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martedì 8 dicembre 2015

Pretty Things - S. F. Sorrow (1968)

Potrebbe capitarvi di effettuare il download da un cloud cinese.

Niente paura: basta spuntare la casella e cliccare sul simbolo universale del download (下載 in cinese) e il tutto si avvierà automaticamente.
* * * * *
Che dire del chitarrista Dick Taylor?
Che è uscito dai Rolling Stones, anzitutto.
E che è autore di uno dei primi concept della storia del rock, proprio questo S. F. Sorrow; che è un nome, il nome del protagonista del disco, Sebastian F. Sorrow. Una storia intrisa di dolore e maledettismo. Che altro dire? Un paio di cose: pare che Pete Towshend ascoltò questo LP a ruota prima di concepire Tommy, il concept album rock per eccellenza (la prima traccia è S. F. Sorrow is born. Ricorda forse It's a boy?); e che gli Oasis, o quel che ne resta, darebbero un braccio per scrivere alcune delle canzoncine qui ricomprese.
Come in parecchie cose importanti del periodo (i Pink Fairies e i Deviants) c'è Twink alla batteria: sarà un caso?

Phil May, voce; Dick Taylor, voce, chitarra; Wally Waller, voce, chitarra, tastiere, basso; John Povey, voce, chitarra, sitar, percussioni; Twink, voce, batteria.

domenica 8 novembre 2015

Early British punk from A to Z (Sods/Spitfire Boys/Squad/Stage B/Stiff Little Fingers/Stiffs/Stinky Toys/Stoat/Stormtrooper)

Stiff Little Fingers


Sods (Harlow) - No pictures (1979; 7’’)/Mopey Grope (1979; 7’’).

S. O. S.! (Leeds). Introvabili. Nigel Swift, voce; James (Jez) Alan, chitarra; Terry Lean, basso; Graham Cardy, batteria (Tim Cullimore; Chris Oldroyd).

Spitfire Boys (Liverpool) - British refugee-Mein Kampf (1977; 7’’)/Funtime (1979; 7’’). Paul Rutherford, voce; David Littler, chitarra; Peter Griffiths, basso; Peter Clarke, batteria.

Spotty Dogs (Camden Town, Londra). Introvabili. Justin Semmens, chitarra; Dan Knight, basso; Antony Gregson, batteria.

Spurts (Rayleigh). Introvabili. Steve Manuell, voce; Dave Coltman, chitarra; Dave Walsh, basso; Paul Langwith, batteria?

Squad (Coventry) - Red alert (1978; 7’’)/Millionaire (1979; 7’’). Gus Chambers, voce; Chris Cunningham, chitarra; Sam McNulty, basso; Mark Hatwood, batteria;

Stage B (Belfast) - Recall to life/Light on the hillside (1980; 7’’). Charlie Reilly, voce; Dessie Potter, chitarra; Colin Fletcher, basso; Owen Howell, batteria.

Stiffs (Blackburn) - Punk collection (1999). Phil Hendriks, voce, chitarra; Ian "Strang" Barnes, voce, chitarra, tastiere; John McVittie, basso; Tommy O`Kane, batteria

Stiff Little Fingers (Belfast) - Inflammable material (1979). Jake Burns, voce, chitarra; Henry Cluney, chitarra; Ali McMordie, basso; Brian Faloon, batteria.

Stinky Toys (Parigi) - Stinky Toys LP (poi Plastic faces; 1977). Elli Medeiros, voce; Denis Quilliard, chitarra; Bruno Carone, chitarra; Albin Dériat, basso; Hervé Zénouda, batteria.

Stoat - Office girl (1977)/Up to you (1978)/Peel session 17.10.1978. John Waters, voce, chitarra; Richard Wall, voce, basso; George Decsy, batteria.

