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giovedì 31 dicembre 2015

Nurse With Wound list vol. 44 (Tolerance/Tomorrow's Gift/Ton Steine Scherben/Transprovisation/Spacebox/Twenty Sixty Six & Then)

NWW list vol. 44. Twenty Sixty Six & Then

256. Tolerance (Giappone) - Anonym (1979). Tastiere minimali, chitarra blandamente schizofrenica, cauti effetti elettronici, la voce pacata e straniante della Tange: tanto basta a creare un’atmosfera sospesa e morbosa, sorta di piano bar per alienati in stato di sedazione. E va bene: ci sono pazzoidi leggendari e citatissimi (a caso: i Suicide); e poi ci sono i Tolerance. Da ascoltare subito. Masami Yoshikawa, chitarra; Junko Tange, voce, tastiere.

257. Tomorrow's Gift (Germania) - Goodbye future (1973). Brillante inizio con Jazzy jazz, con toni da fanfara che si mutano in marcia progressive; Der Geier Fliegt Vorbei, innervato dalla linea di basso, è un capolavoro; Allerheiligen si lancia verso i territori Canterbury con tastiere à la Ratledge; Naturgemäss ci dona, invece, una psichedelia fluttuante e sommessa, con rare accensioni. Officia il tutto uno dei massimi pontefici del kraut, Conny Planck, qui sotto le spoglie di Maestro Conrado Di Planca. Serve altro? Da ascoltare. Maestro Conrado Di Planca, flauti, percussioni; Manne Rurup, tastiere; Bernd Kiefer, basso; Zabba Lindner, batteria.

258. Ton Steine Scherben (Germania) - Wenn die Nacht Am Tiefsten ist (1975). Terzo disco della lista per Ton Scheine Scherben (son già presenti con Mannstoll - NWW47 - e Paranoia - NWW145 - assieme, rispettivamente, a Brühwarm Theater e Kollektiv Rote Rübe), gruppo affine a Checkpoint Charlie (NWW55) e Floh de Cologne (NWW88) e, perciò, devoto a quel cabaret satirico di sinistra, spietato e aspro sino alla crudeltà (Rainer W. Fassbinder operava in questi anni). Questo doppio Wenn die Nacht, tuttavia, seppur ben suonato, oltre a superare quell'esperienza, scolora desolatamente nell’ordinario; si riprende nella seconda parte (Wir sind im Licht; la jam di Steig ein), ma ben altri son gli eroici furori. Nikel Pallat, voce; Rio Reiser, voce, chitarra, tastiere; R.P.S. Lanrue, chitarra, cori; Jörg Schlotterer, flauto; Werner Götz, sassofono, basso; Funky K. Götzner, batteria; Uli Hammer, percussioni; Angie Olbrich, cori; Britta Neander, cori; Gabi Borowski, cori.

Transcendprovisation (Stati Uniti) - Trans (1976). Occhio: al trombone sovraintende Tim Reed, ovvero il Reverendo Fred Lane, uno dei debosciati sobillatori del NWW226, ‘Ron Pate’s Debonaire. Qui però c’è poco di patafisico; siamo in piena follia improvvisativa: stridori, spetezzi, tastiere insensate, chitarre grattugiate. Non per tutti, insomma, anche se Vlad il disco se lo è ascoltato per intero, senza colpo ferire; e ne ha tratto piacere. Una conferma di ciò che affermava Padre Scaruffi: invecchiando l’ascoltatore ‘forte’ si ritira in zone sonore sempre più inaccessibili, inusitate, metafisiche; desidera, forse, annegare come Ulisse, oltre le Colonne d’Ercole dell’udibile. Davey Williams, chitarra, sassofono; James Hearon, chitarra, violino, clarinetto; Theodore Timothy Reed, flauto, tromba, trombone; Bowen, sassofono, oboe, basso, percussioni; LaDonna Smith, voce, tastiere, viola, batteria.

Spacebox (Germania) - Spacebox (1981). Cos’ha in testa il buon Uli Trepte, bassista dal curriculum mostruoso (Guru Guru, ovviamente, ma anche Faust e Neu!)? Non si capisce gran che: blues bofonchiato? Free jazz? Avanguardia? O magari no wave (con quella chitarrina slabbrata)? Non lo so, non voglio saperlo; mi risultano difficili, inoltre, le classificazioni per genere. Posso garantirvi, però, che, lentamente, il disco entra nel sangue e si dichiara per quello che è: un atto d’amore disperato e residuale (siamo negli Ottanta) per lo spirito anarchico della musica. Con cautela, da ascoltare subito. Julius Golombeck, chitarra; Edgar Hofmann, sassofono, flauto, violino, armonica, nadaswaram; Uli Trepte, voce, basso; Lotus Schmidt, batteria, percussioni; Winfried Beck, batteria, percussioni

