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venerdì 11 dicembre 2015

The birth of Italian heavy metal vol. 1 - (Death SS/Strana Officina/Metallo Italia)


Cos'è l'heavy metal? L'ultima fase del disimpegno; o meglio: la fine dell'impegno quale mediazione fra istanze sociali e musica. L'inverarsi di questo processo è palesemente rintracciabile nella parabola sonora a cavallo tra Settanta e Ottanta: progressive escapista, quindi punk improvvisato e frontista e, finalmente, l'assalto tribale e viscerale dell'heavy metal. Attenzione: questo non significa un necessario movimento di riflusso ideologico; significa invece questo: che il folk e il rock (e certo prog colto d'area Canterbury, ad esempio) si cibavano d'una contestazione che nasceva da una analisi più o meno profonda della società contemporanea; l'hard rock e il metal erano, invece, eruzioni immediate, emozionali e irriflesse che si opponevano al buon gusto, alla borghesia e alle storture dell'esistenza occidentali. Da tale punto di vista, pur inevitabilmente grossolano, ha senso quella divisione, altrettanto grossolana, fra rock "di sinistra" o "politico" e rock duro "di destra", machista e testicolare.
L'Italia non fece eccezione. Liquidata la gloriosa parentesi prog-sinfonica e cantautorale, esauriti gli ultimi fuochi del 1977 e i petardi a miccia corta del punk, cominciò subito a formarsi, alimentato dalle ventate del New Wave of British Heavy Metal (NWOBHM), una scena heavy (molto limitata e di culto, ma, come le classifiche possono affermare, anche il prog e il punk erano relativamente limitati e di culto). L'Italia usciva dal gelo degli anni di piombo: e s'apprestava al futuro godimento di numerosi anni di merda, per citare Altan; il melodismo da Sanremo, la disco music e la new wave più trita avrebbero continuato a rifornire d'immondizia le orecchie dei conformisti, e la contestazione, pur ridicolmente esigua, sarebbe stata guidata dai metallari (parliamo dell'Italia, lo ripeto).
I primi alfieri di questo cambiamento furono davvero leggendari e la leggenda fra le leggende, anche in virtù della longevità, fu quella dei Death SS. Nonostante i Nostri abbiano ramazzato il trovarobato horror più risibile (in scena si camuffavano da vampiro, mummia, uomo lupo et cetera: i Kiss non passarono invano), il loro metal nero e obliquo ha lasciato in eredità al genere alcune gemme d'assoluta rilevanza. 

- Death SSThe story of Death SS (recordings 1977-1984; 1988) 
- Strana Officina - Rare and unreleased (recordings 1979-1989; 2014)
- AA. vv.Metallo Italia - (1982; compilazione con brani di Raff, Shout, T.I.R., Vanexa, Crossbones, Synthesis, Steel Crown, Elektra Drive).

venerdì 2 ottobre 2015

Steve Albini celebration - Big Black - Lungs (1982)/Bulldozer (1983)/Atomizer (1986) & Rapeman - Budd (1988)

A proposito di dischi della fine.
Dischi per la propria fine.
Il mio funerale avrebbe dovuto essere rumoroso. Parecchio.
Quand'ero molto giovincello dicevo. "Se mi dovete seppellire fatelo con i Black Sabbath. Voglio War pigs".
Quando fui meno giovincello corressi: "Se mi dovete seppellire fatelo con i Black Flag. E cercate di invitare Rollins".
Poi, col tempo ... "Se mi dovete seppellire fatelo con i Melvins. Invitate King Buzzo".
Ma corressi ancora: "Chiamate Pino Scotto. Fategli fare un bel discorso, di quelli che mi piacciono: tre bestemmie e mezzo concetto".
Adesso, che non ho più voglia di fare niente, manco di postare questi post insulsi, mi è venuta voglia di catafottermi nell'altro mondo con Steve Albini.
In fondo Steve Albini è sempre stato con me.
L'inizio sferragliante di Monobrow è depositato nelle mie cellule. Purtroppo non troverete Monobrow fra i dischi che vi offro oggi, ma potete recuperarlo qui:

http://tuningmaze3.blogspot.it/2010/05/rapeman-discography.html

Anzi, facciamo così: ve lo metto fra i video di youtube.
E buona fine a tutti.

