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giovedì 17 settembre 2015
lunedì 14 settembre 2015
Kraftwerk - 1974-2004. The singles collection (2011)
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venerdì 24 luglio 2015
Robert Fripp/Brian Eno - Live at Olympia, Paris, May 28, 1975 (2011)
Ogni tanto la realtà, inaspettatamente, subisce delle crepe.
Quella muraglia, senza alcuno iato, candida e inoppugnabile (e praticamente perfetta in quanto noi la riteniamo, per negligenza e pigrizia, scevra da ogni smagliatura), permette, delle volte, d'intravedere barbagli e speranze di un ulteriore piano dell'esistenza.
Barbagli, chiarori celestiali, faville infernali, bisbigli, sospiri.
Da una di tali spaccature del conformismo ieri sera, senza avvertimenti o blande premonizioni, sono filtrati suoni d'altri mondi.
Verso le due di notte, una radio ... i loop di Brian Eno, pulsanti come espirazioni ultraterrene, si costituivano incessanti quale sfondo metafisico a lunghi, atemporali ritagli elettrici: gli accordi di Robert Fripp.
Null'altro.
Sono passati quarant'anni dall'esibizione del duo a Parigi. Nel 2011 se ne è ricavato un triplo album: due ore e dieci di musica. O quel che è. Un flusso ininterrotto di sonorità trascendenti a cui non vale opporsi.
Sì, sciogliete i legami che vi legano al ponte della nave di Odisseo.
Tendete l'orecchio.
Fatevi tutt'uno con la Santa Sapienza.
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giovedì 27 settembre 2012
Quattro nuove proposte: Research Turtles/Agamotto/The Joy of Nature/Vanity
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| Research Turtles |
Research Turtles (USA, Louisiana) - Mankiller
(2011). I
Research Turtles (Joseph Darbonne, voce, chitarra; Logan Fontenot, voce,
chitarra; Jud Norman, voce, basso; Chad Townsend, batteria) sono una godibile
commistione di robuste chitarre e melodia, ciò che viene etichettato, per
brevità, come power-pop. In alcune
recensioni vengono accostati al British
pop:
personalmente li ritengo pieni continuatori di una purissima tradizione
americana, dai Posies agli Weezer di Buddy
Holly. Oltretutto sono simpatici. Mankiller viene editato in
due parti: questa è la prima, articolata in cinque brani; la seconda uscirà il
18 Ottobre. Per maggiori informazioni visitare il loro sito oppure myspace.
Agamotto (Italia) - Agamotto (2012). Gruppo della Cosmic
Swamp Records (etichetta DIY che ha base presso Como). Tre brani in bilico fra
uno space-noise spietato (in special
modo nella prima e seconda traccia, Solomon
Grundy, 7’32’’, Eric Dolphy,
13’35) e una sorta di inquietante Om interstellare (Antonio Margheriti, 18’38’’). “La
nostra
intenzione era (ed è) quella di creare dei paesaggi sonori; o ancora meglio
delle situazioni nelle quali immergersi e muoversi a piacimento, con annessi
anche i rischi dell’inoltrarsi in un ambiente alieno”. Una psichedelia dell’oltremondo? Una fratellanza
con Gnaw Their Tongues e Subarachnoid Space? Da ascoltare.
Joy of Nature
(Portogallo). “The Joy of Nature is the
musical project of L(ouis)C(outo) who was born in the archipelago of Azores.
Created in 1999 as The Joy of Nature and Discipline, it as reduced to The Joy
of Nature in 2006. The Joy of Nature’s music absorves elements from folk,
ambient, indie, post rock and even classical music to forge its own world
through experimentation. The Joy of Nature creates musical innerscapes, paints
with music and sound. Everything changes in nature and nothing remains static.
Nature is source of joy and beauty”. Un notevole impasto tra folk e psichedelia; l’intera opera del portoghese è stata
registrata e divisa in sette volumi (My
work is done I-VII). Per maggiori informazioni visitare il loro sito.