Stormtrooper - I'm a mess (2010; recordings 1975-1978). Nigel Hutchings, voce; John Pilka, chitarra; Jeffery Piccinini, basso; Mike Lee, batteria.

lunedì 2 novembre 2015

Michael Nyman - Live (1994)

Occorre diffidare un po' di Michael Nyman.
Una vena di freddo intellettualismo percorre la sua musica così come le opere di Peter Greeneway, il regista a cui regalò numerose colonne sonore.
In lui il minimalismo (fu lui, peraltro, a coniare tale termine) si spoglia della propria ipnotica ossessività per farsi accettare da un pubblico acculturato, e indubbiamente borghese; e per borghese intendo: lontano dalla tradizione, dalla natura, dal passato; un po' sicuro, torpido, benestante, compiaciuto; turistico.
Allo stesso modo occorre decidere su Michael Nyman: egli è autore veramente colto oppure personaggio midcult? Attinge, insomma, ad autentiche vette artistiche oppure piega la vera arte all'apprezzamento di un pubblico che aspira solamente a rendersi protagonista di un evento culturale (come quei tipi che fanno la fila alle mostre degli Impressionisti pur non capendo un acca né di pittura né di Impressionismo)?
Di tale disco segnalo i vorticosi mulinelli sonori di Water dances: stroking e l'incedere straniante di Bird list; The piano, colonna sonora dell'omonimo film di Jane Campion, mi sembra, a distanza di anni, sì piacevole, ma, al contempo, di facile vena (come il film, insomma); in una parola (una parola inventata da Dwight McDonald): midcult.

sabato 24 ottobre 2015

Kevin Coyne - Marjory Razorblade (1973)

Quando canta senza strumenti ha inflessioni che ricordano il Beefheart dei blues più sanguigni e beffardi (l'iniziale Marjory Razorblade) ... in generale sembra un Van Morrison senza pretese da crooner mistico ... un onesto cantore di scene umili e dimesse.
Verrebbe da dire: sono solo canzonette (venti, per la precisione; ventidue nell'editio maior) eppure l'insieme è indimenticabile.
Dog latin, Nasty, House on the hill, Jackie and Edna, Good boy formano una delle collezioni cantautoriali più calde ed empatiche mai realizzate. Occorre rimetterlo sul piatto un paio di volte ... ma ben presto ogni traccia prende una propria forma nella mente, definendosi lentamente ... e cosa abbiamo? Canzoni un po' blues, un po' folk, declinate con uno stile libero da qualsiasi impaccio tradizionale (Scaruffi: "cantate con una voce orrenda", ma è un complimento) e con sorgivo piglio anarchico.
Un capolavoro, insomma.

giovedì 22 ottobre 2015

Nurse With Wound list vol. 43 (Third Ear Band/Thirsty Moon/This Heat/Jacques Thollot/Thrice Mice/Throbbing Gristle/Paolo Tofani/Tokyo Kid Brothers)

NWW list vol. 43. Paolo Tofani

Third Ear Band (Gran Bretagna) - Alchemy (1969). Già recensito qui.

Thirsty Moon (Germania) - You'll never come back (1973). Già recensito qui.

This Heat (Gran Bretagna) - This Heat (1979). Webbaticy: "Ciò che lo rende comunque all'altezza del secondo [Deceit] è la formidabile ecletticità della proposta: il noise-rock dissonante di Horizontal hold, la cantilena pastorale dell'orrido di Not waving, la desolazione spoglia di Twilight forniture, l'ottusa danza industriale di 24 track loop. Tutto il resto è sperimentazione brada e senza possibilità di controllo. Essenziale". Un capolavoro essenziale. Charles Bullen, voce, chitarra, clarinetto, viola; Gareth Williams, voce, chitarra,  tastiere, basso: Charles Hayward, voce, tastiere, percussioni.

Jacques Thollot (Francia) - Quand le son devient aigu, jeter la girafe à la mer (1971).

Thrice Mice (Germania) - Thrice Mice (1971). Karl-Heinz Blumenberg, voce; Werner von Gosen, chitarra; Wolfram Minnemann, tastiere; Wolfgang Buhre, sassofono; Rainer von Gosen, basso; Arno Bredehöft, batteria.

