domenica 20 luglio 2014

SBB - The best of SBB 1974-1978

Già gruppo di Czesław Niemen, gli SBB (acronimo di Szukaj, Burz, Buduj, ovvero cerca, distruggi, costruisci) sono il gruppo più influente del rock polacco (Józef Skrzek, voce, tastiere, basso, armonica, violino; Apostolis Anthimos, chitarra; Jerzy Piotrowski, batteria).
La loro musica riposa su un eccezionale eclettismo; al di là di singoli episodi d'alleggerimento (una canzone pop, un rock 'n' roll, un bluesaccio), possiamo includerli nella riposante (per i recensori) e smagliata categoria del progressive; un progressive tecnico e quantomai variegato, tuttavia: nei loro brani, spesso oltre i dieci minuti, riecheggiano numerosi eroi del prog a loro contemporaneo: il romanticismo dei Genesis e dei primi King Crimson, gli indurimenti alla Rush, la space psichedelia di marca teutonica, l'orchestrazione sinfonica et cetera.
Certo, interpretare un fenomeno relativamente sconosciuto alla luce dei maggiori e famigerati gruppi internazionali è operazione, oltre che futile e fastidiosa, assai pericolosa: non è detto, infatti, che i paragonati siano inferiori o derivativi rispetto ai modelli consolidati da un canone estetico basato, molte volte, sulla tradizione critica di marca anglosassone (basta ascoltare i venti minuti di Ze slowe, biegne do ciebie).
Ai posteri etc etc

* * * * * 

Nell'augurarvi un buon ascolto vorrei ricordare agli italiani che il download dei file da Mega, in Italia e solo in Italia, pare ancora bloccato. Per aggirare il blocco basta seguire le semplici istruzioni di Salvatore Aranzulla in modo da modificare il DNS del vostro PC. Grazie.

sabato 19 luglio 2014

Comunicato alla nazione (dei babbei italiani)

Pare (è quasi sicuro) che l'efficientissima Procura della Repubblica di Roma abbia bloccato, in un anelito antipirateria mosso dai sentimenti più alti della Giustizia, più di venti domini per il deposito dei file.
Fra questi mega.co.nz, servizio che questo blog utilizza.
La motivazione: ci sono, nei depositi di file di tali domini, due film pirata.
Due (2) film pirata. 
Non so quanti file ospitino questi signori: miliardi? Purtroppo c'è l'inciampo di questi due film (Harry Potter? Godzilla? Sapore di mare?) e allora ...
Non occorre essere antagonisti, o comunisti, o tradizionalisti, o piantagrane di varia natura per capire che il capitalismo, quale si è inverato negli ultimi decenni, si basa esclusivamente e suasivamente (tramite l'epocale collusione fra economia dell'inganno e Stato) sull'inghippo, sul trucco, sul pretesto e, ovviamente, sulla frode.
Tariffe, proposte, offerte: basta grattare e zampilla la truffa, spesso di fattura così meschina che si prova un melange di ribrezzo (per chi la ordisce) e di pietà (verso chi è utilizzato per attuarla: a cinquecento euro al mese, spesso).
Voglio aggiungere tre cose: 
1. Il blocco è facilmente aggirabile.
Basta cambiare il DNS: lo spiega l'ottimo Salvatore Aranzulla qui.
Purtroppo la massa il DNS non sa manco cos'è e allora il boicottaggio di lorsignori sarà raggiunto egualmente.
2. Internet serve ancora a qualcosa?
3. Ieri è stato assolto, in Appello, un ex Presidente del Consiglio. Scandalo enorme in rete: chi strillava più di tutti sapete chi era? Gli elettori del partito che ha votato, in coitale accordo col partito dirimpettaio dell'ex Presidente del Consiglio, la legge (anticorruzione!) che ha permesso, col consueto inghippo causidico, di assolvere proprio l'ex Presidente del Consiglio.
Forse è meglio rileggere il punto 3, perché la logica sottesa al punto 3 informa ideologicamente la legge o normativa che ha permesso l'oscuramente dei domini suddetti.
Do you understand? No? 
Aggiungiamo il punto 4: tutto il reale è politicamente razionale, a meno che non si beva a garganella l'acqua del Lete, o il nepente, drink dei babbei. 

giovedì 17 luglio 2014

Fermáta - Fermáta (1975)/Huascaran (1978)

