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domenica 5 aprile 2015

Captain Beefheart - Grow fins. Rarities 1965-1982 (1999) 1^ parte/2^ parte


Just got back from the city (1965-67)

Obeah Man (1966 demo)
Just got back from the city (1966 demo)
I'm glad (1966 demo)
Triple combination (1966 demo)
Here I am I always am (early 1966 demo)
Here I am I always am (later 1966 demo)
Somebody in my home (1966 live)
Tupelo (1966 live)
Evil is going on (1966 live)
Old folks boogie (1967 live)
Call on me (1965 demo)
Sure nuff n yes I do (1967 demo)
Yellow brick road (1967 demo)
Plastic factory (1967 demo)

Electricity (1967-68)

Electricity (1968 live)
Sure nuff n yes I do (1968 live)
Rollin n tumblin (1968 live)
Electricity (1968 live)
Yer gonna need somebody on yer bond (1968 live)
Kandy Korn (1968 live)
Korn ring finger (1967 demo)

Trout Mask house sessions (1969)

(Untitled 1)
(Untitled 2)
Hair pie: bake 1
Hair pie: bake 2
(Untitled 5)
Hobo Chang Ba
(Untitled 7)
Hobo Chang Ba (take 2)
Dachau blues
Old fart at play
(Untitled 11)
Pachuco cadaver
Sugar n spikes
(Untitled 14)
Sweet sweet bulbs
Frownland (take 1)
Frownland
(Untitled 18)
Ella Guru
(Untitled 20)
She's too much for my mirror
(Untitled 22)
Steal softly through snow
(Untitled 24)
My human gets me blues
(Untitled 26)
When Big Joan sets up
(Untitled 28)
(Untitled 29)
China pig


Trout Mask house sessions (storytime portion) (1969)

Blimp
Herb
Septic tank
Overdub

Cannes Beach, France, 1968

Electricity  
Sure nuff n yes I do       

Amougies, Belgium, 1969

She's too much for my mirror  
My human gets me blues        

Detroit, Michigan, 1971

When Big Joan sets up  
Woe is uh me bop
Bellerin plain       

Paris, France, 1972

Click clack 

Captain Beefheart & His Magic Band Grow Fins (1969-82)

My human gets me blues (1969 live)
When Big Joan sets up (1971 live)
Woe is uh me bop (1971 live)
Bellerin plain (1971 live)
Black snake moan (1972 radio phone-in)
Grow fins (1972 live)
Black snake moan II (1972 radio)
Spitball scalped uh baby (1972 live)
Harp boogie I (1972 radio)
One red rose than I mean (1972 live)
Harp Boogie II (1972 radio)
Natchez burning (1972 radio)
Harp boogie III (1972 radio phone-in)
Click clack (1973 live)
Orange claw hammer (1975 radio)
Odd jobs (1975 piano demo)
Odd jobs (1976 band demo)
Vampire suite (1980 worktapes/live)
Mellotron improv (1978 live)
Evening bell (1980 piano worktape)
Evening bell (1982 guitar worktape)
Mellotron improv (1980 live)
Flavor bud living (1980 live) 

giovedì 2 aprile 2015

Captain Beefheart & His Magic Band - The Bremen session 1972, April 12 (2012)


Ho deciso di passare la Pasqua con il Capitano.
Ieri era il primo giorno d'aprile e ci siamo abbandonati al mainstream. Oggi rimediamo. E domenica rinforziamo.
Questa session (assolutamente i-m-p-e-r-d-i-b-i-l-e) fu registrata per la TV tedesca.
Captain Beefheart (Don Van Vliet), voce; Rockette Morton (Mark Boston), chitarra e basso; Zoot Horn Rollo (Bill Harkleroad), chitarra; Winged Eel Fingerling (Elliot Ingber), chitarra; Orejon (Roy Estrada), basso; Ed Marimba (Art Tripp), batteria: trenta minuti che Van Vliet (con capello a marmotta) dirige con piglio patafisico e divertito; aria freak, blues arroventato, consueta perizia degli interpreti, strabiliante Art Tripp.
Musica (o quel che è) straniata, irripetibile, coinvolgente. Eccezionale, poiché fa eccezione nella storia rock.
La performance è finita nel DVD Lost broadcasts.
Da ascoltare subito.

martedì 23 aprile 2013

We were the Magic Band (Zoot Horn Rollo/Rockette Morton/Ed Marimba & Drumbo) - Mallard (1975)/In a different climate (1976)


