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venerdì 2 ottobre 2015

Steve Albini celebration - Big Black - Lungs (1982)/Bulldozer (1983)/Atomizer (1986) & Rapeman - Budd (1988)

A proposito di dischi della fine.
Dischi per la propria fine.
Il mio funerale avrebbe dovuto essere rumoroso. Parecchio.
Quand'ero molto giovincello dicevo. "Se mi dovete seppellire fatelo con i Black Sabbath. Voglio War pigs".
Quando fui meno giovincello corressi: "Se mi dovete seppellire fatelo con i Black Flag. E cercate di invitare Rollins".
Poi, col tempo ... "Se mi dovete seppellire fatelo con i Melvins. Invitate King Buzzo".
Ma corressi ancora: "Chiamate Pino Scotto. Fategli fare un bel discorso, di quelli che mi piacciono: tre bestemmie e mezzo concetto".
Adesso, che non ho più voglia di fare niente, manco di postare questi post insulsi, mi è venuta voglia di catafottermi nell'altro mondo con Steve Albini.
In fondo Steve Albini è sempre stato con me.
L'inizio sferragliante di Monobrow è depositato nelle mie cellule. Purtroppo non troverete Monobrow fra i dischi che vi offro oggi, ma potete recuperarlo qui:

http://tuningmaze3.blogspot.it/2010/05/rapeman-discography.html

Anzi, facciamo così: ve lo metto fra i video di youtube.
E buona fine a tutti.

venerdì 17 aprile 2015

Butthole Surfers - Cream corn (1985)/Rembrandt pussyhorse (1986)/Locust abortion technician (1987)


Si può pensare il rock senza Lady sniff e quel micidiale titolo: Hairway to Steven, che del rock classico, sul versante eroico e leggendario, è assoluto sbeffeggiamento? No, è impossibile. Gli orrori idraulici di Lady sniff e quella presa per i fondelli sono per me irrinunciabili.
E il resto? Ma che musica fanno i Butthole Surfers? Sarcastica, brutale, frantumata, certo, ma anche intensamente drammatica: Comb, Waiting Jimmy to kick, Whirling hall of knives, To parter (da Cream corn e Rembrandt pussyhorse) sono gemme di pura psicopatia americana; sottile, e tanto più inquietante poiché non offre appigli di genere che caratterizzino a priori la carica eversiva (hard rock, punk, metal, doom).
I Butthole sono i serial killer della porta accanto. 
Locust abortion technician, con brani a passo d'elefante, rivela da subito la propria insania riuscendo più prevedibile e meno sconcertante (ma alcuni episodi sono tuttavia rilevanti: la melviniana Pittsburgh to Lebanon e 22 going to 23).

martedì 31 marzo 2015

Bauhaus - 1979-1983 (1986)

Webbaticy: "Col vocalismo strozzato e profondo di Murphy, il chitarrismo rotante ed atipico di Ash, la potentissima ritmica dei fratelli Haskins, furono uno dei gruppi emotivamente più potenti dell'intera new-wave".
Conobbi i Bauhaus (Peter Murphy, voce, chitarra; Daniel Ash, voce, chitarra; David J, basso; Kevin Haskins, batteria) in Miriam si sveglia a mezzanotte: la loro Bela Lugosi's dead marchiava a fuoco la parte iniziale (la migliore); il film lo andai a vedere (aggirando un divieto, se non ricordo male) solo perché vi recitava David Bowie ... uno che, allora, era uno dei miei miti rock fondativi ... 
Alle soglie dello scioglimento licenziarono, conseguentemente, una cover di Ziggy Stardust (che rimane una dei migliori rifacimenti del brano): epitaffio pop a una carriera bruciante e influentissima.
Double dare, In the flat field, Dark entries, Bela Lugosi's dead, St. Vitus' danceMask sono tutti (tutti) capolavori dark wave giocati su atmosfere plumbee, oblique e stranianti; e Stygmata martyr (un altro capolavoro), con quell'invocazione trinitaria in latino (maccheronico) che sembra un invito all'Arcinemico più che la richiesta d'una benedizione celeste, è il suggello d'una stagione che, come il Bauhaus di Weimar, presagiva l'inferno.


venerdì 5 dicembre 2014

Mutant Sounds reborn - The Italian posts of Mutant Sounds vol. 15 (Minox/Monofonic Orchestra/Monuments)


