venerdì 23 gennaio 2015

Old-time music - An anthology of American folk music

Carter Family
Leggo dal bel libro di Mariano De Simone, Country music: "L'ambiente in cui si sono svolti tutti i fenomeni sociali e musicali che sono all'origine della country music è un'area degli Stati Uniti chiamata dei Southern Appalachians [parallela alla costa atlantica]. Si tratta di una vasta regione, geograficamente composita, caratterizzata da una omogeneità culturale e da modelli di vita e comportamento simili. ... Tutto ciò che riguarda la regione viene identificato con l'attributo rurale, di montagna o degli altipiani. Prima che l'uso generalizzato di country venisse applicato anche alla musica tradizionale di questa area, si adoperava il termine hillbilly ... etimologicamente deriva da hill (collina) e billy-goat (una specie di capre diffuse nella regione) ... oggi si preferisce indicare con Old-time music la musica tradizionale degli Appalachi, quella, per intenderci, che veniva eseguita nell'area all'epoca della cosiddetta commercializzazione degli anni Venti. Sociologicamente essa è frutto della fusione di tradizione diverse; alla base c'è la musica popolare di origine anglo-scoto-irlandese; successivamente si verifica l'incontro della tradizione culturale rurale con la musica afro-americana prima e con la realtà dell'America urbana e industrializzata poi ... La nascita della musica popolare americana è legata alle prime migrazioni di una certa importanza ... dalla Gran Bretagna, dalla Germania e dall'Olanda ... 
Southern Appalachians
L'adattamento alle particolari caratteristiche di vita nel Nuovo Mondo, le necessità pratiche, la lotta contro una natura forse non ostile, ma sicuramente selvaggia, tolsero alla musica che i coloni portavano come eredità culturale gli aspetti più raffinati; sopravvissero soltanto la musica innodica, sfrondata dei caratteri più complessi, la musica popolare ...".
Approfondiremo in futuro tale branca della musica popolare americana.
Per ora voglio aggiungere due notazioni.
- La country music è blues bianco. Essa si formò, di fatto, quale tentativo di tramandare, in terra straniera e ostile, e per resistere in terra ostile e straniera, la radice culturale della madrepatria: ovviamente la tradizione subì lente modifiche: o tramite semplificazioni strutturali, o aggiustamenti nella melodia e nei versi, o contaminando le antiche sonorità con suggestioni del tutto nuove; al fondo di tale processo si ritrova, come sempre, l'impellenza dei 'bisogni primari': quella di conservare le usanze, di rendere piacevole il lavoro (work song), di polemizzare socialmente, di mantenere compatto il popolo di fronte alle avversità.
- La musica popolare su disco è un tradimento della musica popolare stessa. Tale antologia, ad esempio, organizzata da Harry Smith, è una compilazione di 78 giri degli anni Venti e Trenta: ovvero una fotografia della popular music già cristallizzata dalla commercializzazione. L'essenza di tale musica, invece, risiede nella propria liquida plasmabilità, nell'essere patrimonio comune, indefinitamente e amorevolmente modificato nei decenni, tanto da non vantare, nel pieno del rigoglio, alcun autore riconosciuto. Assegnare un compositore specifico a un motivo tradizionale, e imprigionarlo in un vinile, significa bloccare la sua interna vitalità e decretarne la morte della funzione sociale.


I. Ballads

Dick Justice - Henry Lee
Nelstone's Hawaiians - Fatal flower garden
Clarence Ashley - The house carpenter
Coley Jones - Drunkard's Special
Bill And Belle Reed - Old lady and the devil
Buell Kazee - The butcher's boy
Buell Kazee - The wagoner's lad
Chubby Parker & His Old Time Banjo - King Kong Kitchie Kitchie Ki-Me-O
Uncle Eck Dunford - Old shoes and leggins
Richard Burnett & Leonard Rutherford - Willie Moore
Buster Carter & Preston Young - A lazy farmer boy
Carolina Tar Heels - Peg and awl
G.B. Grayson - Ommie wise
Kelly Harrell & Virginia String Band - My name is John Johanna
Edward L. Crain - Bandit Cole Younger
Kelly Harrell & Virginia String Band - Charles Giteau
Carter Family - John Hardy was a desperate little man
Williamson Brothers & Curry - Gonna die with my hammer in my hand
Frank Hutchison - Stackalee
Charlie Poole & The North Carolina Ramblers - White House blues
Mississippi John Hurt - Frankie
William & Versey Smith - When that great ship went down
Carter Family - Engine
Furry Lewis - Kassie Jones
Bently Boys - Down on Penny's farm
Masked Marvel - Mississippi boweavil blues
Carolina Tar Heels- Got the farm land blues

