venerdì 13 giugno 2014

Virgin Forest vol 6 - USA progressive in the Seventies Mirthrandir - For you the old women (1976)/Cathedral - Stained glass stories (1978)/Hands - Hands (1977-1980)

Mirthrandir

La vedo così (con semplificazioni di grana spessa): un grande anelito di libertà o libertarianesimo o anarchia liberale scuote i continenti: parte dagli Stati Uniti, ma invade prima l'Europa e quindi il mondo tutto (i satelliti occidentali, almeno: Giappone in testa).
Negli Stati Uniti il fenomeno sociale e politico trova sbocco artistico nella nascente psichedelia o nell'hard rock o nel folk blues bianco riadattato dai vecchi padri della protest song (padri bianchi e neri); è una voglia di 'altro', spesso generica, ma sincera - non popolare e mediata culturalmente (dalle università, ad esempio) - non americana, se per americano intendiamo il blocco sociale WASP o Frankie Valli o Nashville. 
Ognuno reagisce attingendo alle proprie radici: in Europa la contestazione s'invera nei modi della canzone popolare di protesta e del progressive in senso lato.

Comune ai due empiti (americano ed europeo) è la volontà di rottura; le soluzioni divergono tra il frontismo e l'impegno sociale (hippies, Pantere Nere, socialismo fabiano, comunismo, anarchismo ...) e l'escapismo (voglia di una terra 'altra', riesumazione di passati mitici o futuri possibili ...).
Se la prima soluzione ci dona Dylan, Guccini, il cabaret politico e l'avanguardia più avvertita e dirompente (compreso il progressive più elaborato: Soft Machine, Henry Cow), la seconda sfocia nello space rock, nella psichedelia alla Wooden ships, nel neoclassicismo, nel folk e nella world music più sognante, nel progressive con l'orecchio e il cuore rivolto al rimpianto delle terre utopiche (celtiche, germaniche, leniniane; tolkeniane; evoliane: non necessariamente di sinistra, quindi).
Svanito in un decennio questo afflato universale rimase la maniera: in tale periodo di riflusso (dal 1975 circa in poi) la fluidità creatrice si perde e ci si immobilizza nell'ossequio del recente passato; sarà allora che gli Stati Uniti, in tono minore e ordine sparso, tenteranno il recupero delle forme progressive europee più celebrate e prevedibili, Yes e Genesis in testa.
Operazioni riuscite, c'è da anticipare, in cui il tono del già sentito non fa velo alla godibilità delle esecuzioni. C'è parecchio ancora da disboscare, però. 

Mirthrandir - For you the old women (1976). John Vislocky III, voce, tromba; Alexander Romanelli, chitarra; Richard Excellente, chitarra; Simon Gannett, tastere; James Miller, flauto basso; Robert Arace, batteria.

Cathedral - Stained glass stories (1978). Paul Seal, voce, tastiere, percussioni; Rudy Perrone, voce, chitarra; Tom Doncourt, tastiere, percussioni; Fred Callan, voce, tastiere; basso; Mercury Caronia IV, batteria, percussioni, vibrafono. 

Hands - Hands (recordings 1977-1980). Gary Stone, voce; Tom Reed, voce; Ernie Myers, voce, chitarra, tastiere; Michael Clay, voce, chitarra, tastiere, xilofono; Shannon Day, viola, violino; Mark Menikos, viola, mandolino; Skip Durbin, sassofono; Steve Parker, voce, basso; John Rousseau, batteria, percussioni; Martin McCall, batteria, percussioni.

5 commenti:

  1. Mirthrandir e Cathedral sono prog puro, addirittura rococò in certi casi, certamente influenzati dalla scena inglese; ma il prog usa mantiene comunque una certa foga e un volume tutto yankee.
    I primi tentativi sconfinano ancora nell'acido, altri nell'hard. E' come se mancasse un po' il 'focus' ma è un bene, perché si genera una musica schizofrenica e imprevedibile.
    Poi ci sono i grandi album e i grandi gruppi prog, passati poi alla fama sotto altre etichette, 2 su tutti: kansas e journey (e pure i primi Styx).
    Nota a margine: questa per me è veramente Virgin Forest: guardare dove il pensiero comune ritiene non ci sia nulla da vedere o sentire, dove la breve, brevissima tradizione letteraria rock ci ha insegnato che nulla di buono è emerso. Frugara tra il prog usa è un po' come indagare il country inglese o il funky italiano.
    Altra nota a margine: se in usa il movimento prog è comprensibilmente eterogeneo, nel canada francofono è sorta una vera e propria scuola progressiva di matrice 'europeista', una Canterbury boreale da portare alla luce. Però serve tempo, pazienza, añche soldi, perché alla fine qualche disco è bello averlo.
    Io, come condiviso in community, ho tirato giù i nomi fi una cinquantina di gruppi usa, e credo arriveranno qualche decina di band dal Quebec. Un post introduttivo forse lo farò lunedi, poi spero di potere continuare, altrimenti saranno playlist su youtube.
    Salut!

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    1. Ho messo i canadesi da parte, e certi grandi nomi perché lì c'è poco (o meno) da sfrondare.
      La qualità è buona, come di un buon disco degli Yes. E poi sapere che certe elucubrazioni sonore vengono dal Texas (dove ho visto Cadillac con le corna) aggiunge un fascino particolare.

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  2. Beh il Texas e' sempre stato una terra dalle soluzioni sorprendenti a dispetto della rozzezza dei contesti socio-culturali, da 50 anni a questa parte.

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    1. Vero, compresi gli amati Voice of Eye e Mars Volta.

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  3. A volte è dove la media del pensiero comune può sembrare più gretta che i non allineati svettano.

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