Minox - Lazare (1986). Minox's art is atmosphere and refinement, melody and instinct, strength and vigor in splendid balance, an avant-garde trend that seeks contact with various artistic genres, without the ideological pretence of defining itself as total art. It does not limit itself only to sound but also moves toward the visual and literary arts, dance and theatre, image and poetry. Minox are already well known on the international front thanks to important collaborations and productions linked to the 'Bruxelles Sound' and tied to the Central-European movement developed in the 80s by labels such as Crammed and Les Disques du Crepuscule. The band has also authored music for theatrical pieces and the first mise-en-scène in 1985 gave birth to the single Suite maniacal for the Artzine Free for Industrie Discografiche Lacerba. One year later, their first album Lazare, produced by Steven Brown of Tuxedomoon, was released to great critical and public acclaim throughout Europe. Serious events subsequently mark the group's activity (Raffaele Banci and Enrico Faggioli, two members of the first Minox line up died in '86) so Mirco Magnani and Marco Monfardini spend a long period of time away from the musical scene, dedicating themselves exclusively to sound experimentation and research, after recording an album which unfortunately never came to be released. They make their comeback in 1991, with a musical-theatrical production entitled "Minox play Lorca", a critical re-reading of the folk songs and the theatrical music of Federico Garcia Lorca.In 1994, Marco and Mirco found their independent label Suite inc. and break the label in with the CD single "Plaza", a release that pieces together the legacy left behind by their collaboration with the legendary Industrie Discografiche Lacerba. A year later they produce B movie show a concept album featuring 4Dkiller, Dubital and Minox which is something of a complex soundtrack to image-less B Movies. This occasion marks the debut of 4Dkiller, a project of electronic syntheses, the fruit of Minox's persistent dedication to sound research and experimentation. Under this guise, they come to remix several of Minox and Dubital's tracks. Over the next two years Minox produce and mix Dubital ep, Ignoranza & cultura, Lite and Technophonic Chamber Orchestra's 1998 release Beats and movements. During the summer of 1998 Minox releases their limited edition CD Single U turn featuring Lydia Lunch and making with her an interesting italian tour. During 2000 Minox went to the studio to work with their friends and collaborators from 1986 Steven Brown and Blaine L. Reininger of Tuxedomoon. A tour with Steven Brown in Italy followed, and on November 2001 has seen the light their new album Downworks featuring The Gentle People, Lydia Lunch, Nobukazu Takemura, Blaine L. Reininger and more.In 2003 Minox have direct the 4th volume of the thematic series Suitable Suitable #3 the downbeatniks and have produced the debut album of Enfantronique "Ecole 72" in 2004 they have produced Nemoretum sonata the second album of Technophonic Chamber Orchestra. Actually Minox are working on their new album, they've invited Jan Jelinek (aka Farben, Gramm - Scape, de) and Dictaphone (City Center Office, de) and are compiling "Suite inc. classics" featuring Murcof, Daedelus, Jan Jelinek, Nobukazu Takemura, etc.
Great atmospheric minimal synth MLP much in the mid 80s european vein of Tuxedomoon...not suprising though as this was produced by Mr Steven Brown.

Monofonic Orchestra - Friends' portraits (1981). Awesome mutated avant synth wave into quasi-R.I.O. of an exceedingly ZNR-like sort. What Monofonic Orchestra share with Hector Zazou and Joseph Racaille's ZNR (specifically their antically eccentric Barricade 3 album) is a propensity for wedding Satie-esque piano-led delicacy with with sudden surges of giddy, circus-y avant electropop. Just beautiful.

Monuments - Age (1984). Another crown jewel of the early 80s minimal synth scene. Scanner broken down so no pic sleeve scan

giovedì 19 giugno 2014

Julian Cope - Japrocksampler vol. 12 (Tokyo Kid Brothers/Rallizes Denudés/Far Out)

Far Out
Indice generale/General index

13. Tokyo Kid Brothers - Sho o suteyo machi e deyō (1971). Colonna sonora dell’omonimo film di Shuji Terayama (noto come Throw away the books, we're going into the streets); i Tokyo Kid Brothers non furono che l’effimera concrezione di J. A. Caesar, già con Terayama in numerose altre prove, soprattutto teatrali (Shin toku maru, JPR 29; Jashumon). L’ignoranza di temi e sviluppi della pellicola non inficiano l’apprezzabilità del lavoro, un pop trascinante dalle venature beat-psichedeliche. 
12. Les Rallizes Denudés - Blind baby has it's mothers eyes (recordings 1986?). Insalata di fagioli, fagioli in umido o pasta e fagioli (December’s black children live 13.12.1980, JPR 31; Yodo go-a-go-go, JPR 20; Live ’77)? Ritmica inchiodata e Mizutani (i fagioli) a distorcere, riverberare e schiantare qualsiasi anelito alla melodia. Chi ha goduto le precedenti colate di feedback avrà di che godere ulteriormente: o viceversa. Ennesimo bootleg di cui si ignorano le chiare coordinate: una nebulosità filologica che aggiunge fascino all’operazione: o viceversa.

11. Far Out - Far Out (1973). Creatura di Fumio Miyashita che anticipa la Far East Family Band (The cave down to the earth, JPR 41; Nipponjin, JPR 14). Due brani di venti minuti: il primo ammicca brevemente allo space rock (Too many people), ma si risolve brillantemente in una psichedelia à la Funkadelic, riscaldata dal guitar hero Miyashita; il secondo (Nihonjin) segue tale falsariga, quindi, negli ultimi minuti, viene speziato da accenni alla tradizione giapponese. Da ascoltare. Eiichi Sayu, voce, chitarra, tastiere; Fumio Miyashita, voce, chitarra, tastiere, flauto, armonica; Kei Ishikawa, voce, chitarra, basso; Manami Arai, voce, batteria.

martedì 17 settembre 2013

Michelle Shocked - The Texas campfire tapes (1986)


