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martedì 27 novembre 2012

Faust - BBC sessions 1998


Un altro piccolo tassello: le registrazioni BBC dei Faust nel 1998.
Il tutto a completare il post Classic krautrock in England

domenica 14 ottobre 2012

Nurse With Wound list vol. 16 (Eroc/Etron Fou Leloublan/Exmagma/Family Fodder/Patrizio Fariselli/Faust)

NWW list vol. 16. Faust

90. Eroc (Germania) - Zwei (1976). Eroc è il multistrumentista Joachim Heinz Ehrig, già batterista dei Grobschnitt. In Zwei, qui presentato nella versione accresciuta, le manipolazioni elettroniche si frantumano in brevi episodi intervallati da siparietti vaudeville e da recitativi. Al netto di discrete composizioni, l’impressione generale è quella data dal krautrock decadente dei primi anni Ottanta (simile a quello DDR), indigeribile e pesante come una pietanza grossolana.

91. Etron Fou Leloublan (Francia) - Batelages (1976). Come Art Bears (NWW24), Art Zoyd (NWW25) e Aksak Maboul (NWW17), già esaminati, gli Etron Fou fecero parte, invitati dagli Henry Cow, del collettivo Rock in Opposition. Questo loro esordio fu sottovalutato: Batelages è, come quello degli Aksak, progressive d’avanguardia con punte notevoli, da L’amulette et le petit rabin (18’09’’) a Madame Richard Larika (9’25’’), dall’andamento à la Gong scandito dal basso di Richard. Da ascoltare. Chris Chanet, sassofono; Ferdinand Richard, voce, basso, chitarra; Guigou Chenevier, batteria.

92. Exmagma (Germania) - Exmagma (1973). Notevole jazz-rock, ai limiti dell’improvvisazione (come nella finale Trippin’ with birds-Kudu-Horny, 18’48’’) e attraversato da una vena psichedelica che dona ulteriore fascino ad un impasto sonoro già variegato. Bravi gli interpreti a cominciare da Braceful. Andy Göldner, chitarra, basso, sassofono; Thomas Balluf, tastiere; Fred Braceful, batteria, percussioni.

93. Family Fodder (Gran Bretagna) - Sunday girls (1979)/Monkey banana kitchen (1980). Collettivo londinese che ruota attorno alla figura erratica di Alig Pearce, pianista e fisarmonicista. Un’aria scanzonata ed eccentrica domina sia l’esordio Sunday girls che il più robusto Monkey banana kitchen. Una piacevole serie di canzoni ben rifinite, a partire dalla cover di Blondie, Sunday girl #1. Alig Fodder [Alig Pearce], voce, tastiere, basso, sassofono, percussioni; Martin Harrison, chitarra, basso, percussioni;  Mick Hobbs, basso, percussioni; Charles Bullen, voce, chitarra, viola, percussioni, batteria; Felix Fiedorowicz, voce, violino, tastiere, percussioni; Mark Doffman, percussioni; Ian Hill, voce, tastiere, arpa; Rick Wilson, percussioni, batteria; Graheme, violoncello; Dominique Levillain, voce; Judy Carter, voce; Naresh Singh Kaul, voce.

94. Patrizio Fariselli (Italia) - Antropofagia (1977). Reduce dall’esperienza con gli Area, Fariselli si avventura in un lavoro d’avanguardia memore dei cimenti di John Cage con pianoforte denaturato: Roastbeef, ad esempio, adopera “un pianoforte preparato con chiodi, viti, mollette di legno, carta, sassi, catene, elastici di gomma, un rotolo di cotone idrofilo e una bistecca di manzo”; In-side-out-sidesi rifà direttamente alla dinamica del respiro negli attimi antecedenti l'eiaculazione”. Al netto delle provocazioni, ormai stantie, rimane un lavoro interessante.