giovedì 24 settembre 2015

Scratch Acid - The greatest gift (1982) ovvero: aspettando il grande botto

A cosa ci siamo ridotti?
Ma non erano le forze della controinformazione a dover liberare il mondo?
Non eravamo noi tutti, tramite il magico mondo virtuale, a doverci unire, pian piano, per denunciare al popolo del Mondo Connesso i sotterfugi ignobili e criminali del potere e agire di conseguenza?
A cosa ci siamo ridotti?
A qualche coglione che sbraita soluzioni da saltimbanco e non riuscirebbe a portare verso di sé manco una maggioranza qualificata dell'assemblea condominiale.
A qualcuno squilibrato che crede a tutti i complotti e, quindi, di fatto, non crede più a niente.
A qualche vecchio umanista cattolico che spurga un po' di veleno, ma sa già, in cuor suo, che le sue mura sono state abbattute dalle trombe di Gerico della propaganda e le trincee improvvisate travolte da una artiglieria disinformativa mai vista (e sospettata) prima?
A qualche arnese che blatera di economia e vaticina ogni settimana la fine del mondo finanziaria?
A professorini insultanti che pontificano narcisisti, ma poi, all'atto pratico (armiamoci!), vengono seguiti da dodici-persone-dodici?
A chi crede che il petrolio è finito e quindi ...
A chi crede che alluvioni e terremoti sono gestiti dalla CIA ...
A cosa ci siamo ridotti?
Ve lo dico io: a gente che aspetta il botto.
Siccome non sappiamo fare più niente aspettiamo il botto fine-di-mondo che ci libererà dai tiranni a cui non sappiamo manco fare il solletico.
Se solo ci vedessero i nostri vecchi. Quelli che oggi avrebbero cent'anni. Loro non ci sono più eppure mi vergogno lo stesso.
Che merdoni: non sappiamo trovarci un lavoro decente, lottare per il nostro paese umiliato ogni giorno, non sappiamo difendere le conquiste sociali, i tesori d'arte, i panorami, le pietre millenarie, la cultura eterna, non sappiamo neanche più fare a pugni, rimorchiare, avere una visione basica e limpida di ciò che è giusto e sbagliato ... non sappiamo sparare, accendere un fuoco, orientarci, coltivare la terra, alzare un muretto ... niente.
Pure le foto sono impietose: una foto in bianco e nero degli anni Cinquanta: guardateli bene in faccia ... duri, atticciati, ben rasati o con barbe appena accennate, ispide e metalliche, solidi ... per loro un sì era sì e il no era no ... una stretta di mano bastava a suggellare i patti ... fate qualche confronto con gli ominicchi attuali: i capelli fonati, il tatuaggetto, le camiciole, gli occhialini, la barbetta scolpita.
Fanfaroni pieni d'aria. Niente, non sappiamo fare niente. Noi che dovevamo cambiare tutto e invece ... manco una sfilata contro un ripetitore vicino alle scuole elementari ... ne sono testimone; tutti indignati ... furibondi .. maledetti politici ... ci hanno venduti ... alla prima manifestazione si presentano in quaranta ... alla seconda in dieci ... saliti a venti dopo qualche giro di telefonate ... il ripetitore è ancora là e ci resterà ... complimenti ... 
L'acqua del tale acquedotto di provincia ha più metalli pesanti di quella di Fukushima ... bene, protesta! Eravamo in cinque.
Siccome siamo dei molluschi, dei rammolliti, dei bruti, il nostro unico atto rivoluzionario è quello di aspettare il grande botto: prima o poi, pensa qualcuno, il sistema imploderà su se stesso e allora tutto cambierà ... sì, come no, aspetta e spera ... coglione ... e sotto le macerie dell'implosione chi ci resta? Obama, Bill Gates, la Goldman Sachs? Sicuro, come dubitarne ... coglioni due volte, tre volte ... cento, mille.
Come nelle epigrafi murali dei Settanta: uno due tre cento mille Mario Salvi! 
I conigli - che siamo noi, perché questo siamo: dei conigli - aspettano con ansia quella fine del mondo che si sostituisca agli impulsi rivoluzionari che non hanno più ... torpidi svogliati tonti ... con le loro competenze da quattro soldi ... uno straccio di diploma e discettano come Socrate nel Fedone questi pagliacci ... era meglio non avere studiato, questo è sicuro ... datemi qualche divisione di vecchi analfabeti e conquisterò l'Italia ... ora capite cosa voleva dire Marlon Brando/Kurtz in Apocalypse now ...
Avete letto? La Deutsch Bank sta per crollare! Il capitalismo è morto, abbiamo vinto! Come no, sicuro ... intanto passa la manovra per tagliare 13 miliardi di prestazioni sanitarie, coglione ... 
Poveri vecchi nostri ... e povero Mario Salvi che si è preso una palla in testa per difendere la democrazia e i poveri ... almeno lui c'ha provato, nelle strade ... con l'eskimo e la sciarpetta, vecchio Gufo ... beato te che non puoi vedere e sentire!

sabato 7 febbraio 2015

Mutant Sounds reborn - The Italian posts of Mutant Sounds vol. 16 (Mr. Andrew/Nicola Frangione/N.O.R.M.A.)


Indice generale/General index

Mr. Andrew - Magic planet (1982). Excellent minimal synth meets space electronics project by Mr. Andrew,of Flo and Andrew fame.Released in 1982 through Base label.

Nicola Frangione - Mail music project (1983). In the spirit of the Mail Art movement of the 1980s comes the Mail Music project. Collecting 47 sound art samples sent in from around the world, Nicola Frangione compiles them together in a pastiche manner similar to the Distruct LP compiled by P16.D4. Each side is one continuous track and the individual sound submissions which are approximately 1 - 1.5 minutes long, overlap giving the impression of a collage work. This was a time when DIY was flourishing and the result is captured beautifully here. Only a few of the artists are well known: Maurizio Bianchi, Vitore Baroni, P16.D4, Masami Akita, Naif Orchestra. But don't let that put you off. This is one of the best compilations in the vein of whacked / experimental music to come out of the 1980s. In a numbered, limited edition of 1000, this LP is very hard to find today.
Thank you Dan for this gem!