Se esiste una Bohéme americana - una vita randagia e zingaresca che si appaga di contestazioni, sacchi a pelo, pasti tigliosi, gattabuia, contraddizioni micidiali, un'esistenza, insomma, che attira il disprezzo del nababbo e del piccolo borghese, del democratico e del redneck - questa l'ha di certo vissuta Michelle Shocked.
Michelle Shocked mi è simpatica. Ha preso bastonate da quando è nata (a Dallas, nel 1962) e continua a prenderle imperterrita, con un talento inimitabile (la foto del suo secondo lavoro, il più famoso, Short sharp shocked, la ritrae in una smorfia di dolore mentre viene arrestata a San Francisco, durante una convention democratica). Michelina è femminista, anticapitalista, animalista, si fa la galera a intermittenza, lascia la scuola, viene fatta internare in un ospedale psichiatrico dalla madre, una bigotta, poi girovaga qua e là per la California, dorme dove capita, strimpella la chitarra.
Un discografico inglese la nota in Texas, registra fortunosamente i suoi brani su un registratore a cassetta; ne esce questo The Texas campfire tapes, una collezione di scarne esecuzioni per voce e chitarra, che rinverdisce, per l'infinitesima volta, la tradizione dei folksinger americani e dimostra, una volta per tutte, che, spesso, è la vita, estrema, sincera e vissuta, a decidere della qualità e del fascino della musica prodotta.
Happy ending? Macché, la Nostra litiga con la casa discografica, quindi sforna uno dei suoi album migliori (Kind hearted woman, distribuito da una label indipendente), le beghe legali la riducono al silenzio, ma la ragazza si libera degli importuni lacci della normalità, si autoproduce e vende i propri dischi ai concerti; si avvicina a Dio e al movimento pentecostale, sbraita contro gli omosessuali, divorzia, si perde nell'alcool. La fine? Ancora no; nel 2011 aderisce al movimento Occupy di Los Angeles dove, per festeggiare l'incipiente mezzo secolo, si fa arrestare. Back to the roots.
Che dire? Una nazione per metà psicopatica non può che generare un molesto calcolo biliare come la Shocked. Anzi, lo credo fermamente, il rock, latamente inteso, non è che la reazione all'american way of life più crassa. Una forma di ribellione individualista e crudamente contraddittoria, che poteva nascere e prosperare genuinamente solo in America.
Dovrebbero ricordarlo i nostri esangui perbenisti.

lunedì 26 agosto 2013

Mutant Sounds reborn - The Italian posts of Mutant Sounds vol. 6 (Doris Norton 1^ parte/2^ parte)



Doris Norton - Personal computer (1984). Doris is the wife of Antonio Bartoccetti (Antonius Rex and Jacula) and the mother of Anthony Bartoccetti, best known as Rexanthony. During the 80's she was sponsored by Apple Computer, and made a music program for IBM USA. She is the "voice" in Jacula and Antonius Rex LPs. Early experimenta/electro synth pop music all through. Her LP Artificial intelligence coming later today! If anyone has her LPs Under ground (1980). Parapsycho (1981). Raptus (1981) please contact me. I would appreciate a rip!

Doris Norton - Artificial intelligence (1985) ."At more than 19 months from the previous album Personal computer, Doris Norton, who is undoubtedly a leader in international computer music, has finally completed her latest work: the album Artificial intelligence (previous title: From art-physiol to artificial intelligence, changed before publishing). Quite besides the taste of the public and concerned who necessarily have to maintain an obvious subjectivity, there are objective data in the new album Artifical intelligence which can be summarized as absolute premiers at an international level. Amongst these are the following: 1-The whole was composed and programmed only with the alfanumerical keyboard of the computer. 2- The total of the notes and coded events takes to the number 124.648: of these 123.827 were coded with 'step time' procedure and the rest with real time procedure. Having done reduced the keyboard Doris Norton used only an hexaphonic JX.8P with memory processed by her and interfaced to the computer. 3-No drums were used, neither electronic nor much less acoustic. All the rhythmics were obtained by A.D.A. conversions and processing of wave ranges and with the use of expanders with a very special handling of envelopes, frequency, resonance, noise ..... 4-Doris Norton fed the computer the parameters of vowels and consonants of her own voice, like A, O, U, E, D, N, through an A.D.A conversion card; by processing these values and assembling them in phoneme in hundreds of different combination, various compressed resolutions she was able to make the computer sing a complete song in a totally human way (with the voice of Doris). 5-Many other yxith sounds resulting from A.D.A. conversions are present in this new album 'Artificial Intelligence', amongst these: pipe organ, plate, electric discharge, iron beat, birds, dog, harp, woods ... all sampled and handled by the computer. 'Artificial Intelligence' is a perfect example of how human intelligence can bend the coded 'artificial intelligence' to hits own will. ....."

Doris Norton - Automatic feeling (1986). Here's one more gem by Doris Norton.In 1986 she became an official consultant for IBM Computer Music and recorded two compact discs for IBM entitled Automatic feeling" and The double side of science (both in new age /computer sound and psychoactive music area).

martedì 14 maggio 2013

Tripletta di fuoco e nostalgia - (Masters of Reality/Naked Prey/Sister Double Happiness)

