domenica 20 aprile 2014

Patti Smith - Easter (1978)


Easter Sunday, we were walking.
Easter Sunday, we were talking.
Isabel, my little one, take my hand. Time has come.

Isabella, all is glowing.
Isabella, all is knowing.
And my heart, Isabella.
And my head, Isabella.

Frederick and Vitalie, savior dwells inside of thee.
Oh, the path leads to the sun. Brother, sister, time has come.

Isabella, all is glowing.
Isabella, all is knowing.
Isabella, we are dying.
Isabella, we are rising.

I am the spring, the holy ground,
the endless seed of mystery,
the thorn, the veil, the face of grace,
the brazen image, the thief of sleep,
the ambassador of dreams, the prince of peace.
I am the sword, the wound, the stain.
Scorned transfigured child of Cain.
I rend, I end, I return.
Again I am the salt, the bitter laugh.
I am the gas in a womb of light, the evening star,
the ball of sight that leads that sheds the tears of Christ
dying and drying as I rise tonight.

Isabella, we are rising.
Isabella, we are rising . . .
* * * * *
Era la Domenica di Pasqua, stavamo camminando.
Era la Domenica di Pasqua, stavamo parlando.
Isabel, piccola mia, prendi la mia mano. È giunto il momento.

Isabella, tutto è incandescente.
Isabella, tutto è sapere.
E il mio cuore, Isabella.
E la mia testa, Isabella.

Frederick e Vitalie, il Redentore abita in te.
Oh, il percorso conduce al sole. Fratello, sorella, è ora.

Isabella, tutto è incandescente.
Isabella, tutto è sapere.
Isabella, noi stiamo morendo.
Isabella, noi stiamo risorgendo.

Io sono la primavera, la Terra Santa,
il seme senza fine del mistero,
la spina, il velo, il volto della grazia,
l'immagine sfacciata, il ladro del sonno,
l'ambasciatore dei sogni, il principe della pace.
Io sono la spada, la ferita, la macchia.
Disprezzato figlio trasfigurato di Caino.
Mi lacero, muoio, ritorno.
Ancora una volta sono il sale, la risata amara.
Io sono il gas in un grembo di luce, la stella della sera,
l'occhio che reca e versa le lacrime di Cristo
morire e disseccarsi: io risorgo stasera.

Isabella, noi stiamo risorgendo.
Isabella, noi stiamo risorgendo ...

venerdì 18 aprile 2014

Fools, villains and guitar heroes vol. 13 - Hard and heavy rocks 1980 1^ parte/2^ parte/3^ parte