N.O.R.M.A. - N.O.R.M.A. (1992). This Italian octet's impishly whimsy-fied approach fuses R.I.O.-lite stylizations to sting quartet, film score and circus-y maneuvers by way of CD DJ scramblification in a rather theatrical fashion that gives the whole a certain Downtown NY patina. Though there's a tendency to get a mite precious here and there (their opening gambit of covering Bernard Hermann's Psycho score a case in point), much of this is quite curious and rewarding in it's own discreetly arch fashion.

mercoledì 17 dicembre 2014

Trilogia della collera 3/3 ovvero Discharge - Hear nothing see nothing say nothing (1982) ovvero la ballata dell'ignorantone


La trilogia propone alcune riflessioni enigmatiche accompagnate da un terzetto musicale (nascosto dal consueto fogliame) suggerito dal blog Detriti di Passaggio: Exploited, GBH, Discharge.
Oggi l’ultima puntata.
* * * * *
Visita di Papa Francesco I alla parrocchia di San Giuseppe all'Aurelio. Roma.
Visita ai poveri e ai disagiati del quartiere.
Fra questi manco un italiano, o quasi.
Ignorati.
Gli Italiani non contano più niente, neanche come pezzenti; pure il Papa li considera ormai carne da cannone.
Creperanno con le toppe al culo firmate da Dolce e Gabbana.

Una bimbetta bionda tra la folla ha in mano un mazzolino di fiori da donare al Papa. Fiorellini di campo tenuti assieme da un pezzo di carta stagnola. Quasi sei ore in braccio al padre. Il Papa arriva e se ne va, sommerso dalla security, e non se la fila di pezzo. La bimbetta piange come una fontana, i fiori esausti che reclinano il capo.
Bene così, la speranza rende deboli.
Non bisogna più sperare niente.

I giornali, queste organizzazioni di menzogne, devono sparire.
Vendite a picco?
Bene, benissimo.
Un giornale che chiude è un balsamo per la libertà.
Meno si legge meglio è.
L'ignoranza fortifica.
Meglio non leggere niente che leggere superficialmente. Meglio non ascoltare nulla.
Rifiutare le novità, l'ultima notizia, il rilancio, gli scoop.

Oh, gli intellettuali italiani!
Quanti ce ne sono?
Nessuno.
Manco uno.
Spariti.
Sopravvivono delle ombre, è vero.
Si aggirano per il Paese in putrefazione sermoneggiando autorevoli la coesione e la speranza, addentando tartine a convegni idioti; oppure li si intuisce a poltrire in redazione, o in riscaldati studioli, sepolti da tonnellate di libri. Libri libri libri, carta straccia da cui estraggono mirabili recensioni per le breccole letterarie e saggistiche dei loro amici.
Stanno v-e-n-d-e-n-d-o l'Italia agli usurai e questi stronzi passano il tempo così.

Ho detto  v-e-n-d-e-n-d-o?
Volevo dire: s-v-e-n-d-e-n-d-o.

Il crollo dei lettori mi elettrizza positivamente.
Più ignoranti più liberi, non ho dubbi.
Un bruto ha più vitalità e anelito di sopravvivenza di un lettore di Elena Ferrante.
Persino un analfabeta vanta più istinto, finezza e buon senso di un imbecille metropolitano gonfio di mezze informazioni.
L’ho detto: nei tempi a venire ci sarà bisogno di know how alternativi: accendere un fuoco, spennare un pollo, piantare patate, sparare, cucire toppe, scannare maiali, orientarsi - altro che tale estenuata isteria.

Il cinema italiano!
Chiudono le sale! A picco il numero dei biglietti venduti!
Il cinema italiano!
Nessuna paura: sta risorgendo! Sta ritornando!
Nanni Moretti: il cinema italiano è vivo. La Renaissance!
Sono quarant'anni che risorge il cinema italiano, perdio!
Certo la lastra tombale deve essere piuttosto pesante.
Lazzaro! Ce la fai o non ce la fai?
Macché, tocca aspettare un altro pochino, un decennio almeno, così facciamo cifra tonda: mezzo secolo.
Nel frattempo ci sorbiamo altre scolature liceali: stavolta su Leopardi-infelice-che-c'ha-la-gobba.

Non ti va bene nulla!
Sì, è così.
Eppure ci sono anche cose buone!
Sì, ogni tanto. Mi fanno schifo lo stesso, però.
Ma perché, perché?
Ogni tanto c'è un fiore nelle stoppie, ma è bene recidere tutto. E poi bruciare alla radice, e cospargere di sale piscio e diserbante. Niente deve sopravvivere a questi tempi mediocri e infami.

La chiusura delle case editrici mi inebria.
Bene così. Alla prossima che abbassa le saracinesche mi ubriaco.
Bastardo, non sa che si perdono posti di lavoro!
Anche con la chiusura dei maglifici italiani, caro Lei.
Ma questa è cultura!
Pubblicare Cazzullo è cultura?
La cultura è cibo per l'anima!
Fatti un giro, babbeo.

Ho detto  s-v-e-n-d-e-n-d-o?
Volevo dire: l-i-q-u-i-d-a-n-d-o.

Riconsiderazioni sulla dicotomia destra/sinistra.
Se il potere vi taccia d'essere ...

Fascista
Maschilista
Sciovinista
Antisemita
Omofobo
Antifemminista
Razzista
Nazista
Reazionario
Eversore
Antiamericano
Antieuropeista
Guerrafondaio

... allora siete sulla retta via.

