David Borden, Steve Drews e Linda Fisher (sotto l'egida, l'influenza e la supervisione morale e tecnica di Robert Moog - inventore del sintetizzatore) licenziarono l'album originale nel 1973; nell'edizione del 1999 includono altre due tracce (Train e Easter), risalenti - come Cloudscape for Peggy - al 1970.
Il suono viene a situarsi sulla scia delle potenti suggestioni minimaliste di Steve Reich e Terry Riley, di pochi anni precedenti (specie nell'iniziale Ceres motion).
Sul disco c'è poco da aggiungere; basta ascoltarlo.
In linea generale (oserei dire: metafisica) mi piace, invece, azzardare questo: gli americani sono pionieri che amano lanciarsi sulle ali della tecnica: tanto più cresce la tecnica tanto più si estende il territorio delle loro scoperte; i tedeschi, al contrario, usano la tecnica per indagare se stessi; come popolo, anzitutto, e perciò quale parte peculiare di una più comprensiva interiorità europea.
L'elettronica americana si volge all'esterno, bulimica e seriale (nonostante i costanti riferimenti ai mantra orientali); quella germanica esplora l'inner space: non sono, forse, i bordoni di Klaus Schulze più un rendiconto dell'animo tedesco che una immersione nelle meraviglia del cosmo?
Jeff Cotton fu chitarrista per Captain Beefheart (Antennae Jimmy Semens il suo nom de plume sotto il tirannico pazzoide); Fankhauser, girovago psichedelico negli anni mirabili, si unì a lui già nel 1964, quando formarono gli Exiles; i due ebbero modo di riunirsi ancora nei primi anni Settanta: il risultato furono i Mu (dal nome del leggendario continente sommerso), gruppo di nessun successo, ma di ottima considerazione postuma.
Le nove tracce di Mu constano di una morbida psichedelia (piuttosto ordinaria se raffrontata ai tempi), animata però, e in modo inconfondibile, dalla chitarra di Cotton (co-autore di quasi tutti i brani) - un Cotton, reduce dalla marchiatura a fuoco avuta nelle micidiali session del Capitano, che si esibisce anche al sassofono.
Un disco minore, ma da ascoltare per catturare i bagliori finali della prima ondata psych americana, e gli ultimi accordi di un grande chitarrista (Cotton si ritirò nel 1975).
Hanno una loro ascesa, che pare interminabile, in cui predomina la forza, e il delitto è senza colpa perché parte dell'idea irrinunciabile del progresso; quindi il rallentamento, allorché la potenza si dispiega come un frutto maturo davanti al mondo; s'inizia poi un breve declino, appena percettibile: i costumi sono ancora vigorosi, il popolo si crede immortale; le crepe, però, si fanno evidenti, le tradizioni si sfaldano, una diffusa mollezza rende permeabile il tronco allora vigoroso alle intrusioni della coscienza.
È in tale periodo di declino che sorgono i pentimenti e i ravvedimenti, e le nostalgie per la purezza perduta: al fondo di questi sentimenti opera una antica superstizione: quella di aver tradito il dio che teneva unita e prospera la nazione.
Ed è in tale periodo che cercano di riscoprirsi le radici di ciò che si è stati (anche in Italia è così: basta considerare il culto di cui gode il progressive e il cinema degli anni Settanta; al di là dei loro effettivi meriti).
Il folk di Robbie Basho e John Fahey scava alla ricerca di un paese primordiale, senza colpe, incontaminato dalla civiltà e, perciò, dal delitto. Se Florian Fricke e i Popol Vuh fossero nati nel Maryland avrebbero seguito a ritroso le stesse orme di Basho e compagnia: basta ascoltare le suite acustiche di Falconer's arm I per rendersene conto.
Le tracce di Basho, pur nella varietà delle influenze (musica tradizionale orientale, blues et cetera), sono la colonna sonora della ricerca della terra perduta d'America.
