venerdì 31 luglio 2015

Built to Spill - Live (2000)


Ecco, questo è il post giusto.
Ed è pure l'album in cui appare la versione di venti minuti di Cortez the killer (la canzone di Neil Young che abbiamo già gustato in nove versioni).
Per il capolavoro dei Built to Spill, Perfect from now on andate sulle pagine di Webbaticy.
Due semplici click, due ore di musica da mandare in loop eterno.

Pooh - Fantastic fly/Odissey (colonna sonora dei Racconti fantastici)


Ma sì, solo due strumentali componevano, a quanto mi risulta, la colonna sonora dei quattro episodi dei Racconti fantastici, sceneggiati trasmessi dalla RAI nel 1979, e tratti liberamente dalle opere di Edgar Allan Poe.
La regia di Daniele D'Anza, e la scrittura di Biagio Proietti (il duo che ci ha assicurato il capolavoro televisivo Il segno del comando), regalano agli episodi (Notte in casa Usher; Rewind (Ligeia forever); Il delirio di William Wilson; La caduta di casa Usher) un sicuro tono autoriale. Eppure ...
Eppure si era alla fine dei Settanta e la qualità e l'originalità, inesorabilmente, venivano meno. Di poco. Una cesura quasi inavvertibile. Gli attori sembrano meno convinti di fare arte, la regia osa di meno, i dialoghi si fanno più grossolani e sbrigativi; gli stessi Pooh (che, ricordiamolo, sono i Pooh) suonano già anni Ottanta: chef di rilievo (il moog di Fantastic fly è di chi sa dove mettere le mani) e, al contempo, efficienti camerieri di sciacquatura per piatti.
Ho caricato questa sciocchezzuola per tre motivi: non era pronto il post sui Built to Spill; ho un umorismo macabro; desideravo mostrare come la qualità artistica di un definito periodo storico non sia mai duratura. 
La qualità, infatti, necessita di un humus particolare, di fortunate congiunzioni astrali. Quando i pianeti più non si posizionano con certe particolari quadrature c'è poco da fare: è finita. Al massimo rimane il mestiere (che è importante), ma la liquida essenza, insondabile e magica, che ha donato vigore a un'intera epoca, scompare. A volte riemerge, diversa, come un fiume carsico, carica di tutto ciò che ha strappato nelle viscere della terra: ed è un miracolo.
A volte non riappare più.

martedì 28 luglio 2015

Roma caput mundi - 30 Roman songs about The Eternal City

Il cartello recita: "Questa aiuola è di tutti.
Aiutaci a mantenerla pulita e a curarla"

Profetizza Beda il Venerabile:

Finché sarà il Colosseo, sarà Roma
Quando il Colosseo cadrà, sarà Roma a cadere
E quando Roma cadrà, cadrà il mondo

E sarà forse così. Un bell'attentato al Colosseo (anzi, presso l'Arco di Tito) me lo sento nelle ossa.
Caduta Roma, ultimo architrave del vecchio ordine, cadrà il mondo come l'abbiamo conosciuto; e il male avrà campo libero.
In effetti Vlad sta perdendo le rotelle, ultimamente ...
Sì, Roma cadrà perché deve cadere.
Non avete notato l'escalation?
Afghanistan, Babilonia, Egitto, Siria, Persia, Grecia, Russia ... Atene Baghdad Alessandria Damasco Pietroburgo ... i nervi storici che tengono unito il mondo classico, i tendini d'acciaio che legano a sé il Nord-Africa romano, l'Asia e l'Europa sono sottoposti a uno stress forse fatale.
Lo volete capire? La storia non deve esistere ... la storia rende sapienti, forma la bellezza, la differenza. Questo è intollerabile per chi ha in mente il mondo di Aldous Huxley. E quindi: Roma delenda est.