La storia della musica, di una particolare musica: la musica rock. Solo a sistemare la soffitta del passato ci vorranno decenni ... gli album zampillano da tutte le parti ... su questo ci siamo già soffermati ... le gerarchie stabilite vengono lentamente sovvertite, i giudizi di valore resi saldi dalla pubblicità, dall'ignoranza e dalla pigrizia e dall'imprinting adolescenziale (tutti lì come le papere neonate dietro le triadi inglesi o i genere: folk, country, country rock, e via così), svalutati ... le pedine vengono scoperte; il gioco appare in una nuova luce, molto più ampio; la scacchiera si anima, le sessantaquattro caselle non ci bastano: si ridisegnano mappe con interi continenti su cui si stende la desolante pittura bianca della terra incognita: il progressive americano, il metal nordico, il blues giapponese e, non ultimo, il prog jazz cecoslovacco, come nel caso dei Fermáta (František Griglák, chitarra; Tomáš Berka, tastiere; Anton Jaro, basso, percussioni; Peter Szapu, batteria, percussioni) ...
Va bene, ci getteremo nella missione a viso impavido: solo per gli anni Settanta c'è da ascoltare per almeno due anni ... e io ascolto, per carità, ho familiari comprensivi, nessun vizio da soddisfare, una insonnia indomabile, una capacità di giudizio temperata da più di trent'anni - una competenza che mi spinge a ordalie sommarie e cruente capaci di farmi risparmiare tempo prezioso (Umberto Eco dixit: non l'ho letto e non mi piace; io: l'ho assaggiato appena e non mi piace) ... e tuttavia mi chiedevo, fra un ascolto e l'altro (nello specifico: Yezda Urfa e Pollen, progressive american canadese ...): non mancherà qualcosa, non dovremmo stilare (a latere, s'intende) anche una storia degli strumenti e dei loro timbri, annotare le marche di tastiere, chitarre e grancasse oppure rimarcare la diversità e qualità delle produzioni? Perché un disco progressive o fusion qualsiasi, anno 1972, al netto di composizioni memorabili, suona più godibile rispetto a un pari grado degli Ottanta (e quest'ultimo suona peggio)? I Pink Floyd, in uno studio di registrazione bulgaro, cosa avrebbero combinato? Perché un dato fenomeno musicale (il grunge, le boy band, l'epic metal) finisce per appiattirsi su alcune soluzioni stilistiche e compositive, ripetute sino alla sazietà, anzi sino alla distruzione del fenomeno stesso? Perché i Fermáta e i Jefferson Airplane e gli eroi del kraut, entrati negli anni Ottanta, dilapidano tutti, con dovizia e solerzia, il loro talento? Calo di ispirazione? In simultanea? No, impossibile ... c'è da indagare ...

domenica 13 luglio 2014

Nurse With Wound list vol. 36 - (Albrecht D./Jef Gilson/Frank Köllges)

Frank Köllges

Grazie al blogger L'Ostile Libero colmiamo tre lacune della famigerata lista.
Colgo l'occasione per segnalare due fatti, che mi stanno variamente a cuore:
1. L'uscita della terza (e non ultima) revisione di Virgin Forest, libro/saggio sulla musica nascosta (nascosta oppure volontariamente occultata) in progressivo stato di irrobustimento; si potrebbe dire che la creatura, come un Golem, si sta autoconsolidando (e si spera che non fugga dal controllo dei creatori). Si può scaricare qui in pdf
2. Il precedente post sulla Palestina è stato il nadir del blog dalla sua fondazione. Comprendo: ci sono i Mondiali, le spiagge ... oppure: luglio, dolce dormire ... ci sono tante chiavi interpretative. Una, la mia preferita, è questa: subire la storia, evidentemente, può essere piacevole.

4. Albrecht D. (e Josef Beuys) (Germania) - Performance at The ICA London 1. Nov. 1974 (1976). A causa, probabilmente, della cattiva qualità della registrazione (la low fidelity va dosata cum grano salis altrimenti si finisce fra i trendy o gli inascoltabili) tale live, piuttosto raro, risulta esclusivamente quale goffo tramestio di percussioni; l'occasionale speziatura di sfiati e vociferazioni etniche, buone per simulare una patina world, non aggiungono fascino all'insieme. Ma forse mi sbaglio.

108. Jef Gilson (Francia) - Le massacre du printemps (1971). Già con Dizzy Gillespie e con l’agitatore patafisico par excellence Boris Vian (ma anche con conoscenze della lista come Bernard Lubat, NWW156, e Michel Portal, NWW212), il pianista francese, dissacrando già nel titolo il capolavoro di Igor Stravinsky, regala sfarfallii di free jazz nervoso e provocatorio. Da ascoltare. Jef Gilson, tastiere, tuba; Claude Jeanmaire, tastiere; Jean Claude Pourtier, batteria; Pierre Moret, tastiere.

144. Frank Köllges (Germania) - Drums, voices, knispel nie (1977). Ci sono solo Köllges, e i suoi strumenti, voce e batteria, in questo disco, eppure funziona. Borborigmi, divagazioni, latrati, grida sommesse giustapposti a rullate, ammicchi, colpi di piatto, esitazioni, riprese: un catalogo mai monotono e più che divertente. Da ascoltare. Frank Köllges, voce, batteria.