La giusta fortuna del disco è riposta senza dubbio nei ventidue minuti della composizione Blend, capolavoro-suite strumentale che inaugura l'opera; Blend è una sorta di raga orientale (suonato da un americano di New York!) in cui la musica, nella sua concrezione più alta, si svela per ciò che è, da sempre: una imitazione (ed evocazione) inconscia di ritmi e pulsioni ancestrali, stratificati in noi dopo centinaia di migliaia d'anni d'evoluzione biologica. Quando il ritmo degli strumenti (chitarre, percussioni) riesce a ripetere (e, quindi, a render manifesto) ciò che in noi dorme o pulsa sotterraneo da tempi immemori, ecco, abbiamo la musica nella sua forma più pura.
Una musica, in tale accezione, priva di qualsiasi caratteristica che la definisca come genere o come tratto distintivo d'una particolare cultura (o, peggio, d'una particolare nazione).
Quando ciò accade desideriamo che tale miracolo si protragga per sempre: venti trenta minuti, ore ... non interessa ... in tali frangenti siamo davvero uomini del mondo.
Le altre quattro tracce del disco sono più individuabili; vi è persino una fantasia dedotta dai Carmina Burana di Carl Orff: troppo facile.
E tuttavia quei ventidue minuti non possono ignorarsi: questa è la musica, questo il monumentum aere perennius, l'arte universale, indistruttibile.
* * * * *
Mi piace congetturare che i Doors di The end ascoltarono con profitto Blend.
Il mio funerale avrebbe dovuto essere rumoroso. Parecchio.
Quand'ero molto giovincello dicevo. "Se mi dovete seppellire fatelo con i Black Sabbath. Voglio War pigs".
Quando fui meno giovincello corressi: "Se mi dovete seppellire fatelo con i Black Flag. E cercate di invitare Rollins".
Poi, col tempo ... "Se mi dovete seppellire fatelo con i Melvins. Invitate King Buzzo".
Ma corressi ancora: "Chiamate Pino Scotto. Fategli fare un bel discorso, di quelli che mi piacciono: tre bestemmie e mezzo concetto".
Adesso, che non ho più voglia di fare niente, manco di postare questi post insulsi, mi è venuta voglia di catafottermi nell'altro mondo con Steve Albini.
In fondo Steve Albini è sempre stato con me.
L'inizio sferragliante di Monobrow è depositato nelle mie cellule. Purtroppo non troverete Monobrow fra i dischi che vi offro oggi, ma potete recuperarlo qui:
Ma non erano le forze della controinformazione a dover liberare il mondo?
Non eravamo noi tutti, tramite il magico mondo virtuale, a doverci unire, pian piano, per denunciare al popolo del Mondo Connesso i sotterfugi ignobili e criminali del potere e agire di conseguenza?
A cosa ci siamo ridotti?
A qualche coglione che sbraita soluzioni da saltimbanco e non riuscirebbe a portare verso di sé manco una maggioranza qualificata dell'assemblea condominiale.
A qualcuno squilibrato che crede a tutti i complotti e, quindi, di fatto, non crede più a niente.
A qualche vecchio umanista cattolico che spurga un po' di veleno, ma sa già, in cuor suo, che le sue mura sono state abbattute dalle trombe di Gerico della propaganda e le trincee improvvisate travolte da una artiglieria disinformativa mai vista (e sospettata) prima?
A qualche arnese che blatera di economia e vaticina ogni settimana la fine del mondo finanziaria?
A professorini insultanti che pontificano narcisisti, ma poi, all'atto pratico (armiamoci!), vengono seguiti da dodici-persone-dodici?
A chi crede che il petrolio è finito e quindi ...
A chi crede che alluvioni e terremoti sono gestiti dalla CIA ...
A cosa ci siamo ridotti?
Ve lo dico io: a gente che aspetta il botto.
Siccome non sappiamo fare più niente aspettiamo il botto fine-di-mondo che ci libererà dai tiranni a cui non sappiamo manco fare il solletico.
Se solo ci vedessero i nostri vecchi. Quelli che oggi avrebbero cent'anni. Loro non ci sono più eppure mi vergogno lo stesso.
