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venerdì 2 ottobre 2015

Steve Albini celebration - Big Black - Lungs (1982)/Bulldozer (1983)/Atomizer (1986) & Rapeman - Budd (1988)

A proposito di dischi della fine.
Dischi per la propria fine.
Il mio funerale avrebbe dovuto essere rumoroso. Parecchio.
Quand'ero molto giovincello dicevo. "Se mi dovete seppellire fatelo con i Black Sabbath. Voglio War pigs".
Quando fui meno giovincello corressi: "Se mi dovete seppellire fatelo con i Black Flag. E cercate di invitare Rollins".
Poi, col tempo ... "Se mi dovete seppellire fatelo con i Melvins. Invitate King Buzzo".
Ma corressi ancora: "Chiamate Pino Scotto. Fategli fare un bel discorso, di quelli che mi piacciono: tre bestemmie e mezzo concetto".
Adesso, che non ho più voglia di fare niente, manco di postare questi post insulsi, mi è venuta voglia di catafottermi nell'altro mondo con Steve Albini.
In fondo Steve Albini è sempre stato con me.
L'inizio sferragliante di Monobrow è depositato nelle mie cellule. Purtroppo non troverete Monobrow fra i dischi che vi offro oggi, ma potete recuperarlo qui:

http://tuningmaze3.blogspot.it/2010/05/rapeman-discography.html

Anzi, facciamo così: ve lo metto fra i video di youtube.
E buona fine a tutti.

mercoledì 15 luglio 2015

The ballads of Easy Rider - Steppenwolf/Fraternity of Man/Holy Modal Rounders




Steppenwolf - Live 1970. Goldy McJohn, tastiere; Jerry Edmonton, batteria; John Kay, voce, chitarra; Larry Byrom, chitarra; Nick St. Nicholas, basso.

Fraternity of Man - Fraternity of Man (1968). Lawrence "Stash" Wagner, voce, chitarra; Elliot Ingber, chitarra; Warren Klein, chitarra, sitar; Martin Kibbee, basso; Richard Hayward, voce, batteria.

Holy Modal Rounders - The mooray eels eat The Holy Modal Rounders (1968). Steve Weber, voce, chitarra; Peter Stampfel, voce, banjo, violino; Richard Tyler, tastiere; Sam Shepard, percussioni.

martedì 19 maggio 2015

martedì 5 maggio 2015

Negative Trend - We don't play we riot (1978)


Un intellettuale (al centro) soppesa, con il tarlo del dubbio (che sarebbe degenerato in certezza, lui vivo), una nullità (a destra).
A sinistra un'altra nullità, seppur meno invadente.
Entrambe le nullità diverranno milionarie.
Il secondo figuro vanterà, nel tempo, innocue velleità politologico-trasformistiche (gli piaceva giocare ai soldatini); il primo, oltre a collezionare sconfitte elettorali, accamperà, in età pre-senile, vane pretese artistiche in più settori artistici.
La figura al centro, incolpevole, finirà massacrata su una spiaggia luridissima del litorale romano - litorale oggi trasformato in fiorente anello della catena alimentare del riciclaggio camorristico (sempre lurido, però).
Sotto, il destino dell'Italia.


domenica 3 maggio 2015

Red Hot Chili Peppers - Red Hot Chili Peppers (1984)/Freaky Style (1985) ovvero: svaghiamoci prima di chiudere bottega

Riemergo da quattro giorni di isolamento dalla metropoli.
Incredibile come la quasi totalità della vita digitale, cittadina, a certi ritmi campagnoli si riveli per quella che è: inessenziale.
Davvero: siamo immersi in una continua melma di cui non rimarrà traccia alcuna.
Di questa fanghiglia (a volte merda a volte melassa) mi son arrivati, nonostante la lontananza, alcuni schizzi: il discorso di un capoccia di uno dei maggiori sindacati italiani, uno che, da solo, basterebbe a rivalutare Cesare Lombroso; alcune note dal concerto del 1° maggio, assolutamente stucchevole, falso, melenso, ideologicamente insopportabile; e l'inaugurazione dell'Expo, una pagliacciata di dimensioni planetarie, come solo il capitalismo riesce a metter su: inutile, stupida, faraonica, dispendiosissima, rigonfia di tangenti; seppure utile al potere. 
Utilissima.
Gli schemi propagandistici, eseguiti con sacchiana precisione, son sempre gli stessi.
Schema 1 (schema vorrei-cantare-insieme-a-voi-in-magica-armonia): servirsi dei diritti civili e delle parole d'ordine di libertà e progresso per ottenere l'effetto contrario, ovvero un deciso avanzamento dell'ingiustizia economica e sociale (con il consenso di coloro che verranno privati di giustizia economica e sociale). Condensato: predicare bene e razzolare male. Esempio: Bisogna combattere la fame nel mondo! E come facciamo? Occorre razionalizzare, pianificare e intensificare la produzione di cibo! E come facciamo? Con gli OGM! La cooperazione internazionale sovranazionale! La cessione della produzione locale allo Stato che la delegherà alle grandi multinazionali! Siete d'accordo? Siiiiiiiiiii ... vorrei cantare insieme a voi in magica armonia ... et cetera et cetera ... già visto.
Schema 2 (schema Luke Skywalker): servirsi di cattivacci vestiti di nero per far divenire bianco e accettabile ciò che non lo è affatto. Condensato: se credete che noi siamo malvagi provate a vedere questi altri. Esempio: noi stiamo qui all'Expo per cercare una soluzione ai problemi della fame nel mondo, mica fischi! Certo siamo multinazionali amorali, potentati che badano solo al soldo, che distruggono intere nazioni per trarne il succo sanguinoso di rapine e sopraffazioni, ma guardate un poco chi sono i nostri antagonisti: i black bloc! Ma vi rendete conto di quanto sono pericolosi? Hanno bruciato ben due auto! Un cassonetto è stato rovesciato! Una vetrina è stata infranta! A una nonnina alla finestra è preso un infarto! Una vigilessa è ricoverata con un'unghia rotta! Assassini! E quelle scritte No Tav! Proprio mentre ci diamo da fare per risolvere problemi, per il progresso, assieme alla comunità scientifica! Non protestiamo noi! Siamo uomini del fare! Agiamo per il bene dell'umanità! Certo, con i nostri sbagli - siamo pur sempre uomini! - e i nostri errorucci ... ma per il bene di tutti e dei nostri figli! Et cetera et cetera ... tutto già visto e stra-visto. 
E va bene.
Oggi sono rientrato in città ... la solita vecchia Roma, sempre più decrepita, spettrale e lurida ... e sono rientrato nel flusso delle informazioni e delle menzogne ... quasi in tempo reale ...
Ormai non c'è speranza ... viviamo in un Truman Show ... tanto vale sperare in una accelerazione della disfatta ... a tutta velocità ... destination nowhere ... nel frattempo godiamoci un po' di musica ... stavolta ad alto potenziale coatto ... non male dopotutto ... bah!

