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Che dire del chitarrista Dick Taylor?
Che è uscito dai Rolling Stones, anzitutto.
E che è autore di uno dei primi concept della storia del rock, proprio questo S. F. Sorrow; che è un nome, il nome del protagonista del disco, Sebastian F. Sorrow. Una storia intrisa di dolore e maledettismo. Che altro dire? Un paio di cose: pare che Pete Towshend ascoltò questo LP a ruota prima di concepire Tommy, il concept album rock per eccellenza (la prima traccia è S. F. Sorrow is born. Ricorda forse It's a boy?); e che gli Oasis, o quel che ne resta, darebbero un braccio per scrivere alcune delle canzoncine qui ricomprese.
Come in parecchie cose importanti del periodo (i Pink Fairies e i Deviants) c'è Twink alla batteria: sarà un caso?
Phil May, voce; Dick Taylor, voce, chitarra; Wally Waller, voce, chitarra, tastiere, basso; John Povey, voce, chitarra, sitar, percussioni; Twink, voce, batteria.
Sods
(Harlow) - No pictures (1979; 7’’)/Mopey Grope (1979; 7’’).
S. O. S.!
(Leeds). Introvabili. Nigel Swift, voce; James (Jez) Alan, chitarra; Terry Lean,
basso; Graham Cardy, batteria (Tim Cullimore; Chris Oldroyd).
Spitfire Boys
(Liverpool) - British refugee-Mein Kampf
(1977; 7’’)/Funtime (1979; 7’’). Paul
Rutherford, voce; David Littler, chitarra; Peter Griffiths, basso; Peter Clarke,
batteria.
Spurts
(Rayleigh). Introvabili. Steve Manuell, voce; Dave Coltman, chitarra; Dave Walsh, basso; Paul
Langwith, batteria?
Squad
(Coventry) - Red alert (1978; 7’’)/Millionaire (1979; 7’’). Gus Chambers, voce;
Chris Cunningham, chitarra; Sam McNulty, basso; Mark Hatwood, batteria;
Stage B (Belfast) - Recall to life/Light on the hillside (1980; 7’’). Charlie Reilly, voce; Dessie Potter, chitarra; Colin
Fletcher, basso; Owen Howell, batteria.
Stiffs
(Blackburn) - Punk collection (1999). Phil Hendriks, voce, chitarra; Ian
"Strang" Barnes, voce, chitarra, tastiere; John McVittie, basso; Tommy
O`Kane, batteria
Stiff Little Fingers (Belfast) - Inflammable material
(1979). Jake Burns, voce, chitarra; Henry Cluney, chitarra; Ali McMordie,
basso; Brian Faloon, batteria.
Stoat - Office girl (1977)/Up to you (1978)/Peel session17.10.1978. John Waters, voce, chitarra; Richard Wall, voce, basso; George
Decsy, batteria. Stormtrooper - I'm a mess (2010; recordings 1975-1978).
Nigel Hutchings, voce; John Pilka, chitarra;Jeffery Piccinini, basso;
Mike Lee, batteria.
Occorre diffidare un po' di Michael Nyman. Una vena di freddo intellettualismo percorre la sua musica così come le opere di Peter Greeneway, il regista a cui regalò numerose colonne sonore.
In lui il minimalismo (fu lui, peraltro, a coniare tale termine) si spoglia della propria ipnotica ossessività per farsi accettare da un pubblico acculturato, e indubbiamente borghese; e per borghese intendo: lontano dalla tradizione, dalla natura, dal passato; un po' sicuro, torpido, benestante, compiaciuto; turistico. Allo stesso modo occorre decidere su Michael Nyman: egli è autore veramente colto oppure personaggio midcult? Attinge, insomma, ad autentiche vette artistiche oppure piega la vera arte all'apprezzamento di un pubblico che aspira solamente a rendersi protagonista di un evento culturale (come quei tipi che fanno la fila alle mostre degli Impressionisti pur non capendo un acca né di pittura né di Impressionismo)? Di tale disco segnalo i vorticosi mulinelli sonori di Water dances: stroking e l'incedere straniante di Bird list; The piano, colonna sonora dell'omonimo film di Jane Campion, mi sembra, a distanza di anni, sì piacevole, ma, al contempo, di facile vena (come il film, insomma); in una parola (una parola inventata da Dwight McDonald): midcult.