Throbbing Gristle (Gran Bretagna) - The second annual report (1977). Webbaticy again: "... questo debutto terrificante finì per diventare l'atto primo della musica industriale ... Da qui è partito più o meno tutto il filone (e anche la dark-ambient, con i 20 minuti catacombali di After cease to exist) di menti deviate, di rifiuto totale della standardizzazione musicale, di sperimentazioni ardite ... la vocalità angosciante e manipolata di Orridge, le spirali corrosivo-convulsive della Fanny-Tutti e i lavori terroristico-elettronici di Carter e Christopherson, qui colti quasi esclusivamente in sede live, furono veramente protagonisti di una rottura indicibile, un passaggio di frontiera irreversibile". Capolavoro definitivo. Genesis P-Orridge, voce, chitarra, violino, clarinetto; Chris Carter, tastiere, programmazioni; Cosey Fanni Tutti, voce, chitarra; Peter Christopherson, tromba, programmazioni.

Paolo Tofani (Italia) - Indicazioni (1977).

Tokyo Kid Brothers (Giappone) - Golden bat (1971).

lunedì 19 ottobre 2015

Billy Idol - Idolize yourself. The best of Billy Idol (2008)

Prima o poi, mi dicevo, riuscirò a postare qualcosa che si ascoltava assieme (e con gusto) al liceo. Assieme in tal senso: sia da parte di un gruppetto di asociali e incattivi misantropi rock (fra i quali il sottoscritto) che da parte degli altri, i meno militanti, almeno fra quelli più svegli e meno zombificati dai gusti di regime.
Billy Idol era parte del terreno comune.
Era molto orecchiabile, duro, ma melodico, e quindi popolare e godibile anche fra i meno avvezzi a Neil Young, Jefferson Airplane e Iron Maiden.
Al contempo anche noi, avvezzi a Neil Young, Jefferson Airplane e Iron Maiden, consentivamo che, a ben ascoltare, Billy Idol era accettabile ... poteva andare, insomma ... non era male (per così dire).
Certo, a distanza di anni, si può dire che l'ossigenato Idol era già una resa totale di tutto ciò che era davvero outlaw e frontista, nel punk nel folk nell'hard rock; Billy era solo merce, pacchi di vinili e musicassette pronti a essere sbolognati a folle rintronate dalla propaganda, un eroe del nulla buono solo per MTV e Videomusic; e fu Videomusic, infatti, da vera battona della musica leggera, a lanciare in orbita una sequela di bambolotti inglesi (fra cui il nostro Billy) che ancor oggi muovono nostalgie e umidori di ciglia: la nostra nazione, giova ripeterlo, era colonia anglosassone e tanto Videomusic doveva (gli americani, rispettosi delle zone d'influenza, dall'Italia giravano un po' al largo).
Ma non voglio essere cattivo: il buon William Michael Albert Broads in fondo il successo se l'è meritato; Catch my fall, Rebel yell, White wedding e Flesh for fantasy ancora oggi suonano bene; il resto, inclusi Dancing with myself e il romanticume di Eyes without a face, è, come dire, andante; come certe ragazze che non sono belle, ma neanche brutte, eppur nemmeno carine: simpatiche, insomma; andanti.
Questo accadeva trent'anni fa, però: ora sono tutte carine per default. Una sedicenne (pardon: diciottenne) di oggi è, naturalmente carina; ne vedete una davvero brutta? Alte, snelle, gambe diritte, viso e capelli curatissimi, fare discretamente strafottente; basta guardare le foto del mio liceo primi anni Ottanta o i bianco e nero dei nostri genitori per scoprire come, risalendo nel tempo, cresca inesorabile l'intensità della coticheria (da 'cotica', donna racchia; noto anche coll'accrescitivo, coticone).
Vedete voi quali miracoli opera il benessere capitalista basato sul credito facile combinato col welfare ben temperato delle socialdemocrazie occidentali: raddrizza le gambe, snellisce i fianchi, rassoda le braccia, ingentilisce i nasi, arrotonda vezzoso le natiche; è così e basta. 
I poveri sono brutti.
Per riprova basta confrontare le cinesi immigrate a Roma nei primi Ottanta con le loro nipoti attuali: i tratti di quei musi da contadine traccagnotte e storte sono stati trasfigurati (appena tre decenni!) in linee delicate e morbide, che assecondano un sorriso amabile quanto il loro dialetto romano.
Tutto questo in attesa di ridiventare gradualmente racchie ... i cicli del capitalismo sono inevitabili: espansione-contrazione, espansione-contrazione ...
Ma cosa stavo dicendo di Billy Idol? Buono, andante; passabile, via. Anche su di lui, però, grava l'onere del tempo (critico implacabile) e presto ne resterà ben poco; a parte l'effetto nostalgia sui vecchi coticoni come me.

