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martedì 16 luglio 2013

Epic live performances vol. 2 (Scelte da Webbaticy)


Una prima parte di performance musicali memorabili selezionate dal blogger Webbaticy


American Music Club - Patriot's heart (from A toast to you, 2005)
Arab Strap - Girls of summer (from Mad for sadness, 1999)
Black Sabbath - Snowblind (from Live at last, 1980)
Tim Buckley - Troubador (from Dream letter, 1968)
Colosseum - Lost Angeles (Live 1971)
Genesis - The light dies down on Broadway (Live London, 1975)
Idaho - Here to go (from People like us should be stopped vol. 1, 2000)
Mogwai - Like Herod (from Government commissions, 2005)
Pink Floyd - A saucerful of secrets (from Ummagumma, 1969)
Soft Machine - Noisette/Backwards (from Noisette, 1970)
Thin White Rope - Some velvet morning (from The one that got away, 1992)
Neil Young - Rockin' in a free world (live Weld 1991)


martedì 28 maggio 2013

Epic live performances - 1^ parte/2^ parte (Scelti dall'Ornitorinco Nano)

Built to Spill
Spazio dedicato alle prove dal vivo. Quelle memorabili e titaniche.
Questi undici monoliti li ha scelti il blogger de L'Ornitorinco Nano, a cui vanno i miei ringraziamenti.
Seguiranno altre selezioni, fra cui quella del sottoscritto.

Allman Brothers - Whipping Post (At Fillmore East, 1971)
Allman Brothers - Mountain jam (Eat a peach, 1972)
Built to Spill - Cortez the killer (Live, 2000)
Built to Spill - Broken chairs (Live, 2000)
Deep Purple - Space truckin’ (Made in Japan, 1971)
Phish - You enjoy myself (A live one, 1994)
Phish - Tweezer (A live one, 1994)
Neil Young - Like a hurricane (Live rust, 1979)
MC 5 - Ramblin’ Rose (Kick out the jams, 1969)
Obituary - Slowly we rot (Dead, 1998)
Who - My generation (Live at Leeds, 1970)

venerdì 19 aprile 2013

Neil Young - Cortez the killer (9 live versions)


Il primo massacro azteco, quello al Grande Tempio, ricade non su Fernando Cortés (assentantosi per combattere Pánfilo de Narváez, che voleva togliergli il comando), ma su un suo luogotenente, Pedro de Alvarado, biondo e prestante, una sorte di Aguirre herzoghiano. Dell’episodio diamo il resoconto di parte azteca:

Stando così le cose, mentre si sta godendo la festa e il ballo è incominciato, e anche il canto, e i canti si allacciano l'uno con l'altro, e i canti sono come un fragore di onde, in questo preciso momento gli uomini di Castiglia prendono la decisione di uccidere la gente. Subito vengono sin qui, vengono tutti in armi da guerra.
Vengono a chiudere le uscite, i passaggi, le entrate: l’entrata dell'Aquila nel palazzo piccolo; quella di Acatliyacapan [Punta della Canna], quella di Tezcacóac [Serpente di Specchi]. E dopo che le ebbero chiuse si appostarono in ciascuna di esse: nessuno poté più uscire.
Disposte così le cose, immediatamente entrano nel Sacro Patio per uccidere la gente. Vanno a piedi, portano i loro scudi di legno, ma alcuni li hanno di metallo, e le spade.
Immediatamente accerchiano quelli che ballano e si avventano sul posto dei timpani: diedero un fendente a colui che stava suonando: gli tagliarono tutte e due le braccia. Poi lo decapitarono: lontano andò cadere la sua testa tagliata.
Subito tutti accoltellano, colpiscono la gente con lance e fendenti, con le spade li feriscono. Alcuni li aggredirono alle spalle; immediatamente caddero a terra disperse le loro viscere. Ad altri spaccarono la  testa; tagliarono loro la testa, completamente in pezzi restò  la loro testa. Ma ad altri diedero fendenti sulle spalle: spaccati, lacerati, rimasero i loro corpi. E a quelli fericono i muscoli, a questi i polpacci, quelli più in là pieno addome. Tutte le viscere caddero a terra. E c'erano alcuni che ancora invano correvano: si trascinavano dietro gli intestini e sembrava che vi inciampassero con i piedi. Ansiosi di porsi in salvo non sapevano da che parte dirigersi. Alcuni tentavano di uscire: e lì all'entrata li ferivano, li pugnalavano. Altri davano la scalata ai muri; ma non riuscirono a salvarsi. Altri si rifugiarono nella casa comune: e lì si posero in salvo. Altri si mescolarono ai morti, si finsero morti per sfuggire. Facendo finta di esser morti si salvarono. Però allora se qualcuno si alzava, lo vedevano e lo accoltellavano.
Il sangue dei guerrieri, come fosse acqua scorreva: come acqua ristagnante, e il fetore del sangue si levava nell'aria, e quello delle viscere, che parevano strisciare.
E gli Spagnoli andavamo dovunque in cerca delle case della comunità: e dovunque colpivano a stoccate,  cercavano cose: per vedere se c'era qualcuno nascosto; andarono dovunque, rovistarono tutto. Nelle case della comunità cercarono da tutte le parti”.