Quando canta senza strumenti ha inflessioni che ricordano il Beefheart dei blues più sanguigni e beffardi (l'iniziale Marjory Razorblade) ... in generale sembra un Van Morrison senza pretese da crooner mistico ... un onesto cantore di scene umili e dimesse.
Verrebbe da dire: sono solo canzonette (venti, per la precisione; ventidue nell'editio maior) eppure l'insieme è indimenticabile.
Dog latin, Nasty, House on the hill, Jackie and Edna, Good boy formano una delle collezioni cantautoriali più calde ed empatiche mai realizzate. Occorre rimetterlo sul piatto un paio di volte ... ma ben presto ogni traccia prende una propria forma nella mente, definendosi lentamente ... e cosa abbiamo? Canzoni un po' blues, un po' folk, declinate con uno stile libero da qualsiasi impaccio tradizionale (Scaruffi: "cantate con una voce orrenda", ma è un complimento) e con sorgivo piglio anarchico.
Thirsty Moon (Germania) - You'll never come back (1973). Già recensito qui.
This Heat (Gran Bretagna) - This Heat (1979). Webbaticy: "Ciò che lo rende comunque all'altezza del secondo [Deceit] è la formidabile ecletticità della proposta: il noise-rock dissonante di Horizontal hold, la cantilena pastorale dell'orrido di Not waving, la desolazione spoglia di Twilight forniture, l'ottusa danza industriale di 24 track loop. Tutto il resto è sperimentazione brada e senza possibilità di controllo. Essenziale". Un capolavoro essenziale. Charles Bullen, voce, chitarra, clarinetto, viola; Gareth Williams, voce, chitarra, tastiere, basso: Charles Hayward, voce, tastiere, percussioni.
Jacques Thollot (Francia) - Quand le son devient aigu, jeter la girafe à la mer (1971).
Thrice Mice (Germania) - Thrice Mice (1971). Karl-Heinz Blumenberg, voce; Werner von Gosen, chitarra; Wolfram Minnemann, tastiere; Wolfgang Buhre, sassofono; Rainer von Gosen, basso; Arno Bredehöft, batteria.
Throbbing Gristle (Gran Bretagna) - The second annual report (1977). Webbaticy again: "... questo debutto terrificante finì per diventare l'atto primo della musica industriale ... Da qui è partito più o meno tutto il filone (e anche la dark-ambient, con i 20 minuti catacombali di After cease to exist) di menti deviate, di rifiuto totale della standardizzazione musicale, di sperimentazioni ardite ... la vocalità angosciante e manipolata di Orridge, le spirali corrosivo-convulsive della Fanny-Tutti e i lavori terroristico-elettronici di Carter e Christopherson, qui colti quasi esclusivamente in sede live, furono veramente protagonisti di una rottura indicibile, un passaggio di frontiera irreversibile". Capolavoro definitivo. Genesis P-Orridge, voce, chitarra, violino, clarinetto; Chris Carter, tastiere, programmazioni; Cosey Fanni Tutti, voce, chitarra; Peter Christopherson, tromba, programmazioni.
Paolo Tofani (Italia) - Indicazioni (1977).
Tokyo Kid Brothers (Giappone) - Golden bat (1971).
Prima o poi, mi dicevo, riuscirò a postare qualcosa che si ascoltava assieme (e con gusto) al liceo. Assieme in tal senso: sia da parte di un gruppetto di asociali e incattivi misantropi rock (fra i quali il sottoscritto) che da parte degli altri, i meno militanti, almeno fra quelli più svegli e meno zombificati dai gusti di regime.
Billy Idol era parte del terreno comune.
Era molto orecchiabile, duro, ma melodico, e quindi popolare e godibile anche fra i meno avvezzi a Neil Young, Jefferson Airplane e Iron Maiden.
Al contempo anche noi, avvezzi a Neil Young, Jefferson Airplane e Iron Maiden, consentivamo che, a ben ascoltare, Billy Idol era accettabile ... poteva andare, insomma ... non era male (per così dire).