Girlschool

38 Special (Stati Uniti) - Rockin’ into the night
A II Z (Gran Bretagna) - Walking the distance
AC/DC (Australia) - Back in black
Accept (Germania) - I’m a rebel
Alice Cooper (Stati Uniti) - Clones (we’re all)
Angel Witch (Gran Bretagna) - White witch
Asia (Stati Uniti) - Genghis Khan
Black Sabbath - Heaven and hell
Blackfoot (Stati Uniti) - In the night
Blue Oyster Cult (Stati Uniti) - Monsters
Buccaneer (Stati Uniti) - Introduction/Ride the tide
Budgie (Gran Bretagna) - Gunslinger
Chevy (Gran Bretagna) - Chevy
Cirith Ungol (Stati Uniti) - Frost and fire
Crysys Crysys - My desire  - My desire
Def Leppard (Gran Bretagna) - Hello America
Diamond Head (Gran Bretagna) - Sweet and innocent
Ethel the Frog (Gran Bretagna) - Fire bird
Eyes (Olanda) - No woman of mine would
Fargo (Germania) - Soul survivor
Fist (Gran Bretagna) - The watcher
Frank Marino & Mahogany Rush (Canada) - Roadhouse blues
Freeway (Stati Uniti) - Streamline
Gamma (Stati Uniti) - Voyager
Gary Moore (Gran Bretagna) - You (G-force)
Gillan (Gran Bretagna) - On the rocks
Girl (Gran Bretagna) - Hollywood tease
Girlschool (Gran Bretagna) - Demolition boys
Gravestone (Germania) - It’s over
Hellanbach (Gran Bretagna) - Out to get you
Highwind (Stati Uniti) - Who has your love
Holocaust (Gran Bretagna) - Heavy metal mania
Iron Maiden (Gran Bretagna) - Prowler
Judas Priest (Gran Bretagna) - Breaking the law
Karoline (Francia) - Couche toi sur mes rêves
Kevin Wet - The dreamer
Kicks (Stati Uniti) - You are the show
Killer (Belgio) - Killer
Kiss (Stati Uniti) - Easy as it seems
Krokus (Svizzera) - Streamer
Lake Placid (Germania) - Resignation
Layce (Stati Uniti) - Fat man
Lazer Band (Stati Uniti) - Lead you astray
Lifer (Stati Uniti) - Father
Magnum (Gran Bretagna) - In the beginning
Manilla Road (Stati Uniti) - The dream goes on
Mass (Germania) - Bad times
McAllister (Stati Uniti) - Look at me Ma
Michael Schenker Group (Germania) - Armed and ready
Molly Hatchet (Stati Uniti) - Beatin’ the odds
Mon Dyh (Germania) - Just a minute
Motörhead (Gran Bretagna) - Ace of spades
Océan (Francia) - Qu'est-ce que tu dis
Ozzy Osbourne (Gran Bretagna) - Goodbye to romance
Plasmatics (Stati Uniti) - Sometimes I
Quartz (Gran Bretagna) - Stand up and fight
Rail (Stati Uniti) - Gangbusters
Randy Smith (Stati Uniti) - Just for you
Rush (Canada) - The spirit of radio
Samson (Gran Bretagna) - Hard times
Saxon (Gran Bretagna) - Heavy metal thunder
Scorpions (Germania) - Animal magnetism
Shakedown (Stati Uniti) - Don’t know where I’m bound
Shakin’ Street (Francia) - No compromise
Sorcery (Stati Uniti) - Barbara
Southern Heet (Stati Uniti) - Armadon
Speedway Boulevard (Stati Uniti) - Out of the fire
Suzi Quatro (Gran Bretagna) - Rock hard
Ted Nugent (Stati Uniti) - Flesh and blood
Tension (Canada) - Simple song
Thin Lizzy (EIRE) - Chinatown
Tracker Band (Stati Uniti) - State Hiway patrol
Triumph (Canada) - Hard road
Trust (Francia) - Antisocial
Tygers of Pan Tang (Gran Bretagna) - Killers
UFO (Germania) - Hot & ready
Van Halen (Stati Uniti) - And the cradle will rock
Vardis (Stati Uniti) - 100 mph
Viva (Germania) - Blue jeans forever
White Boy & The Average Rat Band (Stati Uniti) - Leaving tonight on vacation
White Spirit (Gran Bretagna) - Backs to the grind
Whitesnake (Gran Bretagna) - Ready ‘n’ willing
Whiz Kid (Stati Uniti) - Play dirty
Wild Horses (Gran Bretagna) - Street girl
Witchfynde (Gran Bretagna) - Give ‘em hell

martedì 15 aprile 2014

Randy Holden collection - Blue Cheer - New! Improved! Blue Cheer (1969)/Randy Holden - Population II (1970)



Quando, nei dialoghi finali de Il mucchio selvaggio, un omonimo di Randy, William Holden, esclama, rivolto ai fratelli Oates: "Andiamo!", uno dei due si limita a rispondere: "Sì, andiamo". Borgnine, che li aspetta fuori, si limita ridacchiare e si unisce a loro.
Senza parole. E che bisogno c'è di parole?
I quattro vanno a morire, ovviamente, e non in nome di un ideale; in nome di qualcosa d'inesprimibile che li lega intimamente (idee senza parole) e senza cui non sarebbero ciò che sono.
Sapeste quante volte mi hanno detto di scegliere il meglio o l'utile per il mio bene. E ho fatto il contrario. Questo accadeva tanti anni fa. Ora non è più questione di scelta. Devi fare il contrario. Un indizio di salute: fare il contrario.
Una cosa voglio dirvi: vivendo in tal modo, giorno dopo giorno, anno dopo anno, non si campa granché bene. Diventa tutto difficile. Scorrere in senso favorevole alla corrente, scivolare lungo un declivio prestabilito rende, invece, un senso di pienezza inimitabile, inutile negarlo. Eppure, alla lunga, giunti a un certo grado della propria esistenza, se non si è degli imbecilli a tutto tondo (moralmente inespugnabili, quindi), lisciare il pelo alla vita provoca dei rimorsi profondi e inconsapevoli e insinua l'infelicità più amara: quella di cui non si riesce a scoprire l'origine; viceversa, risalire le pietraie e le strade meno battute della montagna, può farti sbucciare le ginocchia e le mani, e imprecare contro chiunque, e rimpiangere coloro che scendono comodamente a valle, ma quando, seppur laceri, si arriva alla vetta ... sì, da lì si può dominare tutta la pianura, col cuore libero dai pesi dell'utile e del vantaggio, e scorgere la forma definitiva delle cose; e tutti quelli che prima schernivano, ora, al massimo, possono alzare il naso verso di te (anche se, spesso, si limitano a fissare le scarpe).
Non hai desideri di rivalsa, però: a te basta la vetta.
Quindi: che fare? Semplice, si va. Attenti! Non sempre è necessario fare il contrario. Ci sono età felici, chi lo nega. Questa, tuttavia, è un'epoca grigia, stupida, autistica, schizoide, immobile. Bisogna muoversi, andare in alto. Non c'è alternativa. Non mi oppongo: non serve più. Nessuno sta a sentire i ragionamenti, le prediche, gli insegnamenti, i sermoni. Occorre incamminarsi e salire. E sperare. Sperare che, una volta giunti in cima, ci sia qualcuno ad aspettarti o che altri ti abbiano seguito. Ma se anche su quella cima non ci fosse nessuno, né un albero né un sasso e neanche il diavolo, bisogna andarci lo stesso.
"Andiamo". "Sì, andiamo".