venerdì 9 gennaio 2015

Harder than stone - Boris - Absolutego (1996; 2001 low freq. version)/Sleep - Jerusalem (1996)/Kyuss - Welcome to Sky Valley

Bene, quando non si vuole sentire nulla la prima reazione è quella di tapparsi le orecchie. Ma nel nuovo mondo interconnesso non funziona così; l'unico modo di isolarsi dal mondo consiste nel produrre un rumore superiore al cicaleccio esterno.
Il materiale non manca, ma questo, signori, è rumore di primissima qualità; spesso, granitico, impenetrabile.
Quello che ci vuole.

Boris (Giappone) - Absolutego (1996; 2001 low frequency version). Atsuo, voce, batteria; Wata, chitarra: Takeshi, basso.

Sleep (Stati Uniti) - Jerusalem (1996). Al Cisneros, voce, basso; Matt Pike, chitarra; Chris Hakius, batteria.

Kyuss (Stati Uniti) - Welcome to Sky Valley (1994). John Garcia, voce; Josh Homme, chitarra; Scott Reader, basso; Brant Bjork, batteria.

martedì 6 gennaio 2015

Byrds - 8 miles high (The very best of The Byrds 1964-1969) ovvero Otto, otto otto!

Uno non può rilassarsi neanche quando mangia ... neanche con le buone notizie. Una cretina - una qualsiasi - a uno dei tanti telegiornali: "Buone notizie in arrivo per i consumatori! Calano le bollette energetiche! L'Autorità per L'Energia Elettrica e il Gas ha deciso un taglio dei costi ... il risparmio per le famiglie italiane sarà di 72 Euri annui!". 72 (8x9), non uno di più, né uno di meno ... per carità ... precisione cartesiana. Come possiamo fidarci di gente che sbaglia stime per miliardi di euro la fessa non lo dice, ma dobbiamo fidarci ... quale alternativa c'è? E poi: che bella cifra tonda: otto. Otto, otto, otto. Altro che il 23 di Jim Carrey. Otto: il lato della scacchiera. Anzi: i quattro lati della scacchiera dove l'alto è basso, e la destra è la sinistra e viceversa, all'infinito. Otto, simbolo di chi sa. Iniziatico. Un bel numero: 8. Rovesciatelo su un fianco: ecco il simbolo dell'infinito, nientemeno. Perfetto. Come i suoi derivati: 2, 4, 16, 72, 80, 800.000 e via così.
Ossessivo otto.
80 Euro a tutti!
Entro 8 mesi nuovo Codice del Lavoro!
Soglia di sbarramento dell'Italicum: 8%
800.000 posti di lavoro, garantiti!
Premio di maggioranza dell'Italicum: 8%
Che la ripresa sia un + 0,4% o un + 0,8% non importa ...
Nel Def si stimava una ripresa di + 0,8%, ora la Commissione UE lo stima al - 0,4% ... 
Basta emendamenti! Su 100 modifiche possiamo parlare, su 8.000 no ...
Obiettivo: chiudere entro l'8 agosto (8.8) ...
Lavoriamo a una ripresa col b(8) ...
Giuramento il 22.2.2 (01)4 ...
C(ottarelli): tagli alle Regioni (4 miliardi) e agli Enti locali (2 miliardi) ... più frattaglie per 2: totale 8 miliardi ...
I risultati delle elezioni elettorali europee: i sottopanza del governo, uno di destra e l'altro di sinistra al 4% ... un filino proprio sopra la soglia del 4% ... fortunelli ... il padrino politico d'Italia, invece, si ferma al 16% (ma, chissà perché, non se ne duole) ... il Salvatore della Nuova Ausonia trionfa al 40,8% ... splendido multiplo del nuovo numero massonico/patriottico ... un capolavoro di simbologie esoteriche ... andiamo a votare, mi raccomando, che è tutto trasparente ... due pezzenti di Mafia Capitale al telefono: "La mia rete di scrutatori è al lavoro ... ti tratterò bene ... possiamo aggiungere parecchie schede ..." ... ma sì, aggiungiamole ... e questi erano pezzenti ... non oso immaginare a livello nazionale ... nella war room dei ministeri ... c'ha fatto pure un bel filmetto Joe Dante sull'inutilità delle elezioni in piena democrazia: Homecoming (tit. it. Candidato maledetto) ... alla signora nella war room della Casa Bianca non piacciono gli exit polls e allora fa una telefonatina ... i risultati si invertono subitanei, il perdente vince il vincente perde ... ovviamente Joe Dante pensava al 2000 e a Bush jr ... ma voi italioti non avete qualche deja vu?
Devo dirvi altro? So cosa state pensando ... il povero Vlad sta diventando pazzo ... Vero: come si fa a non diventare pazzi quando ti rendi conto che la realtà è una barzelletta e la democrazia - in piena era democratica - una finzione della propaganda più pervasiva e spietata? Le elezioni in Grecia: sicuri che vincerà il partito contro l'Euro? Sicuri?
Vi ricordate quel meraviglioso film di Sidney Pollack, I tre giorni del condor? Si parla di invasione del Medio Oriente, di pazzia, di esperimenti, di giochi ... la politica è un gioco sulla pelle dei popoli ... Nel finale Higgins (Cliff Robertson) si rivolge a Joseph Turner/Condor (Robert Redford) che ha mandato un resoconto al NYT sui crimini dei servizi segreti: "Sarai solo Turner, più solo e disperato che mai ... sei sicuro che lo stampano? Vai vai ... vai per la tua strada, ma dove arrivi se poi non lo stampano?". E Redford, che crede ancora nella democrazia: "Lo stampano". Higgins: "E cosa ne sai?". Redford ammutolisce.
1984 di Orwell (1984=8x31x8) era davvero una sciocchezzuola ... Solo Philip Dick ha reso con plastica tangibilità il dominio di Matrix ... ma la colpa è nostra: l'ignoranza e il menefreghismo sono colpe interamente nostre e ci porteranno alla disfatta ... ma, tranquilli, avrete almeno l'accompagnamento degli incolpevoli Byrds ... 36 canzoncine una meglio dell'altra.
Buon 2015 (2+0+1+5=8).
* * * * *
Ultima Ora!
Disoccupazione al 13,4% (1+3+4=8)
Persi 48 mila (6x8) posti di lavoro
Visco: persi 16 (8x2) miliardi di gettito per la criminalità
IMU e TASI: incasso totale di 44 (4+4) miliardi in un giorno
Agenzia Entrate: col decreto sulla frode fiscale si perdono 16 miliardi ...
IVA: la cresta su 16 miliardi ...

