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domenica 9 febbraio 2014

Van Morrison - Into the music (1979)


E risolleviamo il livello ... Album sopra la media, già eccelsa, dell'irlandese; opera che apre subito a una chiarità compositiva tangente (in maniera mai pericolosa) all'intrattenimento melodico da barrelhouse per bianchi (Bright side of the road, Full force gale).
Già con Steppin' out queen, però, tale breve concessione è complicata dallo strumento insondabile di qualunque line up che Morrison abbia mai vantato: l'interpretazione vocale. Questo brano, ad esempio, che nella versione degli altri (poche le eccezioni) sarebbe residuato come facile, qui viene irresistibilmente stravolto in un flusso di coscienza crooner dai toni caldi e avvolgenti.
Oppure It's all in the game: datela a Michel Bublè e vedrete cosa ne resterà ... invece non possiamo che restare attoniti:

Many a tear has to fall
But it's all in the game
...
All in the wonderful game
That we know as love
And he'll kiss your lips
And caress your fingertips
And your heart will fly away

Quante volte abbiamo sentito queste parole? In Morrison, però, che, al meglio, aborre persino la captatio benevolentiae del ritornello, il tutto si scioglie in una confessione da uomo a uomo, allo stesso tempo virile e commossa - di chi sa; perché questo è stato sempre fondamentale in ogni tempo: non sono le parole a fare la poesia, ma è la personalità a fondarne lo status lirico (e se c'è disciplina artistica tanto meglio).
Per lo stesso motivo si parla di 'presenza' per le capacità attoriali: Jean Gabin, Humphrey Bogart o Bette Davis potrebbero recitare anche l'elenco del telefono; Shia LeBeouf, nonostante anni d'accademia, renderebbe ridicoli anche i monologhi di Macbeth.
E così il vecchio toro celtico ci rende partecipi delle sue cicatrici, davanti a un bel bicchiere, stavolta con un amaro sorriso accomodante: e anche noi, di fronte a tale verità, ci confidiamo, quali amici d'antica fratellanza: "Sì, tu conosci la vita, è così. Questa è l'essenza dell'esistenza e della breve felicità".
Quando poi egli organizza capolavori totali e crepuscolari come And the healing has begun non rimane che arrenderci muti alle lacrime.
Grandi Mark Isham ai fiati e agli arrangiamenti e Toni Marcus al violino.

venerdì 12 ottobre 2012

Nurse With Wound list vol. 15 (Philippe Doray/Roger Doyle/Jean Dubuffet/Dzyan/Emtidi/Eiliff)

NWW list vol. 15. Eiliff

84. Philippe Doray (& Les Asociaux Associés) (Francia) - Ramasse-miettes nucléaires (1977). Disco che ondeggia fra elettronica minimale (Ramasse, Miettes, Nucléaires) dovute al solo Doray e accensioni rock quasi canoniche (Secoue le Flipeur, Fin de semaine). Philippe Doray, voce, tastiere; Jacques Cordeau, chitarra; Gérard Morel, basso; Jacques Staub, tastiere; La Fanfare De La Crique, sassofoni, tromba, armonica; Olivier Pedron, batteria; Anne-Marie Chagnaud, cori; Sandrine Fontaine, cori; M’ahmed Loucif, cori; Claude Derambure, voce, cori.

85. Roger Doyle (EIRE) - Oizzo no (1975)/Thalia (1978). Studente girovago (dapprima in Irlanda, poi in Olanda e Finlandia) e fondatore della compagnia Operating Theatre, riuscì a miscelare elettronica (soprattutto in Thalia, suo capolavoro) ed elementi acustici, spesso tratti dal folclore della sua terra (Ceol sidhe). Oizzo no è dublinese per I don't know.

86. Jean Dubuffet (Francia) - Musique brut (1961). Lavoro storico del pittore e scultore Dubuffet, che ebbe a coniare e definire anche il termine art brut (arte grezza): "L'arte grezza designa lavori effettuati da persone indenni di cultura artistica, nelle quali il mimetismo, contrariamente a ciò che avviene negli intellettuali, abbia poca o niente parte, in modo che i loro autori traggano tutto (argomenti, scelta dei materiali messa in opera, mezzi di trasposizione, ritmo, modi di scritture ...) dal loro profondo e non stereotipi dell'arte classica o dell'arte di moda". Improvvisazione purissima ed immediata, propria dei bambini o dei pazzi, il cui scopo (come il bruitismo dei Futuristi) è quello di bruciare ogni legge accademica pregressa.