Certo, a distanza di anni, si può dire che l'ossigenato Idol era già una resa totale di tutto ciò che era davvero outlaw e frontista, nel punk nel folk nell'hard rock; Billy era solo merce, pacchi di vinili e musicassette pronti a essere sbolognati a folle rintronate dalla propaganda, un eroe del nulla buono solo per MTV e Videomusic; e fu Videomusic, infatti, da vera battona della musica leggera, a lanciare in orbita una sequela di bambolotti inglesi (fra cui il nostro Billy) che ancor oggi muovono nostalgie e umidori di ciglia: la nostra nazione, giova ripeterlo, era colonia anglosassone e tanto Videomusic doveva (gli americani, rispettosi delle zone d'influenza, dall'Italia giravano un po' al largo).
Ma non voglio essere cattivo: il buon William Michael Albert Broads in fondo il successo se l'è meritato; Catch my fall, Rebel yell, White wedding e Flesh for fantasy ancora oggi suonano bene; il resto, inclusi Dancing with myself e il romanticume di Eyes without a face, è, come dire, andante; come certe ragazze che non sono belle, ma neanche brutte, eppur nemmeno carine: simpatiche, insomma; andanti.
Questo accadeva trent'anni fa, però: ora sono tutte carine per default. Una sedicenne (pardon: diciottenne) di oggi è, naturalmente carina; ne vedete una davvero brutta? Alte, snelle, gambe diritte, viso e capelli curatissimi, fare discretamente strafottente; basta guardare le foto del mio liceo primi anni Ottanta o i bianco e nero dei nostri genitori per scoprire come, risalendo nel tempo, cresca inesorabile l'intensità della coticheria (da 'cotica', donna racchia; noto anche coll'accrescitivo, coticone).
Vedete voi quali miracoli opera il benessere capitalista basato sul credito facile combinato col welfare ben temperato delle socialdemocrazie occidentali: raddrizza le gambe, snellisce i fianchi, rassoda le braccia, ingentilisce i nasi, arrotonda vezzoso le natiche; è così e basta. I poveri sono brutti. Per riprova basta confrontare le cinesi immigrate a Roma nei primi Ottanta con le loro nipoti attuali: i tratti di quei musi da contadine traccagnotte e storte sono stati trasfigurati (appena tre decenni!) in linee delicate e morbide, che assecondano un sorriso amabile quanto il loro dialetto romano.
Tutto questo in attesa di ridiventare gradualmente racchie ... i cicli del capitalismo sono inevitabili: espansione-contrazione, espansione-contrazione ...
Ma cosa stavo dicendo di Billy Idol? Buono, andante; passabile, via. Anche su di lui, però, grava l'onere del tempo (critico implacabile) e presto ne resterà ben poco; a parte l'effetto nostalgia sui vecchi coticoni come me.
C'è poco da fare: il primo dei Roxy Music è un capolavoro.
Ascoltate If there is something, e la svolta sonora al minuto 1'40'' ... hanno preso il glam e gli hanno torto il collo ... anche David Bowie, nel confronto vacilla un pochino ... e, anzi, certe ispirazioni e impennate post Ziggy Stardust sembrano provenire da qui. L'album è da risentire assolutamente. Magari ve lo ricordate poco; dimenticare è, spesso, un atto generoso della natura poiché consente di riascoltare con animo mutato, a distanza di anni, e di riconsiderare la questione critica con imparzialità insospettabile.
Nel live degli 801 (con Eno e Manzanera) c'è Baby's on fire e va bene così.
Nice - Ars longa vita brevis (1968). Lo
ammetto: Keith Emerson mi ha sempre dato fastidio. I primi pezzi di questo
celeberrimo album (tale, almeno, quando Internet non era fra noi: “Ma hai
sentito i Nice?”; “No, dico: ce l’hai il vinile dei Nice?”; “Ah, la tastiera
dei Nice!”, e così via) scorrono via piacevolmente, con accensioni beatlesiane
e muretti sonori per cui i fratelli Gallagher darebbe un braccio; poi Emerson
comincia a fare il gradasso … non è colpa sua … è che nelle sue mani la grande
tradizione classica viene ammorbata dal genio inglese per marcette e pompe: il
kitsch à la Rondò Veneziano è in
agguato e, a volte, colpisce. Per capire la differenza si dia un orecchio (o
anche due: è meglio) ai cecoslovacchi Collegium Musicum, loro contemporanei. Nonostante
tali pecche (che, forse, sono una mia testarda idiosincrasia) nel tutto si rinvengono
dei passaggi notevoli, soprattutto quando le tracimazioni dell’organo vengono
contenute dai compagni. Viva i Nice! Keith Emerson, tastiere; Lee Jackson, basso; Brian Davison,
batteria, percussioni.
