domenica 14 aprile 2013

March songs/April songs 1^ parte/2^ parte

Patti Smith

Di marzo sí vi do una peschiera
di trote, anguille, lamprede e salmoni,
di dentici, dalfini e storïoni,
d'ogn'altro pesce in tutta la riviera;
con pescatori e navicelle a schiera
e barche, saettíe e galeoni,
le qual vi portino a tutte stagioni
a qual porto vi piace alla primiera:
che sia fornito di molti palazzi,
d'ogn'altra cosa che vi sie mestiero,
e gente v'abbia di tutti sollazzi.
Chiesa non v'abbia mai né monistero:
lasciate predicar i preti pazzi,
ché hanno assai bugie e poco vero.


Antonio Carlos Jobim-Elis Regina -  Águas de Março
Cibo Matto - Águas de Março
Iron Maiden - The Ides of March
Ivano Fossati - La pioggia di Marzo
João Gilberto - Águas de Março
Lucio Battisti - I giardini di Marzo
Lucio Dalla - 4 Marzo 1943
Marisa Monte-David Byrne - Waters of March
Matt Bianco-Al Jarreau-Oleta Adams - Waters of March
Mina - La pioggia di Marzo
Rosa Passos - Águas de Março
Silverstein - The Ides of March
Smoke City - Águas de Março
Stan Getz- João Gilberto - Águas de Março
Tom Jobim-Chico Buarque-Caetano Veloso - Águas de Março


APRILE

D'april vi dono la gentil campagna
tutta fiorita di bell'erba fresca;
fontane d'acqua, che non vi rincresca,
donne e donzelle per vostra compagna;
ambianti palafren, destrier di Spagna,
e gente costumata alla francesca
cantar, danzar alla provenzalesca
con istormenti nuovi d'Alemagna.
E d'intorno vi sian molti giardini,
e giacchito vi sia ogni persona;
ciascun con reverenza adori e 'nchini
a quel gentil, c'ho dato la corona
de pietre prezïose, le piú fini
c'ha 'l Presto Gianni o 'l re di Babilona.


Al Jolson - April showers
Alessandro Scarlatti - Amica hora che Aprile
Alice - Neve d’Aprile
Analog Session - April
Angelo Branduardi - 1° Aprile 1965
Area - Guardati dal mese vicino all’Aprile
Arianna Savall - Salutate il nuovo Aprile
Arsenico - 4 Aprile
Bachi da Pietra - Aprile d.c.
Ludwig van Beethoven - Per te amico d’Aprile (testi Pietro Metastasio)
Blind Justice - Aprile
Born in August - April
Carmen Consoli - Pioggia d’Aprile
Chalk Circle - April fool
Deep Purple - April
Diana Dors - April heart
Elettrojoyce - Sarebbe accaduto in Aprile
Francesco Guccini - Le piogge d’Aprile
Francesco Guccini - Quel giorno d’Aprile
Francesco Paolo Tosti - Aprile
Franco Battiato - Tiepido Aprile
Gang - Aprile
Giovanna Daffini - Vi ricordate quel 18 Aprile
Hate for Breakfast - Aprile 1945
Hope & OScial - April
Jesus & Mary Chain - April skies
Junker - Aprile
Kashiwa Daisuke - April
Luca Marenzio - Nel più fiorito Aprile
Madutec - April
Max Manfredi - Aprile
Milva - 25 Aprile 1945
Moltheni - Qualsiasi Aprile
Mutton Birds - April
Pane - Aprile
Pat Boone - April love
Patti Smith - April fool
Platinum Monkeys - April
Randone - 22 Aprile
Rasmus - October and April
Ricky Wilde - April love
Rufus Wainwright - April fools
Sands - April and June
Sara Mitra - April song
Sarah Vaughan - April in Paris
Simon & Garfunkel - April come she will
TesseracT - April song
Vinicio Capossela - 25 Aprile
Yo Yo Mundi - Festa d’Aprile

sabato 13 aprile 2013

Mutant Sounds reborn - The Italian posts of Mutant Sounds vol. 2 (Akron/Anatrofobia/Andrea Centazzo)



Akron - La signora del buio (1999). Very dark organ driven heavy progressive from Italy in the vein of Jacula, Metamorfosi, Pholas Dactilus, Antonius Rex, Il Segno Del Comando. Pressed in very limited quantity of 400 copies accompanied by booklet. HIGHLY RECOMMENDED!!!!

Anatrofobia - Le cose non parlano (2001). Great new Italian band, playing a complex RIO styled improvisational rock reminding much of Univers Zero, Doctor Nerve and Curlew along with the much newer Zu. Excellent dark atmospheres, chaotic use of electronics and saxes sometimes touching the edges of industrial. This is their second release and long deleted.

