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giovedì 24 dicembre 2015

Beyond the (Italian) boundaries - Post rock vol. 13 (Mario Bertoncini/Mario Nascimbene/Walter Branchi & Mauro Bortolotti)

Mario Bertoncini
Indice generale/General index

Auguro a chiunque segua il blog un Natale e un 2016 sereni

Mario Bertoncini - Arpe eolie (2007; recordings 1973-1974). Co-fondatore di Nuova Consonanza (1959; era l’associazione nata per promuovere l’avanguardia italiana), assieme a Macchi, Evangelisti, Bortolotti; fra gli altri. Arpe eolie è un capolavoro (in cui è sfruttata, appunto, l’arpa eolia, le cui vibrazioni sono originate dal vento) di cui Bertoncini è esecutore e artefice assoluto. Echi remotissimi e avvolgenti, e sempre minacciati dalla casualità, come una fiamma mossa dalle correnti più capricciose, tengono in scacco estatico l’ascoltatore. Inevitabile.

Mario Nascimbene - Atti degli Apostoli (2004; recordings 1969). Mario Nascimbene fu autore di numerose colonne sonore, ancora da valutare. Al sottoscritto egli è caro soprattutto per la collaborazione con Roberto Rossellini; con il Rossellini televisivo, magnifico e tardo, in cui la ricostruzione storica accurata, l’ansia divulgativa e la calda empatia delle immagini vanno di pari passo. Di tale collaborazione è rintracciabile, per ora, solo la presente testimonianza ove si ritrovano parte dei dialoghi dello sceneggiato, a detrimento della musica vera e propria. Ma non è un ostacolo all’apprezzamento, anzi: il delicato tema iniziale, sottolineato in modo indimenticabile dal flauto di Severino Gazzelloni, si costituisce subito quale sfondo sonoro e morale del disco (ricco di eccellenti spunti etnici), e va a fondersi perfettamente al testo; in tal modo Nascimbene rende alla perfezione la Stimmung del quinto Vangelo: qui lo smarrimento per la morte del Cristo e la mestizia convivono con un fervore spirituale incrollabile e la viva speranza per un mondo ulteriore che renda giustizia all’iniquità di questo. Da sentire il disco, da vedere lo sceneggiato; bruti astenersi.

Mauro Bortolotti/Walter Branchi - Paesaggi intravisti (1987). Walter Branchi è una delle colonne del Gruppo Improvvisazione Nuova Consonanza; Bortolotti fu allievo di Pietro Grossi, pioniere dell’elettronica italiana, co-fondatore di Nuova Consonanza (l’associazione, non il gruppo) e scheggia ideologica dei Corsi Estivi di Darmstadt (Internationale Ferienkurse für Neue Musik, Darmstadt), untori primi della scena sperimentale europea. Paesaggi intravisti consta di due lunghe tracce: inserti dialogati, concretismi, ambient, elettronica convivono in un flusso sonoro accattivante, felicissimo. Lo consiglio, ovviamente. In più, sotto i video dei primi due dischi (su youtube non esistono video dei Paesaggi), aggiungo un imperdibile documentario tedesco (di Theo Gallehr) sul Gruppo Improvvisazione Nuova Consonanza.

Per il download: basta cliccare sul titolo, spuntare la casella e cliccare nuovamente, stavolta sul simbolo universale del download (下載 in cinese) e il tutto si avvierà automaticamente.

domenica 16 agosto 2015

Ange - Au-delà du délire (1974)

Il gruppo francese (ancora attivo) licenzia un progressive di buona lega che oscilla tra toni folk e corpose accensioni debitrici dei primi Genesis.
Le composizioni sono, però, superiori al semplice manierismo e la voce di Christian Décamps è molto efficace nel drammatizzare alcune tracce (Le long nuits d'Isaac).
Per chi ama rannicchiarsi nel genere c'è più d'un godimento.

Christian Décamps, voce, tastiere; Francis Décamps, voce, tastiere; Jean-Michel Brézovar, chitarra; Daniel Haas, basso; Gérard Jelsch, batteria, percussioni.

domenica 12 luglio 2015

Nurse With Wound list vol. 42 (Demetrio Stratos/Supersister/Taj Mahal Travellers/Tamia/Tangerine Dream/Ghédalia Tazartès/Technical Space Composer's Crew/'Mama' Béa Tekielski)

NWW vol. 42. Tamia Valmont

248. Demetrio Stratos (Italia) - Cantare la voce (1978). Le investigazioni sullo strumento musicale più negletto: la voce. Demetrio Stratos, artista cosmopolita (nacque in Egitto da genitori greci, di fede ortodossa), recupera all’ascolto occidentale alcune tradizioni vocali popolari (siberiane e mongole) in funzione di rottura proprio con l’ordine borghese. L’operazione, assolutamente eversiva dal punto di vista antropologico e politico, mostra inoltre una tecnica stupefacente (basta dare un orecchio a Flautofonie e altro nonché a Investigazioni. Diplofonie e triplofonie [in cui Stratos raddoppia e triplica la voce alterandone il timbro]); il limite del disco risiede in una persistente aria d’incompiutezza, come se ogni traccia fosse un torso per sperimentazioni e studi piuttosto che una scultura finita e polita. Scartafaccio e non libro. Da confrontare, per la comprensione di tali appunti, al lavoro affine di Tamia Valmont.