* * * * *

Queste canzoni (e registrazioni: da teatro e cinema) potranno non piacervi ... ma, fra esse, si nasconde almeno un capolavoro: Cristo al Mandrione (il Mandrione era una borgata poverissima di Roma), cantata da Laura Betti su testi di Pier Paolo Pasolini. Una versione eccezionale, superiore persino a quella di Gabriella Ferri.
Da sentire anche gli stornelli tratti da Mamma Roma, una sorta di rap ante litteram: beffarde improvvisazioni in rima con cui gli autori si rinfacciano sgarbi e sconvenienze.
Brillante Remo Remotti, immortale Petrolini, bravo Venditti, commovente (ma sì!) Claudio Villa (la canzone si riferisce alle demolizioni dell'era fascista lungo Via della Conciliazione), storico lo sfogo Abbasso li francesi: qui Sergio Centi si riferisce alle battaglie del 1849 combattute fra le truppe della Repubblica Romana (comandate da Giuseppe Garibaldi) e l'esercito francese chiamato dal Papa a restaurare l'ordine; gli scontri, durissimi, si svolsero sul colle del Gianicolo, dove ora sorge il quartiere Monteverde. In un assalto disperato, la sera del 3 giugno, venne ferito, fra gli altri, il ventiduenne Goffredo Mameli (morirà un mese dopo, in un ospedale di Trastevere, per il sopraggiungere di una cancrena).
Ancor oggi può ritrovarsi tale luogo, vicino a una delle brecce delle mura del colle (il 6° bastione, vicino Largo Berchet), fra la Via delle Mura Gianicolensi e il parco storico di Villa Sciarra.
Pasolini, che abitò da quelle parti negli anni Sessanta, lo conosceva bene (anche se, erroneamente, credeva che Mameli vi fosse pure morto):

Vado sulla porta del giardino, un piccolo
infossato cunicolo di pietra al piano
terra, contro il suburbano
orto, rimasto li dai giorni di Mameli,
coi suoi pini, le sue rose, i suoi radicchi.
Intorno, dietro questo paradiso di paesana
tranquillità, compaiono ,
le facciate gialle dei grattacieli  
fascisti, degli ultimi cantieri: 
e sotto, o!tre spessi lastroni di vetro,
c'è una rimessa, sepolcrale. Sonnecchia,
al bel sole, un po' freddo, il grande orto 
con la casetta in mezzo ottocentesca,
candida, dove Mameli è morto,
e un merlo cantando, trama la sua tresca.

Quei giorni Roma capitolò contro gli eserciti del Papa e di Francia.
Ma fu una sconfitta come tante. Una scaramuccia che la Città assorbì con quell'indifferenza che fluiva assieme al Tevere da tremila anni; quell'indifferenza fatalista e quell'amabile strafottenza che s'è appiccicata, col tempo, anche a tutti i romani.
La prossima guerra, però, potrebbe essere definitiva.
Ahi serva Roma, di dolore ostello!

Anna Magnani (a altri) - Stornelli (da Mamma Roma di P. P. Pasolini)
Anna Magnani-Renato Rascel - Arrivederci Roma
Antonello Venditti - Roma capoccia
Antonio Basurto - Buonanotte Roma mia
Antonio Basurto - Il sole sorge a Roma
Bobbi Solo - Vecchia Roma
Carla Boni - Mia cara Roma
Ettore Petrolini - Gastone
Ettore Petrolini - Nerone (dallo sketch omonimo)
Ettore Petrolini - Tanto pe’ cantà
Franco Califano - Roma nuda
Gabriella Ferri - Cristo al Mandrione
Gabriella Ferri - Roma forestiera
Gabriella Ferri e Pino La Licata - Aritornelli antichi
Germana Caroli - Autunno a Roma
Gino Latilla - T’aspetto a Roma
Lando Fiorini - Cento campane
Lando Fiorni - Ammazzate oh
Laura Betti - Cristo al Mandrione
Laura Betti - Il valzer della toppa
Remo Remotti - (Mamma) Roma addio
Renato Rascel - Roma nun fa’ la stupida stasera
Rino Salviati - Sott’er cielo de Roma
Sergio Centi - Abbasso li francesi
Sergio Centi - Canto d’addio prima di andare in guerra
Sergio Centi - Divino amore
Sergio Centi - Monticianè
Sergio Centi - Piazza di Spagna
Sergio Centi - Ricordo de Roma
Sergio Centi - Stornelli del Sor Capanna