Vanity (Italia/Svizzera/Palestina) - Occult you (2012). Gruppo in procinto di realizzare Occult you, primo loro lavoro; nell’attesa
hanno licenziato il video di Under black ice, doom screziato di elettronica.
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domenica 22 aprile 2012
Krautrock party vol. 4 - Pik - Psychomotricity in Kindergarten/Subject Esq. - Subject Esq (1972)/Sahara - Sunrise (1974)/Sahara - For all the clowns (1975)
Pik. Pik è un duo italiano, di Salerno, formatosi a Berlino circa tre anni fa. Dalle tracce del loro primo lavoro, già maturo, strutturato su chitarra e percussioni, trapelano le influenze della musica dei Settanta, o meglio, la passione per le sonorità continentali: una particolare ed esclusiva ascendenza, tuttavia, non è dato trovarla, anche a causa del metodo di composizione adottato. Come scrivono essi stessi: "Il gruppo si basa principalmente sull'improvvisazione. Le nostre prove consistono in jam. I pezzi, le 'canzoni' non esistono. Esiste puntualmente un'idea, che durante la jam stessa viene sviluppata. Ogni prova è sistematicamente registrata, così da avere sempre materiale da "studiare". Per ultimo, molto forte è la componente 'tribale', 'rituale' del gruppo. Importante per noi è il suonare per e con le persone che ascoltano, così da creare un discorso che sia a doppio senso, in modo da far sentire partecipe chiunque del nostro stato d'animo e della nostra musica".
Tale voluta frammentarietà genera, quindi, un piacevole eclettismo: se A****i, Fleek rin, o l'eccellente Journey on the foot of possono far pensare all'incedere implacabile dei Neu!, una traccia come Aaaaa evoca la Kosmische musik classica; con The healing song ed Esparianto, invece, non prive di screziature blues, siamo già in territorio di nuova psichedelia d'area statunitense, nei pressi di Subarachnoid Space o Bardo Pond.
L'augurio è che i Pik, in futuro, dilatino ulteriormente le loro partiture, rinunciando definitivamente alla costrizione della forma canzone, in linea, peraltro, con le loro direttive artistiche.
L'augurio è che i Pik, in futuro, dilatino ulteriormente le loro partiture, rinunciando definitivamente alla costrizione della forma canzone, in linea, peraltro, con le loro direttive artistiche.
Subject Esq. e Sahara sono in realtà un unico gruppo, originario di Monaco. Il cambio di nome fu dovuto, pare, ad una vicissitudine contrattuale con la CBS. I Nostri si rivelano subito per la felicità dell'esecuzione e la complessità delle partiture: nelle loro tracce rivivono gli eroi di Canterbury (con accenni jazz rock), gli Yes, i Genesis (i primi King Crimson e i Jethro Tull, allegria!); non si avverte, tuttavia, alcuna pesantezza derivativa, anzi tali elementi sembrano di prima mano. Subject Esq è già un eccellente album: Giantania (anche in versione lunga, dal vivo), Alone, What is love le punte. Il successivo Sunrise vanta, oltre a Marie Celeste, la suite eponima (27'12''), un piccolo capolavoro quasi misconosciuto in cui ognuno si divertirà a ritrovare le influenze succitate. For all the clowns, nonostante alcune concessioni alla maniera del progressive più facile e disteso, coronerà degnamente (con l'ottima For all the clowns, The mountain king, Dream queen) la traiettoria del gruppo di Monaco. Fossero nati oltremanica i loro lavori figurerebbero regolarmente nelle discoteche di tutti gli appassionati.
Da sentire subito.
Da sentire subito.
Subject Esq.: Michael Hofmann, voce, flauto, sassofono; Alex Pittwohn, voce, chitarra, armonica; Harry Rosenkind, batteria, percussioni; Peter Stadler, tastiere; Stefan Wissnet, voce, basso; Paul Vincent, chitarra; Franz Löffler, viola.