Che merdoni: non sappiamo trovarci un lavoro decente, lottare per il nostro paese umiliato ogni giorno, non sappiamo difendere le conquiste sociali, i tesori d'arte, i panorami, le pietre millenarie, la cultura eterna, non sappiamo neanche più fare a pugni, rimorchiare, avere una visione basica e limpida di ciò che è giusto e sbagliato ... non sappiamo sparare, accendere un fuoco, orientarci, coltivare la terra, alzare un muretto ... niente.
Pure le foto sono impietose: una foto in bianco e nero degli anni Cinquanta: guardateli bene in faccia ... duri, atticciati, ben rasati o con barbe appena accennate, ispide e metalliche, solidi ... per loro un sì era sì e il no era no ... una stretta di mano bastava a suggellare i patti ... fate qualche confronto con gli ominicchi attuali: i capelli fonati, il tatuaggetto, le camiciole, gli occhialini, la barbetta scolpita.
Fanfaroni pieni d'aria. Niente, non sappiamo fare niente. Noi che dovevamo cambiare tutto e invece ... manco una sfilata contro un ripetitore vicino alle scuole elementari ... ne sono testimone; tutti indignati ... furibondi .. maledetti politici ... ci hanno venduti ... alla prima manifestazione si presentano in quaranta ... alla seconda in dieci ... saliti a venti dopo qualche giro di telefonate ... il ripetitore è ancora là e ci resterà ... complimenti ...
L'acqua del tale acquedotto di provincia ha più metalli pesanti di quella di Fukushima ... bene, protesta! Eravamo in cinque.
Siccome siamo dei molluschi, dei rammolliti, dei bruti, il nostro unico atto rivoluzionario è quello di aspettare il grande botto: prima o poi, pensa qualcuno, il sistema imploderà su se stesso e allora tutto cambierà ... sì, come no, aspetta e spera ... coglione ... e sotto le macerie dell'implosione chi ci resta? Obama, Bill Gates, la Goldman Sachs? Sicuro, come dubitarne ... coglioni due volte, tre volte ... cento, mille.
I conigli - che siamo noi, perché questo siamo: dei conigli - aspettano con ansia quella fine del mondo che si sostituisca agli impulsi rivoluzionari che non hanno più ... torpidi svogliati tonti ... con le loro competenze da quattro soldi ... uno straccio di diploma e discettano come Socrate nel Fedone questi pagliacci ... era meglio non avere studiato, questo è sicuro ... datemi qualche divisione di vecchi analfabeti e conquisterò l'Italia ... ora capite cosa voleva dire Marlon Brando/Kurtz in Apocalypse now ...
Avete letto? La Deutsch Bank sta per crollare! Il capitalismo è morto, abbiamo vinto! Come no, sicuro ... intanto passa la manovra per tagliare 13 miliardi di prestazioni sanitarie, coglione ...
Poveri vecchi nostri ... e povero Mario Salvi che si è preso una palla in testa per difendere la democrazia e i poveri ... almeno lui c'ha provato, nelle strade ... con l'eskimo e la sciarpetta, vecchio Gufo ... beato te che non puoi vedere e sentire!
Secondo alcuni il grado di civiltà d'una nazione si misura dalle condizione delle carceri.
Forse una volta. Per me, oggi, tale metro risiede in ciò che possiamo trovare in (libreria?) edicola ogni giorno.
Stamattina ha riaperto la mia edicola di riferimento. Dopo un bel mese di vacanze. "Inutile che tenevo aperto. Tanto nun se batte chiodo". Il chiosco è sommerso, più che dalla carta, dai gadgets. Scemenze in allegato: plasticaccia che emana diossina anche in forma solida. C'è di tutto: bambolotti, spade finte, utensili da cucina, ricami, soldatini; un inventario della stupidità.
