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mercoledì 13 novembre 2013

Michael Hoenig - Departure from a Northern wasteland



Già con Agitation Free e, brevemente, con Tangerine Dream, il tastierista Michael Hoenig licenziò, in epoca di ripiegamento e declino della musica celestiale germanica, uno dei migliori prodotti dell'elettronica dei Settanta. 
Un tardo e turgido fiore di una stagione avviata all'autoparodia degli anni seguenti. La traccia eponima (20'55'') è una straordinaria elaborazione in cui il sostrato minimale delle tastiere, reiterate e ipnotiche come nel classico A rainbow in a curved air, di Terry Riley, viene speziato da echi etnici (la chitarra di Lutz Ulbrich in secondo piano) e da una seconda, avvolgente ed evocativa, linea del sintetizzatore: un mantra possente e irresistibile che, lentamente, va a spegnersi fra insistiti borborigmi elettronici e delicati tocchi space.
Il seguente Hanging garden transfer (10'59'') riassume due pregi: raddoppia i pregi di Departure (con più decisi tocchi ambientali) e rende ragione di una disputa antica: perché l'elettronica nasce e si raffina in Germania? Perché, azzardo, essa non è che l'oggettivazione (in chiave strumentale moderna, artificiale e asettica) di un sentimento profondo dell'anima germanica: la venerazione per il fato (Wyrd), per le potenze celesti che incombono incontrastate e invincibili sugli dei (destinati a una rovinosa sconfitta) e, di conseguenza, sulle famiglie degli uomini. Una visione dell'universo assolutamente pessimista da cui essi si difesero concretizzandola in pura arte evocativa: poesia mistica ed elegiaca, e musica e, poi, con più forza, musica elettronica, del tutto scevra da timbri individuali, specchio immacolato, veritiero e impersonale di un cosmo maestoso e implacabile colto nelle sue relazioni più profonde.
Di fronte a tale avidità per l'assoluto qualsiasi tentativo (specie meridionale) appare derivativo: e così è, a cominciare dagli esperimenti del pur valido Battiato. Altro ancora furono i minimalisti americani, volgarizzatori, pur geniali, di una serialità inumana, postmoderna.

mercoledì 19 giugno 2013

Francorocksampler vol. 2 - Franco Battiato 1977-1983 1^ parte/2^ parte



From Battiato (1977)

Café-table-musick

From Juke box (1978)

Hiver
Agnus

From L'Egitto prima delle sabbie (1978)

L'Egitto prima delle sabbie

From L'era del cinghiale bianco (1979)

L'era del cinghiale bianco
Magic shop
Strade dell'Est
Luna indiana
Il re del mondo
Pasqua etiope
Stranizza d'amuri

From Patriots (1980)

Up patriots to arms
Venezia Istanbul
Le aquile
Prospettiva Nevski
Passaggi a livello

From La voce del padrone (1981)

Summer on a solitary beach
Bandiera bianca
Gli uccelli
Cuccurucucu
Segnali di vita
Centro di gravità permanente
Il sentimiento nuevo

From L'arca di Noé (1982)

L'esodo
Scalo a Grado
La torre
Voglio vederti danzare

From Orizzonti perduti (1983)

La stagione dell'amore
Tramonto occidentale
Zone depresse
Un'altra vita
Campane tibetane

sabato 4 maggio 2013

Francorocksampler vol. 1 - Franco Battiato 1965-1975 1^ parte/2^ parte/3^ parte



"Il cantante-cantautore e sedicente compositore Franco Battiato si e' cimentato in pressoche' ogni stile, dalla muzak pop all'avanguardia. Sfortunatamente, la sua prolifica produzione non è stata supportata da un'adeguata qualità, e la maggior parte delle sue registrazioni sono al più mediocri in ogni genere che prova. Occorre un sacco di pazienza per ascoltare alcuni suoi album ...".
Provate a indovinare chi ha vergato queste righe omicide ... Lo stesso che i bitolziani (seguaci dei Bitolz) torturano in effigie come nei riti voodoo. Ricordate? "I Beatles appartengono certamente alla storia del costume degli anni '60, ma i loro meriti musicali sono quantomeno dubbi ... i Beatles furono quattro musicisti mediocri che cantavano ancora canzoni melodiche di tre minuti ... la quintessenza della mediocrità musicale". Quanti travasi di bile ... 
Comunque a me Battiato piace; ha scritto numerose belle canzoni ed è autore di alcuni versi davvero memorabili che ogni antologia scolastica seria dovrebbe contemplare: 

Strano come il rombo degli aerei 
da caccia un tempo 
stonasse con il ritmo delle piante 
al sole sui balconi ... 
E sulle biciclette verso casa, 
la vita ci sfiorò 
ma il Re del Mondo
ci tiene prigioniero il cuore.