Un bel giorno Jan Potocki staccò la decorazione da una teiera d'argento.
Ne limò, quindi, le asperità, riducendola a una sferetta di adeguate dimensioni.
La fece benedire, poi, con calma, la usò come proiettile per farsi saltare le cervella.
Così gli Italiani, a limare ogni giorno la propria distruzione; senza la superiore consapevolezza del suicida, però.

Zingaretti Buy Accorsi Scamarcio Gerini Bova ...
La grande scuola dell'attore italiano!
La qualità recitativa è inferiore a quella del Commissario Rex, ma il disfattismo ha da essere ricacciato nelle fogne. La Renaissance!

La musica italiana, la musica italiana!
Il bel canto italiano!
Recensioni pubblicità spetezzi encomiastici flatulenze discografiche sanremi ...
Poi scavalli le Alpi e scopri che non se li impipano neanche un po'.

L'Italia è in declino, l'Italia è in declino!
Perché fermarci al declino, dico io.
Voglio che l'Italia si spappoli, imploda su se stessa, si diluisca geneticamente.
Voglio che si frantumi sotto il peso del cretinismo di chi la molesta ancora con la propria presenza, e i pezzi se ne vadano alla deriva nel Mediterraneo.
Un pezzo di qua, uno di là, al miglior offerente.

domenica 7 dicembre 2014

Clash - Live at The Shea Stadium, October 1982 (2008) ovvero: Italiani! Siamo spacciati!

Cominciamo dalle cose spicciole.
Una mia conoscente, di professione avvocato, assiste, quale membro esterno (nessun incarico nessuna retribuzione), a una seduta della Commissione Nuove Povertà del Comune di Roma, presidente Gianni Alemanno. Ci va come a una scampagnata. La seduta dura poco, neanche un'ora. Il giorno dopo mi relaziona strillando: "Ma lo sai che, su ottocento milioni di bilancio il Comune ne stanzia trenta per immigrati e zingari ... non voglio essere razzista, ma trenta! Su ottocento! La capitale d'Italia ... ma come c... si fa! Ma come c... si fa! Ma c'è qualcosa sotto! ...".
Se una persona completamente disinteressata alla politica in un'oretta capisce l'evidenza della struttura del malaffare significa una cosa sola: sono tutti coinvolti, dalle dame di carità ai sindacati sino alle più alte cariche del potere tripartito: legislativo esecutivo giudiziario.
La vita politica - anzi: la vita - è una manfrina, come il Grande Fratello. Necessario che sia così. Ci sono vari ruoli: il coatto, il ciccione di buon cuore, la zoccola bona (una tettuta, l'altra no), l'iroso, il gay, la scassatimpani, il secchione, il bellone (uno zoccolo e coatto, l'altro no), l'anzianotto, e via baracconando: tutte le pulsioni del cretino televisivo hanno la loro remunerazione on video. Ci si scopre a sinistra? Ecco il Landini. Ci si scopre a destra? Ecco il Salvini. La signora vuole il moderato non berlusconiano? Ecco Alfano. Ogni elettore ha il proprio cavallo da contrapporre agli altri. Alla fine il voto. E il vincitore, sempre, è il banco.
Queste sono baruffe locali, da colonia quale l'Italia è, ma il potere usa tale sistema anche su scala planetaria, in maniera insinuante e finissima. Di questo riparleremo.
Come ne usciamo? In nessun modo. Siamo spacciati.
Diamo uno sguardo intorno. Vedete forse carne da rivoluzione? Non siamo più capaci di fare niente. Non sappiamo usare un arma, accendere un fuoco, fare il pane, piantare patate, orientarsi, nasconderci, spennare un pollo, sopportare il freddo e le privazioni in genere; la nostra volontà dura poco, come gli scioperi ... manca la luce un paio d'ore e si è in apprensione perché non possiamo scaricare le mail oppure perché i cavoli di Farmville vanno in malora ... quanti giorni di galera siamo in grado di sopportare? Quante bastonate sulle ginocchia? E un chiodo sotto le unghie?
E la nostra comprensione dei fenomeni? Ci fermiamo alla superficie, impuntandoci su delle sciocchezze per cui ci accapigliamo per giorni, mettendo in rilievo, con acribia, ogni pagliuzza ... manco fossimo notai ... ci manca la visione generale, i maestri, il passato, la magnanimità; la grandezza, il cuore. Siamo narcisi acculturatissimi, gonfi di nozioni e competenze, diplomi e attestati, che hanno perso di vista il libro per discettare dei punti e virgola.
E poi siamo buoni, troppo buoni: la non violenza, la correttezza, la parità, l'equità, la pace, non alzare i toni, non offendere, politicamente corretto, niente odio, niente clamore, coesione concertazione ragionevolezza ... tutto congegnato per evirare, sopire, troncare, attutire, smussare ... la consueta sceneggiata del potere ... non sei d'accordo? Allora sei fascista, nazista, populista, maschilista, antisemita, sei un porco, un grumo di odio, un mentecatto, una reliquia, un'anticaglia, un bastardo con la coda piena di campanelli ...
Io? Mi sa che alla fin fine sono fascista. L'ho già detto. Stavolta, in offerta speciale, vi faccio questa profezia, gratis: non so se tornerà il fascismo, ma se tornerà - senza orbace e labari neri - sarà una liberazione.
Voglio citarvi un passo da I proscritti, capolavoro di Ernst von Salomon. Il libro narra di alcuni giovani reduci dalla Prima Guerra che si arruolano nei Freikorps, antesignani delle camicie brune naziste, utilizzati in funzione anticomunista: "Ma si tratta della lotta contro l’Occidente! Della lotta contro il capitalismo! Diventiamo comunisti! Io sono pronto a venire a patti con chiunque combatta dalla mia parte!".
Così è per me.