Sister Double Happiness
Texas (Sister Double Happiness), New York (Syracuse; Masters of Reality), Arizona (Naked Prey); periodo di fine Ottanta; ogni album una canzone indistruttibile: per i Sister Double Happiness (Gary Floyd proveniva dall’hardcore dei Dicks) la traccia eponima; per i Masters of Reality (che presero il nome da un lavoro dei Black Sabbath) John Brown; per i Naked Prey What price for freedom, già proposta come antidoto alla maliconia.
Chitarre in grande spolvero: pesantissima e melodica per i Sister; insinuante e zeppeliniana per i Masters; epica come una cavalcata nel vento quella dei Naked Prey. Periodo: fine anni Ottanta, quando tutto era finito (da parecchio), ma noi non ce n’eravamo ancora accorti.
Se è vero che si invecchia quando si cominciano ad avere dei rimpianti, si è davvero vecchi quando la nostalgia invade la vita improvvisamente, per motivi apparentemente insondabili; ma il cuore presente la verità.
La vita continua come sempre. Potrei aggiungere, abbastanza felicemente. Se la vita consistesse in questo, ovvero nella cura esclusiva del proprio giardino, allora potremmo bruciare le biblioteche, alzare bandiera bianca e vivere un eterno presente. Che è quello che vuole il potere; quello vero, però. Chi è contro e possiede ciò che una volta si appellava senso morale non può che rimanere stomacato. Che spettacoli, ragazzi miei. Che nani da circo; e che ballerine! In mezzo alla pista una sarabanda infernale. Quelli che non ballano, i pochi, si accapigliano su questioncelle: decidere, davanti alla casa distrutta dalle fiamme, se portare via la televisione a schermo piatto o la posateria d'argento della nonna. Non avevo mai visto insieme tanto cinismo, mediocrità e furfanteria assieme. E che personaggi. Uomini intercambiabili. Capito? Intercambiabili, indifferenti a tutto, adattabili, ghignanti, pronti a salvarsi comunque. E i boccaloni italiani a bordo pista ad applaudire, eternamente. Quale forgia ha prodotto chi disse: Non servirò mai! E quale alambicco ha distillato invece questa poltiglia?

Amleto: Vedete voi quella nuvola che ha quasi la forma di un cammello?
Polonio: Per la messa, assomiglia a un cammello davvero.
Amleto: Mi pare che assomigli ad una donnola.
Polonio: Ha il dorso come una donnola.
Amleto: O come una balena.
Polonio: Proprio come una balena.
   
Stavolta non se ne esce per via democratica o con un trucchetto. Stavolta va a finire male.
Ormai mi gira così, che posso farci. 
Non ho altro da aggiungere.
Questi dischi vanno suonati a volume molto alto.

Sister Double Happiness - Sister Double Happiness (1988). Gary Floyd, voce; Ben Cohen, chitarra; Mikey Donaldson, basso; Lynn Perko, batteria.

Masters of Reality - Masters of Reality (1988). Chris Goss, voce, chitarra; Tim Harrington, chitarra; Mr. Owl, tastiere; Googe, basso; Vinnie Ludovico, batteria.

Naked Prey - Under the blue marlin (1986). Van Christian, voce, chitarra; David K. Seger, voce, chitarra; Richard Baden, voce, basso; Tom Larkins, batteria.

lunedì 29 aprile 2013

French zeuhl and progressive vol. 2 (Laurent Thibault/Runaway Totem/Shub Niggurath)

Shub Niggurath

Laurent Thibault (Francia) - Mais on ne peut pas rêver tout le temps (1978). Primo bassista dei Magma, Thibault fu autore solo di questo lavoro a cui partecipano altri reduci di quell’esperienza (Francis Moze, Lisa Bois, Richard Raux). Se l’uso delle voci e, a tratti, i ritmi sostenuti si ricollegano al canone zeuhl, il tono è, tuttavia, più sognante e variegato (grazie anche a intarsi etnici di rilievo). La copertina (L’incantatrice di serpenti di Henry Rousseau) racconta parecchio sulle virtù dell’opera. Bello. Lisa Bois, voce; Lionel Ledissez, voce; Jean-Claude Delaplace, voce; Amanda Parsons, voce; Laurent Thibault, chitarra, basso; Serge Derrien, voce, flauto; Jacqueline Thibault, tastiere; Anne-Sophie, tastiere; Guy Renaudin, sassofono; Richard Raux, sassofono; David Rose, violino; Francis Moze, basso; Dominique Bouvier, batteria.

Runaway Totem (Italia) - Andromeda (1999). Nonostante i nomignoli, i trentini Runaway Totem, attivi sin dalla fine degli Ottanta, attuano un potente progressive memore dei Dream Theater e dei King Crimson più induriti. Lo zeuhl affiora nelle parti più cosmiche (Kontakt, cantato in kobaiano). La preparazione e la compattezza ne fanno uno dei gruppi italiani più interessanti su questo versante. Da ascoltare. Cahål De Bêtêl, voce, chitarra; Mimhïr De Bennu; Vîrhür, tastiere; Nezah, basso; Tipheret, batteria.