martedì 18 novembre 2014

Beyond the boundaries - Post rock vol. 8 (Arcane Device/Azonic/Suteck Hexen)

David Myers

Arcane Device (Usa, New York) Engines of myth (1988). Arcane Device è David Myers, sorta di Ulisse solitario tra i flutti delle colonne d’Ercole del feedback e della dissonanza (Myers fabbrica in proprio i dispositivi - devices – qui adottati). Nelle punte del disco (Terra incognita e il capolavoro Lathe) egli torce il collo alla consueta retorica dell’avanguardia raggiungendo corde assolutamente remote: qui i suoni non consistono semplicemente nella negazione della tradizione o del buon senso millenari (che è facile), ma attingono a pozze neglette dello spirito, sepolte negli anditi del decorso evolutivo dell’uomo. Stimolare ciò che esiste da sempre, risvegliare l’inconoscibile e, per ciò stesso, riguadagnare un fascino arcano e sacro all’arte quale 'motore del mito'. Da ascoltare.

Azonic (Usa, St. Louis) - Halo (1994). L’ex chitarrista dei Blind Idiot God Andy Hawkins si cela dietro il moniker Azonic (il vecchio compagno Gabriel Katz, al basso, e, soprattutto, il produttore Bill Laswell lo assistono al tavolo chirurgico). Quattro pezzi per chitarra elettrica: il primo, Beyond the pale (10’18’’), è un fuoco di distorsioni e feedback che si annulla e risorge senza soste dalle ceneri della propria eversione: Star spangled banner, dov’è la tua vittoria? Con i restanti (tutti fra gli undici e i dodici minuti) si replica: gli scrosci elettrici, in assenza d’un fondale e d’una cornice ritmica che li definisca,  perdono ogni connotazione terrena per trasformarsi in una sorta di mimesi sonora d’infuocati rigurgiti interstellari. Un classico.

Sutekh Hexen (Usa, California, San Francisco) - Behind the throne (2012). Seth, o Sutekh, il dio egizio del caos e della guerra e Hexen, streghe (in tedesco), una crasi demoniaca che già definisce i due pezzi (di circa quindici minuti) del disco: se i Nadja avessero deciso di fare black metal sarebbero arrivati da queste parti. I è il grido cosmico del Signore delle Mosche che chiama a raccolta le proprie legioni di morte; II si assesta su un bordone noise irto di soverchianti riverberi ed echi stellari. L’ennesima processione sonora devota al Male: non ne abbiamo mai abbastanza, però. Motivo? Le ultime righe del post su Arcane Device, poco sopra.


venerdì 26 settembre 2014

Oxbow - Fuckfest (1989)/Let me be a woman (1995)/A love that's last (2006) ovvero America, America, where's your dream?