Facciamo le presentazioni: Zoot Horn Rollo è Bill Harkleroad; Rockette Morton è Mark Boston; Ed Marimba, detto anche Ted Cactus, è Art Tripp III, mentre Drumbo (autore di parte dei testi e delle musiche del primo album) è John French.
Che dire? Questa era la Banda Magica. C'è persino un pezzo attribuito a Donald Van Vliet (Peon); ci son pure altre tracce, notevoli, bruciate dal sole meridionale (She's long and she's lean; A piece of me) e arrotate dalla voce di Sam Galpin: tanto basta per affermare che riscoprire certi dischi è piacevole (almeno il primo dei due). Tutto qui.
L'altra sera, 20 Aprile, sul TG3 nazionale, soffocato tra la consueta fuffa, è partito un servizio (che, forse, voleva essere celebrativo) sul Record Day Store. Hanno intervistato il responsabile di uno dei quattro o cinque negozietti di dischi sopravvissuti a Roma (Roma!). Un ritrovo di scampati (almeno quelli che conosco) in cui capita di incontrare vecchi leoni feriti, nostalgici dall'occhio umido, collezionisti dall'occhio spiritato, qualche celebrità, più il gruppone dei disturbati da stress post-traumatico (quali stress? I più vari: il ritiro di Gabriel dai Genesis, il ritiro di Tarja Turunen, la fine del punk, la fine dell'heavy metal classico, la fine di Kurt etc etc) che intonano i soliti mantra; a caso: Van Morrison non fa più dischi boni, l'ultimo dei Rolling Stones è il miglior disco dell'anno, Chris Cornell è sfiatato dal 1994, Pinco Pallino, uno dei più grandi chitarristi o bassisti o batteristi o tastieristi o cantanti di tutti i tempi stava con gli XYZ, uno dei più grandi gruppi di tutti i tempi, quelli sì che erano chitarristi/bassisti/batteristi/tastieristi/cantanti/gruppi anche se, chissà perché, non se li filava nessuno (seguono varie spiegazioni del disinteresse universale); e ancora: se so' venduti tutti ormai - io lo rispetto, ma cinquanta bombe pe' leonardcoen sò troppe - co sti' MP3 senti la musica co' le cuffie o l'artoparlanti de Big Gimm - Lars Ulrich è il più porco de tutti - quelli? 'Na banda de stronzetti - è inutile la grande musica nun tornerà mai - no, c'è ancora solo che nun la conosci perché te la devi annà a cercà - il vinile forse torna, forse non torna - le radio commerciali demmerda - no, so' le produzioni che appiattiscono tutto, prima c'era un suono più dinamico - io c'ho er Thorens, senza quello che voi sentì  - etc etc etc).
In fondo una riserva indiana in cui fumare il calumet insieme per qualche mezzora. E la questione é: siamo legati al passato perché era più pittoresco, umido di nostalgia e controllabile (coi soliti nomi recitati come la Nazionale del 1982) o perché era migliore?
Mentre ci pensate godetevi i reduci della Banda Magica. Hail to the Captain!

domenica 26 agosto 2012

Nurse with Wound list vol. 10 (John Cage/Can/Capsicum Red/Captain Beefheart/Chamberpot/Checkpoint Charlie/Théâtre du Chêne Noir)

John Cage. NWW list vol. 10
50. John Cage (USA) - Variations IV (1965). Registrate nell’Agosto 1965 presso la  Feigen/Palmer Gallery di Los Angeles (con l’ausilio di David Tudor), le variazioni possono aprirvi un nuovo mondo o ricacciarvi definitivamente fra i neomelodici. Rumori di fondo, registrazioni radiofoniche, interferenze, brandelli di dialogo, squilli telefonici, clangori d’orchestra, marcette, scampanii, brani di musica colta e leggera sovrapposti … Cage miscelò alto e basso in modo da minare alla base l’apprezzabilità estetica. A Lascia e raddoppia, nel 1958, si presentò come esperto di funghi: vinse cinque milioni di lire, poscia si esibì in una performance (per vasi da fiori, vasche da bagno, radio e pentole a vapore) che lasciò Bongiorno allibito. Più alto e basso di così. Un vero terrorista.
 
51. Can (Germania) - Tago Mago (1971). Inutile dilungarsi su uno dei maggiori capolavori di sempre.

52. Capsicum Red (Italia) - Appunti per un’idea fissa (1972). Dopo Mike Bongiorno un altro caposaldo dell’Italia più microscopica: i Pooh. Allora, però, Red Canzian aveva le idee meno chiare e qualche aspirazione in più. Appunti per un’idea fissa non si discosta da limiti e pregi del progressive italiano: accenni colti (la Patetica di Beethoven, Corale), sbrachi nel melodismo facile (She’s a stranger) o stupido (Tarzan), buone invenzioni (Equivoco, Lo spegnifuoco) e professionalità indubbia. Difficile spiegare, tuttavia, perché il disco è in lista. Bruno ‘Red’ Canzian, voce, chitarra; Mauro Bolzan, tastiere; Paolo Steffan, basso; Roberto Balocco, batteria.