Occhieggio: pare sia tornato in edicola Playboy Italia. In copertina, a gambe larghe, con strategica sovraimpressione ("Scrivere è sexy") e mammelle accennate il giusto, una tizia qualsiasi della fauna della pornografia neocapitalista: Giorgia Crivello. Bella, però. Mi colpisce il carattere grafico: simile a quello degli inserti di Repubblica. E questo lo trovo politicamente logico. "Quasi quasi me lo compro", dico fra me, massaggiandomi il mento. Poi un demone socratico mi sale sulla spalla: "Ragiona. Questa Crivello è una blogger. Scrive. Hai capito il messaggio? Questa è una rivistina con pretese per acculturati gonzi, come Rolling Stone. Rolling Stone dovrebbe parlare di musica, ma di musica forse ce n'è dentro? No, manco una riga. Così come Playboy: che dovrebbe contenere e mostrare fica e, invece, sono sicuro, mi ci gioco le corna, lì dentro di fica ce n'è pochina. Risparmia gli euri". Do ascolto all'istinto e rinuncio a Giorgia. E pensare che all'inizio avevo commesso una gaffe: nell'ansia di sapere chi fosse la signorina on the cover l'occhio era stato risucchiato dall'unico nome femminile che si leggeva a destra: Laura Boldrini. Per un microdecimo di secondo ho creduto nell'irreparabile: la terza carica dello Stato a gambe larghe. Un microdecimo. Poi l'equivoco si è sciolto.
L'edicola offre poco. Ci sono tre riviste musicali; che non comprerò. Tre. Superate, almeno nel numero, dalle consuete riviste di tatuaggi (6) e di fitness (5). Ne avevamo già parlato. Il numero di tre riviste musicali (3) è insidiato dal numero delle riviste tematiche sulle beccacce. Per ora solo una, ma chissà ... La rivista che tratta di beccacce è titolata, molto pertinentemente: 'Beccacce che passione'.
Bene.
La sera mi sento sfinito come Sisifo, manco avessi spostato un masso col petto tutto il giorno.
Decido di lavarmi il cervello e riesumo un vecchio disco dei Residents che non ho mai capito cosa fosse: un saggio etnico? Una presa per i fondelli? Una elegia alla vita artica?
Devo ammetterlo: me lo ricordavo meglio.
Ma queste follie totalmente aliene, irriducibili al buon senso, terapeutiche come una seduta sciamanica, hanno il potere di ricollocarmi dalla parte giusta del mondo. L'occhio ipnotico dei Residents taglia via con destrezza chirugica le mediocrità della giornata passata.
Steppenwolf - Live 1970. Goldy McJohn, tastiere; Jerry Edmonton, batteria; John Kay, voce, chitarra; Larry Byrom, chitarra; Nick St. Nicholas, basso.
Fraternity of Man - Fraternity of Man (1968). Lawrence "Stash" Wagner, voce, chitarra; Elliot Ingber, chitarra; Warren Klein, chitarra, sitar; Martin Kibbee, basso; Richard Hayward, voce, batteria.
Holy Modal Rounders - The mooray eels eat The Holy Modal Rounders (1968). Steve Weber, voce, chitarra; Peter Stampfel, voce, banjo, violino; Richard Tyler, tastiere; Sam Shepard, percussioni.
Poiché non sono in gran vena e le Ostriche non mi hanno mai entusiasmato davvero, sono andato a leggermi qualche recensione qua e là. Di Webbaticy, Scaruffi, ad esempio; e mi son letto anche la pagina di Wikipedia. Chi non l'ha fatto? La pagina italiana di Wikipedia è sempre più scarna di quella inglese (e francese, spagnola, calmucca et cetera); molte volte è scritta in dispregio della sintassi o di qualsiasi eufonia e scorrevolezza; altre volte è semplicemente illeggibile: vi ristagna un tono generale, persistente come un lezzo non individuabile, di sciatteria. Ad ogni modo ognuna è vergata in un italiano medio-basso tuttora comprensibile ai più; e tanto basta. Alla sezione Wiki dedicata al gruppo si può leggere: "Il secondo album, Tyranny and mutation (1973), ottenne anch'esso un discreto successo, ma sarà il successivo Secret treaties, uscito nel 1974, a farli apprezzare anche dalla critica. L'album, che vanta la collaborazione di Patti Smith, amante del tastierista Allen Lanier e coautrice della canzone Career of evil, divenne dopo poco disco d'oro, grazie anche al singolo Astronomy, una delle canzoni più belle della band, e considerata talvolta la ballad più bella degli anni '70 ben più di Starway to heaven"(1).