Vagabondare nelle discografie internazionali può rendere spaesati, e regalare, al contempo, alcune certezze. Questa, ad esempio: nella mia più che trentennale esperienza d'ascoltatore, mai, mai, ho presentito con tangibile immediatezza una intensità di dolore e disperazione come nella musica rock americana.
Perché? Esiste una particolare attitudine di questo popolo verso la sofferenza e l'emarginazione? Quale leviatano dagli occhi ciechi agita le acque sudicie della loro coscienza nazionale?
Me lo chiedevo, en passant, piluccando alcuni scrittori americani consigliati da un'amica; più che scrittori, memorialisti dell'emarginazione. Fra i tanti: Jack Henry Abbott (Nel ventre della bestia), Jack Black (Non c'è scampo), Frederick Douglass (Memorie di uno schiavo fuggiasco), Frederick Exley (Appunti di un tifoso), Jim Tully (Beggars of life). E poi, a livello alto: Edward Bunker e Cormac McCarthy. Malcolm X, Goh-ya-tlay, John Steinbeck. La schiuma della società, un campionario umano di fuorilegge che piacerebbe di sicuro a Bartolo Federico di Dustyroad.
L'ascendenza del calvinismo e del puritanesimo bianco dei neo americani. Una visione intransigente che, negli spazi sterminati e vergini del nuovo mondo, poté dilagare in un Moloch spietato e inemendabile dal perdono.
Goh-ya-tlay
Dramatis personae: un Dio onnipotente e autosufficiente, che distilla la grazia dall'eternità; i crociati della fede, i prescelti, incaricati metafisicamente di fondare la terra promessa; e gli esclusi dal disegno divino: poveri, indiani, negri, eccentrici, vagabondi, eretici, prigionieri, ribelli.
A questi pensava John D. Rockefeller*, l'epitome dell'americano predestinato:
"Lo splendore e la fragranza della rosa American Beauty, che deliziano chi la possiede, si può ottenere solamente sacrificando i boccioli che le nascono intorno. Non è una tendenza malvagia del mercato, ma la semplice applicazione delle leggi naturali e divine".
Uno scelto mazzo di rose preziose e rare cresce a danno dei boccioli minori, quelli più deboli, sacrificabili dal Giardiniere Divino - coloro che, teologicamente, sono fuori della grazia di Dio.
Il Leviatano
Al volto ineffabile e onnipotente di Dio si sovrappone, quindi, la nazione stessa, l'America, e un individualismo economico libero da quelle pastoie morali dimenticate in Europa – il capitalismo purissimo: ed ecco la deità una e trina che ammicca dalle banconote da un dollaro, mattone basico della piramide sociale.
Negare una qualunque persona della nuova Trinità significa negare inevitabilmente le altre due. Per questo chi dice no o rivendica il pane è un sovversivo. Chi è povero merita di esserlo poiché fuori del disegno di Dio; oppure è un apostata del capitalismo, linfa della nazione; o un nemico della Patria. Quante volte abbiamo visto queste tre accuse rincorrersi e avvinghiarsi l'un l'altra, vomitate come un cespo di serpenti dalla bocca di politici, preti, nazionalisti, democratici o redneck?
Chi è fuori è fuori. Non esiste remissione a tali peccati.
Le regole del Gioco sono già dettate e inderogabili.
Appena nasci devi sederti e giocare. Al tavolo possono partecipare tutti, secondo la Legge.
Qualcuno ha poche fiches, alcuni ne hanno di più.
Ad alcuni arrivano le carte migliori, ad altri le scartine. Non si parte a pari merito, mai, nonostante le regole dicano il contrario; ma pochi conoscono le vere regole del Gioco, e quasi tutti i giocatori ignorano la reale natura del Gioco: è sempre stato così! Alcuni possono rilanciare, altri sono costretti a passare la mano, molti si alzano e rimangono nei dintorni: puliscono il tavolo dai cerchi umidi lasciati dai bicchieri, servono i salatini, pietiscono le mance e gli scarti dei pasti, vigilano come buttafuori, aspettano il colpo di fortuna insperato: che qualcun altro ceda il proprio posto al tavolo.
John D. Rockefeller:
la bellezza di una sola rosa
si nutre di migliaia d'altre
In realtà nessuno osa uscire dallo scannatoio. Non ci si ritira mai! Questo è impossibile. È il tacito principio che ognuno porta diluito nel sangue: non si esce dal Gioco**.
Per i temerari vige il dileggio e l'ostracismo civile; il fuoriuscito ideologico può essere ucciso senza temere pena. Egli è il nuovo Waldgänger, il reietto, esiliato nei deserti, nelle paludi, sulle montagne più impervie: qui troverà la morte o la trasfigurazione in eroe (come Beowulf, Karl Moor, Mikhail Kohlhaas).
Ecco perché le voci dell'hardcore e dell’alternative rock americano sono così aspre e definitive. Essi sono banditi; e per loro la scelta è fra morte e vendetta.
David Yow, Rob Tyner, Jello Biafra, Alan Dubin, Mike Hard, Eugene Robinson - centinaia d’altri - gridano l’angoscia di chi è costretto all'obbedienza cieca; o alla perdizione.


* * * * *

Le tre opere degli Oxbow*** (l’esordio, Fuckfest, una delle punte artistiche, Let me be a woman, e la raccolta, con inediti, A love that's last) costituiscono quasi la metà della loro scarna discografia. L’altra metà è su Tuningmaze 3.0.
Difficile trovarne una più feroce e irreprensibile.

* Esemplare perfetto. Discendente di calvinisti francesi; il padre fu un ciarlatano (un medicine man da fiera del West). Accumulò, a capo della Standard Oil, un patrimonio decuplo rispetto a quello di Bill Gates.
** A tale proposito sarebbe bello leggeste il racconto di Shirley Jackson, La lotteria.
*** Eugene S. Robinson, voce; Niko Wenner, chitarra, tastiere;  Dan Adams, basso; Greg Davis, batteria, percussioni.


mercoledì 23 luglio 2014

Early psychedelia vol. 17 (It's a Beautiful Day/Hapshash & The Coloured Coats/Tomorrow)

It's a Beautiful Day

It's a Beautiful Day (USA, San Francisco, California) - It's a Beautiful Day (1969). L’unico vero gruppo in grado di competere (solo con questo disco) con la mirabile psichedelia melodica dei Jefferson Airplane (e Patti Santos, la ragazza che potete ammirare sopra, regge visivamente e vocalmente il ring con Grace Slick). Un album che unisce l’ingenuità e la potenza delle illusioni propria dei moti californiani del periodo (libertà, terzomondismo, influenze orientali) a una costruzione cristallina delle canzoni, impreziosite dagli intarsi vocali e strumentali dei Laflamme e della Santos. Bellissime White bird e Hot summer day; notevole Time is; storica Bombay calling, a cui i Deep Purple, con perizia manigolda, applicarono l’espianto fatale buono per rendere immortale Child in time. Se non siete dei bruti l’avrete già ascoltato. In caso contrario civilizzatevi alla svelta. David Laflamme, voce, violino; Hal Wagenet, chitarra; Pattie Santos, voce, percussioni; Linda Laflamme, tastiere; Mitchell Holman, basso; Val Fuentes, batteria; Bruce Steinberg, armonica.