La reazione azteca fu veemente: metà del piccolo esercito di Cortés viene annientato. Ma lo spagnolo riorganizza le proprie forze e, con l’aiuto di 80000 tlaxcaltechi, etnia ostile agli Aztechi, assedia México-Tenochtitlan, la meravigliosa capitale dell’Impero che sorgeva sulle acque, già prostrata per le pestilenze, e la rade al suolo sistematicamente.

Sulle strade giacciono dardi spezzati;
i capelli sono sparsi.
Scoperchiate sono le case,
tinte di rosso hanno le mura.
Vermi pullulano per strade e piazze,
e sono le pareti macchiate di cervelli.
Rosse sono le acque, come le avessero tinte,
se le bevevamo, erano acqua al salnitro.
Percuotevamo i muri di creta nell’ansia
E ci restava in retaggio un traliccio bucato.
Gli scudi furono la nostra difesa,
ma gli scudi non fermano la desolazione.
Abbiamo mangiato pane ammuffito,
abbiamo masticato gramigna salnitrosa, pezzi di creta, lucertole, topi,
e terra fatta polvere e anche vermi.*

Nel solo Messico centrale la civiltà fece 20 milioni di morti in un secolo.
Vanishing peoples.

* Testi tratti da Miguel León-Portilla, Il rovescio della Conquista, 1974

Boston 1976
San Francisco 1978
San Francisco 1986
Birmingham 1987
Weld 1991
Oakland 1999
Hasselt 1995
Rio 2001
Rotterdam 2001

He came dancing across the water
With his galleons and guns
Looking for the new world
In that palace in the sun.
On the shore lay Montezuma
With his coca leaves and pearls
In his halls he often wondered
With the secrets of the worlds.
And his subjects
Gathered 'round him
Like the leaves around a tree
In their clothes of many colors
For the angry gods to see.
And the women all were beautiful
And the men stood
Straight and strong
They offered life in sacrifice
So that others could go on.
Hate was just a legend
And war was never known
The people worked together
And they lifted many stones.
They carried them
To the flatlands
And they died along the way
But they built up
With their bare hands
What we still can't do today.
And I know she's living there
And she loves me to this day
I still can't remember when
Or how I lost my way.
He came dancing across the water
Cortez, Cortez
What a killer.

domenica 1 aprile 2012

Un film un disco vol. 1 - Jim Jarmusch/Neil Young - Dead man (1999)



Every Night and every Morn
Some to Misery are born.
Every Morn and every Night
Some are born to Sweet Delight,
Some are born to Endless Night

Ogni notte e ogni mattina
Nascono alcuni alla rovina
Ogni mattina e ogni notte
Nascono alcuni al soave diletto
Nascono alcuni ad infinita notte