249. Sweet Okay Supersister (Olanda) - Spiral staircase sass (1974). Abbiamo già presentato i primi due album della formazione olandese, Present from Nancy e To the highest bidder. Il presente Spiral staircase conferma il loro “eclettismo lodevole eppur forzato”, fra episodi di progressive colto, inserti concreti e lazzi di buona lega. Vanno riconosciuti ai Supersister, tuttavia, sia l’originalità d’ispirazione che la perizia nell’esecuzione. Robert Jan Stips, voce, tastiere; Sacha van Geest, voce, flauto, percussioni; Martin Van Wijk, chitarra; Dick De Jong, cornamuse; Anneke Van Der Stee, mandolino; Mien Van Den Heuvel, mandolino; Bertus Borgers, sassofono; Jan Hollestelle, basso; Ron Van Eck, basso; Louis Debij, batteria; Los Alegras Band, batterie; Dorien Van Der Valk, cori; Inge Van Iersel, cori; Josee Van Iersel, cori.

250. Taj Mahal Travellers (Giappone) - August 1974 (1975). Giàpresentato qui, JPR37.

251. Tamia (Francia) - Senza tempo (1981). La cantante francese (Tamia Valmont) recupera e reinterpreta vocalmente la tradizione popolare (medio)-orientale: in Shakuhachi song, ad esempio, una melodia nipponica per flauto di bambù, in First poliphony le polifonie tibetane, e così via. Le punte del disco (Narcissa solis) attingono davvero a un’esperienza atemporale, fuori d’ogni canone occidentale. Da ascoltare.

252. Tangerine Dream (Germania) - Electronic meditation (1970). Il debutto dei Tangerine Dream, formati da tre colonne della musica germanica dei Settanta, è già un capolavoro. Sono passati quarantacinque anni: Electronic meditation non solo non è invecchiato, ma, a tutt’oggi, fa appassire, al confronto, parecchia avanguardia arrivata subito dopo. Essenziale. Edgar Froese, chitarra, tastiere; Conrad Schnitzler, chitarra, violoncello, violino; Klaus Schultze, batteria; Jimmy Jackson, tastiere; Thomas Keyserling, flauto.

253. Ghédalia Tazartès (Francia) - Tazartès' transports (1980). Francese di nascita, ma di ascendenza ebraica (in terra turca), Tazartès fonde con sorprendente fluidità concretismi, loop, effetti elettronici, spezzoni parlati (anche in italiano) e suggestioni di musica popolare nord-africana e medio-orientale: il pout-pourri si snoda sicuro, segno inconfutabile di una sensibilità superiore. Forse è world music, forse no. Eccellente, in ogni caso.

254. Technical Space Composer's Crew (Germania) - Canaxis V (1969). Il capolavoro diHolger Czukay, già recensito qui.

255. 'Mama' Béa Tekielski (Francia) - La folle (1977). Di padre polacco e madre italiana, Béatrice Tekielski si inscrive, per sua stessa ammissione, nella riconoscibile tradizione della canzone francese propria a Brel, Brassens e Léo Ferré. La forza appassionata e ruggente delle interpretazioni, a volte fluviali (La mort, 16’30’’) e dilatate, la pongono ben al di là del semplice manierismo. Da ascoltare.

martedì 23 giugno 2015

Blue Öyster Cult - Tyranny and mutation (1973)/Secret treaties (1974)


Poiché non sono in gran vena e le Ostriche non mi hanno mai entusiasmato davvero, sono andato a leggermi qualche recensione qua e là. Di Webbaticy, Scaruffi, ad esempio;  e mi son letto anche la pagina di Wikipedia. Chi non l'ha fatto? La pagina italiana di Wikipedia è sempre più scarna di quella inglese (e francese, spagnola, calmucca et cetera); molte volte è scritta in dispregio della sintassi o di qualsiasi eufonia e scorrevolezza; altre volte è semplicemente illeggibile: vi ristagna un tono generale, persistente come un lezzo non individuabile, di sciatteria. Ad ogni modo ognuna è vergata in un italiano medio-basso tuttora comprensibile ai più; e tanto basta. Alla sezione Wiki dedicata al gruppo si può leggere: "Il secondo album, Tyranny and mutation (1973), ottenne anch'esso un discreto successo, ma sarà il successivo Secret treaties, uscito nel 1974, a farli apprezzare anche dalla critica. L'album, che vanta la collaborazione di Patti Smith, amante del tastierista Allen Lanier e coautrice della canzone Career of evil, divenne dopo poco disco d'oro, grazie anche al singolo Astronomy, una delle canzoni più belle della band, e considerata talvolta la ballad più bella degli anni '70 ben più di Starway to heaven"(1).
Capito? Un detrattore del mito dei £ed Zeppe£in come me (si intenda: non proprio dei £ed Zeppe£in, ma sicuramente del mito dei £ed Zeppe£in, vedi Copy, paste and enjoy!) avrebbe dovuto accogliere tali righe con gioia sarcastica e invece ... no, non ci siamo ... le gerarchie anzitutto: Astronomy è inferiore a Stairway to heaven - e non si discute - così come Stairway to heaven è inferiore a Hairway to Steven (inferiore non all'album, ma all'idea spietata che i Butthole avevano della dolciastra Stairway to heaven).
Restaurata la reale scala di valori passiamo a discutere i due dischi; sono due dischi di hard rock anni Settanta, ben suonati, e sopra la media, ma dal tratto piuttosto ordinario e sempre in procinto di consegnarsi all'AOR (tradimento che avverrà colle successive operine).
Anche il classico Career of evil convince poco (e dell'aneddoto della Smith m'interessa zero: basta con tali ammicchi). I BOC, insomma, non hanno asperità o doppi fondi, nonostante il lato oscuro, per convinzione diffusa e ormai accettata, sia alla base della loro presunta fascinazione sonora.
Che dire? Naturalmente mi sbaglio.