Sahara: Hennes Hering, tastiere; Michael Hofmann, voce, fiati, tastiere; ; Alex Pittwohn, voce, chiatrra, armonica; Harry Rosenkind, batteria, percussioni; Stefan Wissnet, voce, basso; Nick Woodland, chitarra; Günther Moll, chitarra.
domenica 29 gennaio 2012
Krautrock party vol. 1 - Maschine no. 9 - Headmovie (1974)/AA. vv. - Lehrlinge Zusammenhalten (1971)/AA.vv. - Get off my kraut! (2011)
Caduto in depressione aggressiva dopo la vicenda Megaupload (più per l’universa calata di brache al primo refolo di vento che per la prevaricazione stessa) ho deciso di rivitalizzarmi con queste tre bizzarrie tedesche anni Settanta. La foto dei Floh de Cologne che potete ammirare sopra mi ha ulteriormente consolato: il bianco e nero, l’aspetto barbuto, i relitti automobilistici, la tetragona mancanza di espedienti modaioli hanno rinsaldato le esigue speranze per il futuro (questi cinque hanno provato a resistere nonostante tutto; io ci proverò sino alla fine).
Headmovie, più che un disco, è un collage di suoni, recitativi, citazioni nobili, spezzoni di trasmissioni radio orchestrati, fra gli altri, da Georg Deuter. C’è anche Renate Knaup. Unico e raro.
Lehrlinge Zusammenhalten è una raccolta di canzoni anticapitalistiche (incitamento alla lotta comune) con tanto di breviario marxista in retrocopertina. Ci sono i sommenzionati Floh de Cologne.
Get off my kraut! è una selezione di rarissimi brani dell’underground germanico 1968-1975 - selezione approntata dal benemerito sito http://spurensicherung.blogspot.com, che ringraziamo ancora una volta. Nel file in download vi è anche un breve documento di presentazione dei gruppi, redatto dai curatori del sito anzidetto.
Lehrlinge Zusammenhalten
02 - Floh De Cologne - (He) Hallo Stift
03 - Interpol - Schaffen Sie Sich Einen Lehrling
04 - Vorschlaghammer - Ballade Von Den Bösen Lehrlingen
05 - Vorschlaghammer - Armer Anton
06 - Die Conrads - Nach Dreißig Jahren
07 - Die Conrads / Hannes Stütz - Dick Und Doof in der Fabrik
08 - Dieter Süverkrüp - (Das) Lied Vom Nutzen
09 - Floh De Cologne - Lehrherr Unser
10 - Interpol - Ich Bin So Glücklich
11 - Die Conrads / Dieter Süverkrüp - Was Ein Lehrling Alles Lernt
12 - Die Conrads - Betriebsgeheimnis
13 - Lerryn / Dadazuzu - Lehrlings-Machtgebeat
14 - Die Conrads / Dieter Süverkrüp - Lehrlingsbilanz
15 - Münchner Songgruppe - Lehrlinge Zusammenhalten
16 - Die Conrads / Dieter Süverkrüp - Wer Hat Den Lehrling Gemacht
17 - Floh De Cologne - Wir Werden Immer Mehr
Get off my kraut!
