domenica 24 novembre 2013

Modern Lovers - Modern Lovers (1976; reissue 2003)/The original Modern Lovers (1981)


Cominciamo con qualche puntualizzazione: i Modern Lovers NON coincidono con Jonathan Richman & The Modern Lovers.
I bostoniani Modern Lovers, di cui ci occupiamo, operarono dal 1970 al 1974; la formazione classica: Jonathan Richman, voce, chitarra; Jerry Harrison, voce, tastiere; Ernie Brooks, voce, basso; David Robinson, voce, batteria. Robinson, in seguito, confluirà nei Cars, Harrison nei Talking Heads. I Modern Lovers non pubblicarono nulla nella loro vita artistica: il primo album, The Modern Lovers, (che racchiudeva tracce risalenti al 1971 e al 1972, nate sotto gli auspici di John Cale) fu pubblicato nel 1976 e rieditato, con otto bonus tracks, nel 2003; il secondo album, The original Modern Lovers, uscirà, invece, nel 1981, sotto gli auspici del mattacchione Kim Fowley: comprende registrazioni del 1973.
Nel 1976 Jonathan Richman formerà i Jonathan Richman & The Modern Lovers, di cui non ci occupiamo; il primo album dei Jonathan Richman & The Modern Lovers, omonimo, uscirà nel 1976, in contemporanea con Modern Lovers, disco, come detto, dei Modern Lovers: quelli di cui ci occupiamo.
Le registrazioni dei Modern Lovers sono piccoli capolavori. Richman e compagni organizzano un'apparente serie di canzonette che molestano con successo la memoria, ancora fresca, dei Velvet Underground: Roadrunner, ad esempio, dietro una facciata svagata, cela acidezze tastieristiche da Sister Ray; l'interpretazione ennui e strascicata di I'm straight sarebbe piaciuta a Lou Reed; lo strumming notturno e sognante che si respira qua e là sottende una sottile psichedelia decadente, prossima al verbo dei vellutati. 
Qualcuno, più immaginoso, vedrà in tali brani un'anticipazione della new wave; qualcun altro, ancor più immaginoso ci sente persino un po' di Talking Heads prima maniera.
Importa poco. Più importante è ascoltare; e diffondere. E sapere che, mentre i Velvet si preparavano al culto e Lou Reed accumulava gloria con Satellite of love e Walk on the wild side, si aggiravano, non lontano da lì, quattro bostoniani di livello ben superiore al semplice apostolato.

3 commenti:

  1. E' uno dei miei dischi preferiti di tutti i tempi! Sono curioso riguardo la Kim Fowley version che non ho mai avuto modo di ascoltare (i ringraziamenti nei tuoi confronti sono d'pbbligo).
    Per quel che riguarda il capitolo "apostoli dei VU": hai mai avuto modo di ascoltare l'unico album degli Hackamore Brick (One kiss leads to another del 1970)? Te lo consiglio vivamente; è un piccolo e misconosciuto capolavoro.

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    1. Lo ascoltero prossimamente.
      Grazie per la segnalazione.

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