(1) A tutt'oggi, 23 giugno 2015, sulla pagina Wiki italiana dei BOC c'è effettivamente scritto Starway to heaven.

lunedì 16 febbraio 2015

David Bowie - Strange fascination (live in LA, September 5 1974) ovvero: la dittatura arriva a passo di Carnevale

Se tutti i bootleg fossero così ... registrazione di buona qualità, bravi interpreti, e alcune delle migliori canzoni pre-1974, comprese quelle che mi premevano, quelle di Diamond dogs (1974), volgarizzazione rock del 1984 di George Orwell ...
Tante chiacchiere su Orwell, al liceo, all'università, e ora che ci siamo dentro nessuno osa fiatare ... l'Italia nel proprio 1984 ci sta entrando a passo di Carnevale, non sia mai ... in fondo siamo il paese della Commedia dell'Arte e non di Macbeth ... un vero ingresso trionfale, col passo dell'ubriaco, agghindata coi festoni di Sanremo, fra lanci di coriandoli, botti e vassoi di frappe e castagnole ... fra strepiti e applausi sfila il carro di Viareggio della democrazia: nani di cartapesta, giornalisti con la lingua prensile, mignottoni ridenti, i soliti molestatori di verità ...
A tratti (solo a tratti, poi mi ricompongo) rimango sorpreso, addirittura esterrefatto, dalla mancanza di qualsivoglia resistenza ... silenzio, alzate di spalle, mormorii, risatine ... e poco altro ... niente di nuovo sul fronte orientale? Macché, non si muove foglia ... settant'anni di repubblica liquidati sottobanco, mentre il popolino spara i mortaretti ... la Resistenza, Bella ciao, le fucilazioni, i costituenti, Pertini, Vassalli, Moro, Berlinguer, Almirante ... la nostra minuscola, tragica storia ... au cabinet, per dirla con il misantropo Alceste!
Volevo parlarvi di chissà quali cose ... in testa ho uno stormo di uccelli impazziti di odio e risentimento ... ad esempio di come Orwell ha scopiazzato Evgenij Zamjatin (il suo Noi anticipa 1984 di qualche decennio) ... e di come la libertà si dia via - sempre! - in cambio di una falsa promessa di felicità e benessere ... falsa!
Mi accorgo, però, di non avere voglia di continuare ... è anche tardi, invecchio ... il sangue si fa vecchio e non muove più la rabbia ... del resto, a chi interessa? 
Anch'io mi arrendo ai nuovi tempi.
Mi preparo alla guerra.

mercoledì 31 dicembre 2014

We are not Pink Floyd vol. 10. Minor bands of the English Seventies (Khan/Kingdom Come/Jade Warrior)

Jade Warrior

Khan - Space shanty (1972). Uriel, Egg, Gong, Arzachel; e Arthur Brown, Atomic Rooster, ELP … i quattro membri dei Khan intersecano la scena progressive inglese ad alti livelli, ma questo loro unico album è un esempio del Canterbury sound minore. Ottimamente suonato, e impeccabile nel recitare i luoghi comuni del genere, per i patiti può rappresentare un classico inamovibile. Al netto dei timbri dei primi Settanta (ah, quelle tastiere! Ah, Hillage!), però, si deve ammettere che all’opera manca qualsiasi impennata o scarto davvero memorabili. Bella Hollow stone. Steve Hillage, voce, chitarra; Dave Stewart, tastiere; Nick Greenwood, voce, basso; Eric Peachey, batteria.

Kingdom Come - Galactic zoo dossier (1971). Formati da Arthur Brown dopo il collasso di The Crazy World of Arthur Brown, i Kingdom Come depongono le isterie psichedeliche per abbracciare uno stile positivamente variegato, dall’energico hard prog di Space plucks alla ballata cool strappapelle (la notevole Brains), da andature accidentate (Simple man, Creation) sino alla frantumazione beefheartiana (Trouble) e al prog (No time). L’insieme si mantiene su livelli superiori alla media del periodo: da sentire, quindi. Arthur Wilton Brown, voce; Andrew Kenneth Dalby, voce, chitarra; Michael William Grenille Harris, tastiere; Desmond John Fisher, basso; Martin Philip John Steer, batteria; Julian Paul Brown, voce.