Hapshash & The Coloured Coat (Gran Bretagna, Londra) ‎- Featuring the human host and the heavy metal kids (1967). Michael English e Nigel Waymouth furono soprattutto grafici e designer: i loro manifesti per concerti (Pink Floyd, Incredible String Band e altri gruppi underground dell’Ufo Club), dagli accesi cromatismi propri della cultura psych del tempo, sono dei piccoli capolavori; il critico Federico Zeri che, negli ultimi anni di vita, era sempre più attratto dalle copertine degli LP quale ulteriore manifestazione dell’animo artistico, li approverebbe in pieno. Nel 1967 i due ordirono questo eccentrico tour de force sospeso fra tribalità e reiterazione mantra (Aoum, infatti, figura fra i cinque brani). L’entrata (H-O-P-P-Why?) e l’uscita (i quindici minuti di Empire of the sun) bastano a guadagnargli uno scranno indiscusso nell’Accademia dei Lincei degli spostati, magari accanto a Help I’m a rock di Zappa. Da ascoltare subito. Mike Harrison, voce; Luther Grosvenor, chitarra; Greg Ridley, basso; Mike Kellie, batteria, percussioni; Guy Stevens, Michael English, Nigel Waymouth.

Tomorrow (Gran Bretagna) - Tomorrow (1968). Steve Howe, pre-Yes, e il genialoide Twink dei Pink Fairies, innervano il sottovalutato gruppo britannico. White bicycle e Revolution sono già classici della psichedelia anglosassone, ma il fascino dell’album risiede, oltre che nell’atmosfera sottilmente sfasata, in una commistione paradossale fra allure antiborghese e inflessioni sonore da vecchia Inghilterra: un melange che, con forzatura paradigmatica, potremmo definire beatlesiano; d’altra parte gli Oltremanici, musicisti bistrattati rispetto alla tradizione germanica, slava e mediterranea, non eccellono in marcette e fanfare? Non sarà forse la pompa, derubricata dall'ironia da teatranti, la cifra del beat-pop inglese? Stanley Kubrick, in Arancia meccanica, colse pienamente tale sentire alternando all’elettronica di Walter Carlos (che neutralizzava, nichilista, la cultura alta continentale, da Rossini e Beethoven) il formalismo di Sir Edward Elgar e il funebre incedere di Henry Purcell. Da ascoltare. Keith Alan Hopkins, voce; Steve Howe, chitarra; Mark P. Wirtz, tastiere; John Junior Wood, basso; John Twink Alder, batteria.

Poster di Waymouth per i Pink Floyd

martedì 27 maggio 2014

Black Flag - Everything went black (1983; recordings 1979-1981) ovvero: welfare e hardcore


I Black Flag SENZA Henry Rollins (sopraggiungerà nel 1981), ma con Greg Ginn (autore di tutti i brani e già manipolatore d'una sei corde catarrosa e trascinante) e Dez Cadena ... già si intuisce tutto. Il punk europeo è una cosa, l'hardcore americano un'altra. Come dire: due popoli divisi da una sola lingua. Il punk si compiace del mondo sottosopra e della provocazione sistematica al perbenismo della classe media (che include il pubblico del punk): una pulsione bruciante e anarchica, ma attutita dal materasso dello stato sociale e risolta spesso in un anelito comune: nazionale, sociale, latamente identitario (If the kids are united!), a volte addirittura giocoso ed esibizionista; negli Stati Uniti, invece, il frontismo è assoluto e, soprattutto, portato a livello individuale con scarsi riferimenti alla mediazione politica (partiti, sindacati, movimenti) anche nei gruppi che potremmo ascrivere, con molta cautela, alla sinistra (Fugazi, Dead Kennedys); la potenza d'urto è fenomenale, irriducibile: essa conferma, peraltro, cosa sia il vero rock da quelle parti: una forma d'arte non popolare, in diretta contrapposizione con i miti fondativi della propria stessa nazione ... una partita a poker che ha la posta più alta: la propria vita ... Ricordate cosa risponde il killer Chiguhr (No country for old men) al proprietario del drugstore che gli chiede cosa si sta giocando? Tutto, gli risponde ... e ci si gioca tutto, in una sorta di ansia distruttiva ... individuo contro Moloch statale: con il corollario clinico di tale scontro impari e fatale: depressione, brutalità, afasia, nichilismo, droga, autolesionismo ... tutti quei condimenti psicologici che insaporiscono le più abissali produzioni sonore della terra di Colombo (Swans, Type 0 Negative, Cop Shoot Cop, ad esempio, fra le migliaia). Essere un fallito in Gran Bretagna o Italia porta il sussidio di disoccupazione o i cento euro della famiglia; in America la vergogna ideologica e il dissolvimento nelle zolle di una terra sempre più straniera. Basta leggere Grapes of wrath.
Presto anche noi godremo di questi trattamenti privilegiati ... il pensiero unico cola giù da Hermosa Beach sino a Modena, Roma e Napoli ... i nostri governanti sono chiari: più Europa e più Stati Uniti d'Europa, questa la sfida della postmodernità. Sindacati, partiti, associazioni sono già stati distrutti. Anche noi deliberemo, perciò, il gusto ineguagliabile del disorientamento, della solitudine, dei parcheggi di roulotte ... case di cartone, espulsione dalla catena sociale, istruzione pressapochista ... il welfare unifica troppo, bene ridurlo con il mantra dell'efficienza ...
Di questo passo prevedo la nascita di bei gruppetti hardcore italiani di qui al 2020; e pongo una domanda che mi sta a cuore: l'arte genuina, dirompente, ha bisogno del disagio sociale? Dell'insicurezza, della malattia? Non saremo diventati troppo morbidi, rispettosi, caldi, pasciuti, viziosi, concessivi verso un potere che ci ricatta minacciando il poco che abbiamo (parva sed apta mihi, il nostro caldo cantuccio borghese)? Non necessitiamo di ingiustizia? D'un tiranno che ci opprima e tiri fuori il meglio di noi stessi - odio finalmente - e una volontà che non si piega poiché non ha nulla da perdere?

