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lunedì 17 dicembre 2012

Nurse With Wound list vol. 21 (Friedrich Gulda/Guru Guru/Hairy Chapter/Hampton Grease Band/Pierre Henry/Henry Cow)

NWW list vol. 21. Guru Guru

121. Friedrich Gulda (Austria) - Gegenwart (1976). Pianista eccezionale (specializzato nel repertorio beethoveniano; non gli furono indifferenti sassofono e flauto; fu anche cantante sotto lo pseudonimo Albert Golowin) ed insofferente all’accademia, Gulda fu instancabile miscelatore di classica e jazz (assieme a Chick Corea, Joe Zawinul, Herbie Hancock, Cecil Taylor). Non solo, ma la sua eclettica vena libertaria lo rese permeabile ad ambiti più rock, come si può rilevare nelle famose variazioni di Light my fire (una potete gustarla qui). Gegenwart riunisce sei improvvisazioni (tre giocate assieme alla percussionista Ursula Anders), in cui si esibisce al pianoforte e al clavicordo.

122. Guru Guru (Germania) - UFO (1970). L’hard di marca anglosassone (Black Sabbath o il David Bowie di The man who sold the world, tra i tanti), dilavato dalla patina melodica, dalle fioriture posticce e distorto secondo direttive psichedeliche note soltanto ai tre geniacci coinvolti. Dopo più di quarant’anni rimane un capolavoro in cui l’elettricità pare scaturire direttamente da crepacci inferi. Ottimo per resettare i padiglioni e rinsaldare la fiducia nel rock. Storica Der LSD marsch, ma Stone in è davvero una roccia atemporale. Ax Genrich, chitarra; Uli Trepte, basso; Mani Neumeier, voce, batteria.

123. Hairy Chapter (Germania) - Can’t get through (1971). Hard rock senza tentennamenti: costante tensione, accenni zeppeliniani (consapevoli), trascinanti ed infuocate sessioni per sei corde e un guitar hero che, lo ammetto, ho colpevolemente dimenticato d’inserire nella serie Fools & villains (ma compare nell'Hardrocksampler). Chiediamo scusa a Meister Harry Unte. Più sfacciatamente rock and roll dei Guru Guru, ma da ascoltare, subito. Harry Unte, voce, chitarra; Harry Titlbach, chitarra; Heinz Schachtner, tromba; Rudolf Oldenburg, basso; Heinz Greven, contrabbasso; Ulrich Hübinger, armonica, percussioni; Werner Faus, batteria; Rudi Haubold, batteria.

124. Hampton Grease Band (USA) - Music to eat (1971). Album eccezionale quanto misconosciuto in cui convivono l’anima del Southern rock (con gl’intricati fraseggi chitarristici, come nell’iniziale Halifax), bozzetti zappiani (Maria), ascendenze vocali  beefheartiane e tirate à la John Cipollina (il finale della strepitosa Evans). Una godibile brezza anarchica, a maggior gloria, sfiora le forme di questo monumento sonoro. Bruce Hampton, voce, tromba; Harold Kelling, voce, chitarra; Glenn Phillips, chitarra, sassofono; Mike Holbrook, basso; Jerry Fields, voce, percussioni.

125. Pierre Henry (Francia) - Le voyage (d'apres le Livre des Morts Tibétain) (1967; recordings 1963). Uno dei grandi protagonisti della musica concreta (di cui abbiamo già investigato l’opera, cfr. Pierre Henry I e Pierre Henry II), che qui ricrea le atmosfere del libro cardine del buddismo tibetano (su cui ci siamo soffermati nel post Transmigration dei Voice of Eye). Da ascoltare, ovviamente.

126. Henry Cow (Gran Bretagna/Germania) - Concerts (1976). Qui c’è poco da dire: è il resoconto sonoro di alcuni concerti tenuti in Europa: Londra, Groningen, Oslo, Udine (oltre alla sessione BBC registrata il 5 Agosto 1975, già esaminata qui). In Bad alchemy e Little red riding hood hits the road c’è Robert Wyatt alla voce. Un capolavoro, ovviamente. Greaves (assieme a Blegvad) licenzierà l’anno seguente l’ottimo Kew.Rhone. (NWW115). Dagmar Krause, voce; Fred Frith, chitarra, tastiere; Lindsay Cooper, contrabbasso, flauto, oboe; Tim Hodgkinson, tastiere, Clarinetto, sassofono; John Greaves, voce, basso, tastiere; Chris Cutler, batteria.

giovedì 13 dicembre 2012

Musique concrète - L'opera di Pierre Henry vol. 2/2 (1959-1990) 1^ parte/2^ parte/3^ parte/4^ parte



1959 Investigations
1962 Le voyage (d'après le Livre de Morts Tibétains)
1963-1968 Messe pour le temps present-La reine verte (excerpts)-Variations pour une porte et un soupir
1969 Apocalypse de Jean
1970 Ceremony (Spooky Tooth/Pierre Henry)
1972 - Mouvement-Rythme-Étude
1990 - Le livre des morts Egyptien

martedì 23 ottobre 2012

Musique concrète - L'opera di Pierre Henry vol. 1 (1950-1958) 1^ parte/2^ parte


Allievo di Olivier Messiaen e Nadia Boulanger al Conservatorio di Parigi, Henry, alla fine degli anni Quaranta, passa al Club d’Essay della RTF (Radiodiffusion Télévision Française); qui, in collaborazione con Pierre Schaeffer, per circa dieci anni contribuisce alle prime sperimentazioni e allo sviluppo della musica concreta (ovvero derivata da eventi sonori preesistenti, più o meno denaturati) divenendone uno dei pilastri assieme al più anziano collega e a Bernard Parmegiani.
I suoi massimi capolavori possono situarsi proprio in questo periodo. Tra questi i lavori con Schaeffer (già esaminati: Symphonie pour un homme seul, del 1950, poi rielaborata nel 1953, nel 1956 e, dal solo Henry, nel 1966; L’Orphée, del 1953; quindi La course au kilocycle, 1950, Bidule en ut, 1950, Toute la lyre, 1951, Sahara d'aujourd'hui) e quelli autonomi:
Concerto des ambïguités (1950). I due pianoforti del concerto vengono suonati secondo il capriccio dell’esecutore; il loro suono viene distorto progressivamente, grazie alla denaturazione degli strumenti, o mediante interpolazioni sonore. Già si coglie, tuttavia, a differenza di Schaeffer, rigido archivista, non solo la maggior statura di Henry come compositore, ma il suo congenito rifuggire dall’assoluta casualità donando
agli effetti un’interpretazione, un proprio stile, un’atmosfera (come nella sezione Etendu).
Musique sans titre (1950). I dettami della musica concreta vengono eseguiti scrupolosamente, ma le sei sezione dell’opera confermano uno ‘schema’ creativo.
Le microphone bien temperé (1950-1952) ove si ritrovano field recordings, effetti elettronici e strumenti tradizionali trattati come nel Concerto.
Notevoli, oltre a Le voile d’Orphée, Spatiodynamisme, 1954, Spirale, 1955, Haut-voltage, 1956, e soprattutto Coexistence, del 1958, dove, sempre più, gli esperimenti sonori che rischiavano di rimanere isolate curiosità, tendono a raggrumarsi in unità emozionali, quasi colonne sonore d’un esperienza oltreumana (vedi la sezione Andante, presaga di certa avanguardia ambientale).
Nel 1958 Henry (che aveva già incontrato Edgard Varèse) romperà definitivamente con Pierre Schaeffer: per lui si aprirà un decennio di nuove esperienze che lambiranno persino il rock (come nella collaborazione con gli Spooky Tooth).