Shub-Niggurath (Francia) - Les morts vont vive (1986). Ispirati alle creazioni letterarie di H.P. Lovecraft (Shub-Niggurath è una divinità aliena del pantheon dell’americano), i francesi si caratterizzano per le atmosfere minacciose ed oblique (meritevoli, in tal senso, i fiati e la voce della Stewart). La ballade de Lénore, probabilmente tratta dal poema di Gottfried August Bürger, sottolinea i toni gotici pur rielaborati secondo i filtri dell'avanguardia più perturbante. Un piccolo capolavoro. Ann Stewart, voce; Franck W. Fromy, chitarra, percussioni; Jean-Luc Hervé, tastiere; Véronique Verdier, trombone; Alain Ballaud, basso; Franck Coulaud, batteria.

domenica 8 aprile 2012

Swans – Discografia completa 2/3: Holy money (1986)/Children of God (1987)/The burning world (1989)/White light from the mouth of infinity (1991)


L'ingresso di Jane Jarboe, come abbiamo visto, aveva contribuito a trasmutare l'algido nichilismo postmoderno degli Swans in una visione sempre disperata, ma dagli accenti rituali e gotici; e tuttavia il sostrato di Holy money, ad onta di tale cambiamento, rimane, come nel precedente Greed, una sconsolata visione dell'umanità, assolutamente infernale. Nonostante i delicati inteventi della Jarboe (You need me), è il registro profetico di Michael Gira, scandito da percussioni liturgiche, a declamare la desolazione e la fine dei tempi. Follia, claustrofobia, morte in vita, sono lo sfondo da cui germinano queste processioni sonore antimelodiche e nichiliste (A hanging, Another you, Coward).
La svolta, preannunciata in Greed trova, quindi, piena espressione solo in Children of God*: se l'iniziale New mind è una nuova preghiera declamata tra i miasmi degli incensi, la seconda traccia, In my garden, sussurrata dalla sua compagna, è una dolce nenia che assurge a vero contraltare del primo pezzo. Il registro dell'opera si struttura così tra questi due poli che s'alternano sottolineandosi vicendevolmente con maggior forza che se fossero isolati: tale dialettica si rende metafora anche d'un flusso di coscienza disperato e stoico; la via di fuga preclusa dal tono plumbeo di Gira si stempera in soprassalti di speranza, pur vana, di cui il canto di Jarboe, in prima o seconda battuta, è portatrice; A Blood and honey risponde Like a drug, a Blackmail e alla bellissima Children of God la caratteristica Sex, God, sex; altrove le carte sono rimescolate: è il caso di Our love lies,  You're not real girl e Real love in cui Gira, svestiti i panni del millenarista, si abbandona ad una languidezza da ballata notturna.
La metamorfosi trova nuova linfa nel successivo The burning world, dove al nucleo storico, (pur privo della vecchia sezione ritmica), s'aggiungono strumentisti di vaglia**: il suono è più accessibile, richiama e presagisce Dead Can Dance o Eden; la tenebra è ormai decantata a favore di un folk disteso e purgatoriale, con screziature medioevali ed orientali. La redenzione (Saved), tuttavia, non cede di fronte alle lusinghe del mainstream più sfacciato; ed i bersagli son sempre quelli, la disfatta  d'ogni residuo morale ed umano. White light from the mouth of infinity prosegue con ancor più convinzione su questa via; il monolinguismo delle origini, le visioni da De contemptu mundi, vengono sublimate in ballate in cui  l'iniziato Gira, sopravvissuto ai riti purificatori, declina la nuova sapienza con toni elegiaci e dolorosi (Failure, Why are we alive), ma aperti, proprio in virtù di tale nuova consapevolezza, alla chiarità dell'esistenza (Song for the sun, We will survive).
White light, opera interamente di Gira, suggella una netta trasformazione musicale, e sottintende un parallelo cammino spirituale, sinceramente sofferto.

* Michael Gira (chitarra, tastiere); Norman Westberg (chitarra); Jane Jarboe (tastiere); Algis Kizys (basso); Theodore Parsons (batteria).
** Nicky Skopelitis (chitarra); Garo Yellin (violoncello); Bill Laswell (basso); Ravi Shankar (sitar). In seguito s'aggiungeranno Anton Fier (batteria), Jenny Wade (basso) e Vincent Signorelli (batteria).


giovedì 22 marzo 2012

Swans – Discografia completa 1/3: Filth (1983)/Cop (1984)/Greed (1986)



Fondati a New York da Michael Gira e Jonathan Kane, nei primi anni Ottanta, gli Swans* hanno dato vita, in quasi trent'anni (l'ultimo disco, dopo quattordici anni di silenzio è del 2010), a una delle discografie più radicali ed impervie mai esibite dal rock.
Discendono dai Chrome, preconizzano l'industrial più cupo (quello dei Cop Shoot Cop, ad esempio), e, ideologicamente, sono affini ai Throbbing Gristle; pur privi del fascino nichilista e morboso degli inglesi, essi calcano però, consapevolmente, i sentieri da loro tracciati nei territori più desolati dell'animo umano; anzi, l'impressione è che, dopo le vociferazioni di Genesis P. Orridge e compagni, tutto sia stato detto o fatto: non rimane, da un luogo eminente che abbracci la sconfinata desertificazione dell'umanità attuale, che decretare la fine della speranza e recitare le ultime definitive litanie funebri. Il turiferario Michael Gira, su un tappeto di chitarra noise e d'una monumentale sezione ritmica, declama, angoscioso, il desolante lascito testamentario sulla“più perniciosa razza di ributtanti vermiciattoli cui la natura abbia mai permesso di strisciare sulla terra”*.
Filth (Right wrong, Stay here, Gang) è una collezione di disperanti trenodie; Cop ripete la struttura della precedente opera, ma, se possibile, ne accentua le cadenze rituali: il suono è più rallentato e massiccio, grazie alla chitarra di Westberg che amplia il suo imperio, con distorsioni e feeback inesorabili (Your property, Thug, Cop, una Half life alla Black Sabbath); Gira ruggisce come un predicatore millenarista.
Siamo in territori di confine; oltre non si trova che la dissoluzione, musicale e concettuale. Un passo decisivo di fronte al quale letterati, filosofi e scienziati sommi vacillarono: alcuni scelsero il silenzio; altri il gran rifiuto, i più conseguenti s'incamminarono oltre. Fuori dell'angusto cono di luce della ragione umana ci si spinge a proprio rischio: il prezzo da pagare è enorme: Nietzsche e Cantor, fra gli altri, impazzirono coerentemente; Huysmans si gettò ai piedi della croce (l'alternativa era un proiettile nel cervello); Gira si ritrae dall'orizzonte degli eventi che rischiava di inghiottirlo (e di indurlo artisticamente alla catatonia e all'autoparodia) e, grazie alla collaborazione di Jane Jarboe (voce e tastiere; sua compagna anche nella vita), derubrica l'impatto delle prime incursioni in un suono più sommesso, vicino ad alcuni accenti di Black Tape for a Blue Girl, ma, a differenza di questi, semplice e austero come un chiaroscuro d'architettura gotica; la bellissima Fool, lenta e profonda come una processione liturgica, assieme a Greed e Heaven, riassumono la nuova estetica degli Swans.
Nei capitoli successivi tale svolta partorirà i capolavori Children of god e White light from the mouth of infinity, che pubblicheremo (assieme a tutti gli album e gli EP di studio).