95. Faust (Germania) - Faust (1971). Inutile dilungarsi su uno dei maggiori capolavori di sempre. Rudolf Sosna, chitarra, tastiere; Jean-Hervé Péron, voce, chitarra, basso; Hans Joachim Irmler, tastiere, elettronica; Werner "Zappi" Diermaier, batteria; Arnulf Meifert, percussioni; Gunter Wüsthoff, sassofono, effetti elettronici.

sabato 9 giugno 2012

Un film un disco vol. 2 - Faust/F.W. Murnau - Nosferatu (1922-1997)


Togliamoci subito il dente: preferisco il Nosferatu di Herzog a quello di Murnau. Se non credete a chi ha la casa mattonata di VHS di film muti credete almeno a uno dei migliori critici del dopoguerra, Francesco Savio*: “[Murnau] conobbe una crescita lenta, un tirocinio difficile e cauto … Inspiegabile … è il credito che, per moltissimi anni, gli esperti hanno accordato a Nosferatu, elegante, ma evanescente anticipazione del miglior Dreyer tedesco (Vampyr**) … il film ha qualcosa di duro, ed insieme esitante: tra i pochi, di cui si possa dire senza scandalo che è invecchiato per cattiva stagionatura o, più semplicemente, per difetto di autorità (penso, soprattutto, alla desolante mediocrità della recitazione)”. Anche la lettura psicanalitica del film di Murnau aggiunge poco al valore estetico e, soprattutto, non convince: “ … il viaggio di Hutter – che, insoddisfatto delle convenzioni borghesi, si avventura in un mondo vietato e libera col suo atto trasgressivo le potenze delle tenebre – è un vero itinerario iniziatico al centro dell'inconscio … [un] appuntamento col proprio doppio demoniaco***”. Non è così: lo Hutter del film, uno sciocco, sembra soddisfattissimo della propria vita; il viaggio è un mero accidente; la figura del male, il conte Orlock, puramente meccanica, i riferimenti esoterici e demonici da trovarobato. La lettura profonda anzidetta pare, quindi, una sovrastruttura impressa dai critici posteriori e sembra lecita se la riferiamo ai simboli di Stoker che si rinvengono nella sceneggiatura di Henrik Galeen. Solo un certo clima espressionista (le scene sulla nave, la pazzia di Knock) consentono la sopravvivenza estetica della pellicola in ambito alto. Herzog riutilizza parecchie inquadrature del film del '22, ma le trasfigura alla luce della propria visione romantica (titanica e tragica) dei rapporti fra Cultura e Civilizzazione, fra individuo e società, una dicotomia simbolica talmente potente da permettere interpretazioni profonde, sociologiche, politiche, antropologiche. Il mondo di Nosferatu, freddo, tenebroso, ancestrale, basato sullo ius sanguinis – il mondo di Hutter-Harker, caloroso, luminoso, sancito dalla legge positiva, cosmopolita. Il secondo universo, però, sublima dal primo attraverso un processo storico di civilizzazione di cui abbiamo occultato le radici; l'irruzione di Nosferatu, fatale, ce le svela nuovamente: la costruzione sociale, basata sulla dimenticanza, le stragi, le menzogne, crolla miseramente. La peste dilaga, ma è una peste ideologica. Il vampiro, diverso e mortifero, è, però, anche una figura solitaria, lacerto d’una cultura residuale e destinata a soccombere (come sempre in Herzog): gli aborigeni australiani, i candidi Bruno S. e Kaspar Hauser, gli indios de Il diamante bianco e Fitzcarraldo combattono battaglie già perse. L'Occidente, il capitale, la tecnica dominano il mondo. Da questo punto di vista la scena finale del film herzoghiano con Harker-Hutter che, vampirizzato, fugge sui Carpazi, è una insolita nota di speranza ...
Murnau troverà la perfezione con Aurora e L’ultima risata, fuori da ogni eccentricità e deformazione espressioniste, lontane dalle sue corde. Il Nosferatu del 1922, non riuscito, trova però, nel 1997, la complicità dei Faust che donano un’aura nuova alla pellicola: non a caso è titolato Faust wakes Nosferatu. Disco da ascoltare, anche in disparte dal film.