Twenty Sixty Six and Then (Germania) - Reflections on the future (1972). Hard-progressive di pregevole fattura, dall’eccitato fascino vintage. Come tutti i prodotti non anglosassoni risente della mancanza di un pezzo davvero caratterizzante e melodicamente indimenticabile (e infatti tutti, quarant’anni dopo, s’intignano a ricomprare e riascoltare Selling England by the pound), ma questo non è un problema; un piccolo problema è, invece, l’interpretazione vocale di Harrison, che tende a normalizzare l’insieme, neutralizzando le spinte più eversive latenti nel versante germanico del gruppo. Buone le parti strumentali, ottimo Mrozeck alla chitarra. Vale un ascolto. Geff Harrison, voce; Gagey Mrozeck, voce, chitarra; Veit Marvos, tastiere; Steve Robinson, voce, tastiere; Dieter Bauer, basso; Konstantin Bommarius, batteria.


mercoledì 2 dicembre 2015

Damo Suzuki Band - Vernissage (1998)

Risulta sempre difficile valutare un artista o una singola opera; altrettanto difficile, a volte, valutare una formazione che si è evoluta nell'arco di decenni.
Chi deve qualcosa? E a chi?
Questo il problema.
Quell'artista che ci piace tanto non dovrà qualcosa al destino? Spesso è così: intere carriere si basano su colpi di fortuna.
E ancora: cosa deve un artista o un gruppo a un'epoca? Se i Jefferson Airplane si fossero incontrati dieci anni dopo cosa avrebbero prodotto?
E soprattutto: cosa deve un artista o un gruppo alla tradizione del proprio paese?
La prima domanda ha una risposta facile: se i Can non avessero rimorchiato Suzuki in un bar di Monaco la leggenda Suzuki non sarebbe mai nata: un colpo di fortuna.
Alla seconda domanda abbiamo già dato risposta: i Can (e Suzuki) furono grandi ANCHE perché agirono durante quei favolosi anni a cavallo fra Sessanta e Settanta, gravidi di furore e innocenza.
Per la terza domanda si potrebbe consultare un saggio di Thomas Eliot: Tradition and individual talent: cosa deve il talento individuale al patrimonio culturale d'una nazione? Cosa devono i Can alla Germania? Se Czukay e Liebezeit, con il medesimo e intatto talento, fossero nati in Cambogia avremmo avuto i Can?
Cosa aggiungere? Questo: che Vernissage, forse, non è memorabile, ma - attenzione! - la suite di ventisei minuti che incastona Halleluwah e Mushroom ancora balugina di lontane meraviglie. E alla batteria c'è Jaki Liebezeit.

giovedì 22 ottobre 2015

Nurse With Wound list vol. 43 (Third Ear Band/Thirsty Moon/This Heat/Jacques Thollot/Thrice Mice/Throbbing Gristle/Paolo Tofani/Tokyo Kid Brothers)

NWW list vol. 43. Paolo Tofani

Third Ear Band (Gran Bretagna) - Alchemy (1969). Già recensito qui.

Thirsty Moon (Germania) - You'll never come back (1973). Già recensito qui.

This Heat (Gran Bretagna) - This Heat (1979). Webbaticy: "Ciò che lo rende comunque all'altezza del secondo [Deceit] è la formidabile ecletticità della proposta: il noise-rock dissonante di Horizontal hold, la cantilena pastorale dell'orrido di Not waving, la desolazione spoglia di Twilight forniture, l'ottusa danza industriale di 24 track loop. Tutto il resto è sperimentazione brada e senza possibilità di controllo. Essenziale". Un capolavoro essenziale. Charles Bullen, voce, chitarra, clarinetto, viola; Gareth Williams, voce, chitarra,  tastiere, basso: Charles Hayward, voce, tastiere, percussioni.

Jacques Thollot (Francia) - Quand le son devient aigu, jeter la girafe à la mer (1971).

Thrice Mice (Germania) - Thrice Mice (1971). Karl-Heinz Blumenberg, voce; Werner von Gosen, chitarra; Wolfram Minnemann, tastiere; Wolfgang Buhre, sassofono; Rainer von Gosen, basso; Arno Bredehöft, batteria.