sabato 5 aprile 2014

Dream Syndicate - The complete live at Raji's (2004)


Gli ultimi fuochi? Le ultime scariche di fucileria? Con i nuovi regolamenti in vigore dal 31 marzo la vedo male. Poiché è bene essere previdenti estendo da subito il mio testamento:

"Molto bello, è stato molto bello amici miei. Tutto iniziato quasi per scherzo (su suggerimento di Webbaticy, in verità), poi, lentamente, ho cominciato a prendere la cosa con sempre più leggerezza: nel mio vocabolario ciò significa che la prendevo molto seriamente. Ho assestato i colpi, cercando di rendermi complementare alle proposte degli altri blogger canaglioni e di ricercare musica insolita e nascosta (anzi: trascurata) nei grandi filoni del rock: punk inglese e hardcore americano, progressive italiano, NWW list, Julian Cope list, la prima psichedelia, zeuhl, musica tradizionale, gruppi britannici alternativi dei Settanta, avanguardia colta. Lo scopo era semplice e l'ho ribadito più volte: di un fenomeno sonoro occorre scandagliare TUTTI i volti e le facce: solo in tal modo è possibile superare le trite canonizzazioni delle storie rock che ci hanno tramandato e riscrivere (sì, riscrivere) le gerarchie di valore.
Altrimenti si fa come a scuola: l'Ottocento? Foscolo, Manzoni, Leopardi. Il Novecento? Ungaretti, Quasimodo, Montale. Zoff, Gentile, Cabrini ... no, non è così. Gioachino Belli si mangia a colazione Ugo, Alessandro e Giacomo e non lo dico da romano: basta leggerlo Gioachino ... 
Il mio scopo, insomma, era divulgare, grazie ai mezzi infiniti che la Rete (suo malgrado, verrebbe da dire) ci fornisce, l'intero spettro cromatico di una corrente, di un'epoca, di un settore sonoro.
Spero che, almeno in parte, sia riuscito nell'intento.
Spero, inoltre, di completare ciò che ho da dirvi.
Spero, infine, d'aver sovvertito alcune certezze: che qualcuno di voi smetta di collegare subliminalmente (ed esclusivamente) il punk inglese ai Sex Pistols e il progressive italiano alla PFM per gustare, senza pregiudizi, New Hearts e Albergo Intergalattico Spaziale.
In attesa dello svolgersi del futuro, quantomai precario, vi saluto

Vlad Tepes" 

Sui Dream Syndicate (nel 1989: Steve Wynn, voce, chitarra; Paul B. Cutler, voce, chitarra; Mark Walton, voce, basso; Dennis Duck, batteria; avevano già perso per strada Karl Precoda e Kendra Smith alla chitarra e al basso) c'è poco da dire: dal vivo o dal morto sono eccezionali. 

domenica 23 marzo 2014

Ministry of Love/Red Temple Spirits - Wide awake and dreaming (1987)/Dancing to restore an eclipsed moon (1988)


Un altra meravigliosa meteora durata lo spazio di due album.
Uno sfrecciare fulmineo non infrequente alla fine degli anni Ottanta. I californiani Red Temple Spirits (William Faircloth, voce; Dallas Taylor, chitarra;  Dino Paredes, basso; Scott McPearson, batteria) attinsero con devozione ai padri psichedelici (il nome deriva da una canzone di Roky Erikson, Two headed dog/Red temple prayer), ma ne attenuarono la carica acida preferendo officiare preghiere da sacerdoti lunari. Tutte le canzoni si caratterizzano, anche nel titolo, per una predisposizione ad uno spiritualismo languido; al lato morbido e notturno, e dilatato, del sogno: Dreamings ending, Moonlight, Liquid temple, Lost in dreams, Dark spirits.
La cosa più incredibile è che i Red Temple abbiano raggiunto tale perfezione atmosferica (alla base precipua del loro fascino) con una formazione ridotta all'osso; parte del merito va attribuito alle cadenze impartite dalla voce di Faircloth, uno dei tanti sciamani che la California ha battezzato dagli anni Sessanta in poi. 
L'unico episodio incongruo, e pleonastico, è la cover omaggio di The Nile song dei Pink Floyd, ma si può soprassedere.
Il precedente lavoro di Fairclogh, Wide awake and dreaming, coi Ministry of love di Mark Nine, anticipa le ballate atmosferiche di Dancing senza riuscire a toccarne la forza visionaria e melodica.