lunedì 27 luglio 2015

Uniformare l'ascoltatore italiano (in fondo un paninaro un po' evoluto)

James Senese, il 'fratè' Eros e Jovanotti officiano la messa cantata
per il salmone di Pino Daniele

Lo diceva anche Louise Brooks, mitica attrice del muto americano, vittima della nascente industria del parlato, e coscienza critica e sprezzante di Hollywood: "Cos'è il cinema d'oggi? Niente. Gli spettatori vengono educati a dimenticare il passato e ad accettare solo il presente. L'ultima cosa è la migliore, e basta".
Il capitalismo attuale, ridicolo e meschino, macera se stesso nell'eterno presente. Solo il presente ha valore. Il passato, proprio perché è passato, non vale più. Il futuro, invece, non esiste.
Se fosse solo così ... purtroppo la piccineria del presente, la spaventevole idiozia a esso connaturata, è un tumore che si estende anche al passato, lo divora, lo rende simile all'oggi; al contempo la scipitaggine del presente aggredisce anche il futuro, esclusivamente inteso come eterna ripetizione dell'attimo perfetto: il presente stesso.
La foto in alto distrugge in un colpo due generazioni della nuova canzone napoletana: Pino Daniele, idiotizzato in un rimpianto da santino, e James Senese, di cui si cancellano i tratti più eversivi per riproporlo quale sanguigno interprete da basso folclore.   
Il presente (Jovanotti e Ramazzotti!) metastatizza ogni cosa con ferocia nichilista, insulsa e ridanciana.
E questi due, ricordiamolo, sono delle nullità. Lascio a voi presagire la potenza dell'operazione a livello internazionale. Lo ripeto: i blog servono ... ogni dissenso serve in tempi di totale dittatura.
Lascio a voi anche gustare la prosa del Jovanotti: l'uso iperbolico dell'eulogia ("Pino Daniele ... un dono per l'eternità"); il cameratismo d'accatto ("mio 'fratè' Eros ...", "emozioni forti") a simulare una fratellanza spirituale generica e inesistente, che è solo basso edonismo - e in fondo una sublimazione dell'archetipico Gimme five ("E ora non si dorme"); la piaggeria spinta sino al delirio insensato (James Senese "favoloso ... strepitoso", come se ne sapesse qualcosa, l'imbecille!); il sottile fascino dell'anacoluto ...
L'ascoltatore italiano ... uno zombi da catena di montaggio. A ben guardare un paninaro adattato ai tempi del web (ma più ignorante).

Jovanotti: "Sono a Napoli è notte fonda e sono ancora emozionato di stasera. E ora non si dorme. Domani vi scrivo qualcosa in più, anche se sarà impossibile raccontare, ma ora voglio ringraziare mio "fratè" Eros (un grandissimo artista e amico) e il favoloso James Senese, il padre del nuovo sound napoletano e musicista strepitoso ... Stasera nel mezzo del mio concerto di fronte al pubblico di Napoli abbiamo celebrato Pino Daniele, che ci manca da morire, attraverso la sua musica, che è un dono per l'eternità a chi la ama e a chi l'amerà in futuro. Eravamo decine di migliaia ma sembrava di essere a casa. 
Vabbuò, domani vi metto qualche foto e qualcos'altro se vi va.
Emozioni forti.
Se c'eravate è avete voglia di raccontare qualcosa voi domani vi leggo.
Grazie a tutti".