domenica 21 aprile 2013

Nurse With Wound list vol. 27 (Magical Power Mako/Magma/Colette Magny/Mahjun/Mahogany Brain/Malfatti-Wittwer)

NWW list vol. 27. Makoto Kurita

158. Magical Power Mako (Giappone) - Magical Power (1973). Prima opera di Makoto Kurita (qualche altra informazione qui), è un collage folle e attraente che spazia continuamente fra tribalismi alla Zappa (quelli di Help I’m a rock e zone limitrofe), percussionismi autistici (In a stalactite cavern), esibizioni a cappella, concretismi, pozze folk melodiche (Flying), rock purissimo (Restraint freedom), immersioni nella musica tradizionale. Da riscoprire subito.

159. Magma (Francia) - Köhntarkösz (1974). Il fascino dei Magma è immarcescibile. Questo è un altro capolavoro dall’incedere liquido e possente, ma, al tempo stesso, denso di inquietudine, come se i Gong fossero minacciati da qualche entità maligna. Grande la sezione ritmica, come nel miglior zeuhl progressive. Stella Vander, voce; Klaus Blasquiz, voce, percussioni; Brian Godding, chitarra; Michel Graillier, tastiere; Gérard Bikialo, tastiere; Jannick Top, voce, tastiere, percussioni, basso; Christian Vander, voce, tastiere, percussioni, batteria.

160. Colette Magny & Free Jazz Workshop (Francia) - Transit (1975). Figura obliqua, attiva sin dagli anni Cinquanta, impegnatissima nei diritti civili, ed eccellente interprete jazz-blues, sempre pericolante, però, verso certi toni anticonformisti a metà fra cabaret politico e sensibilità confidenziale. Fa eccezione la sperimentale La bataille in cui la Magny opera su basi preregistate. Colette Magny, voce, chitarra; Patrick Vollat, tastiere; Rémy Gevron, tastiere; Louis Sclavis, sassofono, clarinetto; Maurice Merle, sassofono; Jean Mereu, tromba; Jean Bolcato, basso; Christian Ville, batteria.

161. Mahjun (Francia) - Mahjun (1973)/Mahjun (1974). I due album omonimi sono qui riuniti. I Mahjun miscelano goliardicamente bizzarrie lunari, marcette, valzer, con lo stile lieve di Kevin Ayers (bella Les enfants sauvages). Si fanno preferire però sui brani lunghi (Chez Planos, 13'21''; La ville pue, 13'41'') laddove il tono svagato si fissa su un più diluito progressive memore del lato colto di Canterbury. D. Barouh, voce; Mouna, voce; J.L. Lefebvre, voce, chitarra, flauto, violino; Haira, tastiere; P. Rigaud, sassofono, tromba; P. Beaupoil, tastiere, basso, percussioni;  J.P. Arnoux, batteria, percussioni.

162. Mahogany Brain (Francia) - With (junk-saucepan) When (spoon-trigger) (1971). Rock free-form con tutti gli strumenti in libera uscita e impossibile a coagularsi in una frase melodica neanche per pochi secondi. Siccome l’anno è il 1971 parecchi riannodano l’esperienza a Captain Beefheart, ma, a tratti, pare di essere dalle parti dell’avanguardia di New York, anni Novanta. Da ascoltare. Dominique, voce; Benoît Holliger, chitarra; Mine, chitarra; Gilles Mézière, tastiere; Zéno Bianu, flauto; Michael Bulteau, flauto; Claude Talvat, violino; Patrick Geoffrois, basso; Yves Berg, percussioni.

163. Malfatti-Wittwer (Austria/Svizzera) - Thrumblin' (1976). Quattro duetti free fra gli spetezzi del trombone di Radu Malfatti (austriaco; ancor oggi attivo sul versante dell’improvvisazione e del minimalismo) e i disastri elettrici di Stephan Wittwer (svizzero; collaboratore di Steve Lacy e Jim O’Rourke, fra gli altri). Avete presente: "Le bionde trecce, gli occhi azzurri e poi"? Questo è il contrario. Stephan Wittwer, chitarra; Radu Malfatti, trombone.

venerdì 19 aprile 2013

Neil Young - Cortez the killer (9 live versions)


Il primo massacro azteco, quello al Grande Tempio, ricade non su Fernando Cortés (assentantosi per combattere Pánfilo de Narváez, che voleva togliergli il comando), ma su un suo luogotenente, Pedro de Alvarado, biondo e prestante, una sorte di Aguirre herzoghiano. Dell’episodio diamo il resoconto di parte azteca:

“Stando così le cose, mentre si sta godendo la festa e il ballo è incominciato, e anche il canto, e i canti si allacciano l'uno con l'altro, e i canti sono come un fragore di onde, in questo preciso momento gli uomini di Castiglia prendono la decisione di uccidere la gente. Subito vengono sin qui, vengono tutti in armi da guerra.
Vengono a chiudere le uscite, i passaggi, le entrate: l’entrata dell'Aquila nel palazzo piccolo; quella di Acatliyacapan [Punta della Canna], quella di Tezcacóac [Serpente di Specchi]. E dopo che le ebbero chiuse si appostarono in ciascuna di esse: nessuno poté più uscire.
Disposte così le cose, immediatamente entrano nel Sacro Patio per uccidere la gente. Vanno a piedi, portano i loro scudi di legno, ma alcuni li hanno di metallo, e le spade.
Immediatamente accerchiano quelli che ballano e si avventano sul posto dei timpani: diedero un fendente a colui che stava suonando: gli tagliarono tutte e due le braccia. Poi lo decapitarono: lontano andò cadere la sua testa tagliata.
Subito tutti accoltellano, colpiscono la gente con lance e fendenti, con le spade li feriscono. Alcuni li aggredirono alle spalle; immediatamente caddero a terra disperse le loro viscere. Ad altri spaccarono la  testa; tagliarono loro la testa, completamente in pezzi restò  la loro testa. Ma ad altri diedero fendenti sulle spalle: spaccati, lacerati, rimasero i loro corpi. E a quelli fericono i muscoli, a questi i polpacci, quelli più in là pieno addome. Tutte le viscere caddero a terra. E c'erano alcuni che ancora invano correvano: si trascinavano dietro gli intestini e sembrava che vi inciampassero con i piedi. Ansiosi di porsi in salvo non sapevano da che parte dirigersi. Alcuni tentavano di uscire: e lì all'entrata li ferivano, li pugnalavano. Altri davano la scalata ai muri; ma non riuscirono a salvarsi. Altri si rifugiarono nella casa comune: e lì si posero in salvo. Altri si mescolarono ai morti, si finsero morti per sfuggire. Facendo finta di esser morti si salvarono. Però allora se qualcuno si alzava, lo vedevano e lo accoltellavano.
Il sangue dei guerrieri, come fosse acqua scorreva: come acqua ristagnante, e il fetore del sangue si levava nell'aria, e quello delle viscere, che parevano strisciare.
E gli Spagnoli andavamo dovunque in cerca delle case della comunità: e dovunque colpivano a stoccate,  cercavano cose: per vedere se c'era qualcuno nascosto; andarono dovunque, rovistarono tutto. Nelle case della comunità cercarono da tutte le parti”.

La reazione azteca fu veemente: metà del piccolo esercito di Cortés viene annientato. Ma lo spagnolo riorganizza le proprie forze e, con l’aiuto di 80000 tlaxcaltechi, etnia ostile agli Aztechi, assedia México-Tenochtitlan, la meravigliosa capitale dell’Impero che sorgeva sulle acque, già prostrata per le pestilenze, e la rade al suolo sistematicamente.

Sulle strade giacciono dardi spezzati;
i capelli sono sparsi.
Scoperchiate sono le case,
tinte di rosso hanno le mura.
Vermi pullulano per strade e piazze,
e sono le pareti macchiate di cervelli.
Rosse sono le acque, come le avessero tinte,
se le bevevamo, erano acqua al salnitro.
Percuotevamo i muri di creta nell’ansia
E ci restava in retaggio un traliccio bucato.
Gli scudi furono la nostra difesa,
ma gli scudi non fermano la desolazione.
Abbiamo mangiato pane ammuffito,
abbiamo masticato gramigna salnitrosa, pezzi di creta, lucertole, topi,
e terra fatta polvere e anche vermi.*

Nel solo Messico centrale la civiltà fece 20 milioni di morti in un secolo.
Vanishing peoples.

* Testi tratti da Miguel León-Portilla, Il rovescio della Conquista, 1974

Boston 1976
San Francisco 1978
San Francisco 1986
Birmingham 1987
Weld 1991
Oakland 1999
Hasselt 1995
Rio 2001
Rotterdam 2001

He came dancing across the water
With his galleons and guns
Looking for the new world
In that palace in the sun.
On the shore lay Montezuma
With his coca leaves and pearls
In his halls he often wondered
With the secrets of the worlds.
And his subjects
Gathered 'round him
Like the leaves around a tree
In their clothes of many colors
For the angry gods to see.
And the women all were beautiful
And the men stood
Straight and strong
They offered life in sacrifice
So that others could go on.
Hate was just a legend
And war was never known
The people worked together
And they lifted many stones.
They carried them
To the flatlands
And they died along the way
But they built up
With their bare hands
What we still can't do today.
And I know she's living there
And she loves me to this day
I still can't remember when
Or how I lost my way.
He came dancing across the water
Cortez, Cortez
What a killer.

mercoledì 17 aprile 2013

We are not Pink Floyd vol. 8. Minor bands of the English Seventies (Clear Blue Sky/Cressida/String Driven Thing)

Clear Blue Sky

Clear Blue Sky - Clear Blue Sky (1970). Eroico power trio che entra nella storia dell’hard rock con il primo lato dell’unico disco. La suite tripartita Journey to the inside of the sun è tuttora sorprendentemente godibile: diciotto minuti di filo spinato elettrificato. Corazzate sonorità vintage, ma speziate da aperture melodiche e accelerazioni strutturate secondo intenti progressivi. E il secondo lato non è da meno (You mistify, Heaven man). Da recuperare subito. John Simms, voce, chitarra; Mark Sheather, basso; Ken White, batteria.