venerdì 14 febbraio 2014

David Crosby - The complete David Crosby 1965-1972 1^ parte/2^ parte/3^ parte


Un periodo storico può vantare cantori di diversa natura e spessore.
Alcuni sono naturalmente e sinceramente celebrativi; altri approfittano, più o meno consapevolmente, dell'aria che tira per lasciarsi cullare in favore di corrente; c'è che stravolge la propria epoca filtrandola attraverso la personalità debordante e chi la riassume in modo dolente e mai stentoreo.
David Crosby fra questi ultimi. Crosby fu uno dei pochissimi in grado di rivaleggiare con Neil Young, e di attraversare o sfiorare leggende come Byrds, Jefferson e Grateful Dead: eppure, nonostante ciò, si riservò, per decenni, un solo album, sbriciolando un talento smisurato in un paio di dozzine di pezzi (almeno dal 1965, quando tutto iniziò, al 1972, quando tutto finì: parecchi i capolavori).
In lui tutto era crepuscolare, trascolorato; il suo folk psichedelico, soffice e delicato, appariva già segnato dal declino e dal rifugio nel particolare.
La personalità dell'artista, insomma, geneticamente rinunciataria e poco propensa alla fanfara, riassunse naturalmente e anticipò il corso e il verdetto della storia.
La sua carriera successiva, tra picchi non eccelsi e bassi avvilenti, conterà davvero poco. 

From Byrds, Turn! Turn! Turn! (1965)

Wait and see (Crosby)

From Byrds, Mr. Tambourine man (1965)

You and me (Crosby/McGuinn/Clark)

From Byrds, Fifth dimension (1966)

Wild mountain thyme (Crosby/McGuinn/Clark/Hillmann)
I see you (Crosby/MCGuinn)
What's happening!?!? (Crosby)
Eight miles high (Crosby/McGuinn)
Captain soul (Clark/McGuinn/Hillman)
Eight miles high (Crosby McGuinn; alt. version)

From Byrds, Younger than yesterday (1967)

Renaissance fair (Crosby/McGuinn)
Everybody's been burned (Crosby)
Mind gardens (Crosby)
Why (Crosby/McGuinn)
It happens each day (Crosby)
Mind gardens (Crosby; alt version)
Lady friend (Crosby)

From Byrds, The notorious Byrd Brothers (1968)

Draft morning (Crosby/Hillman/McGuinn)
Tribal gathering (Crosby/Hillman)
Dolphin's smile (Crosby/Hillman/McGuinn)
Triad (Crosby; bonus)
Draft morning (Crosby/Hillman/McGuinn; alt. version)

From Crosby, Stills & Nash (1969)

Guinnevere (Crosby)
Wooden ships (Crosby/Stills)
Long time gone (Crosby)

From Crosby, Stills, Nash & Young, Déjà vu (1970)

Almost cut my hair (Crosby)
Déjà vu (Crosby)

From Crosby Stills Nash Young, Four way street (1971)

Triad (Crosby)
The Lee shore (Crosby)
Long time gone (Crosby)

If I could only remember my name (1971)

Music is love (Crosby/Nash/Young)
Cowboy movie (Crosby)
Tamalpais High (at about 3) (Crosby)
Laughing (Crosby)
What are their names (Crosby/Young/Garcia/Shrieve/Lesh)
Traction in the rain (Crosby)
Song with no words (Tree with no leaves) (Crosby)
Orleans (traditional)
I’d swear there was somebody here (Crosby)

From Graham Nash & David Crosby (1972)

Whole cloth (David Crosby)
Where will I be? (David Crosby)
Page 43 (David Crosby)
Games (David Crosby)
The wall song (David Crosby)

From Crosby, Stills & Nash (1991)

Guinnevere (Crosby; demo)
Song with no words (Crosby; unreleased)
Almost cut my hair (Crosby; unreleased)
The Lee shore (Crosby; unreleased)

From Voyage (2006)

Critical mass (Crosby)
Long time gone (Crosby; demo)
Guinnevere (Crosby; alt. version)
Almost cut my hair (Crosby; demo)
Games (Crosby; demo)
Dèjà vu (Crosby; demo)
Triad (Crosby; demo)
Cowboy movie (Crosby; alt. studio version)
Kids and dogs (unreleased)
Have you seen the stars tonight (Crosby)

domenica 19 gennaio 2014

Frank Zappa - Roxy & elsewhere (1974)/Sheik Yerbouti (1982)

Frank Zappa live a Milano, 1982 o 1984.
Foto di Roberto Lanza. Copyright di Roberto Lanza.

