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giovedì 10 settembre 2015

Residents - Eskimo (1979)

Secondo alcuni il grado di civiltà d'una nazione si misura dalle condizione delle carceri.
Forse una volta. Per me, oggi, tale metro risiede in ciò che possiamo trovare in (libreria?) edicola ogni giorno.
Stamattina ha riaperto la mia edicola di riferimento. Dopo un bel mese di vacanze. "Inutile che tenevo aperto. Tanto nun se batte chiodo". Il chiosco è sommerso, più che dalla carta, dai gadgets. Scemenze in allegato: plasticaccia che emana diossina anche in forma solida. C'è di tutto: bambolotti, spade finte, utensili da cucina, ricami, soldatini; un inventario della stupidità.
Occhieggio: pare sia tornato in edicola Playboy Italia. In copertina, a gambe larghe, con strategica sovraimpressione ("Scrivere è sexy") e mammelle accennate il giusto, una tizia qualsiasi della fauna della pornografia neocapitalista: Giorgia Crivello. Bella, però. Mi colpisce il carattere grafico: simile a quello degli inserti di Repubblica. E questo lo trovo politicamente logico. "Quasi quasi me lo compro", dico fra me, massaggiandomi il mento. Poi un demone socratico mi sale sulla spalla: "Ragiona. Questa Crivello è una blogger. Scrive. Hai capito il messaggio? Questa è una rivistina con pretese per acculturati gonzi, come Rolling Stone. Rolling Stone dovrebbe parlare di musica, ma di musica forse ce n'è dentro? No, manco una riga. Così come Playboy: che dovrebbe contenere e mostrare fica e, invece, sono sicuro, mi ci gioco le corna, lì dentro di fica ce n'è pochina. Risparmia gli euri". 
Do ascolto all'istinto e rinuncio a Giorgia. E pensare che all'inizio avevo commesso una gaffe: nell'ansia di sapere chi fosse la signorina on the cover l'occhio era stato risucchiato dall'unico nome femminile che si leggeva a destra: Laura Boldrini. Per un microdecimo di secondo ho creduto nell'irreparabile: la terza carica dello Stato a gambe larghe. Un microdecimo. Poi l'equivoco si è sciolto.
L'edicola offre poco. Ci sono tre riviste musicali; che non comprerò. Tre. Superate, almeno nel numero, dalle consuete riviste di tatuaggi (6) e di fitness (5). Ne avevamo già parlato. Il numero di tre riviste musicali (3) è insidiato dal numero delle riviste tematiche sulle beccacce. Per ora solo una, ma chissà ... La rivista che tratta di beccacce è titolata, molto pertinentemente: 'Beccacce che passione'.
Bene.
La sera mi sento sfinito come Sisifo, manco avessi spostato un masso col petto tutto il giorno.
Decido di lavarmi il cervello e riesumo un vecchio disco dei Residents che non ho mai capito cosa fosse: un saggio etnico? Una presa per i fondelli? Una elegia alla vita artica?
Devo ammetterlo: me lo ricordavo meglio.

Ma queste follie totalmente aliene, irriducibili al buon senso, terapeutiche come una seduta sciamanica, hanno il potere di ricollocarmi dalla parte giusta del mondo. L'occhio ipnotico dei Residents taglia via con destrezza chirugica le mediocrità della giornata passata. 
E tanto mi basta.
Domani è un altro giorno.


giovedì 4 settembre 2014

Nurse With Wound list vol. 37 (Public Image Limited/Red Crayola/Red Noise/Steve Reich-Richard Maxfield-Pauline Oliveros/Achim Reichel & Machines/Residents/Catherine Ribeiro + Alpes)

Nww list vol. 37. Achim Reichel

214. Public Image Limited (Gran Bretagna) - Metal box aka Second edition (1979). Già recensito qui.

215. Red Crayola (Stati Uniti) - The parable of arable land (1967). Webbaticy: “Sono passati 46 anni e il suo ascolto ancora colpisce; le 6 Free form freak out, frutti di cacofoniche improvvisazioni in libertà con un capannello di amici, furono quanto di più radicale all'epoca e c'è poco da sorridere sulla loro naiveté. Ciò che resta impresso nella memoria è ovviamente costituito dalle canzoni presumibilmente normali, contrassegnate peraltro da un melodismo e da un dosaggio esponenziale e deviato di psichedelia tipica dell'epoca, comunque in grado di sballare grazie alle infinite trovate ad effetto, su tutte Hurricane fighter plane e Pink stainless tail”.