Capito? Un detrattore del mito dei £ed Zeppe£in come me (si intenda: non proprio dei £ed Zeppe£in, ma sicuramente del mito dei £ed Zeppe£in, vedi Copy, paste and enjoy!) avrebbe dovuto accogliere tali righe con gioia sarcastica e invece ... no, non ci siamo ... le gerarchie anzitutto: Astronomy è inferiore a Stairway to heaven - e non si discute - così come Stairway to heaven è inferiore a Hairway to Steven (inferiore non all'album, ma all'idea spietata che i Butthole avevano della dolciastra Stairway to heaven).
Restaurata la reale scala di valori passiamo a discutere i due dischi; sono due dischi di hard rock anni Settanta, ben suonati, e sopra la media, ma dal tratto piuttosto ordinario e sempre in procinto di consegnarsi all'AOR (tradimento che avverrà colle successive operine).
Anche il classico Career of evil convince poco (e dell'aneddoto della Smith m'interessa zero: basta con tali ammicchi). I BOC, insomma, non hanno asperità o doppi fondi, nonostante il lato oscuro, per convinzione diffusa e ormai accettata, sia alla base della loro presunta fascinazione sonora.
Che dire? Naturalmente mi sbaglio.
(1) A tutt'oggi, 23 giugno 2015, sulla pagina Wiki italiana dei BOC c'è effettivamente scritto Starway to heaven.
Mi si chiedono i Doldrums? E io eseguo. Il disco, peraltro, è un capolavoro.
Jasun Martz, già con Zappa e Family East Band? Un altro capolavoro.
Olivier Messiaen? E chi è? dirà qualcuno. Un genio dell'avanguardia, rispondo. Una messa di Pentecoste per organo, straniata e perturbante. Da ascoltare prima di morire.
Con un click, insomma, porterete sul vostro PC tre meraviglie della musica altra. Mi piacerebbe corredare con brevi note questi dischi, come amavo fare un tempo, ma, oggi, giugno 2015, ho perso un po' di voglia.
Buon ascolto, comunque.
Doldrums - Acupuncture (1997). Justin Chearno, chitarra; Bill Kellum, chitarra, basso; Matt Kellum, batteria.
La domanda del giorno: perché gente di buon gusto, dai modi urbani, dalle scelte letterarie cinematografiche artistiche di buon livello (diremmo: quasi snob), si lascia poi coinvolgere, entusiasticamente, da coattoni di tal fatta?
I barbogi texani (Billy Gibbons, voce e chitarra; Dusty Hill, basso e tastiere; Frank Beard, batteria; Beard è, ovviamente, quello senza barba) presentano spettacoli kitsch, hanno un andatura hard blues desertica già sentita (lievemente virata verso l'elettronica), declinano testi risaputelli eppure ...
Perché Sharp dressed man è ancora piacevole all'ascolto?
La interpreto così: il sound di alcuni gruppi riesce a sintonizzarsi su vibrazioni basiche dell'animo umano. Come fa Beefheart o fanno i Can o i Popol Vuh o fa Terry Riley, per nominare i primi che mi vengono in mente ... non ne faccio una questione spirituale o mistica, no ... assolutamente ... anzi, è una faccenda carnale, di trippa, non altro.
L'ho già scritto.
Le vibrazioni sonore di Sharp dressed man o I got the six (i timbri di quella chitarra, la miscela di voce e basso ... chi lo sa) coincidono irresistibilmente con specifici ritmi biologici e pulsioni umorali dell'homo erectus; con armonie, battiti, respiri sepolti nel paleoncefalo che vengono ridestati, come il serpente Kundalini, da tali moderne consonanze ... mi sa che qui invece di Scaruffi e Bertoncelli occorre scomodare la teoria dei tre cervelli di Paul MacLean ...
Un intellettuale (al centro) soppesa, con il tarlo del dubbio (che sarebbe degenerato in certezza, lui vivo), una nullità (a destra).
A sinistra un'altra nullità, seppur meno invadente.
Entrambe le nullità diverranno milionarie.
Il secondo figuro vanterà, nel tempo, innocue velleità politologico-trasformistiche (gli piaceva giocare ai soldatini); il primo, oltre a collezionare sconfitte elettorali, accamperà, in età pre-senile, vane pretese artistiche in più settori artistici.