Jade Warrior - Floating world (1974). I geniacci del terzetto, gruppo la cui produzione merita un ulteriore approfondimento. Rimasti in coppia, i multistrumentisti Duhig e Field organizzano dieci eleganti strumentali in spaesante bilico fra soffusi e decisi influssi orientali (il titolo equivale al nipponico Ukiyo, termine che descrive la vita e la cultura nei quartieri a larga diffusione di teatri, sale da tè e bordelli) e indurimenti rock occidentali (Red lotus, Monkey chart). Nonostante il disco sia sorto sulle orme del best seller Tubular bells, esso può rivendicare una propria elegante originalità. Da valutare con cura. Tony Duhig, voce, chitarra, tastiere, basso, vibrafono; Jon Field, chitarra; tastiere; violoncello, flauto, arpa, percussioni.

mercoledì 10 dicembre 2014

Nurse With Wound list vol. 39 (Ray Russell/Terje Rypdal/Martin Saint-Pierre/Second Hand/Zamla Mammaz Manna/Günter Schickert/Secret Oyster)

NWW vol. 39. Günter Schickert

228. Ray Russell (Gran Bretagna) - Secret asylum (1973). Chi ben comincia è a metà dell’opera: i primi sette minuti consistono in un furibondo duetto noise fra chitarra e batteria; il tutto pare acquietarsi in un andamento jazz quasi classico, ma le Erinni della free form sono dietro l’angolo; e si ricomincia: spetezzi di sassofono, drumming inesauribile, brandelli di chitarra elettrica. La seconda parte è sulla falsariga della prima. Noise jazz di vaglia. Ray Russell, chitarra, tastiere; Gary Windo, fauto, sassofono; Harry Beckett, tromba, corno; Daryl Runswick, basso; Alan Rushton, batteria.

229. Terje Rypdal (Norvegia) - Odissey (1973). Storico doppio album, qui presentato nella versione in vinile (dove sono presenti i quasi ventiquattro minuti di Rolling stone). Otto strumentali impossibili da classificare: si ritrovano atmosfere da tramonto artico (Midnite, Adagio, Fare well), lente e sospese, oppure più calde progressioni (Over Birkerrot, la stessa Rolling stone), o pezzi semplici e struggenti (Ballade). Un classico da ascoltare subito. Terje Rypdal, chitarra, tastiere, sassofono; Brynjulf Blix, tastiere; Torbjørn Sunde, trombone; Sveinung Hovensjø, basso; Svein Christiansen, batteria.

230. Martin Saint-Pierre (Argentina) - Solo création (1977). Francese d’adozione, ma argentino di nascita (fu esule a causa della dittatura), Saint-Pierre è un percussionista e, per quanto il sottoscritto, inetto alla tecnica, possa giudicare – un percussionista d’alto livello. Il disco si compone di tre brani; tre assoli. A questo punto si è di fronte al dilemma già sorto, presso alcuni di voi, con il post Drumming is our life: possiamo andare oltre l’apprezzamento della tecnica o dobbiamo limitarci alla degustazione della pura bravura, pena l’inascoltabilità? Mettiamola così: nei quindici minuti di Document, Saint-Pierre sembra davvero trascendere la bruta essenza del proprio strumento riuscendo a produrre materiale inaudito; per questo, e per la sua storia, merita il nostro interesse.

231. Zamla Mammaz Manna (Svezia) - För Äldre Nybegynnare (1977). E va bene, lo ammetto, al primo ascolto (del loro primo album) li avevo ridimensionati. Invece i Samla, qui provvisti di ‘z’ (ad esacerbare la ragione sociale), sono una colonna dell’alternative svedese. För Äldre Nybegynnare è un capolavoro in cui si ritrovano tutte le asperità del Rock in Opposition: disarmonie, concretismi, sbeffeggiamenti, incedere vaudeville; un progressive sghembo e disarticolato alle soglie della genialità. Da ascoltare subito. Eino Haapala, voce, chitarra; Lars Hollmer, voce, tastiere; Lars Krantz, tromba; Lars Krantz, basso; Hasse Bruniusson, voce, batteria, percussioni.

232. Günter Schickert  (Germania) - Samtovogel (1974). Pioniere della echo-guitar, Schickert licenzia un classico della psichedelia germanica dei Settanta (il termine fa riferimento a quella scena peculiare); tre brani per sola chitarra (5’58’’, 16’30’’, 21’13’’): echi, riverberi, vocalizzi dilatati, sovrapposizioni di strumming spaziali; un andamento sospeso di cui faranno tesoro i gruppi della rinascita psichedelica degli anni Ottanta. Da ascoltare subito.

233. Second Hand (Gran Bretagna) - Death may be your Santa Claus (1971). Già recensiti qui.

234. Secret Oyster (Danimarca) - Secret Oyster (1973). Formati sulle ceneri di tre gruppi preesistenti (Burnin’ Red Ivanhoe, Hurdy Gurdy, Coronarias Dans), gli Oyster propongono un progressive strumentale di notevole fattura declinato secondo le attitudini pregresse dei vari interpreti: si passa, quindi, da soluzioni Canterbury a fluidità jazz-rock sino a inflessioni blues o propriamente rock (non manca, in Vive la quelle un bell’assolo di batteria); la varietà (e la preparazione tecnica individuale) non prevaricano, tuttavia, la piacevole compattezza dell’opera. Claus Bøhling, chitarra; Karsten Vogel, tastiere, sassofono; Kenneth Knudsen, tastiere; Mads Vinding, basso; Bo Thrige Andersen, batteria. 

martedì 6 maggio 2014

Virgin Forest vol. 3 - A touch of Norway Oriental Sunshine - Dedicated to the bird we love (1969)/Junipher Greene - Friendship (1971)/Ruphus - Ranshart (1974)/Høst - Hardt mot hardt (1976)