martedì 6 ottobre 2015

Roxy Music - Roxy Music (1972)/801 - Live (1976)

C'è poco da fare: il primo dei Roxy Music è un capolavoro.
Ascoltate If there is something, e la svolta sonora al minuto 1'40'' ... hanno preso il glam e gli hanno torto il collo ... anche David Bowie, nel confronto vacilla un pochino ... e, anzi, certe ispirazioni e impennate post Ziggy Stardust sembrano provenire da qui.
L'album è da risentire assolutamente. Magari ve lo ricordate poco; dimenticare è, spesso, un atto generoso della natura poiché consente di riascoltare con animo mutato, a distanza di anni, e di riconsiderare la questione critica con imparzialità insospettabile.
Nel live degli 801 (con Eno e Manzanera) c'è Baby's on fire e va bene così.

domenica 20 settembre 2015

We are not Pink Floyd vol. 12. Minor bands of the English Seventies (Nice/Dr. Z/Nucleus)

Nucleus

Nice - Ars longa vita brevis (1968). Lo ammetto: Keith Emerson mi ha sempre dato fastidio. I primi pezzi di questo celeberrimo album (tale, almeno, quando Internet non era fra noi: “Ma hai sentito i Nice?”; “No, dico: ce l’hai il vinile dei Nice?”; “Ah, la tastiera dei Nice!”, e così via) scorrono via piacevolmente, con accensioni beatlesiane e muretti sonori per cui i fratelli Gallagher darebbe un braccio; poi Emerson comincia a fare il gradasso … non è colpa sua … è che nelle sue mani la grande tradizione classica viene ammorbata dal genio inglese per marcette e pompe: il kitsch à la Rondò Veneziano è in agguato e, a volte, colpisce. Per capire la differenza si dia un orecchio (o anche due: è meglio) ai cecoslovacchi Collegium Musicum, loro contemporanei. Nonostante tali pecche (che, forse, sono una mia testarda idiosincrasia) nel tutto si rinvengono dei passaggi notevoli, soprattutto quando le tracimazioni dell’organo vengono contenute dai compagni. Viva i Nice! Keith Emerson, tastiere; Lee Jackson, basso; Brian Davison, batteria, percussioni.

Dr. Z - Three parts to my soul (Spiritus, Manes et Umbra) (1971). Il vinile originale, ridotto – pare - a circa 80 copie, è divenuto un feticcio dei collezionisti. Come spesso accade, in particolar modo fra gli appassionati del progressive, la rarità diviene un viatico per l'ipervalutazione critica del prodotto stesso. E tuttavia questo oscuro reperto dei primi Settanta non demerita tale fama: nonostante la mancanza di pezzi davvero trascinanti e caratteristici, l’insieme risalta per l’ispirazione plumbea e un pervasivo tono dark, da rinvenire soprattutto nelle tracce più estese (Spiritus, Manes et Umbra, 11’53’’; In a token of despair, 10’12’’). I testi, improntati a un vago esoterismo, aiutano. L’assolo di batteria in Spiritus mi ricorda, a naso, quello iniziale di Lust for life: piccola curiosità. Keith Keyes, voce, tastiere; Rob Watson, basso; Bob Watkins, batteria, percussioni.

Nucleus - We'll talk it about later (1971). Un capolavoro del jazz-rock britannico: fluido, potente, inventivo, specie nella prima parte; e ancora non diluito dal funky più orecchiabile e meno problematico. Da ascoltare subito. Chris Spedding, chitarra; Karl Jenkins, tastiere, sassofono, oboe; Brian Smith, flauto, sassofono; Ian Carr, tromba, flicorno; Jeff Clyne, basso; John Marshall, batteria, percussioni.

giovedì 17 settembre 2015

Van der Graaf Generator - Live Auditorium di Roma 4 aprile 2011


Già son passati più di quattro anni ...