* Michael Gira, voce; Harry Crosby, basso; Norman Westberg, chitarra; Jonathan Kane, batteria; Roli Mosimann, batteria; Jane Jarboe (Greed), tastiere.
** Jonathan Swift, Gulliver's travels (righe finali dell'episodio di Brobdingnag).

domenica 18 marzo 2012

My Bloody Valentine - EP 1985-1987/EP 1988-1991

Formatisi a Dublino nella prima metà degli anni Ottanta, My Bloody Valentine sono unanimente noti per la coppia Isn't anything e Loveless, registrati alla fine della decade.
Il loro suono, uno dei più caratteristici ed innovativi, è sostanziato, in tale fase più matura, da cascate di feedback chitarristici, distorsioni, e, pur secondariamente, da interventi elettronici: il risultato è un mantra celestiale e mesmerico, a tratti più apparentato alla nuova psichedelica che agli spigoli rock (e, in questo ultimo ambito, più ai Cocteau Twins che ai Jesus and Mary Chain).
I due album citati sono largamente diffusi in rete; non è così per gli EP: ho cercato, per quanto possibile, di ricostruire cronologicamente il progressivo formalizzarsi dello stile dei My Bloody Valentine (in parallelo coi cambi di formazione): dagli inizi, debitori della nuova corrente dark-wave (con influenza dei Cramps), sino alla svolta del 1987-1988, con l'ingresso in formazione della chitarrista Bilinda Butcher e la registrazione di You made me realise e Feed me with your kiss. 

1985 - This is your bloody valentine (David Conway, voce; Kevin Shields, chitarra, Colm O'Ciosoig, batteria; Debbie Googe, basso; Tina, organo)

01 - Forever and again
02 - Homelovin' guy
03 - Don't cramp my style
04 - Tiger in my tank
05 - The love gang
06 - Inferno
07 - The last supper

1985 - Geek!

01 - No place to go
02 - Moonlight
03 - Love machine
04 - Sandman never sleeps

1986 - The new record by My Bloody Valentine

01 - Lovelee sweet Darlene
02 - By the danger in your eyes
03 - Another rainy Saturday
04 - We're so beautiful

1987 – Sunny Sundae smile

01 - Sunny Sundae smile
02 - Sylvie's head
03 - Paint a rainbow
04 - Kiss the eclipse

1987 - Strawberry wine (Bilinda Butcher, chitarra; Kevin Shields, chitarra; Deborah Googe, basso; Colm O'Ciosoig, batteria)

01 - Strawberry wine
02 - Never say goodbye
03 - Can I touch you

1987 – Ecstasy

01 - She loves you no less
02 - The things I miss
03 - I don't need you
04 - (You're) Safe in your sleep (by this girl)
05 - Clair
06 - You're got nothing
07 - (Please) Lose yourself in me

1988 – Feed me with your kiss

01 - Feed me with your kiss
02 - I believe
03 - Emptiness inside
04 - I need no trust

1988 – You made me realise

01 - You made me realise
02 - Slow
03 - Thorn
04 - Cigarette in your bed
05 - Drive it all over me

1990 – Glider

01 - Soon
02 - Glider
03 - Don't ask why
04 - Off your face

1991 – Tremolo

01 - To here knows when
02 - Swallow
03 - Honey power 
04 - Moon song


 

mercoledì 29 febbraio 2012

Mr. T Experience – Everybody's entitled to their own opinion (1986)