domenica 31 agosto 2014

Trilogia della collera/2 ovvero L'estinzione dell'Italia ovvero Charged GBH - City baby attacked by rats (1982)


La trilogia propone alcune riflessioni enigmatiche accompagnate da un terzetto musicale (nascosto dal consueto fogliame) suggerito dal blog Detriti di Passaggio: Exploited, GBH, Discharge.
Oggi la seconda puntata.

* * * * *

Ogni popolo segue il proprio destino.

Da Bombay a New York, ad Alessandria, Oslo, Plovdiv, Mosca; da Buenos Aires a Canberra a Shanghai a Roma, il pianeta è avvolto da una ragnatela che abbatte le distanze, le incomprensioni, le lingue.
L'utopia di millenni è forse realtà? L'umanità che si scioglie in un abbraccio universale.
Interconnessi, veloci, fluidi, omogenei, uniformi, informatissimi, globali, ecumenici, fratelli.
Non è questa la pace perpetua? La vittoria somma della civiltà, il culmine di ogni profezia benigna?
Fig. 1 Affreschi ancora visibili
Oppure dietro tutto questo si cela un vincitore di parte?
C'è un prezzo da pagare?
E chi è il debitore?
Noi ovviamente, l’Italia.
E non si esige una libbra di carne, ma il nostro passato, la nostra lingua: tutto ciò che dona un senso a volti, mura, torri, campagne, panorami, città.

Si è finalmente compresa questa guerra eterna a Iraq, Iran, Egitto, Palestina, Siria, Russia, Cina, Grecia e, ora Italia? Capite il suo fondo limaccioso?
Iraq, Iran, Egitto, Palestina, Siria, Cina, Grecia, Italia …
Ovvero Mesopotamia, Persia, Canaan, Catai; e Latini e Greci, i fondatori dell’Occidente.
La Storia.
Signori, questa è una battaglia contro il passato, contro la tradizione, la diversità, la lingua.

Ecco Walter Kurtz/Brando: "Drop the bomb. Exterminate them all". E Walter Kurtz/Conrad: "Exterminate all the brutes". 
Siamo noi i selvaggi.
Siamo messi a morte.

Chi non ha passato non ha futuro; non è in grado di prevedere, pianificare, opporsi; e chi non comprende la propria lingua non controlla la realtà.
Senza la storia e il linguaggio si generano omiciattoli devoti al qui e ora, ossequiosi, conformisti, inoffensivi, paghi delle miserabili granaglie di una finta libertà civile; ecco il piano.

Fig. 2 Gli affreschi trafugati
Abolizione del passato. Ci dicono: il passato appesantisce gli stivali tecnologici delle sette leghe; il passato è una memoria d'orrore, la storia non è più magistra vitae: a cosa serve? Rinunciate!
Ma col passato si cancella il futuro, ci si condanna alle minutaglie dell’attimo, all’eterno presente, all’autismo di massa, ai ceppi da servi.

Abolizione della lingua. L’italiano succube del nuovo esperanto: un cicaleccio universale e imbastardito dall'uso internazionale, fitto di tecnicismi, abbreviazioni, ammicchi, gergalità professionali; efficace per comunicare le stesse cose a qualsiasi latitudine, con la stessa espressione e il medesimo, estenuante e meschino simbolismo: di fatto un pastone generico, slabbrato; povero, poverissimo. Senza parole si sacrifica una parte della personalità. Senza parole ci si consegna alla monodimensionalità. Senza parole si pensa entro i confini della riserva. 
Quali sentimenti e intelligenza può avere un essere umano senza parole?
Solo quelli standard, confezionati; quelli pronti all’uso, in comodi pacchetti da acquistare online.

E questa sconfitta epocale cosa rende in cambio?
Rinunciamo a noi stessi, al nostro popolo, a millenni di luce in cambio della pace perpetua, della terra promessa?
Ve lo dico: questo è l’inferno. L’inganno del principe delle tenebre.
Dove la felicità se un pugno di uomini ha in mano le sorti del pianeta?
Quale progresso se ogni paese è schiacciato dal potere dell'oro, da un feudalesimo nichilista e tecnocratico?
Quale libertà se l'informazione viene costantemente distorta e fa a capo a poche e consuete sorgenti avvelenate?
Fig. 3 Parete a destra