01 Interference patterns
02 Mr. Sands
03 Your time starts now
04 All that before
05 Lifetime
06 Bunsho
07 Childlike faith in childhood's end
08 All over the place
09 Over the hill
10 (We are) not there
11 Man-Erg
12 Scorched earth

martedì 8 settembre 2015

Quiet Sun - Mainstream (1975)

Ultimo post da summer prog con un gruppo noto più per la militanza di Bill Manzanera dei futuri Rozy Music (e di McCormick dei Matching Mole) che per gli effettivi meriti.
Mainstream è rilasciato nel solco dei Soft Machine: il suono è più duro (crimsoniano? Il che non guasta), ma la costruzione (son pur eccellenti Sol caliente, Bargain classics e Mummy was an asteroid) è, purtroppo, priva di quella profondità propria ai migliori di Canterbury; essa rifugge non tanto dalla complessità quanto dalla problematicità; si rischia poco, insomma, e l'assalto al cielo segna il passo. 
Le date, peraltro, non mentono. Nel 1975 si è già in fase calante. Ma il disco è da sentire.

Phil Manzanera, chitarra, tastiere; Dave Jarrett, tastiere; Bill MacCormick, basso; Charles Hayward voce, tastiere, batteria, percussioni.


sabato 22 agosto 2015

Spyrogira - St. Radigunds (1971)

Da non confondere con la quasi omonima band americana (Spyro Gira).
St. Radigunds è un bel prodotto del Rinascimento folk britannico, impreziosito dal violino di Cusack e dalla voce della Gaskin, in evidenza, purtroppo, solo nella seconda parte.
Cockerham dylaneggia, ma provvede notevoli tracce, a cominciare dall'iniziale The future won't be long.
Per il pieno apprezzamento necessita di almeno un paio d'ascolti.
Chi non ama il folk si astenga, però.

Barbara Gaskin, voce; Martin Cockerham, voce, chitarra; Tony Cox, tastiere; Julian Cusack, tastiere, violino; Steve Borrill, basso.

mercoledì 19 agosto 2015

Trees - On the shore (1970)

Il disco può situarsi, piuttosto facilmente, presso le regioni della riscoperta folk inglese (Fairport Convention in primis).
La cristallina voce della Humphris guida le danze nelle prime due tracce in modo prevedibile, seppur ammirevole, poi la bellissima Streets of Derry spariglia le carte: l'elettricità sovrasta quelle timide aperture regalandoci sette minuti di meraviglie psichedeliche. I dieci minuti di Sally free and easy sono più rilassati, ma la seconda parte, giocata fra vocalizzi aerei, chitarre e piano, è un piccolo gioiello che potrebbero aver scritto i Jefferson. Fool, Geordie e la finale Polly on the shore mantengono alto il livello. Una bella scoperta. Da ascoltare.

Celia Humphris, voce; Barry Clarke, chitarra, dulcimer; David Costa, chitarra, mandolino; Bias Boshell, voce, chitarra, tastiere, basso; Unwin Brown, voce, batteria, percussioni.

giovedì 13 agosto 2015

Catapilla - Changes (1972)

Il secondo disco del gruppo inglese (per l'omonimo del 1971 vai su We are not Pink Floyd vol. 2) conferma le migliori tendenze emerse nel primo.
Quattro brani (due oltre i dodici minuti) in cui il jazz rock degli inizi diviene più complesso e rarefatto; ottimi i caldi intarsi del sassofono di Calvert, come nella finale It could only happen to me, e le aeree interpretazioni vocali della Meek (Reflection) che conferiscono al tutto sfumature di psichedelia liquida e avvolgente (con toni quasi space).
Da ascoltare subito.