II. Social Music

Uncle Bunt Stephens - Sail away lady
Jilson Setters - The wild wagoner
Prince Albert Hunt's Texas Ramblers - Wake up Jacob
Delma Lachney & Blind Uncle Gaspard - La danseuse
Andrew & Jim Baxter - Georgia stomp
Eck Robertson & Family - Brilliance medley
Hoyt "Floyd" Ming & His Pep-Steppers - Indian war whoop
Henry Thomas - Old country stomp
Jim Jackson - Old dog blues
Columbus Fruge - Saut crapaud
Joseph Falcon - Acadian one-step
Breaux Freres - Home sweet home
Cincinnati Jug Band - Newport blues
Frank Cloutier & Victoria Cafe Orchestra - Moonshiner's dance part one
Rev. J. M. Gates - You must be born again
Rev. J. M. Gates - Oh death where is thy sting
Alabama Sacred Harp Singers - Rocky road
Alabama Sacred Harp Singers - Present joys
Middle Georgia Singing Convention No. - This song of love
Rev. Sister Mary Nelson - Judgement
Memphis Sanctified Singers - He got better things for you
Elders McIntorsh & Edwards' Sanctified Singers - Since I laid my burden down
Rev. Moses Mason - John the Baptist
Bascom Lamar Lunsford - Dry bones
Blind Willie Johnson - John the Revelator
Carter Family - Little Moses
Ernest Phipps & His Holiness Singers - Shine on me
Rev. F.W. McGhee - Fifty miles of elbow room
Rev. D.C. Rice & His Sanctified Congregation - In the battlefield for my Lord

III. Songs

Clarence Ashley - The coo coo bird
Buell Kazee - East Virginia
Cannon's Jug Stompers - Minglewood blues
Didier Hébert - I woke up one morning in May
Richard "Rabbit" Brown - James Alley blues
Dock Boggs - Sugar baby
Bascom Lamar Lunsford - I wish I was a mole in the ground
Ernest & Hattie Stoneman - Mountaineer's courtship
Stoneman Family - The Spanish merchant's daughter
Memphis Jug Band - Bob Lee Junior blues     
Carter Family - Single girl, married girl
Cleoma Breaux & Joseph Falcon - La vieux soulard et sa femme
Blind Lemon Jefferson - Rabbit foot blues
Sleepy John Estes & Yank Rachell - Expressman blues
Ramblin' Thomas - Poor boy blues
Cannon's Jug Stompers - Feather bed
Dock Boggs - Country blues
Julius Daniels - Year blues
Blind Lemon Jefferson - Prison cell blues
Blind Lemon Jefferson - See that my grave is kept clean
Cleoma Breaux & Ophy Breaux & Joseph Falcon - C'est si triste sans lui
Uncle Dave Macon - Way down the old plank road
Uncle Dave Macon - Buddy won't you roll down the line
Mississippi John Hurt - Spike driver blues
Memphis Jug Band - K.C. Moan
J.P. Nestor - Train on the island
Ken Maynard - The lone star trail
Henry Thomas - Fishing blues


martedì 20 gennaio 2015

News from Zealand - Rock from New Zealand 1971-1979 (Human Instinct/Split Enz/AK 79 anthology; reissue 1993)

Split Enz

Ho lasciato da parte Roy Montgomery (già esaminato con Dadamah e Hash Jar Tempo) e, soprattutto, gli amati Dead C.
Lo ammetto: mi son lasciato traviare dalle date (1971-1975-1979), che intersecano con amabile simmetria la decade fatale. 
Tre dischi diversi fra loro, e rappresentativi, ciascuno, di categorie canoniche del rock dei Settanta: l'hard rock roccioso e viscerale di Human Instinct (non manca il bluesaccio e la ineludibile ballata acustica); il brillante eclettismo di Split Enz, sospeso tra pop, progressive e folk; le ruvide e irresistibili punk songs della raccolta AK 79, notevole silloge di genere della scena di Auckland.

Human Instinct - Stoned guitar (1971). Billy Te Kahika, voce, chitarra; Larry Waide, voce, basso, chitarra; Maurice Greer, voce, batteria, percussioni; Derek Neville, sassofono.

Split Enz - Mental notes (1975). Philip Judd, voce, chitarra; Wally Wilkinson, chitarra; Timothy Finn, voce, tastiere; Eddie Rayner, tastiere; Jonathan Michael Chunn, tastiere, basso; Emlyn Crowther, batteria; Noel Crombie, percussioni.