Estinzione del passato, dell’Italia.
Una chiesa medioevale del centro Italia. 1200 circa.
Affreschi più tardi, di scuola umbra, fra Quattrocento e Cinquecento.
Nella fig. 1 in una foto degli anni Ottanta. 
Dopo mezzo millennio, nonostante le incurie e il menefreghismo, erano ancora visibili.
Eccoli oggi (figg. 2/3/4).
Trafugati, svaniti, annientati.
Il tetto della chiesa ha ceduto, l'altare è in macerie, l'acquasantiera è stata estirpata dalla parete, i fregi rubati; l'entrata è ostacolata da un enorme fico, l'intero vano è invaso da cespi di erbe selvatiche.
Il passato svanisce, svanisce il popolo che il passato teneva unito e in vita.
Fig. 4 Gli ultimi residui degli affreschi
PPP: “I monumenti, le cose antiche, fatte di pietra o legni o altre materie, le chiese, le torri, le facciate dei palazzi, tutto questo, reso antropomorfico e come divinizzato in una figura unica e cosciente, si è accorto di non essere più amato, di sopravvivere. E allora ha deciso di uccidersi: un suicidio lento e senza clamore, ma inarrestabile. Ed ecco che tutto ciò che per secoli è sembrato ’perenne’, e lo è stato in effetti fino a due tre anni fa, di colpo comincia a sgretolarsi, contemporaneamente. Come cioè percorso da una comune volontà, da uno spirito. Venezia agonizza, i sassi di Matera sono pieni di topi e serpenti, e crollano, migliaia di canali (stupendi) in Lombardia, in Toscana, in Sicilia, stanno diventando dei ruderi: affreschi, che sembravano incorruttibili fino a qualche anno fa, cominciano a mostrare lesioni inguaribili …”
Gioia e rivoluzione

Estinzione della lingua, dell’Italia. Il testo che leggete è apparentemente in italiano. In realtà è scritto nel gotico internazionale dei conquistadores. Garcilaso de la Vega, l’Inca sconfitto, scriveva nella lingua dei vincitori, lo spagnolo. Io stesso scrivo pensieri Inca, che il sangue ancora vivifica, ma la prosa, e il concetto che la doma, appartiene agli spagnoli del nostro tempo. Di fatto sono un traditore. Pensare secondo il volere dei barbari rende barbari; o inoffensivi. E patetici. Volete fare la rivoluzione via sms? Impossibile. La lingua è il pensiero. Se non ci appartiene, siamo noi che apparteniamo agli altri. Gli Incas lo sapevano bene:

“Appare un altro idioma ... decade la nostra lingua patria …” 
“Avrai perduto, uomo, la tua sapienza profonda, la tua scrittura …”
 “La tua storia, senza la tua lingua, sarà come immondizie raccolta"
“I barbuti uomini bianchi saranno i padroni anche della tua lingua?”

La piramide massonica della felicità
L’utopia menzognera esige dunque il nostro passato, la nostra lingua, l’anima dell’Italia.
Questo il demoniaco tributo.
In cambio di niente.
E noi ci consegn(i)amo, solerti.
Tutti uniti come nello spot della Coca Cola, ecumenici, libertari, pacifisti e innocui – disposti a piramide a cantare il ritornello dei fessi.

Lettera di Charles Darwin a Lyell, 1859: “In qualche periodo futuro, non molto distante se misurato nei secoli, le razze civilizzate dell'uomo stermineranno e rimpiazzeranno le razze selvagge in ogni parte del mondo … Le razze intellettualmente più deboli vengono [infatti] sterminate …” (The less intellectual races being exterminated)
We, the brutes.

Il nostro nemico è troppo potente. Ci ha già dissolti; e dissipato la nostra cultura, i costumi, la storia.
Rendersi conto di una sconfitta così gigantesca è un debole conforto. D'altra parte non c'è rimedio. L'Italia si appresta a diventare, con propria gioia, una nota a pie’ di pagina dei nuovi mercenari. Certo, rimane la possibilità di farsi ascari o kapo, cosa di cui la maggioranza si compiace, fessa o criminale com'è.
Poveri italiani, rinchiusi nelle riserve, ubriachi, rincretiniti, costretti a una lingua che gli fa pensare cose impensabili sino a qualche decennio fa; poveri babbei italiani, marci, corrotti, spaesati; che si coprono le orecchie non sapendo da dove arriverà il prossimo colpo. Ignoranti, afasici, istericamente felici. 
Felici come nelle pubblicità subliminali e surreali dell'Unione Europea: prima era il male, ora invece, tutti fratelli ... ordine, progresso, libertà, sorrisi ...
Felici e, sì, traditori.

Ci faranno aprire un casinò come i Navajos dell'Arizona? Il gioco d'azzardo va forte. Ci avete mai pensato? Lotterie, riffe, bet win, bingo, gratta e vinci: una babilonia del rischio. D'altronde non è ciò che facciamo di continuo? Giocare per passare il tempo? Giocare col pc, gli emoticon, le telefonate, la televisione, le email - interconnessioni del nulla.

Spianate le colline, dissipati i confini, sbriciolati i fianchi delle montagne, oltrepassati i fiumi, resi innocui i marosi dell'oceano, domati il caldo ardente e il gelo che rende secche le membra, ogni uomo - un servo eguale all'altro - si congiunge mano nella mano, nell'estasi dell'ebetudine.

La Storia è finita.

sabato 5 luglio 2014

Mutant Sounds reborn - The Italian posts of Mutant Sounds vol. 12 (La Pattona/Laxative Souls/Leibstandarte SS MB)


La Pattona - Reclame (1981). Hyperactive and jaunty as hell, La Pattona's zany post punk stylistic pastiche merit a few winces along with the grins that ensue, though their appropriations of cheeseball musical motifs seem cut with an evident layer of ironic intent unfortunately unavailable to the non-Italian speaking among us. Nevertheless, as kooky shit goes, this is a definite winner, their madcap new wave-isms bearing a certain similarity to their countrymen in Confusional Quartet.