Anna Meek, voce; Graham Wilson, chitarra; Ralph Rolinson, tastiere; Robert Calvert, sassofono; Carl Wassaer, basso; Brian Hanson, batteria.


domenica 9 agosto 2015

Bill Bruford - Feels good to me (1977)

Dopo gli Yes, e durante il periodo King Crimson, Bruford trovò il tempo di costruire questo disco che, oso dirlo con una contraddizione, è di eccezionale quanto ordinario lignaggio.
Eccezionale perché gli attori coinvolti sono d'eccezione: la chitarra di Holdsworth, il basso di Berlin, la voce di Annette Peacock, e poi lui: il grande Bill. Ordinario poiché, nonostante un inizio al fulmicotone (Beelzebub), l'opera si stabilizza ben presto nei toni della tecnica fine a se stessa. Tutto ineccepibile, ma, raramente, si ha uno scarto, una cattiveria stilistica, un'ombra. Fusion, jazz rock di classe, con toni quasi lounge: levigato, pulito, irreprensibile.

Annette Peacock, voce; Allan Holdsworth, chitarra; Dave Stewart, tastiere; Jeff Berlin, basso; Bill BRuford, pbatteria, percussioni; Kenny Wheeler, flicorno.


giovedì 6 agosto 2015

Brainville 3 (Daevid Allen/Hugh Hopper/Chris Cutler) - Trial by headline (2008)

Per quanto sia allergico ai supergruppi ... è impossibile ignorare la storia di Gong, Soft Machine, Henry Cow e Art Bears; quattro bands e quattro posizioni nella Nurse With Wound list.
Brainville 3 non è, peraltro, un cimitero dei dinosauri. I Nostri si portano appresso la loro storia (c'è anche una I bin stoned before), certamente, ma il disco (dieci brani che oscillano fra avanguardia, space e progressive), pur non vantando memorabili impennate, a tratti si rivela d'inaspettata vitalità.
Da ascoltare, se non altro per omaggiare i tre leoni (Allen e Hopper riposino in pace).

venerdì 24 luglio 2015

Robert Fripp/Brian Eno - Live at Olympia, Paris, May 28, 1975 (2011)


Ogni tanto la realtà, inaspettatamente, subisce delle crepe.
Quella muraglia, senza alcuno iato, candida e inoppugnabile (e praticamente perfetta in quanto noi la riteniamo, per negligenza e pigrizia, scevra da ogni smagliatura), permette, delle volte, d'intravedere barbagli e speranze di un ulteriore piano dell'esistenza. 
Barbagli, chiarori celestiali, faville infernali, bisbigli, sospiri.
Da una di tali spaccature del conformismo ieri sera, senza avvertimenti o blande premonizioni, sono filtrati suoni d'altri mondi.
Verso le due di notte, una radio ... i loop di Brian Eno, pulsanti come espirazioni ultraterrene, si costituivano incessanti quale sfondo metafisico a lunghi, atemporali ritagli elettrici: gli accordi di Robert Fripp.
Null'altro.
Sono passati quarant'anni dall'esibizione del duo a Parigi. Nel 2011 se ne è ricavato un triplo album: due ore e dieci di musica. O quel che è. Un flusso ininterrotto di sonorità trascendenti a cui non vale opporsi.
Sì, sciogliete i legami che vi legano al ponte della nave di Odisseo.
Tendete l'orecchio.
Fatevi tutt'uno con la Santa Sapienza.

lunedì 29 giugno 2015

Early British punk from A to Z vol. 20 (Shapes/Sick Things/Siouxsie & The Banshees/Skids/Skrewdriver/Skunks/Slaughter & The Dogs/Slits/Snatch/Snivelling Shits)




Shapes (Leamington Spa) - Songs for sensible people (1998, recordings 1978-1980). Seymour Bybuss, voce, Tim Lee, chitarra; Steve Richards, chitarra; Brian Helicopter, basso; Dave Gee, batteria.

Sick Things (Marlow) - The legendary Sick Things EP (1983, recordings 1977; 7''). Charlie Green, voce, ?; chitarra; ?, basso; ?, batteria.

Siouxsie & The Banshees - The scream (1978). Siouxsie Sioux, voce; John McKay, chitarra, sassofono; Steven Severin, basso; Kenny Morris, batteria, percussioni.