Junipher Greene

Un altro carotaggio ... stavolta la Norvegia. Quattro dischi che provengono dal decennio magico 1967-1977 della musica europea: si parte con le delicate atmosfere hippie/orientali di Oriental Sunshine (un piccolo gioiello; bella la voce della Johansen); quindi abbiamo il disco più celebrato dei Settanta norvegesi, Friendship, dei Junipher Greene (celebrato giustamente occorre dire e ben noto agli appassionati di genere; ero, infatti, indeciso se inserirlo o meno); poi il sottovalutato Ranshart dei Ruphus, sospeso fra i Genesis di Lamb e gli Yes (con la voce di Jahren à la Jon Anderson); infine Høst, Hardt mot hardt, un tardo, ma robusto cascame di heavy prog ... tardo per i tempi a esso coevi eppur anticipatore delle nuove, pletoriche, leve nordiche devote alle costruzioni lambiccate del progressive metal. 

Oriental Sunshine - Dedicated to the bird we love (1969). Nina Johansen, voce, chitarra; Rune Walle, voce, chitarra, sitar; Satnam Singh, voce, flauto, table; Helge Grøslie, tastiere; Sture Jansen, basso; Espen Rud, batteria

Junipher Greene - Friendship (1971). Freddy Dahl, voce, chitarra; Bent Åserud, voce, chitarra, flauto, armonica; Helge Grøslie, voce, tastiere; Øyvind Vilbo, voce, basso; Geir Bøhren, voce, batteria.

Ruphus - Ranshart (1974). Rune Østdahl, voce; Kjell Larsen, chitarra; Hakon Graf, tastiere; Asle Nilsen, flauto, basso; Thor Bendiksen, batteria.

Høst - Hardt mot hardt (1976). Geir Jahren, voce, chitarra; Fezza Ellingsen, chitarra, flauto; Halvdan Nedrejord, tastiere; Bernt Bodahl, basso; Willy Bendiksen, batteria.

mercoledì 12 marzo 2014

King Crimson - Red (1974)


Uno dei capolavori della nuova frontiera Crimson. 
Come accade nei primi due lavori del gruppo il primo brano è l'epitome dell'album, e ne racchiude il significato profondo, mentre il secondo addolcisce la carica eversiva con un soffice romanticismo abbastanza comune nel primo progressive inglese.
Red, la prima traccia, è quasi inclassificabile; se ne avverte, al di là dell'irruenza e dell'empito strumentale, la potenza nichilista. Il suono è aspro, ma come può esserlo un'entità postmoderna, a mezzo fra macchina e umano: i Crimson si configurano quale power trio del nuovo millennio (dopo il licenziamento di Cross erano, di fatto, ridotti a tre: Robert Fripp alla chitarra; John Wetton alla voce e al basso e Bill Bruford alla batteria), come se l'hard rock dei primi Settanta fosse stato razionalizzato e reso alieno dal fuoco della creazione con una fredda e calcolata lobotomia.
Come detto, non manca il lato romantico e sognante (tributario della voce di Wetton); nella finale Starless i due corni dell'ispirazione convivono: sino al minuto 4'28'' domina Wetton, quindi sopravvengono gli spettrali accordi oltreumani di Fripp a gelare l'empatia: uno stillicidio che si trasforma in sarabanda e quindi riprende, nell'ultimo minuto, il tono iniziale enfatizzandolo sino a un turgore quasi epico.
Red si spinge in territori psicologici poi esplorati, con programmatica decisione, dalla no wave americana o dall'avanguardia dei Throbbing Gristle.

domenica 2 marzo 2014

Karuna Khyal - Alomoni 1985 (1974)


Perfetto stile nipponico. Pseudonimo (Takahashi Yoshihiro), nessuna menzione dei musicisti (il Nostro dovrebbe essere un cuoco autarchico), edizioni introvabili, ristampe in capo al mondo, unico disco pubblicato, mistero biografico et cetera.
Due tracce anonime (24'35''; 22'58'') perse nelle more della storia. Mentre qui si cominciava, timidamente, ad ascoltare Captain Beefheart (in attesa della glorificazione artistica postuma), un tizio che conoscevano in dieci elargiva questa follia.
I due brani sono, in realtà, collages in cui si avverte lo scarto brutale d'ispirazione: Alomoni 1985 part 1 parte lenta con una nenia blues nipponica che precipita d'improvviso in un incedere ossessivo e postmoderno, allietato da una slide ipnotica e da un'armonica da finis terrae ... chissà cosa ne avrebbe pensato il Capitano ... quindi il silenzio; ma la musica riprende subito, inopinatamente, addentrandosi nei territori dell'avanguardia: una sorta d'inquietante psychedelic-space; il filo si rompe ancora: si ritorna al blues iniziale annientato da tape-loops e dalla consueta, rugginosa novena vocale.
Alomoni 1985 part 2 si avvale ancora di tape-loops grattugiati, spetezzi fiatistici: una voce maledice da fondocampo; il finale si concede un saturnale selvaggio, una danza psych-blues in cui la reiterazione entra in parallelo colle nostre pulsazioni vitali.
Sembra (sembra!) che questi scriteriati siano anche gli artefici, come Brast Burn, del coevo Debon (che ha l'onore d'apparire sia nella Nurse With Wound list al numero 44 che nel Japrocksampler al numero 26). 
Due gioiellini scivolati nelle pieghe del tempo e della considerazione. Da rivalutare.