Laxative Souls - Twist and decease (1982). Laxative Souls (also known as LXSS, only due to the front cover of the first two releases on cassette) is one of the first industrial power-electronics projects appeared at the beginning of 1980, in Italy second to M.B. only. He mainly worked with raw electronics, distorted vocals, concrete sounds, self assembled electronic circuits, and sample sources, such as news broadcasts, documentaries and recordings. 2 LPs and a certain amount of cassette tapes were released via his personal label Multiple Configuration, each of them being an exquisite art object, enriched by art inserts, photos, texts and strange items attached to the tape boxes and LP jackets."from Discogs
Great Italian early 80s electronic experimental /industrial. Many synths combined with noises and cacophony!Brilliant!

Leibstandarte SS MB [Maurizio Bianchi] - Weltanschauung (1982). Leibstandarte SS was a "side" project of Maurizio Bianchi.In 1981, William Bennett, head of the band Whitehouse and the British Come Org. label, offered Bianchi a record contract, which Bianchi signed unchecked. It was based on a "joke contract" that Steven Stapleton of Nurse With Wound had sketched. The contract assumed all rights to Bianchi's work. After delivery of the tapes Bennett edited-in speeches by Nazi leaders, and instead of the relatively unsensational name MB, it was published under the alias Leibstandarte SS MB, named after the SS unit that worked as bodyguards to Adolf Hitler! The music is harsh electronics sometimes touching the levels of noise. Together with the speeches mentioned create tthe ideal torture/horror soundtrack.Released through Come org in 500 copies and as bootleg in Japan in the 90s in 100 copies edition.

martedì 10 giugno 2014

Virgin Forest vol. 5 - A new touch of South America Hermeto Pascoal - Slaves Mass (1977)/Jaivas & Pablo Neruda - Alturas de Macchu Picchu (1981)/Bacamarte - Depois do fim (1983)

Los Jaivas

Ecco Mario Praz nel saggio Edgar Allan Poe, genio d'esportazione*: “Autori poco noti o screditati nel loro paese godono all'estero d'una rinomanza che sembra inesplicabile. Qualunque opinione possa aversi in Inghilterra circa Byron o Wilde, non v'è inglese che non rimanga stupito nel sentir nominare quegli autori  accanto a Shakespeare dalle persone cosiddette colte del continente. Simile è la sorpresa del russo nel veder esaltato ai sette cieli, in Inghilterra ad esempio, Cechov, mentre autori più grandi di lui sono mal noti o ignorati ... Provatevi ... a leggere la History of Italian literature di Garnett. Lì incontrerete il gran poeta Alessandro Arnaboldi che, dice l'autore di quella storia letteraria ‘possedeva un supremo dono per la descrizione ed eccelleva nella lirica grave e solenne, nel genere di Matthew Arnold’ ... Poco sotto, a darvi un quadro della moderna poesia italiana, Garnett citava l' ‘eccellente produzione poetica di Giovanni Marradi, Giuseppe (sic) Pascoli e Alfredo Baccelli’. ... Poche righe più oltre lo squisito dilettante Carlo Placci veniva citato accanto ad Antonio Fogazzaro e via di questo passo, di modo che l'italiano che legga quella storia letteraria non sa più in che mondo si trova: come se una banda d'ubriachi fosse entrata in casa sua e si fosse divertita a mettere gli sgabelli sui tavoli, le poltrone in cucina e le scope nei vasi da fiori".

Alludendo alla scarsa fortuna di Poe nei paesi di lingua anglosassone e amplificando il detto 'Nemo propheta in patria', Praz sembra suggerirci: attenti ai giudizi di valore quando rovistate fra le bibliografie altrui ... E potrebbe aggiungere: fra le discografie altrui.
Il pericolo c'è: quando si entra in terra incognita il rischio di sopravvalutazioni, trascuratezze e disomogeneità è altissima. Tempo fa, ad esempio, lessi una recensione inglese o americana all'album degli Etna, band progressive nostrana di seconda fascia: cominciava con queste parole poco cautelose: “The best jazz-rock album ...”.
Addentrandoci nel folto della foresta, insomma, gli abbagli possono moltiplicarsi (la vegetazione, il caldo, il sole a picco), ma, a tal proposito, occorre fare subito due considerazioni piuttosto rassicuranti:

- La musica non è la letteratura. Non esiste la grossolana falsificazione della traduzione, poiché il linguaggio musicale, mi si perdoni la banalità, è universale. Carbonio, silicio e fluoro hanno lo stesso numero di protoni ed elettroni in Italia, su Marte o su Betelgeuse. E 7 + 5 equivale a 12 in una aula elementare oppure in un buco nero ... E così è la musica, simile al Fuoco di Eraclito o alla Volontà di Schopenauer, totale e unica, pur nell'infinita permutabilità dei timbri, degli accenti, delle esecuzioni, dei campanilismi sonori.

- Uno sguardo straniero può fallire nella valutazione di tale permutabilità (gli manca, è vero, la sensibilità primigenia che fa apprezzare certe sfumature e rende naturali al palato alcune soluzioni, ritmiche o compositive), ma, al contempo, nella sua innocenza, tale occhio è libero dal pregiudizio della tradizione; soprattutto in un settore musicale dove l’ingombro del passato è quasi nullo: sempre da Bill Haley e Rock around the clock datiamo la nascita del genere ...

