venerdì 27 febbraio 2015

XTC - The compact XTC. The singles 1978-1985 (1987)

This is pop, se lo dicono da loro stessi. Ma il pop degli XTC è naturalmente, e quasi impercettibilmente, minato al proprio interno. Gli inglesi hanno sempre avuto un debole per fanfare e pompe e marcette: è il loro lato monarchico e istituzionale a consentirlo; eppure tale istinto nazionale è, nei migliori casi, messo sottilmente in pericolo da un'ironia lunare, una sorta di understatement metafisico: "Non pigliamo la vita troppo sul serio. La vita, ce lo dice pure il nostro poeta maggiore, è davvero una barzelletta. E neanche la musica pigliamo sul serio, per carità; figuriamoci la regina". Da questo punto di vista, XTC e Sex Pistols, Deviants e Sham 69 operano su piani diversi, ma dalla stessa parte della barricata. Gli americani, invece, a cui tale sentimento scettico difetta totalmente, la mettono giù piatta: infatti hanno inventato il rock e l'hardcore e la no-wave (mica la new). Persino l'heavy metal inglese ha un carattere più morbido e evocativo rispetto a quei trucidoni di Slayer, Metallica e altri sanguinosi figuri ...
Il pop sghembo degli XTC ha le proprietà anzidette: estrema facilità d'ascolto, certo, melodie capaci di attaccarsi alla memoria, ma anche un andamento che, a sentirlo bene, è un pochino claudicante e che, quando gli dai spago, ti piglia per i fondelli; un piattino invitante, insomma, fresco, dolcissimo, che va giù per il gargarozzo vellicando tutte le papille del gusto, eppure non è un pastone ultracalorico che cerca di ingannarti a forza di zuccheri come i gelati di polistirolo del Mc's ... ha un retrogusto con qualcosa in meno ... e quindi, alla lunga, qualcosa in più ... qualcosa di imperfetto e memorabile che ti dà voglia di assaggiarlo di nuovo ...

martedì 24 febbraio 2015

Joe Cocker - Mad dogs & Englishmen (1970)

Alle 7.25 circa, davanti all'edicola, o meglio: davanti alla copertina (a sinistra) in mostra presso un'edicola (una delle superstiti edicole romane) è partita la prima bestemmia ... non per il contenuto - merda purissima, ça va sans dire - ma per l'inutile ambiguità della sintassi ... "Come non l'avete visto" a cosa si riferisce? Se al "paese" nulla da eccepire ... in una rivista, però, sedicente musicale, che titola un numero "Le cento facce della musica italiana" credo che il "visto" si concordi a "suono" ... un suono mai visto, insomma ... sinestesia di rara sensibilità ...
Un paese meraviglioso, davvero ... peccato che tocca viverci ... il prosieguo della giornata non lo augurerei a uno psicopatico seriale ... la realtà purtroppo è una: l'Italia sta sbracando irreversibilmente. Incredibile la tenacia nel non far funzionare nulla, dai trasporti pubblici alle poste agli snodi essenziali del vivere quotidiano; laddove una pratica qualsivoglia può filare vaselineggiando verso una felice conclusione, ecco il cialtrone di turno tirare fuori dal magico cilindro dell'inettitudine l'ultima circolare o leggina o impedimento (a volte inventati di sana pianta) ... ovvero gli inesausti moltiplicatori (per dieci) di altrimenti inesistenti difficoltà burocratiche ...
Siamo in un cul de sac: impossibile uscirne per via democratica; parimenti impossibile uscirne con una rivoluzione: ecco la nevrosi dell'italiano contemporaneo; sente che ogni via è chiusa, ma non ha la forza di rompere gli schemi e rischiare la pelle ... certo, in un modo ne usciremo: orizzontali, per dirla alla Tex Willer ...