Skids (Dumfernline) - Sweet suburbia (1995, recordings 1978-1980). Richard Jobson, voce; Stuart Adamson, chitarra; Bill Simpson, basso; Tom Kellichan, batteria.

Skinflicks (Londra). Introvabili. Jeff Swartz, voce; Sue Tinline, chitarra; Suzi Webb, basso; Dee Dufort, batteria.

Skrewdriver (Blackpool) - Antisocial (1977; 7'')/All Skrewed up (1977). Ian, voce; Ron, chitarra; Kev, bass, Grinny, batteria.

Skunks - Good from the bad (1978; 7''). Gerry Lambe, chitarra; Franco Cornelli, chitarra; Hugh Ashton, basso; Pete Sturgeon, batteria.

Slaughter and the Dogs (Manchester) - Do it dog style (1978). Wayne Barrett, voce; Mike Rossi, chitarra; Zip Bates (Howard Bates), basso; Mad Muffet (Brian Grantham), batteria.

Slits (Londra) - Cut (1979). Ari Up, voce; Viv Albertine, chitarra; Tessa Pollitt, basso; Budgie, batteria.

Snatch (Londra/Stati Uniti). I.R.T. (1977; 7’’)/All I want (1978; 7’’). Già incontrate col loro Shopping for clothes nella NWW41.

Snivelling Shits - I can't come (1989; recordings 1977-1979). Giovanni Dadomo, voce; Pete Makowski, chitarra; Dave Fudger, basso; Steve Nicol, batteria. Sul personaggio Giovanni Dadomo e gli Snivelling Shits vedi il post Nostalgie settantasettine d'élite su Detriti di Passaggio.


sabato 27 giugno 2015

Pink Floyd - 19 shades of Interstellar overdrive 1^ parte/2^ parte

Pink Floyd e Frank Zappa: Interstellar Zappadrive

Pink Floyd - outtake recording 1968-1971
Pink Floyd - live in Southampton University 09.05.1969
Pink Floyd - live in San Francisco 29.04.1970
Pink Floyd - live in Rotterdam 12.10.1967
Pink Floyd - live in Rome 06.05.1968
Pink Floyd - live in Port Talbot 06.12.1969
Pink Floyd - live in London 11-12.01.1967
Pink Floyd - live in Copenhagen 13.09.1967
Pink Floyd - live in Chicago 29.10.1971
Pink Floyd - live in Chesterfield 27.03.1969
Pink Floyd - live in Birmingham 08.03.1970
Pink Floyd - live in Amsterrdam 23.05.1968
Pink Floyd - live for the BBC 04.05.1967
Pink Floyd - live for San Francisco soundtrack 31.10.1966
Pink Floyd - live in Wolverhampton 18.03.1967
Pink Floyd - live at the BBC 02.12.1968
Pink Floyd - live at Electric Factory 1970
Pink Floyd - live at Amougies 25.10.1969 (with Frank Zappa)
Pink Floyd - from Piper at the gates of dawn

mercoledì 17 giugno 2015

Syd Barrett - Psychedelic freak out (2010; recordings 1965-1974)


Bene, volevo scrivere due righe sull'omonimo disco dei Camper van Beethoven (quello del 1986); alle prime righe è però entrata la penultima traccia: una notevole cover di Interstellar overdrive. E allora ho abbandonato i poveri Camper (sono due anni che li voglio recensire) e mi sono gettato su Interstellar: cosa fare se non un mix delle varie versioni di questo brano fondamentale? Poi mi son ricordato che due di tali versioni (di quindici minuti) comprimevano mirabilmente - all'inizio e alla fine - un bel bootleg del povero Barrett ... ed ecco qua il post.
Su Barrett stesso non si può dire nulla che sia al contempo intelligente e nuovo, per cui taccio.