Il suo fascino si deve a una sintesi fra progressismo cosmopolita (che piace a sinistra; le accentature etniche, il pacifismo ...) e interiorità tradizionalista (che può piacere alla destra più avvertita; "le barricate le fai per conto della borghesia che crea falsi miti di progresso", il sufismo, Gurdjieff). Non manca nel suo repertorio l'indignazione civile (Bandiera bianca, 1981, "Quante squallide figure che attraversano il Paese/com'è misera la vita negli abusi di potere" o Povera patria, 1991), un'erotica debitamente spiritualizzata, la generale ripulsa per il secolo (mercificazione, massificazione ...) e una beffarda mescolanza di alto e basso ("A Beethoven e Sinatra preferisco l'insalata, a Vivaldi l'uva passa che mi dà più calorie"), a volte declinata con peculiare gusto midcult
E il suo Pollution è tuttora una delle poche note liete dello sperimentalismo italiano più risalente (assieme a certa nostra library music, sconosciutissima ai più, che potete trovare qua).
Buon ascolto.

Singoli anni Sessanta

E più ti amo
La torre
Le reazioni
Triste come me
Il mondo va così
Vento caldo
Marciapiede
E l'amore
Fumo di una sigaretta
Sembrava una serata come tante
Gente
Bella ragazza
Occhi d'or

From Fetus (1971)

Fetus
Fenomenologia
Meccanica
Mutazione

From La convenzione (1971)

La convenzione
Paranoia

From Pollution (1973)

Il silenzio del rumore
Areknames
Beta
Plancton
Pollution
Ti sei mai chiesto quale funzione hai?

From Sulle corde di Aries (1973)

Sequenze e frequenze
Aria di rivoluzione
Da Oriente a Occidente

From Click (1974)

I cancelli della memoria
No u turn
Il mercato degli dei
Rien ne va plus andante
Propiedad prohibida
Ethika for Ethica

From M.elle le gladiateur (1975)

Canto fermo

From Telaio Magnetico (1975)

Parte IV

giovedì 9 agosto 2012

Nurse with Wound list vol. 7 (Banten/Franco Battiato/Han Bennink/SteveBeresford/Berrocal-Coster-Ferlet/Philippe Besombes)

NWW vol. 7. Philippe Besombes

31. Banten (Olanda) - Banten (1972). Gruppo apparentemente oscuro (non li cita neanche discogs.com), ma, in realtà, formato da eccellenti musicisti jazz ancora in attività, a cominciare da Reijseger, autore delle colonne sonore dei film di Werner Herzog, The wild blue yonder e The white diamond (L’ignoto spazio profondo e Il diamante bianco). Da riascoltare i pezzi più tirati, in special modo l’iniziale Music for Nita e Bert e Dig Dick. Henny Vonk, voce; Rob Van Der Broeck, piano; Ernst Reijseger, violoncello; Jurre Haanstra, batteria; Arnold Dooyeweerd, contrabbasso. 

32. Franco Battiato (Italia) - Pollution (1972). Che dire? Uno dei pilastri dell’avanguardia italiana, mistura personalissima di musica alta, space rock, esistenzialismo, tastiere germaniche, moniti distopici (accenni al Mondo nuovo di Aldous Huxley), scioglilingua misterici. A quarant’anni di distanza non ha perso il proprio fascino.

33. Han Bennink (Olanda) - Solo (1972). Dalle note di copertina : “Using drums, dhung, rkangling, khène, oe-oe, "soft" trumpet, a fiddle-like instrument, prepared trombone, tape recording of Brazilian jungle, mokugyo, rolmo, silnyen, kazoo …”. Batterista e multistrumentista, già con Dexter Gordon, Sonny Rollins e Wes Montgomery e il connazionale Ernst Reijseger dei Banten, in Solo egli si affida in toto all’improvvisazione solitaria più estrema. Da ascoltare, con cautela.

34. Steve Beresford (Gran Bretagna) - The bath of surprise (1980). Ancora un multi strumentista improvvisatore, già sodale proprio di Han Bennink, nonché di Flying Lizards e di His Majesty John Zorn. Il lavoro è frantumato in veloci sberleffi sonori, ma è davvero efficace nelle tracce più articolate (A cup of tea and a bun e, soprattutto, Spring clips) dove si evita il compiacimento della destrutturazione.

35. Jacques ‘Jac’ Berrocal-Dominique Coster-Roger Ferlet (Francia) - Musiq musik (1973). Il trio organizza, con l’aiuto di Jef Gilson, quattro pezzi tra avanguardia e world music. Il disco sfiora il capolavoro nel pezzo finale (Cryptea) quando l’enorme e inusuale varietà strumentale viene utilizzata non per stupire, ma per costruire atmosfere enigmatiche. Jacques Berrocal, trumpet, bells, percussion, trombone, horns [pakistani, Tibetan conch shell], shenai, vocals, harmonium; Roger Ferlet, cornet, vocals, percussion, horns [Tibetan conch shell, horn of Ramadan], bells, strings; Dominique Coster, trombone, bells, whistle, cymbal, vocals, horns [double horn]. 

36. Philippe Besombes (Francia) - Celi est cela (1979). Già con Hydravion (il primo lavoro riscosse un inattesso successo in madrepatria), Besombes vira, a fine anni Settanta, verso l’elettronica. Qui vengono raccolte tracce risalenti al periodo 1972-1979, alcune delle quali concepite per compagnie di balletto parigine. Come ingegnere del suono assistette Nono e Stockhausen al Festival d’Arte Contemporanea di La Rochelle. Manca la prima traccia, Princess Lolita, un’imposizione della casa discografica che esigeva un pezzo commerciale. Poco male.