Andrea Centazzo - Ictus (1974). "Italy's top orchestral percussionist, Andrea Centazzo has composed and performed lyric operas, orchestral symphonies, and percussion solos. Since 1983, Centazzo's attention has been focused on multimedia productions incorporating traditional and electronic instruments and video tape. Centazzo has been praised for his ability to "synthesize Oriental percussive vibration with timbal understanding of contemporary music and the soul of jazz and rock". Centazzo first attracted attention as a sideman for such avant-garde artists as John Zorn, Steve Lacy, and Don Cherry. The possessor of a doctorate in musicology, he has taught seminars and workshops in Europe and the United States. A prolific writer, Centazzo has composed more than 350 pieces and has authored eight books on musicology".  Craig Harris, All Music Guide
A real masterpiece ... dreamy improvised music with eastern influences and much use of electronics!
Thanks Michael for the scans!

Andrea Centazzo Trio - Ratsorock (1977). Following my previous post of Andrea Centazzo's LP on PDU, here's one more rare recording on Centazzo's Ictus label, from 1977. Excellent free form Jazz improvisations !

giovedì 11 aprile 2013

A brief history of electroacoustic music vol. 5 1^ parte/2^ parte

Bernard Parmegiani

01 - Beatriz Ferreyra - Echos
02 - Bernard Parmegiani - De natura sonorum


1974

01 - François Bayle - Grande polyhonie
12 - Denis Smalley - Pentes
13 - Leo Küpper - Innominé


1971

01 - Iannis Xenakis - Persepolis


1970

01 - Karl-Heinz Stockhausen - Mantra


1972-1979

01 - Alcides Lanza - Penetrations VII
02 - Alcides Lanza - Ekphonesis V
03 - Michael Obst - Metal drop music
04 - Jean-Claude Risset - Songes
05 - Barry Truax - The blind man


1975-1976

01 - Luciano Berio - Chants parallèles
02 - Hanson, Sten - Le nom des 7 nuits
03 - François Bayle - Camera oscura

martedì 9 aprile 2013

Traditional music of the vanishing peoples vol. 3 (Etiopia/Rwanda/Centro Africa [Musica pigmea] plus Ennio Morricone per Pier Paolo Pasolini. Werner Herzog: diecimila anni fa. Pasolini, i Denka e l’idolo Baulé. Un epitaffio di Cormac McCarthy