Mattacchioni di Berkeley, i Mr. T Experience esordirono con questo piccolo, entusiasmante  capolavoro nell'anno di scioglimento dei Black Flag, ovvero alla fine dell'era hardcore.
Il disimpegno era nell'aria, e i californiani riuscirono a declinarlo nella forma spensierata di un post-punk melodico ed irresistibile: cascami degli anni Sessanta e Settanta (surf music, Kinks, tirate alla Ramones), una certa allure goliardica e un orecchio finissimo per i ritornelli accattivanti formano una godibile miscela che, nell'arco della mezzora, non ha cedimenti.
Una bevanda rinfrescante in un pomeriggio assolato: il disco scorre che è un piacere, a partire da One big lie a Marine recruiter sino a Big mistake e Mary Mary. Incastonata tra queste veloci meraviglie melodiche e scherzi blasfemi (Surfin' Mozart) il micidiale poker Andy Partridge, Scientific, Disconnection e Surfin' cows.
I Mr. T Experience non hanno preoccupazioni politiche o sociali: i testi (“my old girlfriend just went insane/disconnection in her brain”) sono allegrotti e funzionali alla carica innocua, ma bruciante di tutte le quattordici tracce. D'altra parte Mr. T non era il protagonista, steroideo e simpaticamente brutale, di un incruento telefilm d'azione degli anni Ottanta, A-Team? In tale serie il team riesce a far deflagrare ordigni letali, consumare santebarbare di proiettili, stritolare furgoni, edifici ed associazioni deliquenziali senza, apparentemente, versare una sola goccia di sangue: il ghigno furbacchione di George Peppard col cigarillo è il compendio di questa divertente farsa in cui nessuno si fa male; così gli Experience che, dimenticati gli eroici furori degli anni precedenti, esplodono le proprie munizioni a salve, carnevalesche ed irresistibili.
Il loro esordio rimane, al netto di queste considerazioni, una gemma melodica e il punto di riferimento per i numerosi gruppi pop-punk all'acqua di rose che inonderanno la scena nei decenni a venire, dagli Offspring ai Green Day.

giovedì 12 gennaio 2012

Fetchin Bones - Discografia 1985-1989


Originari della North Carolina i Fetchin’ Bones miscelano con felicità vari generi, dal folk country al rock garage. Tale virtù ne decretò il passaggio folgorante, ma inavvertito, nella seconda metà degli anni Ottanta e, anche oggi, epoca di improbabili ripescaggi, continuano a circolare pochissimo, almeno in Europa.
Probabilmente tale disattenzione risiede nella mancanza di vere hits; il gruppo è incapace di coagulare il suono trascinante e concitato in alcuni pezzi facilmente individuabili, gli unici che l’industria dominante (e quindi, spiace dirlo, il pubblico) possa sanzionare con la piena riconoscibilità (e i pieni riconoscimenti in termini pubblicitari e di venduto).
E’ un peccato perché questo loro primo album abbonda di canzoni memorabili: le chitarre di Gary White e Aaron Plotkin s’accendono nervose (Briefcase, Kitchen of life) o indulgono alla ballata (Spinning o la bellissima Too much con inserti preziosi della violinista Danna Pentes) sempre assecondati dalle grandi interpretazioni di Hope Nicholls, nevrotiche e scatenate, eppure sempre in controllo; la sua voce ricorda (ascoltare A fable) indubbiamente la migliore Patti Smith, ma sono sicuro che la grande vecchia, onusta di gloria, non vorrebbe mai che la terribile Nicholls aprisse le sue esibizioni: qualcuno potrebbe fare confronti.
In ultima analisi Cabin flounder, assieme ai due successivi Bad pumpkin e Galaxy 500, ci appare simile a certi romanzi di cui abbiamo scorso con piacere alcune pagine, ma che solo retrospettivamente, si lasciano cogliere nella loro interezza ed eccellenza. Il livello dell'esordio, peraltro, rimane intatto ad onta delle dolorose defezioni, in special modo del chitarrista Gary White.
Il loro ultimo episodio conferma una lenta trasmutazione in un sentire meno immediato e spontaneo e più 'urbano'; anzi, proprio in Monster la purezza irsuta dei primi lavori si derubrica ad un compatto incedere quasi hard rock in vista, forse, di insinuarsi nel montante fenomeno grunge. Si tratta di pecche minori, tuttavia, che non scalfiscono l'assoluta freschezza della loro produzione.


martedì 8 novembre 2011

Le Masque - Trouvailles pour comediens (1983)/Colloquio (1986)