venerdì 31 gennaio 2014

Klaus Schulze - Blackdance (1974)


Il Pontefice Ottimo Massimo di una stagione irripetibile della musica europea. I dischi solisti della prima metà degli anni Settanta (tra cui Irrlicht!), i progetti collaterali e le collaborazioni storiche (Tangerine Dream, Ash Ra Tempel, Cosmic Jokers, Sergius Golowin, Walter Wegmuller) definiscono già una personalità d'eccezione.
Blackdance è uno delle ultime vette innevate e purissime da lui conquistati prima d'un graduale rotolare nelle valli della grossolanità. Devo ammettere, col cuore gonfio di dolore, che alcune opere recenti sfiorano l'inascoltabilità piena ... quando i tedeschi ci si mettono riescono nel cattivo gusto come pochi ... d'altra parte un popolo che ha Hegel e gli idealisti sul groppone: l'onnicomprensione o niente: non era proprio Hegel che credeva di aver racchiuso e delimitato la Storia nelle proprie pagine ... Storia che trovava il proprio compimento e perfezione proprio nei giorni in cui scriveva ... nella camera stessa in cui vergava quelle righe fatali ... che popolo temibile.
Ma Klaus, nel 1974, era assai lontano dalle pietanze indigeste degli anni a venire: i droni ronzanti, le tastiere che consegnano plasticamente alla nostra anima i vuoti interstellari (la grande Some velvet phasing), le pulsazioni elettroniche, tutto è opera di un profondo alchimista capace di distillare itinerari allo stesso tempo impalpabili e maestosi.
Attraverso tali circonvoluzioni sonore egli, forse, creò, per la prima volta, una sensibilità nuova: anticipatrice delle tendenze a venire quanto irrecuperabile nelle sue risonanze originarie.

domenica 26 gennaio 2014

Nurse With Wound list vol. 33 (Opus Avantra/Orchid Spangiafora/Out of Focus/Ovary Lodge/Tony Oxley/Evan Parker & Paul Lytton)

NWW list vol. 33. Keith Tippett

196. Opus Avantra (Italia) - Introspezione (1974). Opus Avantra, ovvero l’opera a mezzo fra tradizione e avanguardia. Il lied di Les plaisirs sont deux, straniato dai recitativi, la filastrocca infantile di La marmellata, un monologo da teatro off, arie d’opera ingentilite dai flauti e spezzate da controllate sfuriate progressive … Un pout-pourri ben studiato e d’interessante eclettismo, specie nelle composizioni lunghe: manca, tuttavia, come spesso accade alla coeva musica italiana alternativa, sia il melodismo inarrivabile degli anglosassoni che la lucida follia dei continentali. Da ascoltare comunque. Donella Del Monaco, voce; Enrico Professione, violino; Pieregidio Spiller, violino; Alfredo Tisocco, tastiere; Luciano Tavella, flauto; Riccardo Perraro, violoncello; Tony Esposito, percussioni; Pierdino Tisato, batteria.

197. Orchid Spangiafora (Stati Uniti) - Flee past’s ape elf (1979). Undici collage concreti: dialoghi e spezzoni di trasmissioni radiofoniche e televisive scomposti e riassemblati per mezzo di reiterazioni, frantumazioni, esitazioni, in accordo a un gusto satirico che nasce dallo snaturamento della fonte originale. Non per tutti, ovvio. Rob Carey (è lui Orchid) li ideò e compose, ancora studente, nel 1974.

198. Out of Focus (Germania) - Four letter Monday afternoon (1972). Progressive/jazz piuttosto eclettico. Come spesso accade (è inevitabile vista la pubblicità martellante di tutte le storie del rock) si è portati a giudicare anche quest’album rilevando i manierismi e i richiami con i correlativi e coevi gruppi d’estrazione anglosassone, Jethro Tull e Soft Machine, ad esempio. Se riusciamo a far astrazione di tali ascendenze, giudicheremo il disco per quello che è: una miscela intelligente e fascinosa di timbri e sonorità anni Settanta (con un eccellente sezione fiati) che, pur senza evidenti picchi, riesce lentamente a consegnarsi alla nostra ammirazione. Da sentire. Moran Neumüller, voce, sassofono; Peter Dechant, voce, chitarra; Remigius Drechsler, voce, chitarra, flauto, sassofono; Michael Thatcher, tastiere; Hennes Hering, tastiere; Hermann Breuer, trombone; Jimmy Polivka, tromba; Ingo Schmid-Neuhaus, sassofono; Stepen Wisheu, basso; Grand Roman Langhans, bonghi; Klaus Spöri, batteria.