Ten thousand years older di Werner Herzog è uno dei sette cortometraggi inserito nel più vasto collage Ten minutes older: the trumpet (2002; fra gli altri Aki Kaurismäki, Chen Kaige, Wim Wenders, Victor Erice, Spike Lee e Jim Jarmusch con Chloë Sevigny).
In pochi minuti, attraverso il resoconto di brevi momenti di lancinante malinconia, il regista delinea la fine della tribù Uru-Eu-Wau-Wau, ancora legata ad un'economia neolitica, rimasta isolata ed integra per millenni nelle profondità della giungla amazzonica. Nel 1981 l’avanzata dei coloni brasiliani e dei cercatori d’oro rompe l’incantesimo: i gruppi entrano in contatto; dopo vent’anni, nel 2001, Herzog torna nei luoghi che hanno testimoniato l’incontro fatale. La giungla ormai formicola di attività umane; si levano fuochi da disboscamento; gli alberi sono schiantati per far posto ai carriaggi; la tribù, che, in pochi mesi, è stata decimata dalla varicella e dalla comune influenza, è ridotta a un centinaio di individui. Il trauma del progresso ("a progress into the void”) li ha annichiliti. Tari, il capotribù, e Wapo, suo fratello, sono ancori vivi, ma regnano su una comunità di fantasmi. I due sono degli sconfitti:  mostrano a beneficio della telecamera dei vincitori e padroni esperienze e saperi che ormai saranno dissolti nell’indifferenza: come fabbricare frecce senza metalli (incidendo l’asta con il dente di un roditore) oppure come avvivare il fuoco tramite la frizione del legno; le conquiste occidentali, che pure hanno conosciuto, li lasciano freddi; il tempo ciclico dei movimenti solari e lunari o l’eternità sempre viva del passato leggendario gli rende incomprensibile la concezione occidentale del tempo, definito dall’imperio del presente. Entrambi hanno conosciuto l’amore di donne bianche: ne parlano come due adolescenti imbarazzati, due timidi fanciulli destinati alla morte più atroce, quella dell'oblio; Tari mima un canto rituale di guerra, ma la tubercolosi gli impedisce di continuare; la civiltà, come un tumore inarrestabile, sta disfacendo il corpo del re; l’anima del popolo morirà di conseguenza: già il nipote, Pablo, si vergogna d’appartenere alla propria gente, ne disconosce la lingua, si prepara a diventare un buon brasiliano, un uomo dei nuovi tempi.
Vanishing peoples. Ecco Pasolini:
“Il buon selvaggio esiste, aveva ragione Rousseau, e l’ho visto io con i miei occhi proprio allo stato puro: i Denka, un popolo che viveva alle sorgenti del Nilo, nel fondo del Sudan. Ed erano tutti nudi, nudi con un filo di perle intorno al collo e la lancia; e non conoscevano niente, non sapevano cosa fosse la moneta e vivevano di baratto ed erano comunitari, pescavano  e facevano pastorizia insieme. Ed erano felici, erano felici, felici … ecco se penso all’immagine della felicità umana io penso ai Denka. Distrutti. Distrutti da Abboud in nome del musulmanesimo. Un genocidio. Che nessuno naturalmente ha preso in considerazione”*.
E ancora: “Ho pianto di vere lacrime davanti a un idoletto della tribù Baulé, fatto di legno e filamenti vegetali; ho pianto perché quello era il piccolo nume contadino del Lazio di Turno. Lacrime su un mondo perduto anche nelle sue ultime propaggini …”**.
Chi ricorderà questi uomini e le loro culture? Quale il loro cantore? Nessuno. Essi svaniranno dalla memoria dell’umanità come scherzi, come brevi ombre. Centinaia di milioni di uomini, di speranze, di mondi diversi. Doniamo loro questo epitaffio, tratto da Meridiano di sangue di Cormac McCarthy: un gruppo di sanguinosi e depravati masnadieri, guidati da Glanton e dal Giudice (forse la personificazione dell'Occidente, o del Male o del diavolo), attaccano un miserabile villaggio indiano:
“Si avvicinarono a quel miserabile insediamento alla luce remota del tramonto, sottovento, lungo la sponda meridionale del fiume, dove arrivava l'odore del fumo di legna dei falò. Quando i primi cani cominciarono ad abbaiare, Glanton spronò il cavallo e sbucarono dagli alberi e attraversarono la terra arida cosparsa di arbusti con i cavalli che protendevano il lungo collo dalla polvere, avidi come cani da preda, e i cavalieri che li frustavano dirigendoli verso il sole, là dove le sagome delle donne distolte dalle faccende rimasero per un momento piatte e rigide in silhouette, prima di convincersi della realtà di quel pandemonio polveroso e scalpitante che si abbatteva su di loro. Erano ammutolite, scalze, vestite del cotone greggio nato da quel suolo. Stringevano ramaioli per cucinare, bambini nudi. Alla prima scarica ne crollò a terra una dozzina.
Gli altri si erano messi a correre, vecchi che alzavano le mani al cielo, bambini trotterellanti che chiudevano gli occhi al fuoco delle pistole. Alcuni giovani corsero fuori brandendo gli archi e vennero abbattuti, poi i cavalieri si sparsero per il villaggio calpestando le capanne d'erba e atterrando a colpi di mazza i capifamiglia urlanti.
Quella notte, molte ore dopo il tramonto, quando la luna era già alta, un gruppo di donne che erano andate a pescare su per il fiume ritornarono al villaggio e vagarono ululando fra le rovine. Qualche fuoco bruciava ancora sotto la cenere, e qualche cane strisciava via fra i cadaveri. Una vecchia si inginocchiò presso le pietre annerite davanti alla porta della sua capanna, mise un po' di sterpaglia fra i tizzoni e soffiò finché non vide una fiamma levarsi dalle ceneri, poi cominciò a raddrizzare gli orci rovesciati. Tutt'intorno a lei giacevano i morti con i crani sbucciati simili a polipi umidi e azzurri o a meloni luminescenti che si raffreddassero su una mesa della luna. Nei giorni seguenti le fragili enigmatiche tracce nere lasciate dal sangue su quelle sabbie si sarebbero crepate e spaccate e sarebbero scomparse, cosicché nel giro di pochi soli ogni traccia della distruzione di quella gente sarebbe stata cancellata. Il vento del deserto avrebbe coperto di sale le rovine, e non ci sarebbe stato nulla, né spettro né cronista, a raccontare a tutti i viaggiatori di passaggio com'era avvenuto che uomini fossero vissuti in quel luogo e in quel luogo fossero morti”.
Vanishing peoples.

* “Europeo”, 19 Settembre 1974. Intervista rilasciata a Massimo Fini.
** Scritto del 1970 pubblicato postumo su “Illustrazione Italiana”, Febbraio-Marzo 198