Il gruppo milanese Le Masque, nato su impulso di Edgardo Moia-Cellerino*, trae il proprio nome dall’omonima poesia di Baudelaire. In tale composizione il parigino descrive una statua di donna, opera dello scultore Ernest Cristophe: ad un primo sguardo, dalla figura traspare un senso di pienezza ed eleganza: “La Voluttà mi chiama e l’amore mi incorona!”. Il volto è ridente, languido e beffardo. Ma tale trionfo si rivela, ad un più attento esame, ingannevole: il viso squisito di prima non è che una maschera; il suo vero aspetto è stravolto dalle lacrime dell’angoscia e dell’affanno di vivere (Domani, ahimé! Bisognerà vivere ancora!/Domani, e poi domani, e sempre!)**. Può darsi che la dicotomia tra vita quotidiana e Arte insita nel poema (o forse la temperie malnata dell’espressionismo di Baudelaire) influenzarono il piccolo ensemble nella composizione del primo lavoro, Trouvailles pour comediennes (1983); questo, cantato in inglese, risente pesantemente della derivazione da modelli dark britannici, ma resta godibile grazie soprattutto all’elegante interpretazione à la David Sylvian di Cellerino che in Ruins e nel synth-pop di Mother and son firma gli episodi più rimarchevoli.
D
opo l’EP The happy flock (1984), i Le Masque,
con Colloquio (1986), abbandonano la lingua inglese e qualunque riferimento al potente simbolismo del Francese (peraltro, come detto, più vissuto a livello di suggestione che praticato) e rifuggono verso un’atmosfera crepuscolare e malinconica, già sottolineata dalla copertina, una stilizzazione delle Impressioni di Monet dominata dai toni violetti. Il delicato strumentale Corpo di una donna, Dal diario di un soffiatore di vetro e La caduta del mascara portano il gruppo sempre più verso i territori della canzone intimista, parva sed apta mihi: l’italiano evidentemente non è più fatto per i grandi spazi. Questo ripiegamento verso la consuetudine musicale, pur pregevole, viene però scosso dalla composizione finale, l’eponima Colloquio, una perla nera di eccezionale valore. Essa non è che la messa in musica della lirica La morte del poeta milanese Carlo Vallini (1885-1920), parte del più generale poema Un giorno, sorta di meditazione buddista sulla rinuncia alla vita***; essa è la presa d’atto del fallimento dell’uomo contemporaneo che ha subito la dannazione della verità: la letteratura non è che ipocrisia (l’artista è un mistificatore), i sentimenti accesi ed i valori eterni sono favole, la vita non è che una continua pena: non rimane che la rinuncia sino all’accettazione della rinuncia totale, la morte (“la materia riposa … rinunzia all’enorme fatica di dover essere unita”). Tuttavia anche l’unica salvezza subisce uno scacco: “la nostra materia/che soffre ed invoca l’oblio/ [grida] pur sempre: Non voglio/morire!”. Impossibilitato a vivere pienamente (“Tarderà molto a finire/questa ridicola farsa?/Io sento che fo da comparsa/e che non ho niente da dire.”), all’uomo si preclude anche la pace del Nulla. Leopardianamente, secondo Vallini, tutto è vano: “E’ vana l’arte. La sorte/vuol che ogni cosa sia vana/vuol che la vita sia vana/e che sia vana la morte”. Tastiere e voce sottolineano in crescendo questo tragico cul de sac metafisico che, concettualmente, è persino più disperato de I fiori del male.
Successivamente Cellerino si inoltrerà con sempre maggior sicurezza nell’ambito della canzone d’autore (vincerà un Premio Tenco) spogliando, però, la sua opera dai chiaroscuri che ne sancivano il fascino originario.

* Edgardo Moia Cellerino (voce, tastiere, chitarre); Tiberio Boncristiano (batteria); Marco Magistrali poi sostituito in Colloquio da Riccardo Caccia (violino, tastiere).
** Il tema della maschera ricorre ossessivamente nella letteratura francese ottocentesca, da Jean Lorrain a Guy de Maupassant.
*** La prima poesia è, infatti, La leggenda del principe Siddharta.
 

giovedì 8 settembre 2011

feedtime - feedtime (1985)/Shovel (1986)

 

Formatisi nel 1979, gli australiani feedtime hanno il pregio, sul finire degli anni Ottanta, di aver riportato il rock ‘n’ roll alle sue forme strutturali di base.
Come nell’affinazione dell’oro i vari scarti di lavorazione vengono trattati per riottenere il metallo nella sua purezza, così il power trio di Sidney ricetta cascami di voodoobilly, noise, blues e underground e li precipita in decine di brucianti episodi sonori di intatto splendore.
Nel monumentale esordio i Nostri (Tom, Al e Rick, batteria, basso, chitarra e voce - niente cognomi) rivelano da subito la loro potente alchimia che smantella decenni di scorie e compromessi. Si riparte dal grado zero: inizio e chiusura del cerchio sono due classici gemelli, Ha ha e I wanna ride, in cui le percussioni scatenate, il gloglottìo del basso, la sei corde catarrosa e un frontman abrasivo organizzano un muro di suono inaudito sin dai tempi degli MC5 (Mandead, Southside Johnny); anche quando sembrano rallentare (All down, Doesn’t time fly) in realtà la potenza resta sottesa e pulsante.
Il successivo Shovel riconferma ad altissimo livello il loro hard blues canicolare (complice la slide guitar) che Rick sembra ruggire furibondo dalle rosse dune del Simpson Desert: assieme alle consuete tirate supersoniche (Shovel, Mother, More than love, Nice) ed all’incedere da gorilla di Love me trovano posto episodi meno frenetici e quasi ossequiosi a una labile forma di melodia (Fractured, Rock ‘n’ roll, Baby baby) mentre il pezzo finale Curtains, accanto al consueto bulldozer strumentale, sfoggia un sassofono demoniaco.
Dopo un album di cover, Cooper S, in cui terremotano Rolling Stones, Ramones, Slade, esce l’ennesima notevole sfuriata, Suction, in cui il suono, tuttavia, pare affetto da una certa angustia laddove, nei primi due album, questo era naturalmente sfrenato ed epicamente liberatorio. Defezioni e riunioni partoriranno, sette anni più tardi, Billy, non indegno della vecchia gloria. Ancora attivi in concerto non hanno però registrato più nulla, dimostrando, anche qui, un’ammirevole essenzialità.
Di loro resta questa manciata di reperti, schegge di pietra calcinate dall’ardore dei deserti australiani.