216. Red Noise (Francia) - Sarcelles-Lochères (1970). Si parte piano, tra flatulenze di sassofoni, canti da ubriachi, provocazioni concrete; quindi il disco si assesta a mezzo fra brani jazz e canzoncine scheletriche: una esitante e variegata propedeutica ai diciotto minuti finali di Sarcelles c’est l’avenir, sorta di fluviale Sister Ray acida stranita dai fiati e ossessionata dalle percussioni: un mezzo capolavoro. Da ascoltare. Patrick Vian, voce, chitarra; Jean-Claude Cenci, voce, flauto, sassofono; Daniel Geoffroy, voce, basso; Philip Barry, voce, chitarra, batteria

217. Reform Art Unit (Austria) - Reform Art Unit (1975). Introvabili.

218. Steve Reich-Richard Maxfield-Pauline Oliveros (Stati Uniti) - New sounds in electronic music (1967). Tre brani: il primo, di Maxfield (1927-1969), Night music, risale alla fine degli anni Cinquanta: è una delle testimonianze sonore sopravvissute di uno dei fondatori della musica elettronica americana; si compone di una serie di effetti prodotti da un registratore e un oscilloscopio; storico; il secondo, Come out (1966), di Steve Reich (1936), uno dei padri del minimalismo, riafferma l’essenza ciclica della sua estetica: un frammento discorsivo viene ripetuto indefinitamente sino al proprio annullamento di senso; il terzo, I of IV (20’45’’), di Pauline Oliveros (1932), è il capolavoro del terzetto: i ‘segnali’, variamente ottenuti, costituiscono una foresta sonora inquietante, ricca di echi e rifrazioni misteriose. Composto presso l’Università di Toronto nel 1966. Da ascoltare, ovvio.

219. Achim Reichel & Machines (Germania) - Echo (1972). Un caposaldo della psichedelia europea: cinque lunghe jam in cui ogni adepto del kraut che si rispetti troverà rispondenze e richiami con i maggiori attori della produzione tedesca coeva, a partire dagli Amon Düül; si potrebbe parlare di folk psichedelico (il ‘fondo’ di chitarra acustica, le dilatazioni sonore, lo sfasamento), ma l’impasto di Reichel è geneticamente diverso dal consimile genere angloamericano, quello più conosciuto; in Reichel opera, infatti, una tradizione culturale naturalmente ricca di echi magici: basti leggere alcune pagine dei romantici tedeschi più obliqui (Hoffmann, ad esempio): qui ogni evento, anche quello apparentemente più innocuo, rimanda a un sottofondo insondabile, ma vivo, che coincide con l’anima millenaria della Germania, succube dell’idea del fato e dell’ineluttabile. Ecco perché Scaruffi può dire, a proposito degli Amon Düül (ma il tutto può estendersi a Reichel): “Il loro sound era ‘gotico’ nel senso più` autentico (e meno spettacolare) del termine, non per il gusto di evocare atmosfere terrificanti ma per la natura stessa delle loro radici culturali”. Da mettere sul piatto subito. Achim Reichel, voce, strumenti vari; Helmut Franke, chitarra; Norbert Jacobsen, voce, clarinetto; Arthur C. Carstens, arpa; Jochen Petersen, sassofono; Dicky Tarrach, batteria; Lemmy Lembrecht, batteria, percussioni; Hans "Flippo" Lampe, percussioni; Kalle Trapp, percussioni; Rolf Köhler, percussioni; Conny Plank, voce; Klaus Schulze, voce, Matti Klatt, voce; Frank Dostal, suoni; Pete Becker, suoni.

220 Residents (Stati Uniti) - The third Reich 'n' roll (1976). Circa trenta hit (anni Sessanta-Settanta) costituiscono i due mostruosi ircocervi del disco: Swastikas on parade (17’36’’) e Hitler was a vegetarian (18’33’’). Da Let’s twist again a To Sir with love, da Hey Jude a In-a-gadda-da-vida, tali punte mainstream del rock sono distorte, amputate, deformate, giustapposte e, infine, riassemblate in forma di collage; il risultato esula dalla parodia accattivante, anzi si colora di tinte sinistre e quasi malsane: l’ascolto è ostico, ma la genialità di alcuni passaggi lo rende doveroso. Nei bonus prendono per i fondelli Rolling (ancora: la traccia isolata di Satisfaction) e Bitolz. Ah, che grandi canaglioni. ?; Honeydew, Pamela Zeibak, voci

221 Catherine Ribeiro + Alpes (Francia) - N° 2 (1970). Patrice Moullet (compositore, inventore di strumenti, attore) e Catherine Ribeiro (d’origine portoghese, anch’ella attrice: con Godard) sono il nucleo di tale sottovalutato ensemble in cui il folk (Ballada des aguas, 15 Août 1970) si sposa a brani psichedelici di rara intensità: Sirba, dominata dall’organo Farfisa, Silen von Kathy e i diciotto minuti di Poème non épique ) sono i vertici sonori, esornati dai vocalizzi della Ribeiro, le cui inflessioni melodrammatiche, tipiche della chanson transalpina, rilucono di una certa teatralità ghiacciata alla Nico; è solo una suggestione, però: le ascriviamo la piena originalità. Da ascoltare. Catherine Ribeiro, voce; Patrice Moullet, voce, chitarra, tastiere; Isaac Robles Monteiro, chitarra; Pires Moliceiro, chitarra; Denis Cohen, tastiere, percussioni.