Suggerisco, peraltro, in considerazione di tale terminus post quem, due praticissimi acronimi: A.H. (Ante Haley) e P. H. (Post Haley).
Esempi: La vie en rose è del 9 A. H.; Depois do fim dei Bacamarte fu pubblicato in Brasile nel 29 P. H.; e così via.

Hermeto Pascoal (Brasile) - Slaves mass (1977).

Jaivas/Pablo Neruda (testi di) (Cile) - Alturas de Macchu Picchu (1981). Mario Mutis, voce, chitarra, basso, quena, zampoña; Gato Alquinta, voce, chitarra, basso, quena, ocarina, zampoña; Eduardo Parra, tastiere, flauto; Claudio Parra, tastiere; Gabriel Parra, voce, silofono, corno, batteria, percussioni.

Bacamarte (Brasile) - Depois do fim (1983). Jane Duboc, voce; Marcus Moura, flauto; Mario Neto, chitarra; Sergio Villarim, tastiere; Delto Simas, basso; Marco Veríssimo, batteria; Mr. Paul, percussioni

* Contenuto in Mario Praz, Il patto col serpente, Leonardo, 1995

domenica 19 gennaio 2014

Frank Zappa - Roxy & elsewhere (1974)/Sheik Yerbouti (1982)

Frank Zappa live a Milano, 1982 o 1984.
Foto di Roberto Lanza. Copyright di Roberto Lanza.

Sfido le ire da copyright della balenottera Gail Zappa, ma non posso esimermi; acquisti di gioventù, indelebili nelle memoria: Sheik Yerbouti, lire 16.000, comprato presso un negozio di dischi scomparso a Gregorio VII, Roma (ora c'è una rivendita di cellulari); Roxy & elsewhere, beccato nello scantinato di Rinascita (oggi è uno spazio fatiscente), a Via delle Botteghe Oscure, a lire 14.000, nella libreria/discoteca a fianco del palazzo del Partito Comunista Italiano ... oggi scomparsi: libreria e partito, beninteso.
La mitica libreria Rinascita ... ero un pezzente (come adesso, forse), ma lì spesi parecchi bei pomeriggi e un notevole gruzzolo in libri e vinili: avrò fatto la fortuna di qualcuno, chi lo sa ...
La bellezza dei pomeriggi adolescenziali ... Incredibile come, in pochi anni, la sensibilità dei ventenni sia stata stravolta ... sino a qualche decennio fa era un'avventura anche uscire di casa e andarsene al centro di Roma ... spesso si andava a piedi: dalla periferia alla mezza periferia in autobus, tanto non si trovavano controllori e bigliettai ... poi si scendeva proprio per Gregorio VII sino ai ponti sul Tevere e si entrava lungo Corso Vittorio ... era bello ... si aveva tutto il tempo del mondo, senza costrizioni ... il cielo azzurro e compatto ritagliato dai palazzotti della via e la legge morale dentro di noi ... si pregustava l'ennesimo scartabellare fra i cartoni dei vinili ... l'estrazione pigra d'uno di essi, la lettura attenta delle note, i commenti, la valutazione del prezzo ... con calma .. senza cinguettii, squilli idioti e interruzioni ... accanto potevi trovarti Stefano Rodotà ... alla cassa c'era Carmen Llera Moravia (o forse era dopo?) ... molto graziosa, comunque ...
E poi si andava senza meta, con le magnifiche buste di plastica quadrangolari che sbattevano dolcemente lungo la coscia ...
Solo una cosa posso dire: le ragazze son più belle adesso. E' un'affermazione perentoria e urtante, ne convengo, ma credetemi, almeno a Roma, la forza dell'evidenza si impone ... non che non ci fossero bellezze ... per carità, ma, rispetto alle pin up attuali ... per un ultraquarantenne girare a mezzo Luglio per Via del Corso è  un pellegrinaggio da infarto ... la Santiago di Compostela della concupiscenza ... il Divin Amore della coscia soda ... mai viste tante sventole ... e con gli hot pants ... mi sa tanto che scriverò un libro: Storia sociale degli hot pants ... distruggono la fedeltà gli hot pants ... altro che le feste di una volta ... con le teens d'antan inavvicinabili, intoccabili, chiuse come un'ostrica, pure siccome un angelo ... il rimorchio: una sorta di appressamento al Graal ... lungo, tortuoso, obliquo, foriero di sconfitte ... Non so se rallegrarmi d'essere nato quarantacinque anni or sono e di aver gustato la buona musica e gli splendidi pomeriggi a cavallo di Settanta e Ottanta, laschi e zingareschi, oppure se rattristarmi di non avere sedici anni, ora, e avere la possibilità di tuffarmi in questo profumato e morbido carnaio ... 
Dei dischi non dico niente: ecco il live Roxy & elsewhere, con la celebre introduzione a Penguin in bondage, e Sheik yerbouti, colmo di sbeffeggiamenti (di Frampton e Dylan) e capolavori bislacchi suonati da una delle migliori formazioni del mondo (Bozzio e Belew, fra gli altri) ... 
Perdonami Gail ...
Ma dove sono le nevi di un tempo?