Alla fine di questa giornatina mi son messo ad ascoltare il povero Joe Cocker, altro superclassico che non ho mai ascoltato davvero in vita mia ... mal gliene incolse ... a parte She came in through the bathroom window, vicina al mio cuore sol perché era la sigla televisiva di un programma RAI d'antan, il tutto mi è sembrato straordinariamente ordinario ... straordinariamente ordinario ... vi piace? devo metterci il copyright se no Rolling me lo ruba subito questo meraviglioso calembour ... mi chiedo il motivo per cui certi LP continuino a rimanere punti fissi dell'adorazione rock ... certo, un disco di gospel bianco piacevole e ben suonato, uno dei tanti cresciuti nel fertile solco dell'English blues e affini, ma finiamola qua ... 
A volte mi sorprendo a pensare che tale opera di revisione sia la conseguenza di un declino: quello del potere d'influenza delle majors ... la propaganda, insomma, non riesce più sobillare con la forza di prima ... da un'epoca cinquantennale in cui le storie del rock (cartacee) riportavano - inevitabili! - Mad dogs tra gli imperdibili, si sta lentamente scivolando in un caravanserraglio musicale caotico, pletorico, e con scarsi riferimenti critici, ma, per una volta, dai giudizi assolutamente liberi dai pre-giudizi ... e  il povero Cocker ci lascia la pelle ... ma noi gli vogliamo bene comunque: evviva Joe!

sabato 21 febbraio 2015

Nitty Gritty Dirt Band - Will the circle be unbroken (1972)

Quando ero ragazzetto non lo comprai perché non avevo una lira (che era sempre meglio dell'attuale 'non avere un centesimo', ndb) ... poi non lo comprai perché avevo letto una recensione coi termini 'leggendario' e 'storico' dentro ... quindi altra musica cominciò a frullarmi per la testa ... in breve: l'ho ascoltato solo ieri sera, con trent'anni di ritardo.
Un gruppo di ragazzotti di buona volontà (della costa pacifica, quindi in odore hippie) arruola alcuni interpreti country e bluegrass delle precedenti generazioni (Doc Watson, Merle Travis) e, con piglio da improvvisatori, celebra brani classici del genere.
Una operazione revival nata contro il Nashville sound più deteriore (basta guardare l'omonimo film di Altman per capire) e le contaminazioni con il rock - operazione che, a distanza di decenni, lascia il tempo che trova.
Il country e il bluegrass che la Dirt Band intende preservare è già ampiamente derivativo; il patrimonio tradizionale della popolazioni immigrate degli Appalachi aveva cominciato a subire mutamenti sin dall'approdo delle stesse sulla costa atlantica, nel Settecento circa.
Cosa sia rimasto di quel folk radicale (le radici del folk americano, nientemeno) nel secolo a noi prossimo è questione che lascio ai musicologi più dotti e avvertiti ... Il disco della Gritty Band, invece, posso giudicarlo: mi ha lasciato del tutto indifferente.
E aggiungo: cosa ne sarà di questa musica (il country del 1972, o del Novecento) quando tutto l'apparato di propaganda americano sarà risucchiato nel nulla (sic transit gloria country)? Diventerà, forse, un semplice documento sociale da studiare ... Almeno per chi ne avrà voglia ... 
La noia non è mai una buona pietra critica: anzi, ritengo immorale usarla; tuttavia, per una volta, a un disco oppongo il mio sbadiglio.

mercoledì 18 febbraio 2015

An anthology of noise and electronic music vol. 3 - Third a-chronology (2004)

Michael Rother
Bernard Parmegiani - De natura sonorum: matières induites
Hugh Le Caine - Short presentation of the 1948 sackbut: the sackbut blues, followed by a noisome pestilence
Keith Fullerton Whitman/Hrvatski - Stereo music for Serge modular prototype
Ilhan Mimaroglu - The last largo
Michael J Schumacher - Room pieces: excerpt
Justin Bennett - Ovipool
Scott Gibbons/Lilith - Reciprocal
Fred Szymanski/Modular - Flume
Francisco López - Untitled #148
Zbigniew Karkowski - Execution of intelligence
Masami Akita/Merzbow - Birds and warhorse
Michel Chion - Requiem: dies irae
Erkki Kurenniemi - Sähkösoittimen Ääniä #4 + #1
Carsten Nicolai/Alva Noto - Time…Dot
Peter Rehberg/Pita - Early Work 6
Herbert Eimert & Robert Beyer - Klangstudies II
Günther Rabl - Eve
Asmus Tietchens - Teilmenge 35 C
Michael Rother - Feuerland
Faust - The Faust Tapes: Untitled #16 + #17
To Rococo Rot - Contacte
Rune Lindblad - Till Zakynthos (Op. 205)
Carl Michael Von Hausswolff & Erik Pauser/Phauss - Eternal L