Throbbing Gristle (Gran Bretagna) - The second annual report (1977). Webbaticy again: "... questo debutto terrificante finì per diventare l'atto primo della musica industriale ... Da qui è partito più o meno tutto il filone (e anche la dark-ambient, con i 20 minuti catacombali di After cease to exist) di menti deviate, di rifiuto totale della standardizzazione musicale, di sperimentazioni ardite ... la vocalità angosciante e manipolata di Orridge, le spirali corrosivo-convulsive della Fanny-Tutti e i lavori terroristico-elettronici di Carter e Christopherson, qui colti quasi esclusivamente in sede live, furono veramente protagonisti di una rottura indicibile, un passaggio di frontiera irreversibile". Capolavoro definitivo. Genesis P-Orridge, voce, chitarra, violino, clarinetto; Chris Carter, tastiere, programmazioni; Cosey Fanni Tutti, voce, chitarra; Peter Christopherson, tromba, programmazioni.

Paolo Tofani (Italia) - Indicazioni (1977).

Tokyo Kid Brothers (Giappone) - Golden bat (1971).

martedì 3 febbraio 2015

Suicide is self expression - 35 songs about the other death

Il 25 novembre 1970 Mishima Yukio dà gli ultimi ritocchi al romanzo finale della tetralogia Il mare della fertilità. Sa di dover morire, di propria mano, come deciso. Prepara il manoscritto per la spedizione all'editore. Quindi indossa l'uniforme della Società dello Scudo (Tate no kai, sorta di organizzazione paramilitare e spirituale da lui fondata); prende con sé un'antica spada da samurai e una daga.
Prima di uscire lascia scritta una breve notazione, condannata a essere postuma: "La vita umana è breve, ma io vorrei vivere sempre".
Si avvia, quindi, verso l'edificio del Ministero della Difesa, assieme a quattro commilitoni. Ha un appuntamento con il generale Mashita (che ha acconsentito a ricevere lo scrittore proprio perché interessato a quella spada).
Durante il tragitto Mishima passa davanti alla scuola della figlia Noriko. Commenta, con quel cinismo che ama nascondere il sentimento: "È il momento in cui, in un film, si sentirebbe una musica patetica".
Le scene si susseguono veloci: il gruppo è accolto senza sospetti; presto i cinque prendono possesso dell'ufficio militare; il generale è legato, le porte verso l'esterno vengono serrate. Si tratta. Fra le condizioni per il rilascio dell'alto ufficiale Mishima esige che i soldati si riuniscano in massa proprio sotto il balcone dell'ufficio; creato un proprio pubblico, circa mille uomini, egli li arringa con durezza:

"Abbiamo assistito stringendo i denti, al gioco della politica interna a dissimulare le contraddizioni, mentre sprofondava nell’ipocrisia e nella bramosia di potere. Abbiamo assistito alla difesa dei particolarismi e degli interessi personali. Abbiamo visto affidare a Paesi stranieri i piani riguardanti i prossimi cento anni della Nazione; abbiamo visto l’umiliazione della disfatta nascosta per non essere cancellata, e gli stessi nostri connazionali profanare la storia e le tradizioni del Giappone ... Dobbiamo morire per restituire al Giappone il suo vero volto! E’ bene avere così cara la vita da lasciare morire lo spirito? Che esercito è mai questo che non ha valori più nobili della vita? Ora testimonieremo l’esistenza di un valore superiore all’attaccamento alla vita. Questo valore non è la libertà! Non è la democrazia! È il Giappone! È il Giappone, il Paese della storia e delle tradizioni che amiamo. Non c’è nessuno tra voi che desideri morire per sbattere il proprio corpo contro quella Costituzione che ha evirato il Giappone? Se c’è, che sorga e muoia con noi! Abbiamo intrapreso questa azione spinti dall’ardente desiderio che voi, che avete uno spirito puro, possiate tornare ad essere veri uomini, veri samurai!" (1)

