) - Symphonie pour le jour où brûleront les cités (1976). Come Henry Cow e Art Bears, gli Art Zoyd facevano parte del movimento Rock in Opposition, collettivo di gruppi progressive programmaticamente schierati a sinistra (ne faranno parte anche Univers Zero, fondati dal percussionista dei Zoyd, Denis). Il disco è sostanziato da una sinfonia in tre movimenti, debitrice della musica contemporanea (Bartók, Stravinsky), in cui si ritagliano un ruolo decisivo la tromba di Soarez e il violino di Hourbette (ancora attivo). Rocco Fernandez, chitarra; Thierry Zaboitzeff, basso; Gerard Hourbette, violino; Patricia Dallio, tastiere; Jean-Pierre Soarez, tromba; Daniel Denis, percussioni.
26. Arzachel (Gran Bretagna) - Arzachel (1969). Praticamente i futuri Egg assieme a Steve Hillage. La presenza del chitarrista situa la prima parte del disco, la meno interessante, nei territori di un blues elettrico (inglese) allora in voga; Clean innocent fun (10’23’’) e, soprattutto, Metempsycosis (16’39’’) approdano, invece, a lidi psichedelici ancora oggi davvero apprezzabili. Arzachel è latinizzazione di al-Zarqālī, astronomo moresco che diede il nome a un cratere lunare. La terza traccia, Azathoth, è l’ennesimo omaggio a Lovecraft. Steve Hillage, chitarra; Dave Stewart, tastiere; Mont Campbell, basso; Clive Brooks, batteria.
27. Robert Ashley & Paul de Marinis (USA) - In Sarah, Mencken, Christ, and Beethoven there were men and women (1973). Effetti elettronici sottolineano la catatonica ed ininterrotta recitazione di un testo di John Barton Wolgamot in cui si impastano nomi celebri, avverbi inopinati (“very titanically”). L’italiana Cramps ebbe il coraggio di pubblicare l’opera (che non uscì negli Stati Uniti); rimane una semplice curiosità. John Barton Wolgamot, testi; Paul DeMarinis, effetti elettronici; Robert Ashley, voce.
28 Ash Ra Tempel & Timothy Leary (Germania) - Seven up (1972). Già recensito qui.
29. Association PC (Olanda-Germania) - Sun rotation (1972). Jam di progressive-jazz. Ancor oggi si nota l'abilità e lo sforzo del cast all star di rifuggire il già sentito. Sforzi coronati dal successo a cui aggiungiamo, come ulteriore nota di merito, l'estrema piacevolezza dell'impasto sonoro. Toto Blanke, chitarra; Jasper Van’t Hof, tastier; Peter Krijnen, basso poi sostituito da Siggi Busch; Pierre Courbois, batteria.
30. Balletto di Bronzo (Italia) - Ys (1971). Uno dei dischi capitali del progressive italiano, in cui il genere si raffina sino all’essenza. La svolta è rappresentata dall’entrata nel gruppo di Gianni Leone (proveniente dai Città Frontale) che porta il gruppo lontano da certe lusinghe beat dell’esordio e dona tocchi inquieti ricollegandosi alla leggenda bretone del regno di Ys, l’isola del re Gradlon; sarà la figlia del re, la bella principessa Dahud, a provocarne la distruzione, irretita da un giovane straniero sotto le cui spoglie si nasconde il demonio. Gianni Leone, voce, tastiere; Vito Ajello, voce, chitarra; Vito Manzari, basso; Giancarlo Stinga, batteria.
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lunedì 19 settembre 2011
Gnaw Their Tongues - L'arrivée de la terne morte triomphante (2010)
La produzione di Maurice DeJong è una delle più estreme esplorazioni del Male. Egli riesce a concretare musicalmente l’angoscia di un’umanità oppressa da forze incombenti e minacciose che, indifferenti alla nostra sorte, creano e schiantano l’universo a loro capriccio mentre “i migliori angeli della nostra anima” vengono esiliati dal gelo del sadismo e della sopraffazione.
Costretto dall’enormità della propria visione di sfacelo cosmico, l’olandese oltrepassa inevitabilmente qualsiasi genere pregresso (dal doom all’industrial) e fonda, in territori assolutamente inumani, una personale sinfonia dell’orrore metafisico.
La sua ultima opera, monografia in cinque atti dedicata alla Morte, sembra un triumphus tardo medioevale: nell’affresco di Clusone (BG)*, uno dei più pregevoli, la Signora del Mondo, ammantata nei simboli della regalità e circondata da scheletri, domina sui cadaveri del Papa e dell’Imperatore, tormentati da bestie immonde; commercianti, filosofi e giudici offrono ricchezze per ottenere la salvazione, ma Essa rimane insensibile alle tarde e vili offerte di mercimonio. Il titolo francese, inoltre, pare alludere ad un dipinto complementare a quello precedente, L'entrée du Christ à Bruxelles, del belga James Ensor, in cui il Cristo, Signore dell’Oltremondo, viene schernito da una folla brutale pronta all'ossequio e al deicidio. DeJong sembra dirci che l’esistenza non ha redenzione e il suo unico orizzonte, la fine fisica, ha scacciato la speranza, retaggio di fedi ormai insensate; qualsiasi figura salvifica viene derisa come lo Sconfitto di Ensor.
L’olandese costruisce il trionfo sviluppando un tono epico, costruito da cori, pesanti clangori gotici, bassi distorti e urla straziate: la Morte incede venerata dal proprio corteo macabro, quindi siede sul trono niveo mentre un canto che celebra l’ineffabile splendore della nuova Imperatrice percorre come un vento di follia ghiacciato i residui viventi, ormai perduti per sempre.
Le storie letterarie, religiose e artistiche annoverano migliaia di inferni, ma questi, anche i più agghiaccianti, erano riscattati dal calore della creazione e dell’immaginazione e quindi dell’umanità che li aveva dettati; Gnaw Their Tongues priva di ogni forma di empatia le proprie creazioni e ci consegna schegge di nichilismo incontaminato.
* Opera di Giacomo Borlone de Buschis, dipinti verso la fine del Quattrocento, si trovano presso l’Oratorio dei Disciplini.
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