01 - Rover Group - She’s a fire
02 - Hide and Seek - Sad song
03 - Coram Publico - Broadway
04 - Tuning Fork - To fly with a dream
05 - The Tombstones - Otherwise happiness part 2
06 - Cannock - Dark twist
07 - The Hush - Giny
08 - The Broadway Matadors - Walking in space
09 - Eruption (Svizzera) - The walls of hell
10 - Joint - Remember
11 - Hoax - Gipsy woman
12 - Don Adams - Don’t talk to me
13 - Acid - Movie star
14 - Stonewall - Neighbour
15 - Message - Painted lady
16 - Galaxis - True experience
17 - Krokodil - Camel is top
18 - Anthony - Gloria
19 - Eruption (Germania) - Elevator scene
20 - Oratorium - I feel free
21 - The Living Stones - Christen und Heiden
02 - Hide and Seek - Sad song
03 - Coram Publico - Broadway
04 - Tuning Fork - To fly with a dream
05 - The Tombstones - Otherwise happiness part 2
06 - Cannock - Dark twist
07 - The Hush - Giny
08 - The Broadway Matadors - Walking in space
09 - Eruption (Svizzera) - The walls of hell
10 - Joint - Remember
11 - Hoax - Gipsy woman
12 - Don Adams - Don’t talk to me
13 - Acid - Movie star
14 - Stonewall - Neighbour
15 - Message - Painted lady
16 - Galaxis - True experience
17 - Krokodil - Camel is top
18 - Anthony - Gloria
19 - Eruption (Germania) - Elevator scene
20 - Oratorium - I feel free
21 - The Living Stones - Christen und Heiden
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mercoledì 11 gennaio 2012
Kill Kill Kill - From beyond the agave (2011)/Pr.0-Tone - Micro .01-Micro .02 (2011)
Ho ricevuto via mail due interessanti e recentissime proposte musicali, Kill Kill Kill e Pr.0-Tone.
I Kill Kill Kill sono un collettivo californiano che propone eccellente psichedelia in linea con certe sonorità post (Bardo Pond, Doldrums ...). Sono già dei veterani al quindicesimo album (vantano collaborazioni con Acid Mothers Temple e Brian Jonestown Massacre) e, come spiega il nome, il loro scopo è sopprimere alcuni conformismi della tradizione rock: la struttura canzone, la formazione stabile e ogni affarismo legato alla fruizione della loro musica. Recita uno dei componenti, Eric Stiner: "We are a trip-music-collective in Los Angeles made of many different musicians. A couple of friends started the collective because we were bored of terrestrial drugs and playing standard music and we needed a new psychic energy. We harnessed all the psychic energy we could find and killed what we new of standard music. We Killed the idea of traditional song structure.... We Killed traditional band makeup... and we Killed any business that has to do with our music... that is where the name Kill Kill Kill came from. We then sent an open invitation to any part of the universe that feels bored. Over the years the collective has had more than 20 members come and go and come back again. The members include our friends from childhood and more recently collaborations with cosmic brothers and sisters like members from Acid Mothers Temple and the Brian Jonestown Massacre. This is our 15th album and it was recorded in Echo Park in 2011. There is also a split 7" single with our friends Oxbow on our friends record label Hydrahead Industries for this same album".
Per altre informazioni vedi http://kxllkxllkxll.blogspot.com/
I Kill Kill Kill sono un collettivo californiano che propone eccellente psichedelia in linea con certe sonorità post (Bardo Pond, Doldrums ...). Sono già dei veterani al quindicesimo album (vantano collaborazioni con Acid Mothers Temple e Brian Jonestown Massacre) e, come spiega il nome, il loro scopo è sopprimere alcuni conformismi della tradizione rock: la struttura canzone, la formazione stabile e ogni affarismo legato alla fruizione della loro musica. Recita uno dei componenti, Eric Stiner: "We are a trip-music-collective in Los Angeles made of many different musicians. A couple of friends started the collective because we were bored of terrestrial drugs and playing standard music and we needed a new psychic energy. We harnessed all the psychic energy we could find and killed what we new of standard music. We Killed the idea of traditional song structure.... We Killed traditional band makeup... and we Killed any business that has to do with our music... that is where the name Kill Kill Kill came from. We then sent an open invitation to any part of the universe that feels bored. Over the years the collective has had more than 20 members come and go and come back again. The members include our friends from childhood and more recently collaborations with cosmic brothers and sisters like members from Acid Mothers Temple and the Brian Jonestown Massacre. This is our 15th album and it was recorded in Echo Park in 2011. There is also a split 7" single with our friends Oxbow on our friends record label Hydrahead Industries for this same album".