La figura al centro, incolpevole, finirà massacrata su una spiaggia luridissima del litorale romano - litorale oggi trasformato in fiorente anello della catena alimentare del riciclaggio camorristico (sempre lurido, però).
Riemergo da quattro giorni di isolamento dalla metropoli.
Incredibile come la quasi totalità della vita digitale, cittadina, a certi ritmi campagnoli si riveli per quella che è: inessenziale.
Davvero: siamo immersi in una continua melma di cui non rimarrà traccia alcuna.
Di questa fanghiglia (a volte merda a volte melassa) mi son arrivati, nonostante la lontananza, alcuni schizzi: il discorso di un capoccia di uno dei maggiori sindacati italiani, uno che, da solo, basterebbe a rivalutare Cesare Lombroso; alcune note dal concerto del 1° maggio, assolutamente stucchevole, falso, melenso, ideologicamente insopportabile; e l'inaugurazione dell'Expo, una pagliacciata di dimensioni planetarie, come solo il capitalismo riesce a metter su: inutile, stupida, faraonica, dispendiosissima, rigonfia di tangenti; seppure utile al potere.
Utilissima.
Gli schemi propagandistici, eseguiti con sacchiana precisione, son sempre gli stessi.
Schema 1 (schema vorrei-cantare-insieme-a-voi-in-magica-armonia): servirsi dei diritti civili e delle parole d'ordine di libertà e progresso per ottenere l'effetto contrario, ovvero un deciso avanzamento dell'ingiustizia economica e sociale (con il consenso di coloro che verranno privati di giustizia economica e sociale). Condensato: predicare bene e razzolare male. Esempio: Bisogna combattere la fame nel mondo! E come facciamo? Occorre razionalizzare, pianificare e intensificare la produzione di cibo! E come facciamo? Con gli OGM! La cooperazione internazionale sovranazionale! La cessione della produzione locale allo Stato che la delegherà alle grandi multinazionali! Siete d'accordo? Siiiiiiiiiii ... vorrei cantare insieme a voi in magica armonia ... et cetera et cetera ... già visto.
Schema 2 (schema Luke Skywalker): servirsi di cattivacci vestiti di nero per far divenire bianco e accettabile ciò che non lo è affatto. Condensato: se credete che noi siamo malvagi provate a vedere questi altri. Esempio: noi stiamo qui all'Expo per cercare una soluzione ai problemi della fame nel mondo, mica fischi! Certo siamo multinazionali amorali, potentati che badano solo al soldo, che distruggono intere nazioni per trarne il succo sanguinoso di rapine e sopraffazioni, ma guardate un poco chi sono i nostri antagonisti: i black bloc! Ma vi rendete conto di quanto sono pericolosi? Hanno bruciato ben due auto! Un cassonetto è stato rovesciato! Una vetrina è stata infranta! A una nonnina alla finestra è preso un infarto! Una vigilessa è ricoverata con un'unghia rotta! Assassini! E quelle scritte No Tav! Proprio mentre ci diamo da fare per risolvere problemi, per il progresso, assieme alla comunità scientifica! Non protestiamo noi! Siamo uomini del fare! Agiamo per il bene dell'umanità! Certo, con i nostri sbagli - siamo pur sempre uomini! - e i nostri errorucci ... ma per il bene di tutti e dei nostri figli! Et cetera et cetera ... tutto già visto e stra-visto.
E va bene.
Oggi sono rientrato in città ... la solita vecchia Roma, sempre più decrepita, spettrale e lurida ... e sono rientrato nel flusso delle informazioni e delle menzogne ... quasi in tempo reale ...
Ormai non c'è speranza ... viviamo in un Truman Show ... tanto vale sperare in una accelerazione della disfatta ... a tutta velocità ... destination nowhere ... nel frattempo godiamoci un po' di musica ... stavolta ad alto potenziale coatto ... non male dopotutto ... bah!