Dr. Z - Three parts to my soul (Spiritus, Manes et Umbra) (1971). Il vinile originale, ridotto – pare - a circa 80 copie, è
divenuto un feticcio dei collezionisti. Come spesso accade, in particolar modo
fra gli appassionati del progressive, la rarità diviene un viatico per l'ipervalutazione
critica del prodotto stesso. E tuttavia questo oscuro reperto dei primi
Settanta non demerita tale fama: nonostante la mancanza di pezzi davvero trascinanti
e caratteristici, l’insieme risalta per l’ispirazione plumbea e un pervasivo tono
dark, da rinvenire soprattutto nelle tracce più estese (Spiritus, Manes et Umbra, 11’53’’; In a token of despair, 10’12’’). I testi, improntati a un vago
esoterismo, aiutano. L’assolo di batteria in Spiritus mi ricorda, a naso, quello iniziale di Lust for life: piccola curiosità. Keith
Keyes, voce, tastiere; Rob Watson, basso; Bob Watkins, batteria, percussioni.
Nucleus - We'll talk it
about later (1971). Un capolavoro del
jazz-rock britannico: fluido, potente, inventivo, specie nella prima parte; e ancora non diluito dal funky
più orecchiabile e meno problematico. Da ascoltare subito. Chris Spedding,
chitarra; Karl Jenkins, tastiere, sassofono, oboe; Brian Smith, flauto,
sassofono; Ian Carr, tromba, flicorno; Jeff Clyne, basso; John Marshall,
batteria, percussioni.
Ultimo post da summer prog con un gruppo noto più per la militanza di Bill Manzanera dei futuri Rozy Music (e di McCormick dei Matching Mole) che per gli effettivi meriti.
Mainstream è rilasciato nel solco dei Soft Machine: il suono è più duro (crimsoniano? Il che non guasta), ma la costruzione (son pur eccellenti Sol caliente, Bargain classics e Mummy was an asteroid) è, purtroppo, priva di quella profondità propria ai migliori di Canterbury; essa rifugge non tanto dalla complessità quanto dalla problematicità; si rischia poco, insomma, e l'assalto al cielo segna il passo.
Le date, peraltro, non mentono. Nel 1975 si è già in fase calante. Ma il disco è da sentire.
Phil Manzanera, chitarra, tastiere; Dave Jarrett, tastiere; Bill MacCormick, basso; Charles Hayward voce, tastiere, batteria, percussioni.
Da non confondere con la quasi omonima band americana (Spyro Gira).
St. Radigunds è un bel prodotto del Rinascimento folk britannico, impreziosito dal violino di Cusack e dalla voce della Gaskin, in evidenza, purtroppo, solo nella seconda parte.
Cockerham dylaneggia, ma provvede notevoli tracce, a cominciare dall'iniziale The future won't be long.
Per il pieno apprezzamento necessita di almeno un paio d'ascolti.
Chi non ama il folk si astenga, però.
Barbara Gaskin, voce; Martin Cockerham, voce, chitarra; Tony Cox, tastiere; Julian Cusack, tastiere, violino; Steve Borrill, basso.
Il disco può situarsi, piuttosto facilmente, presso le regioni della riscoperta folk inglese (Fairport Convention in primis).
La cristallina voce della Humphris guida le danze nelle prime due tracce in modo prevedibile, seppur ammirevole, poi la bellissima Streets of Derry spariglia le carte: l'elettricità sovrasta quelle timide aperture regalandoci sette minuti di meraviglie psichedeliche. I dieci minuti di Sally free and easy sono più rilassati, ma la seconda parte, giocata fra vocalizzi aerei, chitarre e piano, è un piccolo gioiello che potrebbero aver scritto i Jefferson. Fool, Geordie e la finale Polly on the shore mantengono alto il livello. Una bella scoperta. Da ascoltare.