199. Ovary Lodge - Ovary Lodge (1976). Avanguardia, jazz, improvvisazione. In Fragment #6 lo scatenamento degli interpreti, esacerbato dai vocalizzi di Julie Tippets, segue il filone prevedibile dell’antiortodossia: nell’eresia sappiamo cosa attenderci. Nell’iniziale Gentle one says hello affiora, invece, una vena inquietante alla Ligeti che, in Communal travel (17’42’’), si tinge di un obliquo esotismo grazie alla strumentazione orientale. Da ascoltare. Keith Tippett, voce, tastiere, maracas; Julie Tippetts, voce; Harry Miller, basso; Frank Perry, voce, flauto, percussioni

200. Tony Oxley (Gran Bretagna) - Tony Oxley (1975). Improvvisazione pura anche per il batterista Oxley, qui con il suo sestetto. Come accade per la registrazione di Tippet, la prima traccia ci consegna una free form piuttosto prevedibile; gli altri brani si assestano, invece, su un incedere sommesso, irto di un insistito tramestare. Fa eccezione il borborigmo di South east of Sheffield. Howard Riley, tastiere; Evan Parker, sassofono; Paul Rutherford, trombone; Dave Holdsworth, tromba; Barry Guy, basso; Tony Oxley, batteria.

201. Evan Parker & Paul Lytton (Gran Bretagna) - Collective calls (urban) (two microphones) (1972). Improvvisazione jazz? Macché, devoluzione jazz. Parker suona il sassofono, forse il flauto, e sfiata in altri strumenti non immediatamente identificabili traendo ghiribizzi da camera imbottita; Lytton percuote il percuotibile a completamento d’uno scalpiccìo sonoro fitto di cocci e frantumaglie. Da ascoltare subito. Non in sequenza coi due precedenti di Ovary e Oxley, opere affini a Collective calls: ne uscireste, infatti, paghi d’eccentricità, ma stremati. Evan Parker, sassofono, flauti; Paul Lytton, percussioni.

domenica 19 gennaio 2014

Frank Zappa - Roxy & elsewhere (1974)/Sheik Yerbouti (1982)

Frank Zappa live a Milano, 1982 o 1984.
Foto di Roberto Lanza. Copyright di Roberto Lanza.

Sfido le ire da copyright della balenottera Gail Zappa, ma non posso esimermi; acquisti di gioventù, indelebili nelle memoria: Sheik Yerbouti, lire 16.000, comprato presso un negozio di dischi scomparso a Gregorio VII, Roma (ora c'è una rivendita di cellulari); Roxy & elsewhere, beccato nello scantinato di Rinascita (oggi è uno spazio fatiscente), a Via delle Botteghe Oscure, a lire 14.000, nella libreria/discoteca a fianco del palazzo del Partito Comunista Italiano ... oggi scomparsi: libreria e partito, beninteso.
La mitica libreria Rinascita ... ero un pezzente (come adesso, forse), ma lì spesi parecchi bei pomeriggi e un notevole gruzzolo in libri e vinili: avrò fatto la fortuna di qualcuno, chi lo sa ...
La bellezza dei pomeriggi adolescenziali ... Incredibile come, in pochi anni, la sensibilità dei ventenni sia stata stravolta ... sino a qualche decennio fa era un'avventura anche uscire di casa e andarsene al centro di Roma ... spesso si andava a piedi: dalla periferia alla mezza periferia in autobus, tanto non si trovavano controllori e bigliettai ... poi si scendeva proprio per Gregorio VII sino ai ponti sul Tevere e si entrava lungo Corso Vittorio ... era bello ... si aveva tutto il tempo del mondo, senza costrizioni ... il cielo azzurro e compatto ritagliato dai palazzotti della via e la legge morale dentro di noi ... si pregustava l'ennesimo scartabellare fra i cartoni dei vinili ... l'estrazione pigra d'uno di essi, la lettura attenta delle note, i commenti, la valutazione del prezzo ... con calma .. senza cinguettii, squilli idioti e interruzioni ... accanto potevi trovarti Stefano Rodotà ... alla cassa c'era Carmen Llera Moravia (o forse era dopo?) ... molto graziosa, comunque ...
E poi si andava senza meta, con le magnifiche buste di plastica quadrangolari che sbattevano dolcemente lungo la coscia ...
Solo una cosa posso dire: le ragazze son più belle adesso. E' un'affermazione perentoria e urtante, ne convengo, ma credetemi, almeno a Roma, la forza dell'evidenza si impone ... non che non ci fossero bellezze ... per carità, ma, rispetto alle pin up attuali ... per un ultraquarantenne girare a mezzo Luglio per Via del Corso è  un pellegrinaggio da infarto ... la Santiago di Compostela della concupiscenza ... il Divin Amore della coscia soda ... mai viste tante sventole ... e con gli hot pants ... mi sa tanto che scriverò un libro: Storia sociale degli hot pants ... distruggono la fedeltà gli hot pants ... altro che le feste di una volta ... con le teens d'antan inavvicinabili, intoccabili, chiuse come un'ostrica, pure siccome un angelo ... il rimorchio: una sorta di appressamento al Graal ... lungo, tortuoso, obliquo, foriero di sconfitte ... Non so se rallegrarmi d'essere nato quarantacinque anni or sono e di aver gustato la buona musica e gli splendidi pomeriggi a cavallo di Settanta e Ottanta, laschi e zingareschi, oppure se rattristarmi di non avere sedici anni, ora, e avere la possibilità di tuffarmi in questo profumato e morbido carnaio ... 
Dei dischi non dico niente: ecco il live Roxy & elsewhere, con la celebre introduzione a Penguin in bondage, e Sheik yerbouti, colmo di sbeffeggiamenti (di Frampton e Dylan) e capolavori bislacchi suonati da una delle migliori formazioni del mondo (Bozzio e Belew, fra gli altri) ... 
Perdonami Gail ...
Ma dove sono le nevi di un tempo?