Cressida - Asylum (1971). Atmosfere eleganti e rilassate a metà fra progressive melodico e sinfonico, di marca assolutamente anglosassone. A tratti impeccabile, e memore dell’incedere Caravan, soprattutto per le tastiere di Jennings. Troppo timido, però, e mancano sia una Nine feet underground che una Golf girl. Angus Cullen, voce, chitarra, percussioni; John Culley, chitarra; Paul Layton, chitarra; Peter Jennings, tastiere; Harold McNair, flauto; Kevin McCarthy, basso; Iain Clark, batteria, percussioni.

String Driven Thing - The machine that cried (1973). Eccellente prodotto folk, traversato da una vena malinconica che, a tratti, diviene nostalgicamente ossessiva, grazie soprattutto al violino di Grahame Smith; tocchi di psichedelia pastorale e i delicati intrecci vocali (quasi alla Jefferson Airplane) completano il quadro. A sentirli bene sembrano più americani che inglesi (o scozzesi quali sono). Da riesumare pure loro. Pauline Adams, voce, percussioni; Chris Adams, voce, chitarra; Grahame Smith, violino, viola; Bill Hatje, basso (Colin Wilson); Billy 'The Kid' Fairley, batteria, percussioni.

lunedì 15 aprile 2013

Ziggy Stardust - Covers 1972-2010


Il primo vinile acquistato, più di trent'anni fa, dopo una lunga serie di avanscoperte (senza una lira). Poi la decisione, e l'esborso sanguinoso di Lire 8500 in cambio di uno dei dischi capitali dei Settanta (rigorosamente non incellofanato) e di ore di ascolti e  di contestuali smaneggiamenti della custodia (stereo medio livello: piattone Technics; casse 40 W RCF; radio Technics; amplificatore Scott; registratore AIWA; mobiletto CIATTI).  
Uno degli argomenti decisivi in favore del vinile: la custodia. Chi non conosce a memoria quelle dei Genesis, Pink Floyd, Lou Reed etc etc? Chi negherebbe che quel pezzo di cartone era un valore aggiunto alla qualità del contenuto? E poi: siamo sicuri che, in generale, le copertine non influiscano sul godimento della plasticaccia interna? Un Ungaretti con brossura rosa a strisce verdi è sempre Ungaretti? Anna Karenina con Belen in coperta (che occhieggia l'arrivo del Milano-Roma)? Un emoticon invece che lo storico mostro di Bomarzo influirebbe sulla vostra considerazione di In the court of the Crimson King?
I migliori rifacimenti di Ziggy sono quelli di Bauhaus, Fox, Elliott Brood che non cadono troppo lontano dal tronco dell'albero. Fa eccezione il tentativo di Ariana Delawire. Non fa eccezione Moog Cookbook, una delle cover più stupide e fastidiose all time.

Oooh yeah
Ziggy played guitar, jamming good with Weird and Gilly,
and the spiders from Mars. He played it left hand 
But made it too far
Became the special man, then we were Ziggy's band
Now Ziggy really sang, screwed up eyes and screwed down hairdo
Like some cat from Japan, he could lick 'em by smiling
He could leave 'em to hang
'came on so loaded man, well hung and snow white tan.
So where were the spiders, while the fly tried to break our balls
With just the beer light to guide us,
So we bitched about his fans and should we crush his sweet hands?
Oh Ooh oh 
Ziggy played for time, jiving us that we were voodoo
The kid was just crass, he was the nazz
With God given ass
He took it all too far but boy could he play guitar
Making love with his ego Ziggy sucked up into his mind
Like a leper messiah
When the kids had killed the man I had to break up the band.
Oh yeah
Ziggy played guitar

AFI
Andrew Jackson Jihad
Ariana Delawire
Balzac
Bauhaus
Billy Morrison
Bloodstone
Blurred Vision
Camp Freddy
Daisyhead & The Mooncrickets
David Bowie
David Bowie (live)
Def Leppard
Dizzy Reed (Guns & Roses)
Elliott Brood
Fox
Gourds
Grade
Karl Golden
Massacre
Miracle Legion
Moog Cookbook
Nina Hagen
Nom de Strip de Piano
Nuit d'Octobre
Of Montreal
Seu Jorge
Stun Gun
THC
Thurston Lava Tube
Toad the Wet Sprocket
White Buffalo