Sfido le ire da copyright della balenottera Gail Zappa, ma non posso esimermi; acquisti di gioventù, indelebili nelle memoria: Sheik Yerbouti, lire 16.000, comprato presso un negozio di dischi scomparso a Gregorio VII, Roma (ora c'è una rivendita di cellulari); Roxy & elsewhere, beccato nello scantinato di Rinascita (oggi è uno spazio fatiscente), a Via delle Botteghe Oscure, a lire 14.000, nella libreria/discoteca a fianco del palazzo del Partito Comunista Italiano ... oggi scomparsi: libreria e partito, beninteso.
La mitica libreria Rinascita ... ero un pezzente (come adesso, forse), ma lì spesi parecchi bei pomeriggi e un notevole gruzzolo in libri e vinili: avrò fatto la fortuna di qualcuno, chi lo sa ...
La bellezza dei pomeriggi adolescenziali ... Incredibile come, in pochi anni, la sensibilità dei ventenni sia stata stravolta ... sino a qualche decennio fa era un'avventura anche uscire di casa e andarsene al centro di Roma ... spesso si andava a piedi: dalla periferia alla mezza periferia in autobus, tanto non si trovavano controllori e bigliettai ... poi si scendeva proprio per Gregorio VII sino ai ponti sul Tevere e si entrava lungo Corso Vittorio ... era bello ... si aveva tutto il tempo del mondo, senza costrizioni ... il cielo azzurro e compatto ritagliato dai palazzotti della via e la legge morale dentro di noi ... si pregustava l'ennesimo scartabellare fra i cartoni dei vinili ... l'estrazione pigra d'uno di essi, la lettura attenta delle note, i commenti, la valutazione del prezzo ... con calma .. senza cinguettii, squilli idioti e interruzioni ... accanto potevi trovarti Stefano Rodotà ... alla cassa c'era Carmen Llera Moravia (o forse era dopo?) ... molto graziosa, comunque ...
E poi si andava senza meta, con le magnifiche buste di plastica quadrangolari che sbattevano dolcemente lungo la coscia ...
Solo una cosa posso dire: le ragazze son più belle adesso. E' un'affermazione perentoria e urtante, ne convengo, ma credetemi, almeno a Roma, la forza dell'evidenza si impone ... non che non ci fossero bellezze ... per carità, ma, rispetto alle pin up attuali ... per un ultraquarantenne girare a mezzo Luglio per Via del Corso è  un pellegrinaggio da infarto ... la Santiago di Compostela della concupiscenza ... il Divin Amore della coscia soda ... mai viste tante sventole ... e con gli hot pants ... mi sa tanto che scriverò un libro: Storia sociale degli hot pants ... distruggono la fedeltà gli hot pants ... altro che le feste di una volta ... con le teens d'antan inavvicinabili, intoccabili, chiuse come un'ostrica, pure siccome un angelo ... il rimorchio: una sorta di appressamento al Graal ... lungo, tortuoso, obliquo, foriero di sconfitte ... Non so se rallegrarmi d'essere nato quarantacinque anni or sono e di aver gustato la buona musica e gli splendidi pomeriggi a cavallo di Settanta e Ottanta, laschi e zingareschi, oppure se rattristarmi di non avere sedici anni, ora, e avere la possibilità di tuffarmi in questo profumato e morbido carnaio ... 
Dei dischi non dico niente: ecco il live Roxy & elsewhere, con la celebre introduzione a Penguin in bondage, e Sheik yerbouti, colmo di sbeffeggiamenti (di Frampton e Dylan) e capolavori bislacchi suonati da una delle migliori formazioni del mondo (Bozzio e Belew, fra gli altri) ... 
Perdonami Gail ...
Ma dove sono le nevi di un tempo?

venerdì 17 gennaio 2014

Creedence Clearwater Revival - The very best of Creedence Clearwater Revival (1999)



Questo post non era previsto. Reduce da quattro ore di Oren Ambarchi, me ne stavo immerso nel traffico metropolitano, riposante come un mormorio di fonte new age, quando, da un barattolo di latta semovente, di quelli creati ad arte per immobilizzarti nel traffico metropolitano suddetto, ho colto uno sferragliare antico: Sweet hitch-hiker.
Niente, è impossibile resistere allo strumming dei fratelli Fogerty.
Come una partoriente bizzosa mi è presa voglia dei CCR: ed eccoli qui. Li ho ascoltati a rotazione tutto il giorno. Ricordi, ovvio. E ricordi di film impressi a fuoco nell'immaginario, Suzie Q e Apocalypse now, Bad moon rising e Un lupo mannaro americano a Londra. E Il grande Lebowski: il finissimo intenditore (e superbo fancazzista) Drugo Lebowski è un appassionato di CCR.
Dopo decenni di ascolti devo ancora decidere di cosa siano intessute le canzoni dei californiani.
Ideologia antibellica senza se e senza ma? Purezza rock? Incedere sanguigno? Screziature blues? Sane rudezze country? Nostalgia di un'età dell'innocenza irrimediabilmente persa (quella che ingigantisce il surf rock e i tappeti sonori della provincia profonda alle orecchie dell'americano medio)?
L'ultima interpretazione è quella che mi convince di più.
Sta accadendo anche a noi, fra l'altro. Cos'è questa nostalgia canaglia per i Sessanta e i Settanta se non il rimpianto per un'Italia che non c'è più e che vorremmo disperatamente indietro?
Con il suo carico di dolore e passione.
Ma dove sono le nevi di un tempo?

martedì 14 gennaio 2014

Alexander Skip Spence - Oar (1969)



Ci sono vite che non vengono vissute, altre troncate troppo presto o cavalcate con un'intensità stordente. Alexander Spence è tutto questo. Eroe della controcultura (fu nei primi Quicksilver Messenger Service e Jefferson Airplane; fondò i Moby Grape), partorì, da solista, un unico disco, questo Oar, che era e rimane un capolavoro del folk psichedelico. L'unica sua opera.
Travolto dalla dipendenza dalle droghe e dalla malattia mentale, Spence troncò la propria carriera artistica, di fatto, a ventitré anni; il resto dell'esistenza naufragò progressivamente, come solo possono fare le esistenze in America: egli divenne indifferente al mondo, al quotidiano; randagio, esiliato da se stesso, straniero nella propria terra.
Il disco è una miscela (ancora oggi sorprendente) di temi folk, accenni blues e dilatazioni psichedeliche, che trovano nei dieci minuti di Grey/Afro la propria sublimazione sonora. 
Occorre scivolare nel disco lentamente e farsi avviluppare dalla voce e dalla strumentazione (specialmente dalle percussioni) che egli suona autarchicamente. Si avrà, allora, nei pezzi migliori (This time he has come, ad esempio), un magnifico sfasamento, come se le varie parti recitate dal musicista Spence, pur concorrendo alla melodia, tendano a un impercettibile fuori sincrono.
Tale impressione conferma e accresce il fascino psych di un'opera capace di mostrare, inoltre, se ce ne fosse ancora bisogno, che la qualità artistica duratura proviene, oltre che dalla preparazione, da una potente predisposizione dell'anima: quella che altri cercano invano, a posteriori, di definire o ricostruire a tavolino chiamandola estetica o scuola.