AA. vv. - AK 79 (1979; reissue 1993)

Suburban Reptiles - Megaton
Suburban Reptiles - Coup d'etat
Scavengers - Routine
Scavengers - Mysterex
Terrorways - Never been to borstal
Proud Scum - I'm a rabbit
Scavengers - True love
Proud Scum - Suicide
Terrorways - She's a mod
Swingers - Certain sound
Primmers - Funny stories
Toy Love - Squeeze
Swingers - Baby
Primmers - You're gonna get done
Toy Love - Toy love songs
Suburban Reptiles - Saturday night stay at home
Proud Scum - Suicide 2
Terrorways - Short haired rock'n roll
Features - City scenes
Spelling Mistakes - Feel so good
Marching Girls - First in line
Toy Love - Frogs
Features - Victim
Spelling Mistakes - Hate me hate me
Marching Girls - True love

sabato 17 gennaio 2015

Virgin Forest vol. 9 - Czech prog again (Collegium Musicum/Mahagon/Modrý Efekt)

Modrý Efekt


Konvergencie non è lo storico disco del 1971, ma un'antologia che comprende, oltre a questo (che trovate qui), l'opera omonima, Collegium Musicum, anch'essa del 1971, e il singolo d'esordio dell'anno precedente: Hommage à J. S. Bach.
Un paio d'ore di grande musica, influenzata scopertamente e robustamente dal mondo classico (Bach e Haydn; il collegium musicum, sviluppatosi in aree postriformiste nel Seicento, era, spesso, un'associazione universitaria in cui la musica rivestiva carattere di svago e ricreazione), e in grado, tuttavia, per il suo alto livello, di rendere stretta la definizione, altrimenti lasca, di progressive sinfonico.
Notevoli i Blue Effect (Modrý Efekt); più disimpegnati, seppur impeccabili, i Mahagon: entrambi alle prese con un fluente prog con venature jazz e persino funky.

Collegium Musicum - Konvergencie (1992; antologia). Qui per i crediti.

Mahagon - Mahagon (1978). Qui per i crediti.

Modrý Efekt - Svitanie (1977). Qui per i crediti. 


venerdì 16 gennaio 2015

Mummificare l'ascoltatore ovvero: orrore in edicola


Ecco come si mummifica l'apprezzamento mainstream.
Dal 1962 al 2015 passa più di mezzo secolo e noi siamo ancora qui (o lì).
Nostalgia canaglia? Ma no, è nostalgia delle mazzette d'antan ... guai a schiodarsi.
Lo ripeto: tutto questo ha poco a che fare col reale valore dei Beatles (discutibile).
Inerisce piuttosto la prima legge del marketing: minimo sforzo massimo risultato.
Occorre sclerotizzare continuamente lo spirito e l'istinto ... così, ogniqualvolta si vorrà l'effetto voluto, basterà muovere un po' le vecchie braci ... ripetere per decenni che i Beatles sono il gruppo più influente più famoso più venduto più numero uno più leggendario fa sì che nell'animo di ciascuno si congeli questo dato di fatto, acquisito acriticamente. Basterà poi richiamare all'ordine il consumatore (con tale copertina, ad esempio) e questo si metterà in moto come un automa: sì, in effetti, i Beatles sono il gruppo più influente più famoso et cetera ... anche se poi lo stesso consumatore NON sa assolutamente perché i Beatles sono il gruppo più influente famoso et cetera; addirittura, se ben incalzato, il consumatore potrà confessare che a lui i Beatles manco piacciono o sono indifferenti ... o non li ha mai ascoltati ... ma la campanella del cane di Pavlov ha suonato e lui è lì a salivare obbediente, in attesa dei bocconcini ...
E soprattutto guai a disturbare le gerarchie acquisite ... vi rendete conto? Mettere in discussione i valori pregressi significa buttare all'aria la propaganda di quasi mezzo secolo ... Elvis, Beatles, Rolling, Queen ... e chi li tocca più ... si dovrebbe ricominciare daccapo a imbonire le masse ... uno spreco di talleri impossibile da sostenere ...
Certo che in Italia il tutto assume sfumature grottesche, incredibili.
A parte il titolo idiota che coinvolge l'aggettivo più sputtanato dell'antropologia ... e il mezzo: nientemeno che Oggi, il settimanale del pettegolezzo più devoto e rispettoso (D'Agostino, con Cafonal, è latore, invece, di un gossip 2.0, aggressivo e iperrealista, seppur connivente, come sempre) ... ma qui abbiamo la prefazione di Cesare Cremonini. Contributi di Jovanotti, Linus, Enrico Ruggeri (e dell'incolpevole Yoko Ono) ... come a dire: non è una cosa seria, solo l'ennesimo bagno nella formalina per la preservazione delle salme rock più redditizie ... e la colonia esegue.
E queste son quattro salme di primissimo rispetto: salmoni li chiamerebbe Totò.
Il conformismo, il narcotico più potente.