241. Sally Smmit & Her Musicians (Gran Bretagna) - Hangahar
(1980). Cosa
significa avere dei maestri? Imparare in pochi anni ciò che, altrimenti,
impareremmo in venti o trenta. Oppure, ipotesi nettamente plausibile, mai. Gli
estensori della NWW sono maestri. Hanno preservato dall’oblio decine di opere
che, personalmente, non avrei mai cercato a breve termine e che giudico (con basica
brutalità) belle da ascoltare, e ancor più belle da scoprire: quasi tutte svelano,
infatti, un affascinante mondo di corrispondenze e rimandi sotterranei che inducono
a ricercare ulteriore musica, spesso occulta (o meglio: occultata dal
mainstream). Ad esempio, in tal caso: la Smmit (Sally Timms: Smmit è palindromo
del vero cognome) viene dai Mekons (cfr. Early British punk vol. 13), il disco è
prodotto da Pete Shelley (già incontrato nella NWW18 con £ 3,33, e nella serie EarlyBritish punk vol. 3 coi Buzzcocks) e così via. Due lunghi brani: il primo, con le voci
femminili, aeree e stranianti, a rincorrersi fluttuanti su un tappeto sonoro di
elettronica e percussioni è memorabile e merita l’ascolto da subito; il secondo
è simile, ma di minore impatto. Il disco dovrebbe essere la colonna sonora del
film omonimo: non mi è riuscito, tuttavia, di rintracciare la pellicola. Mistero secondario. Sally Smmit (Sally Timms), Lindsay Lee (Lindsay
Reed), Pete Shelley, Francis Cookson, Gerard Cookson.
242.Snatch (Stati Uniti/Gran Bretagna) - Shopping for clothes (1980). Snatch ovvero Judy Nylon e Patti
Palladin … chi sono queste due signorine? Mai sentite? Anche qui c’è da
scoprire. Judy Nylon, americana, immigrata nel Regno Unito nei primi Settanta,
fu un’artista a tutto tondo, uno di quei pesci che amano nuotare nelle misture
bollenti della novità: avanguardia, no/new wave, glam, post punk …; vicina
(forse sentimentalmente) a Brian Eno, ne condivise gli interessi per la musica
ambientale e, forse, addirittura li indirizzò in tal senso (vi è un aneddoto al riguardo, che
non cito poiché gli aneddoti sono spesso esagerati, o falsi, o irrilevanti); Patti Palladin
militò nei Flying Lizards (NWW17) ed ebbe modo di registrare un disco con
Johnny Thunders, ex New York Dolls (un altro NYD, Jerry Nolan, suona invece la
batteria nel presente disco). Il sound deviato di Shopping risente conseguentemente sia di certi umori no wave
americani che delle sperimentazioni post punk in terra inglese. Molto interessante. Judy
Nylon, voce; Patti Palladin, voce; Keeth Paul, chitarra; Bruce Douglas, basso;
Nick Plytas, tastiere; Jerry Nolan, batteria.
243. Soft Machine (Gran Bretagna) - Third
(1970). Non so quali note critiche si possano aggiungere al terzo dei Soft
Machine. Si potrebbe cominciare con i condivisibili: “È meglio il quarto!” o “È meglio il secondo!” (vedi WBC1/1969 e poi vedi WBC4/1970) oppure iniziare, pour epater les cretins: “Notevole
free-jazz, seppur ampiamente sopravvalutato …”, o rincarare, collo snobismo
ricercato dei jazzaroli più snob: “L’opera gode di una fama esorbitante, di
quella vasta isteria prossima al culto …”. Io mi limito a rilevare che tre
pezzi (Facelift, Slightly all the time, Out-bloody-rageous)
formano già un’opera memorabile; e che la quarta traccia è Moon in June, interpretata da Robert Wyatt. Riascoltatelo questo
disco, ma, vi prego, in modo acconcio: a tarda sera, quando tutta la volgarità
del cicaleccio pubblicitario dell’idiozia di massa s’acquieta, almeno
nell’emisfero occidentale; ascoltatelo alla luce d’una lampada a bassa
intensità, mentre seguite le linee grafiche della copertina del vinile e la
puntina superstite graffia con cura la plastica impolverata … ah, che pace, che
serenità, che capolavoro … Mike Ratledge, tastiere; Elton Dean, sassofono; Lyn
Dobson, flauto, sassofono; Jimmy Hastings, flauto, clarinetto; Nick Evans,
trombone; Rab Spall, violino, Hugh Hopper, basso; Robert Wyatt, voce, batteria.