Per altre informazioni vedi http://kxllkxllkxll.blogspot.com/
Pr.0-Tone sono, invece, un gruppo messicano che miscela piuttosto arditamente elettronica e post-rock-stoner con risultati degni di nota. Come spiegano essi stessi: "Pr.0-Tone (Roentgine, guitar; Polo., bass; Todi., drums) is an Alternative/Post-Rock/Experimental band from Leon, Mexico that takes organic and electronic resources and fuse them trying to generate new sounds to give different kind of shapes to the music they bring with eclectic influences". Durante il 2011 hanno registrato due EP Micro .01 e Micro .02, liberamente scaricabili da qui o dal loro sito http://protone.bandcamp.com/. Altre informazioni e contatti dalla loro pagina Facebook.
domenica 24 luglio 2011
Vasco Rossi - Vivere o niente (2011)
Il 22 Aprile 1973 Pasolini recensisce una silloge di poesie, in larga parte italiane; oscilla tra noia ed irritazione: “In Italia c’è un numero enorme di poeti che scrivono delle poesie come se svolgessero dei compiti … Le loro esperienze, del resto, non si distinguono dalle esperienze di qualsiasi piccolo borghese italiano: un po’ di malinconia, un grande rispetto per le cose in se stesse, quelle ammodo, qualche viaggio, qualche amoretto reso modicamente metafisico, corretto però da un fare vagamente mondano, in cui si sente il sapore dello stipendio”.
Poi si addolcisce e concede che alcuni autori “vanno bene”; improvvisamente, però, si pente della menzogna e chiude con una esecuzione: “Ho letto questo libro lontano dall’Italia, in paesi in cui l’Italia non è nulla, non conta nulla, è conosciuta appena di nome: è forse a causa di questa ottica che di fronte alla letteratura italiana provo un vago senso di stanchezza, di insofferenza, e anche di vergogna, forse per essere meschinamente coinvolto in qualcosa di meschino”.
Ascoltando il paradigmatico Vasco Rossi, nonché i maggiori della canzone italiana – ascoltandoli e ingurgitandoli, oserei dire, mio malgrado e contro ogni mia volontà, da più di un trentennio, sovvengono con insistenza queste due rapide sparatorie in cui basta sostituire musica a poesia per avere il rendiconto esatto dei nostri tempi.
Ormai non c’è neanche bisogno di spostarsi dalla Madrepatria per accertare lo straniamento pasoliniano di fronte alla piccineria italica; la Rete rende accessibili decine di migliaia di dischi di ogni parte geografica. Tale semplice fenomeno, la fruibilità di cose che, fino a pochi anni fa, avremmo ignorato per tutta la vita, ha schiantato ogni giudizio di valore pregresso e reso decrepito il nostro mainstream.
Solo uno spietato apparato di propaganda, che detiene il monopolio dei vecchi media, riesce a tenere in vita queste appiccicose sopravvivenze.
Il loro universo è un sentimentalismo adolescenziale asfittico o venato di indefinibili nostalgie liceali – in ogni caso di quarta mano e scevro da qualsiasi anelito di gioia e libertà. La ‘protesta’ e ‘l’impegno’ vengono declinati secondo i dettami residuali di una controcultura vicina al mezzo secolo oppure di una goliardia fasulla che possa poi dire, alla fine: “non vi preoccupate, abbiamo scherzato”. Il tono è sempre generico e indiretto, per non offendere nessuno. Si risparmiano le istituzioni tutte; si aborre l’ellisse, l’allusione, il simbolismo; au contraire dilaga la didascalia: se un italiano urla le pene d’amore o il vuoto esistenziale ha un cartello appeso al collo con su scritto: “Sono tanto triste”, se blatera contro il sistema: “Ora son alternativo”. Non si sa mai, qualcuno potrebbe non capire. Ogni tanto si incarica il turnista di schitarrare un poco per alternare al melodico un maledettismo stucchevole. Il look si adegua ai cambi di maschera.
Un’Italia in calzoni corti, sempre più piccola, ormai microscopica, fuori da ogni corrente vitale ed ascendente, costretta a giurare continuamente il falso sui propri giornaletti, a subornare su televisioni e riviste allegate gli ultimi gonzi per spillar loro gli ultimi talleri.
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