01 Interstellar overdrive (October 31, 1965 - demo)
02 See Emily play (May 21, 1967 - Acetate with alternate ending)
03 Scream thy last scream (August 7, 1967 Malcom Jones mix 1987)
04 Vegetable man (October 1967 - Malcom Jones mix 1987)
05 Vegetable man (1967 mix from Mason Interview, march 1969)
06 Silas Lang (May 6, 1968 - backing track)
07 Lanky (May 14, 1968 part two)
08 Golden hair (May 28, 1969 instrumental - Gareth Cousins mix 1988)
09 Swan Lee (June 20, 1968 - backing track)
10 Clowns & jugglers (July 20, 1968 Take 1 - Alternate mix with studio chat)
11 Love you (April 11, 1969)
12 Clowns & jugglers (May 3, 1969 Take 2 - keyboard mix)
13 Long gone (July 26, 1969)
14 Dark globe (July 27, 1969 Choral Version - Peter Jenner 1987 echo mix)
15 Dark globe (July 27, 1969 Choral Version - Malcolm Jones 1987 clean mix)
16 Maisie (February 26, 1970 - Alternate mix with extra vocals)
17 Slow boogie (August 12, 1974)
18 John Lee Hooker inspired (August 12, 1974)
19 In the beachwoods (1967 - backing track)
20 Interstellar overdrive (Pink Floyd live supporting Jeff Back Group, Shrine Exposition Hall, LA, July 27, 1968)

lunedì 15 giugno 2015

X Ray Spex - Germ free adolescents (1978)


C'è il punk d'attacco, il punk buffone, il punk impegnato, quello comunitario e populista, quello della supremazia bianca ... il tratto fondamentale del punk europeo è lo sbeffeggiamento ... e questo perché? Perché, in fondo, si rischia poco. Mettere una spilla da balia alle labbra di Elisabetta II era un affronto da veri mascalzoncelli, ammettiamolo ... eppure Lydon è ancora lì per raccontarla, senza aver patito soverchi affanni legali e poliziotteschi; per quanto possa sembrare incredibile, dopo trentotto anni (38), anche Elisabetta (1926-?) è ancora lì, con la stessa espressione stolida e gli stessi completini idioti di sempre. Non solo, ma la Royal Family si è arricchita di almeno quattro sanguisughe: due figli di Carlo e Diana (uno legittimo, l'altro colato da lombi cornificatori) più altri due parassiti venuti giù dalle ovaie di un'altra tizia che non ha mai lavorato in vita sua e di cui non ricordo le generalità, ma che ha sposato il legittimo anzidetto (precocemente pelato). Volete stupire? Anche il marito di Elisabetta è vivo e vegeto (ma non lotta insieme a noi); e così le altre due piattole che ha originato con l'Elisabetta Seconda; mi dispiace, non ricordo il nome neanche di loro: so solo che uno di tali fanigottoni è, nel migliore dei casi, un corruttore di minorenni.
A fare il punk in Europa ci si diverte, e si vive discretamente; il welfare inglese era (ed è) piuttosto generoso, riconosciamolo. In Amerika, invece, se non produci e non ti conformi al calvinismo imperante, campi malissimo; per cui, inevitabilmente, il punk, in quelle terre selvagge, assume, per citare un'espressione da libro liceale, "una curvatura nichilista e frontista" irripetibile altrove.
Il punk inglese è durato poco; lo spazio di un mattino. E, certo, ha pur vantato protagonisti tragici o sfortunati. Uno di questi è Poly Styrene, cantante di X Ray Spex: mezza inglese mezza africana, vita da cane randagio, Poly segnò la fine del punk e dei suoi tiepidi furori con un disco ancor oggi ammirevole (grande il sax di Lora Logic), e in cui si avverte, a dispetto dell'irruenza, una malinconia irredimibile. I'm a poseur, Oh, bondage up yours, I'm a cliché, The day the world turned day-glo e la memorabile Plastic bag le vette. Poly Styrene (Mary Joan Elliott Said) è venuta a mancare nel 2011, per un tumore; a cinquantaquattro anni. Era nata nel 1957, quando Elisabetta regnava già da cinque anni: Elisabetta II, regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord nonché di Antigua e Barbuda, Australia, Bahamas, Barbados, Belize, Canada, Grenada, Giamaica, Nuova Zelanda, Papua Nuova Guinea, Saint Kitts e Nevis, Saint Vincent e Grenadine, Isole Salomone, Santa Lucia e Tuvalu.