53. Captain Beefheart (USA) - Mirror man (1971). Già recensito qui.

54. Chamberpot (Gran Bretagna) - Chamberpot (1976). Ensemble d’improvvisatori dedito ad una musica da camera libera ed irta di aculei. Il primo brano (Sleak and healthy a hippo strolls along the river bank, 20’21’’) rende ragione della copertina ed esemplifica l’arte del quartetto, guidato da Wachsmann, già con John Cage, e studioso di Berio e Varèse. Richard Beswick, oboe, corno inglese; Simon Mayo, clarinetto; Philipp Wachsmann, violino; Tony Wren, contrabbasso.

55. Checkpoint Charlie (Germania) - Grüß Gott mit Hellem Klang (1970). Il Checkpoint Charlie era il posto di blocco situato fra le due parti, occidentale e sovietica, di Berlino. I Checkpoint (esibiscono un Paolo VI in copertina) affiancano Floh de Cologne e Ton Steine Scherben fra i gruppi più impegnati politicamente a sinistra, autori di un cabaret polemico in linea con la tradizione tedesca del Novecento. Recitativi e sberleffi si alternano ad accensioni elettriche e quasi cacofoniche. Uwe V. Trotha, voce; Malte Bremer, chitarra; Werner Walten, chitarra; Joachim Krebssalat, tastiere; Harald Linder, voce, basso; Werner Heß, batteria.

56. Théâtre du Chêne Noir (Francia) - Chant pour le delta, la lune et le soleil (1976). Il gruppo teatrale prende il nome dall’omonimo teatro di Avignone, presso la cappella medioevale di Santa Caterina, in cui s’installò nel 1971. Nonostante l’assenza della plasticità delle immagini per cui la musica fu ideata, il progressive della Quercia Nera funziona bene anche da solo, lento e liquido come un racconto incantato. Gérard Gelas, musiche e testi; Nicole Aubiat, voce, narrazione; Philippe Puech, voce, vibrafono; Monik lamy, voce, percussioni; Daniel Dublet, piano, violoncello, congas; Jean-Louis Cannaud, voce, flauto, sassofono, percussioni; Pierre Surtel, voce, sassofono, vibrafono; Christine SchaffterThierry Bergerot, tastiere; Abel Valls, basso, contrabbasso; Christine Schaffter, voce, sassofono, percussioni; Jean-Pierre Chalon, batteria, percussioni.

sabato 21 luglio 2012

Captain Beefheart – Mirror man sessions (1999; recordings 1967)

Miley Cyrus mentre apprende della censura della DMCA per The lost tapes dei Can
Ci sono voluti appena trentadue anni (furono registrate a Los Angeles, dal vivo, nel Novembre 1967) per ascoltare la versione originale del miglior lavoro del Capitano più selvatico. Non ci manca la pazienza; alcuni di noi hanno talmente tanta pazienza che potrebbero confezionare quella in eccesso in un vezzoso cadeau da omaggiare ai più scalmanati. Ne abbiamo talmente tanta, di pazienza, che pazienteremo, con santissima pazienza, sino a quando l'ultima casa discografica, improntata all'arroganza famelica attuale, fallirà clamorosamente; sino a quando il gerarca sommo della Polizia Federale di Censura Preventiva si aggirerà, col Caraceni imbiancato dalla polvere dei crolli, tra i mozziconi diruti del Copyright Palace, già chiassoso e rutilante opificio del nulla, poi sepolcro silente dell'Imperatrice Miley Cyrus.
In attesa dell'inevitabile riascoltiamo questo capolavoro sommo. Innazitutto chi è Don van Vliet? Un Sileno del deserto. Mezzo uomo, mezzo animale (capro o cavallo?), demone e deità, temuto e reietto, dispensatore di sapienza e buffone grottesco, odiatore del buon gusto, del perbenismo, dell'ordine cittadino, dell'Accademia e simbolo di una forza naturale incontrollabile e indistruttibile; la corte del Sileno principe, che si abbandona a sfrenate e lascive sessions di blues disarmonico e lutulento, la Banda Magica, è non meno variopinta: Snouffer (Alex  St. Claire), Drumbo (John French), Antennae Jimmy Semens (Jeff Cotton), Zoot Horn Rollo (Bill Harkleroad), Rockette Morton (Mark Boston), Ed Marimba (Artie Tripp III), Orejon (Roy Estrada), Winged Eel Fingerling (Elliott Ingber), The Mascara Snake (Victor Hayden). Tarotplane e Mirror man (19'08'' e 15'46''), i due brani capitali, sono i ditirambi che accompagnano il convoglio satiresco, declamati con beffarda mercurialità vocale e danzati a ritmi da  sciamano Mojave sullo sfondo di un paesaggio scabro, calcinato, meridiano; in luogo della tibia il Sileno sfiata su un'armonica assassina, la chitarra slide arroventa il clima, le percussioni sono un tam tam ininterrotto che induce all'estasi da sfinimento.
Brani che si modellano, misteriosamente, su ritmi ancestrali delle pulsazioni umane: potrebbero durare ore. La libertà disperata di queste monumentali jam non sara più eguagliata.