* Francesco Savio, Visione privata, 1973, ppg. 226-227.
** Se Nosferatu è ispirato dal Dracula di Bram Stoker, Vampyr è foggiato, molto liberamente, su Carmilla di Joseph Sheridan Le Fanu.
*** Ermanno Comuzio, Dizionario universale del cinema, I, I film, 1984.

giovedì 7 giugno 2012

Krautrock party vol. 6 - Faust - Hamburg 1990/London 1992/Edimburgh 1997



I Faust, il pugno, o meglio, secondo il loro primo album, la radiografia di un pugno, rimasero per lungo tempo una curiosità. Difficile ricreare quella particolare commistione di entusiasmo, sopravvalutazioni, gioia, cialtroneria ed ignoranza propria di coloro che anelavano a conoscere il rock durante i primissimi anni Ottanta. Le radio non esistevano, almeno a Roma (Radio Rock inizia nel 1985). I libri? Quali? Le guide spirituali a queste latitudini mancavano; e poi: sprecare i soldi per la carta quando, per qualche tallero in più, ti aspettava un vinile in qualche scaffale al centro? Si andava a tentoni. Ci si affidava ai consigli di qualche residuato bellico dei Sessanta. Si rubacchiavano ascolti qua e là. Si annusava l'aria. Si rubacchiava tout court. Il primo volumetto che mi soddisfece lo acquistai, per una manciata di cinquanta lire, presso una fumetteria di Via dei Cristofori (una prece): il titolo: I trasgressori; cura di Ernesto Assante, editrice Savelli, serie Il Pane e le Rose; si parlava di Hendrix, Fugs, Beefheart, Zappa, Bonzo Band, MC5. Si accesero le prime lampadine; si accese anche qualcosa nella testa di Savelli che, di lì a pochissimo, trasbordò dalle edizioni proletarie a quelle leghiste (una prece). In un altro volumetto scovato chissà dove (Gammalibri?) trovai, assieme alla celebrazione del progressive inglese più o meno facile, una nicchia che riguardava i tedeschi: fra questi, i Faust. Allora non pensai al pugno, ma a Goethe. D'altra parte non conoscevo la copertina di Faust I. A dirla tutta, di Faust I ne esistevano dieci copie (non in vendita) in tutta Roma. A vuotare tutto il sacco la musica dei Faust, nella città capitale d'Italia, quinta potenza economica (allora) del mondo, era IMPOSSIBILE da ascoltare. Difficile capire oggi questo semplice fatto, impossibile capirlo tra alcuni anni quando si stamperanno libri sul progressive europeo in cui i Genesis occuperanno una nicchia e i Faust i capitoli principali, assieme a gruppi cecoslovacchi e svedesi (e inglesi naturalmente). 
Faust I l'avrei ascoltato nel 1993, dodici anni dopo, grazie ad un noleggio CD nel mitico negozio di Via de Saint Bon (una prece).

giovedì 3 novembre 2011

Classic krautrock in England - BBC live sessions 1973-1998 (Amon Düül/Can/Faust/Tangerine Dream)


Amon Düül II

08.05.1973 (broadcast 29.05.1973; Aeolian Hall Studio 2; Knaup, Karrer, Weinzierl, Fichelscher, Leopold, Rogner)

- Marnana
- Green bubble raincoat man
- Dem Guten Schönen Wahren
- The trap

Faust

01.03.1973 (?; Langham 1; Diermaier, Irmier, Peron, Sosna, Wusthoss)

- Krautrock (Medley)

22.05.1973 (broadcast 05.06.1973; Langham 1; Diermaier, Irmier, Peron, Sosna, Wusthoss)

- Just a second/Ask the cleaning woman she knows the subtitle/Foam rubber 


29.10.1998 (?; Maida Vale 3; ?)