mercoledì 11 dicembre 2013

US #1 hits vol. 6/6 (1973/1974/1975)

Jim Croce

1973

1-3
Carly Simon
You’re so vain
4
Stevie Wonder
Superstition
5-7
Elton John
Crocodile rock
8-11
Roberta Flack
Killing me softly with his song
12
O’Jays
Love train
13
Roberta Flack
Killing me softly with his song
14-15
Vicki Lawrence
The night the lights went out in Georgia
16-19
Dawn ft Tony Orlando
Tie a yellow ribbon round the ole oak tree
20
Stevie Wonder
You’re the sunshine of my life
21
Edgar Winter Group
Frankenstein
22-25
Paul McCartney & Wings
My love
26
George Harrison
Give me love (give me peace on earth)
27-28
Billy Preston
Will it go round in circles
29-30
Jim Croce
Bad, bad Leroy Brown
31-32
Maureen McGovern
The morning after
33
Diana Ross
Touch me in the morning
34-35
Stories
Brother Louie
36
Marvin Gaye
Let’s get it on
37
Helen Reddy
Delta dawn
38
Marvin Gaye
Let’s get it on
39
Grand Funk
We’re an American band
40-41
Cher
Half-breed
42
Rolling Stones
Angie
43-44
Gladys Knight & The Pips
Midnight train to Georgia
45-46
Eddie Kendricks
Keep on truckin’ (part 1)
47
Ringo Starr
Photograph
48-49
Carpenters
Top of the world
50-51
Charlie Rich
The most beautiful girl
52
Jim Croce
Time in a bottle

1974

1
Jim Croce
Time in a bottle
2
Steve Miller Band
The joker
3
Al Wilson
Show and tell
4
Ringo Starr
You’re sixteen
5
Barbra Streisand
The way we were
6
Love Unlimited Orchestra
Love’s theme
7-8
Barbra Streisand
The way we were
9-11
Terry Jacks
Seasons in the sun
12
Cher
Dark lady
13
John Denver
Sunshine on my shoulders
14
Blue Swede
Hooked on a feeling
15
Elton John
Bennie and The Jets
16-17
MFSB & The Three Degrees
TSOP (The sound of Philadelphia)
18-19
Grand Funk
The loco-motion
20-22
Ray Stevens
The streak
23
Paul McCartney & The Wings
Band on the run
24-25
Bo Donaldson & The Heywoods
Billy don’t be a hero
26
Gordon Lightfoot
Sundown
27
Hues Corporation
Rock the boat
28-29
George McCrae
Rock your baby
30-31
John Denver
Annie’s song
32
Roberta Flack
Feel like makin’ love
33
Paper Lace
The night Chicago died
34-36
Paul Anka & Odia Coates
(You’re) having my baby
37
Eric Clapton
I shot the sheriff
38
Barry White
Can’t get enough of your love, baby
39
Andy Kim
Rock me gently
40-41
Olivia Newton-John
I honestly love you
42
Billy Preston
Nothing from nothing
43
Dionne Warwick & Spinners
Then came you
44
Stevie Wonder
You haven’t done nothin’
45
Bachman-Turner Overdrive
You ain’t seen nothing yet
46
John Lennon
Whatever gets you thru the night
47-48
Billy Swan
I can help
49-50
Carl Douglas
Kung fu fighting
51
Henry Chapin
Cat’s in the cradle
52
Helen Reddy
Angie baby

1975


1-2
Elton John
Lucy in the sky with diamonds
3
Barry Manilow
Mandy
4
Carpenters
Please Mr. Postman
5
Neil Sedaka
Laughter in the rain
6
Ohio Players
Fire
7
Linda Ronstadt
You’re no good
8
Average White Band
Pick up the pieces
9
Eagles
Bestof my love
10
Olivia Newton-John
Have you never been mellow
11
Doobie Brothers
Black water
12
Frankie Valli
My eyes adored you
13
Patti LaBelle
Lady Marmalade
14
Minnie Riperton
Lovin’ you
15-16
Elton John
Philadelphia freedom
17
B.J. Thomas
(Hey won’t you play) another somebody done somebody wrong song
18-20
Tony Orlando & Dawn
He don’t love you (like I love you)
21
Earth Wind & Fire
Shining star
22
Freddy Fender
Before the next teardrop falls
23
John Denver
Thank God I’m a country boy
24
America
Sister golden hair
25-28
Captain & Tennille
Love will keep us together
29
Wings
Listen to what the man said
30
Van McCoy & The Soul City Symphony
The hustle
31
Eagles
One of these nights
32-33
Bee Gees
Jive talkin’
34
Hamilton, Joe Frank & Reynolds
Fallin’ in love
35
KC & The Sunshine Band
Get down tonight
36-37
Glen Campbell
Rhinestone cowboy
38
David Bowie
Fame
39
John Denver
I’m sorry
40
David Bowie
Fame
41-43
Neil Sedaka
Bad blood
44-46
Elton John
Island girl
47
KC & The Sunshine Band
That’s the way (I like it)
48-50
Silver Convention
Fly Robin fly
51
KC & The Sunshine Band
That’s the way (I like it)
52
Staple Singers
Let’s do it again