Quattro brani (due oltre i dodici minuti) in cui il jazz rock degli inizi diviene più complesso e rarefatto; ottimi i caldi intarsi del sassofono di Calvert, come nella finale It could only happen to me, e le aeree interpretazioni vocali della Meek (Reflection) che conferiscono al tutto sfumature di psichedelia liquida e avvolgente (con toni quasi space).
Da ascoltare subito.
Anna Meek, voce; Graham Wilson, chitarra; Ralph Rolinson, tastiere; Robert Calvert, sassofono; Carl Wassaer, basso; Brian Hanson, batteria.
Dopo gli Yes, e durante il periodo King Crimson, Bruford trovò il tempo di costruire questo disco che, oso dirlo con una contraddizione, è di eccezionale quanto ordinario lignaggio.
Eccezionale perché gli attori coinvolti sono d'eccezione: la chitarra di Holdsworth, il basso di Berlin, la voce di Annette Peacock, e poi lui: il grande Bill. Ordinario poiché, nonostante un inizio al fulmicotone (Beelzebub), l'opera si stabilizza ben presto nei toni della tecnica fine a se stessa. Tutto ineccepibile, ma, raramente, si ha uno scarto, una cattiveria stilistica, un'ombra. Fusion, jazz rock di classe, con toni quasi lounge: levigato, pulito, irreprensibile.
Annette Peacock, voce; Allan Holdsworth, chitarra; Dave Stewart, tastiere; Jeff Berlin, basso; Bill BRuford, pbatteria, percussioni; Kenny Wheeler, flicorno.
Per quanto sia allergico ai supergruppi ... è impossibile ignorare la storia di Gong, Soft Machine, Henry Cow e Art Bears; quattro bands e quattro posizioni nella Nurse With Wound list.
Brainville 3 non è, peraltro, un cimitero dei dinosauri. I Nostri si portano appresso la loro storia (c'è anche una I bin stoned before), certamente, ma il disco (dieci brani che oscillano fra avanguardia, space e progressive), pur non vantando memorabili impennate, a tratti si rivela d'inaspettata vitalità.
Da ascoltare, se non altro per omaggiare i tre leoni (Allen e Hopper riposino in pace).
Ogni tanto la realtà, inaspettatamente, subisce delle crepe.
Quella muraglia, senza alcuno iato, candida e inoppugnabile (e praticamente perfetta in quanto noi la riteniamo, per negligenza e pigrizia, scevra da ogni smagliatura), permette, delle volte, d'intravedere barbagli e speranze di un ulteriore piano dell'esistenza.
Da una di tali spaccature del conformismo ieri sera, senza avvertimenti o blande premonizioni, sono filtrati suoni d'altri mondi.
Verso le due di notte, una radio ... i loop di Brian Eno, pulsanti come espirazioni ultraterrene, si costituivano incessanti quale sfondo metafisico a lunghi, atemporali ritagli elettrici: gli accordi di Robert Fripp.
Null'altro.
Sono passati quarant'anni dall'esibizione del duo a Parigi. Nel 2011 se ne è ricavato un triplo album: due ore e dieci di musica. O quel che è. Un flusso ininterrotto di sonorità trascendenti a cui non vale opporsi.
Sì, sciogliete i legami che vi legano al ponte della nave di Odisseo.
Shapes (Leamington Spa) - Songs for sensible people (1998, recordings 1978-1980). Seymour
Bybuss, voce, Tim Lee, chitarra; Steve Richards, chitarra; Brian Helicopter,
basso; Dave Gee, batteria.
Sick Things (Marlow) - The legendary Sick Things EP (1983, recordings 1977; 7''). Charlie
Green, voce, ?; chitarra; ?, basso; ?, batteria.
Siouxsie & The Banshees - The scream (1978). Siouxsie Sioux, voce; John McKay, chitarra,
sassofono; Steven Severin, basso; Kenny Morris, batteria, percussioni.
Skids (Dumfernline) - Sweet suburbia (1995, recordings 1978-1980). Richard Jobson, voce;
Stuart Adamson, chitarra; Bill Simpson, basso; Tom Kellichan, batteria.
Skinflicks (Londra). Introvabili. Jeff
Swartz, voce; Sue Tinline, chitarra; Suzi Webb, basso; Dee Dufort, batteria.
Skunks - Good
from the bad (1978; 7''). Gerry Lambe, chitarra; Franco Cornelli, chitarra; Hugh Ashton,
basso; Pete Sturgeon, batteria.