- What really happened to Faust (part I and II)
- What really happened to Faust (part III)

Can

20.02.1973 (03.03.1973; Schmidt, Liebezeit, Suzuki, Czukay, Caroli)

- Up the Bakerloo line with Anne

29.01.1974 (12.02.1974; Schmidt, Liebezeit, Suzuki, Czukay, Caroli)

- Tony wanna go

08.10.1974 (15.10.1974; Maida Vale 4; Schmidt, Liebezeit, Suzuki, Czukay, Caroli)

- Return to Bb city- Tape kebab


14-15.05.1975 (19.05.1975; Maida Vale 4; Schmidt, Liebezeit, Suzuki, Czukay, Caroli)

- Geheim
- Mighty girl

Tangerine Dream

? (broadcast 11.07.1974; private studio; ?)

- Overture/Zeus/Baroque


sabato 13 agosto 2011

Tony Conrad & Faust - Outside the Dream Syndicate (1973)

 

Tony Conrad (1940) è una delle figure di spicco dell’avanguardia musicale e cinematografica di New York dei Sessanta, segnatamente di quella forma artistica che, pur nella variabilità del significato, viene definita minimalista.
Essa consta di due elementi essenziali: l’impersonalità, ritrovata nell’utilizzo di materiali basici dilavati dalla fascinazione del colore e delle simbologie nonché da qualsivoglia tocco decorativo o artigianale che possa intaccare la fredda oggettività della resa artistica; la ripetizione, propria delle produzioni seriali industriali, o dei ritmi percussivi ed ossessivi, che strutturano certe sonorità etniche o artificiali.
Nel cortometraggio conradiano The flicker (1966), ad esempio, in circa trenta minuti, egli si serve di sole cinque inquadrature: le prime tre, sottolineate da una musica da two-reels* comico, consistono in semplici scritte (Tony Conrad presenta, The flicker ed un ammonimento**); le restanti due, accompagnate da una drone-music disturbante, sono un campo bianco e un campo nero che si alternano, con tempi variabili, fino alla creazione di una pulsazione stroboscopica.
In campo musicale Conrad fu un membro dei Theatre of Eternal Music (fondati da LaMonte Young e ribattezzati in seguito come Dream Syndicate) assieme a Terry Riley, Angus MacLise e John Cale. Nel 1972, invitato dal produttore dei Faust Uwe Nettelbeck, incide, assieme a tre componenti del gruppo, Werner Diermaier (batteria), Jean-Hervé Péron (basso) e Rudolf Sosna (chitarra e tastiere), uno dei lavori più puri e memorabili dell’arte minimale***.
Esso consiste in due pezzi di circa ventisei minuti, From the side of man and womankind e From the side of the machine. Nel primo pezzo Conrad, sorretto da una nenia percussiva estrema, estrae dal proprio violino, senza mai staccare l’archetto dalle corde, accordi prolungatissimi suonati con una totale assenza di finalismo melodico. Nel secondo, il lavoro della sezione ritmica e delle tastiere si fa più variato; per ciò stesso il lavoro di Conrad viene liberato dal fardello di una potenziale monotonia: una volta abbandonati al flusso della sua linea strumentale, quasi una cornamusa a corde, veniamo indotti in uno stato di trance evocativa. Proprio qui risiede la feconda contraddizione del minimalismo musicale rispetto a quello figurativo od architettonico: esso ingenera, con lentissime variazioni di temi elementari, deragliamenti dalla pura resa oggettiva e consegue coinvolgimenti emotivi di tipo quasi sciamanico****.
L’edizione in CD per il trentennale regala, oltre alla versione completa di From the side, alcuni cascami di quella storica registrazione rititolati The pyre of Angus was in Katmandu, dedicato alla morte di MacLise (avvenuta nel 1979, sei anni dopo), e The death of the composer was in 1962 che, come spesso accade, hanno semplice utilità filologica e non di arricchimento artistico di ciò che fu già edito.

* Letteralmente due bobine; tale era la consistenza di molti cortometraggi comici muti (16 minuti circa).
** Si avverte che l’effetto stroboscopico può causare attacchi nei soggetti predisposti all’epilessia.
*** Il disco fu così titolato poiché eseguito fuori del gruppo The Dream Syndicate.
****
Alcuni autori, infatti, derivano le loro rielaborazioni da musiche etniche, africane o mediorientali.