sabato 12 aprile 2014

Claudio Simonetti collection - Marco e Gli Eremiti (1968)/Reale Impero Britannico - Perché si uccidono (1976)/Cherry Five - Cherry Five (1976)/Goblin - The best of Goblin (1999)


Figlio d'arte (del maestro Enrico), Claudio Simonetti può situarsi sulla scia del tramonto progressive. Solo l'album a nome Cherry Five (un capolavoro assoluto gli otto minuti di Country grave-yard) può situarsi sul versante King Crimson/Yes prima maniera, in cui un vago romanticismo di stampo anglosassone si sposa all'impeccabile e potente costruzione strumentale.
Nelle sue colonne sonore, quelle postreme, si respira già la piatta elettronica degli Ottanta (sua la responsabilità, peraltro, del Gioca jouer di Cecchetto, caposaldo del nulla) e i caldi impasti della musica prog vengono meno; le immortali Profondo rosso e Suspiria (visionarie, enfatiche, in bilico sul precipizio del kitsch), sono, in fondo, brevi eccezioni; forse a causa della materia filmica a cui vennero apposte, fradicia di morbosità tipica della sottocultura dei Seventies (le tre S: sesso, sangue e Satana, volgarizzate da ambiti giornalini come Oltretomba e Iacula).
Un vecchio mondo si disfaceva, una nuova visione si imponeva: nel mezzo le ossessioni libertarie dei movimenti di sinistra marcivano e generavano mostri: l'amore libero trasmutava in pornografia, la libertà di parola in vociare indistinto, la libertà tout court in anarchia orgiastica. Chissà se un giorno i primi horror di Dario Argento e Claudio Simonetti (cruente opere d'arte psicotiche) non potranno inquadrarsi in tale ottica ...
E qui è un tentativo di ricostruzione della carriera di Simonetti nei Settanta:

Marco e Gli Eremiti

Renato Quircio (voce; chitarra)
Sandro Di Nardo (chitarra)
Claudio SImonetti (tastiere)
Marcello Novarini (basso)
Costanzo Quircio (batteria)

Ritratto di Dorian Gray

Luciano Regoli (voce)
Fernando Fera (chitarra)
Roberto Gardin (chitarra)
Claudio Simonetti (tastiere)
Walter Martino (batteria)

Seconda Generazione

Claudio Simonetti (tastiere)
Stefano Cerri (basso)
Walter Martino (batteria)

Oliver/Cherry Five

Tony Tartarini  (voce)
Claudio Simonetti (tastiere)
Massimo Morante (chitarra)
Fabio Pignatelli (basso)
Carlo Bordini (batteria)

Reale Impero Britannico

Goblin & Fabio Frizzi

Goblin

Massimo Morante (chitarra, voce)
Claudio Simonetti (tastiere)
Fabio Pignatelli (basso)
Walter Martino (batteria, percussioni; 1974) poi Agostino Marangolo (1975-1978)
Maurizio Guarini (tastiere; 1975-1978)