Scena iniziale: William Blake (Johnny Depp), un giovane contabile, viaggia su un treno alla volta della città di Machine dove gli è stato promesso un lavoro; non lascia legami: i genitori sono morti, la fidanzata l’ha lasciato. Assieme a lui, goffo nei suoi abiti da cittadino 'piedi dolci', viaggiano dapprima panciuti borghesi, poi contadini, quindi dei cacciatori di pelli, rozzi e bruciati dalle intemperie; a mano a mano che ci si addentra nel cuore della tenebra i compagni divengono più brutali. Dai finestrini si intravedono panorami desolati, carovane di pionieri distrutte, villaggi indiani in sfacelo ed abbandonati. Il fuochista del treno*, annerito dalla fuliggine, entra nello scompartimento: si siede davanti al protagonista, gli predice la morte, poi si informa sulla sua provenienza, sulle speranze di lavoro. Le ultime parole del dialogo sono improvvisamente sovrastate dagli spari: i cacciatori cercano di abbattere dei bisonti tirando dal treno in corsa.
L'essenza del miglior film di Jim Jarmusch (sempre in bilico fra grottesco ed ironia) è racchiusa in queste poche sequenze; una profonda e potente metafora sull'opposizione fra civilizzazione e cultura, tra ragione moderna e natura: una civilizzazione guidata da una ragione fredda e matematizzante, gravata dalla brama e dal possesso, unidirezionale, che anela al profitto attraverso la distruzione della vita e della bellezza**; e quelle di un mondo culturale alternativo, ma soccombente, ciclico e tollerante, dove vige l'immaginazione, la passione, l'assenza di leggi artificiose o vincoli morali, in cui, per dirla con il poeta William Blake (1757-1827), omonimo del protagonista e filo rosso della pellicola, “ogni cosa che vive è santa”.
Il treno è, come in Monsieur Verdoux di Chaplin, uno dei simboli più potenti di tale mondo spietato ove tutto è sfigurato dal piacere più laido e dal possesso, entrambi amplificati dalla geometrica potenza della meccanizzazione industriale; una perversione che sfocia nella brama fine a se stessa (i cacciatori uccidono per uccidere).
William Blake, però, è rifiutato da Machine: dopo l'incontro con una prostituta, uccide il figlio del boss locale (Robert Mitchum) e, benché gravemente ferito, fugge. Egli ha reciso i vincoli di sangue, ora continua a morire: rispetto alla follia della ragione. Dimentica il proprio passato, la propria individualità, gli occhiali (ora vede bene); elimina come un angelo della morte i rappresentanti dell'umanità malata di Machine, cacciatori pervertiti, sceriffi, ciarlatani, frodatori; col sangue di un cerbiatto ucciso (ora suo pari***) si copre il volto di geroglifici di guerra. Inizia un lento viaggio di purificazione: le forze della ragione cercano di riportarlo verso il regno del male; viene infatti braccato da tre bounty killer: il più feroce, Cole Wilson, (Lance Henriksen) è un cannibale, simbolo di quel progresso che finisce per fagocitare se stesso (infatti ucciderà gli altri due compagni); la Natura lo attirerà nel proprio grembo come un figliol prodigo: simbolo di questo polo l'indiano Nessuno (che gli racconterà come, catturato e portato in Inghilterra, abbia finito per ammirare le opere del poeta omonimo). Tali due poli si annulleranno nel finale (Nessuno e Wilson si uccidono a vicenda): il vecchio William Blake, morente in una canoa indiana che si spinge al largo, ha espiato le sue colpe; terminati i riti lustrali, potrà ricongiungersi con lo spirito universale e rinascere alla vera vita.
Parafrasando la più celebre raccolta di poesie del poeta inglese, William Blake riconquista l’innocenza (natura, vita, sacro, istinto) e perde l’esperienza (inorganico, morte, dissacrazione, artificio).
Il miglior Neil Young dei Novanta accompagna questo magnifico rito di passaggio con sonorità rarefatte e psichedeliche creando “un capolavoro per lente saturazioni, arie sommesse e feedback relativamente controllati****”.
Buon ascolto e buona visione.

* Il fuochista fu il progetto embrionale del romanzo America di Franz Kafka. Il film è anche  una metafora del progresso americano.
** A Machine i fiori sono di carta, gli animali sono impagliati, le industrie Dickinson trattano metalli.
*** In Ghost dog Forrest Whitaker elimina due cacciatori colpevoli d'aver ucciso un orso. “Nelle antiche culture” sentenzia il protagonista “l'orso è pari all'essere umano”.
*** Webbaticy, Dead man