Slaughter and the Dogs (Manchester) - Do it
dog style (1978). Wayne Barrett, voce; Mike Rossi, chitarra; Zip Bates (Howard
Bates), basso; Mad Muffet (Brian Grantham), batteria.
Snivelling Shits - I
can't come (1989; recordings 1977-1979). Giovanni Dadomo, voce; Pete Makowski, chitarra; Dave
Fudger, basso; Steve Nicol, batteria. Sul personaggio Giovanni Dadomo e gli Snivelling Shits vedi il post Nostalgie settantasettine d'élite su Detriti di Passaggio.
Bene, volevo scrivere due righe sull'omonimo disco dei Camper van Beethoven (quello del 1986); alle prime righe è però entrata la penultima traccia: una notevole cover di Interstellar overdrive. E allora ho abbandonato i poveri Camper (sono due anni che li voglio recensire) e mi sono gettato su Interstellar: cosa fare se non un mix delle varie versioni di questo brano fondamentale? Poi mi son ricordato che due di tali versioni (di quindici minuti) comprimevano mirabilmente - all'inizio e alla fine - un bel bootleg del povero Barrett ... ed ecco qua il post.
Su Barrett stesso non si può dire nulla che sia al contempo intelligente e nuovo, per cui taccio.
C'è il punk d'attacco, il punk buffone, il punk impegnato, quello comunitario e populista, quello della supremazia bianca ... il tratto fondamentale del punk europeo è lo sbeffeggiamento ... e questo perché? Perché, in fondo, si rischia poco. Mettere una spilla da balia alle labbra di Elisabetta II era un affronto da veri mascalzoncelli, ammettiamolo ... eppure Lydon è ancora lì per raccontarla, senza aver patito soverchi affanni legali e poliziotteschi; per quanto possa sembrare incredibile, dopo trentotto anni (38), anche Elisabetta (1926-?) è ancora lì, con la stessa espressione stolida e gli stessi completini idioti di sempre. Non solo, ma la Royal Family si è arricchita di almeno quattro sanguisughe: due figli di Carlo e Diana (uno legittimo, l'altro colato da lombi cornificatori) più altri due parassiti venuti giù dalle ovaie di un'altra tizia che non ha mai lavorato in vita sua e di cui non ricordo le generalità, ma che ha sposato il legittimo anzidetto (precocemente pelato). Volete stupire? Anche il marito di Elisabetta è vivo e vegeto (ma non lotta insieme a noi); e così le altre due piattole che ha originato con l'Elisabetta Seconda; mi dispiace, non ricordo il nome neanche di loro: so solo che uno di tali fanigottoni è, nel migliore dei casi, un corruttore di minorenni.
A fare il punk in Europa ci si diverte, e si vive discretamente; il welfare inglese era (ed è) piuttosto generoso, riconosciamolo. In Amerika, invece, se non produci e non ti conformi al calvinismo imperante, campi malissimo; per cui, inevitabilmente, il punk, in quelle terre selvagge, assume, per citare un'espressione da libro liceale, "una curvatura nichilista e frontista" irripetibile altrove.
Il punk inglese è durato poco; lo spazio di un mattino. E, certo, ha pur vantato protagonisti tragici o sfortunati. Uno di questi è Poly Styrene, cantante di X Ray Spex: mezza inglese mezza africana, vita da cane randagio, Poly segnò la fine del punk e dei suoi tiepidi furori con un disco ancor oggi ammirevole (grande il sax di Lora Logic), e in cui si avverte, a dispetto dell'irruenza, una malinconia irredimibile. I'm a poseur, Oh, bondage up yours, I'm a cliché, The day the world turned day-glo e la memorabile Plastic bag le vette. Poly Styrene (Mary Joan Elliott Said) è venuta a mancare nel 2011, per un tumore; a cinquantaquattro anni. Era nata nel 1957, quando Elisabetta regnava già da cinque anni: Elisabetta II, regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord nonché di Antigua e Barbuda, Australia, Bahamas, Barbados, Belize, Canada, Grenada, Giamaica, Nuova Zelanda, Papua Nuova Guinea, Saint Kitts e Nevis, Saint Vincent e Grenadine, Isole Salomone, Santa Lucia e Tuvalu.