244. Sperm (Finlandia) - Shh!
Heinäsirkat (1970). Abbiamo già incontrato Pekka Airaksinen (NWW1), mente
motrice del gruppo. Gli Sperm durarono poco; generarono un EP, questo disco e numerosi
scandali, grazie a una serie di live oltraggiosi, oltre i confini, allora
invalicabili, della pornografia. Shh!
è un’opera composita: si passa dai toni free di Jazz jazz, alla dodecafonia per
chitarra torturata di Dodekafoninen
talvisota sino ai grandi episodi ambientali dell’iniziale Heinasirkat, e di Korvapolikliniikka hesperia, dove il suono si curva al doom.
Per le orecchie allenate è da ascoltare subito. Pekka
Airaksinen Mattijuhani Koponen, P.Y. Hiltunen, Antero Helander, J.O. Mallander,
Markus Heikker.
245. VV. AA. (Germania) - Pop & Blues Festival '70 (1970). Frumpy, Beatique in
Corporation, Sphinx Tush, Tomorrow’s Gift, Thrice Mice: le leve secondarie del
sound tedesco degli anni Settanta bastano a regalare un grande live:
progressive eseguito secondo le inclinazione canoniche: sinfonico,
pinkfloydiano, arzigogolato, prog-blues, hard prog … quello che conta sono i
timbri dei Settanta, spontanei, sinceri e di inesauribile fascino. Notevoli i
sette minuti dei Thrice Mice col loro revival vivaldiano.
246. Karl-Heinz Stockhausen - Aus den sieben Tagen (1968). Già recensito qui.
247. Stooges (Stati Uniti) - Fun house (1970). Vediamo cosa si può dire di questo disco: TV eye non ha nulla a che vedere con la televisione, ma con l’occhio concupiscente di una signorina; l’urlo introduttivo alla medesima TV eye probabilmente fu il suono primario che indusse il cervello di Henry Rollins a fare ciò che poi fece; la grattugia iniziale di Down on the street lascia già intendere tutto; e che Dirt, colla sua andatura trattenuta, è uno dei più grandi brani rock di sempre … volevo limitarmi a citare Webbaticy, ma pure lui non ha molto da dire, a parte lodare il produttore Gallucci, ingiustamente trascurato (così è la vita), e piazzare l’opera al numero uno di una delle sue classifiche annuali all time (WBC1/1970). Anche Fun house va ascoltato in solitario, ma di giorno, in autostrada, con poco traffico tra i piedi; Dirt, però, va bene anche di notte, coll’oscurità tagliata dalle ritmiche luminarie delle alogene, e l’asfalto che inghiotte in silenzio ogni pensiero più futile. Iggy Pop, voce; Ron Asheton, chitarra; Dave Alexander, basso; Scott Asheton, batteria; Steven Mackay, sassofono.
Si può pensare il rock senza Lady sniff e quel micidiale titolo: Hairway to Steven, che del rock classico, sul versante eroico e leggendario, è assoluto sbeffeggiamento? No, è impossibile. Gli orrori idraulici di Lady sniff e quella presa per i fondelli sono per me irrinunciabili.
E il resto? Ma che musica fanno i Butthole Surfers? Sarcastica, brutale, frantumata, certo, ma anche intensamente drammatica: Comb, Waiting Jimmy to kick, Whirling hall of knives, To parter (da Cream corn e Rembrandt pussyhorse) sono gemme di pura psicopatia americana; sottile, e tanto più inquietante poiché non offre appigli di genere che caratterizzino a priori la carica eversiva (hard rock, punk, metal, doom).
I Butthole sono i serial killer della porta accanto.
Locust abortion technician, con brani a passo d'elefante, rivela da subito la propria insania riuscendo più prevedibile e meno sconcertante (ma alcuni episodi sono tuttavia rilevanti: la melviniana Pittsburgh to Lebanon e 22 going to 23).