87. Dzyan (Germania) - Electric silence (1974). Poteva il supervisore Dieter Dierks (Ash Ra Tempel, Cosmic Jokers ...) partorire qualcosa di irrilevante? No. Infatti il disco è un gioiellino strumentale sospeso fra Canterbury sound e decise virate verso la world music, sponda orientale. Il libro di Dzyan è il testo capitale della teosofia propugnata da Helena Petrovna Blavatsky. Eddy Marron, chitarra, sitar, percussioni; Reinhard Karwatky, basso, mellofono; Peter Giger, batteria, percussioni.

88. Eiliff (Germania) - Eiliff (1971). Ancora piacevole Canterbury sound, alle soglie del free jazz; non manca la suite d'ordinanza (Suite, appunto, 20'39''), ma i Nostri sono al meglio nei brani più concisi e concentrati. Houschäng Nejadepour, chitarra, sitar; Rainer Brüninghaus, tastiere; Bill Brown, basso; Detlef Landmann, basso; Herbert J. Kalveram, sassofono.

89. Emtidi (Germania) - Saat (1972). Non solo Dieter Dierks, ma il Papa stesso del krautrock, Rolf-Ulrich Kaiser, si scomoda per un disco dai toni delicati e sognanti dominato dalla voce della canadese Dolly Holmes. Un progressive-folk melodico adattissimo ai palati italiani, e piuttosto inconsueto per gli standard cosmici dei Settanta germanici. Maik Hirschfeldt, voce, chitarra; basso, flauto, tastiere, percussioni, vibrafono; Dolly Holmes, voce, tastiere; Dieter Dierks, basso, tastiere, percussioni.

domenica 18 marzo 2012

My Bloody Valentine - EP 1985-1987/EP 1988-1991

Formatisi a Dublino nella prima metà degli anni Ottanta, My Bloody Valentine sono unanimente noti per la coppia Isn't anything e Loveless, registrati alla fine della decade.
Il loro suono, uno dei più caratteristici ed innovativi, è sostanziato, in tale fase più matura, da cascate di feedback chitarristici, distorsioni, e, pur secondariamente, da interventi elettronici: il risultato è un mantra celestiale e mesmerico, a tratti più apparentato alla nuova psichedelica che agli spigoli rock (e, in questo ultimo ambito, più ai Cocteau Twins che ai Jesus and Mary Chain).
I due album citati sono largamente diffusi in rete; non è così per gli EP: ho cercato, per quanto possibile, di ricostruire cronologicamente il progressivo formalizzarsi dello stile dei My Bloody Valentine (in parallelo coi cambi di formazione): dagli inizi, debitori della nuova corrente dark-wave (con influenza dei Cramps), sino alla svolta del 1987-1988, con l'ingresso in formazione della chitarrista Bilinda Butcher e la registrazione di You made me realise e Feed me with your kiss. 

1985 - This is your bloody valentine (David Conway, voce; Kevin Shields, chitarra, Colm O'Ciosoig, batteria; Debbie Googe, basso; Tina, organo)

01 - Forever and again
02 - Homelovin' guy
03 - Don't cramp my style
04 - Tiger in my tank
05 - The love gang
06 - Inferno
07 - The last supper

1985 - Geek!

01 - No place to go
02 - Moonlight
03 - Love machine
04 - Sandman never sleeps

1986 - The new record by My Bloody Valentine

01 - Lovelee sweet Darlene
02 - By the danger in your eyes
03 - Another rainy Saturday
04 - We're so beautiful

1987 – Sunny Sundae smile

01 - Sunny Sundae smile
02 - Sylvie's head
03 - Paint a rainbow
04 - Kiss the eclipse

1987 - Strawberry wine (Bilinda Butcher, chitarra; Kevin Shields, chitarra; Deborah Googe, basso; Colm O'Ciosoig, batteria)

01 - Strawberry wine
02 - Never say goodbye
03 - Can I touch you

1987 – Ecstasy

01 - She loves you no less
02 - The things I miss
03 - I don't need you
04 - (You're) Safe in your sleep (by this girl)
05 - Clair
06 - You're got nothing
07 - (Please) Lose yourself in me

1988 – Feed me with your kiss

01 - Feed me with your kiss
02 - I believe
03 - Emptiness inside
04 - I need no trust

1988 – You made me realise

01 - You made me realise
02 - Slow
03 - Thorn
04 - Cigarette in your bed
05 - Drive it all over me

1990 – Glider

01 - Soon
02 - Glider
03 - Don't ask why
04 - Off your face

1991 – Tremolo

01 - To here knows when
02 - Swallow
03 - Honey power 
04 - Moon song