La Patria venduta all'americano, all'invasore. La Patria perduta. La mercificazione delle tradizioni, la scomparsa della storia. Il simbolo celeste dell'Impero ridotto a burattino. Mishima sbraita, torce il volto nell'invettiva. Non sono tempi da Enrico V, Certo. Mishima è solo, disperatamente. Quello che ha mosso intere generazioni pare svanito dai cuori dei giapponesi. Il discorso è accolto da urla di disapprovazione e strepiti neghittosi.
Mishima rientra nella sala. Prepara con freddezza il suicidio rituale.
Lo esegue. Morita, il suo più fedele compagno, è pronto a decapitarlo per evitargli le ultime indicibili sofferenze, ma esita. Trema. Hiroyasu Koga gli strappa l'arma dalle mani. Con un sol colpo spicca la testa di Mishima dal busto. Morita si accascia per la vergogna, incapace di imitare il sensei. Ma vuole la morte anch'egli. Supplica Koga: "Colpisci!", gli dice, liberandosi così dalla responsabilità e dall'onta.
L'azione è finita. Irrompono le forze dell'ordine e i giornalisti. Le teste di Mishima e Morita sono composte accanto ai corpi. I tre superstiti vengono arrestati e condannati. La burocrazia e l'ordinarietà borghese masticano con cura l'evento, con la tranquilla sicumera dei mediocri, sino ad espellerlo dal cono di luce della sovversione. Ben altre cure agitano i cuori dei giapponesi! Lo stesso primo ministro liquida con fastidio la questione ("Era pazzo"), come se un venditore importuno fosse venuto a molestare un sonnellino domenicale.
Il suicidio, eclatante, non mosse più di una breve onda. Era fuori sincrono con le ansie del nuovo mondo: un atto ormai incomprensibile. Folle. Lo si riguardava scuotendo il capo, colla sufficienza per cui si accolgono, in un mondo insulso e sicuro, pacificato e tiepido, le gesta barbariche di un passato esagitato e spaventevole.
Solo il generale sequestrato, Mashita, figlio di un mondo più antico, poteva capire quella sequenza di sconsideratezze. Un militare. Di fronte alle vite spezzate pronunziò la preghiera buddista dei morti: Namu Amida Butsu, auspicio per la Terra Occidentale.
Poi disse: "Non continuate questa carneficina, è inutile. Coprite i morti". C'è tutto in queste parole. La comprensione, come detto, ma anche nostalgia, pietà e disprezzo per se stessi.
Mishima, come tutti coloro che non credevano più in nulla, e che scorgevano il vuoto dietro ogni atto, si aggrappò a qualsiasi cosa che fosse un pieno. Il Giappone, gli antenati, la tradizione. Ma il proprio tempo lo tradì, esprimendogli il più gaglioffo degli sberleffi. Patetico Mishima! Gigantesco fratello!
Queste le ultime parole dell'ultimo romanzo, vergate il giorno stesso del suicidio.

"Nel boschetto, al di là della distesa erbosa, gli aceri prevalevano sulle altre essenze. Una porta di giunco intrecciato si apriva sulle colline. Ancorché fosse piena estate, qualcuno degli aceri era rosso e accendeva di fiamme la vegetazione. Qualche posapiedi era sparso qua e là sull'erba, timidamente fiorita di garofani selvatici. A sinistra c'era un pozzo con la sua carrucola. Sul tappeto verde, uno sgabello di smalto arroventato dal sole avrebbe ustionato chiunque si fosse arrischiato a sedervisi. Sopra il verde crinale dei colli le nubi dell'estate allineavano le loro precipiti pareti.Era un giardino pacificante e sereno, senza niente di particolare. Come un rosario che scorra fra le dita, vi regnava, assordante, il canto delle cicale.
Nessun rumore al di fuori di quello.
Il giardino era vuoto.
Era venuto, rifletteva Honda, nel luogo del nulla, ove ogni ricordo è cancellato.
Il sole estivo inondava la pace del giardino"

Fine de Il mare della fertilità, 25 novembre 1970


10 Years Today - Bullet for my Valentine
Avenged Sevenfold - I won't see you tonight
Barclay James Harvest - Paper wings
Cavalera Conspiracy - Bonzai kamikaze
Cheap Trick - Oh Candy
Collective Soul - Bleed
Crowded House - Hole in the river
Cure - The reasons why
David Bowie - Rock 'n' roll suicide
Dead Kennedys - Straight A's
Decemberists - We both go down together
Eels - Elizabeth on the bathroom floor
Green Day - Give me novocaine
Guy Clark - Heroes
Johnny Cash - I drove her out of my mind
Leonard Cohen - Seems so long ago Nancy
Lucinda Williams - Seeing black
Manic Street Preachers - William's last words
Macy Playground - One more suicide
Megadeth - Skin 'o my teeth
Morrissey - Staircase at the university
Ozzy Osbourne - Suicide solution
Paul Westerberg - Self-defense
Pearl Jam - Jeremy
Peter Gabriel - Home sweet home
Pink Floyd - The final cut
Police - Can't stand losing you
Red Hot Chili Peppers - Otherside
Replacements - The ledge
Rise Against - Survive
Slipknot - Everything ends
Stereophonics - Local boy in the photograph
Third Eye Blind - Jumper
Three Days Grace - Never too late
Type O Negative - Gravitational Constant-G = 6.67 x 10-8 cm-3 gm-1 sec-2

venerdì 9 gennaio 2015

Harder than stone - Boris - Absolutego (1996; 2001 low freq. version)/Sleep - Jerusalem (1996)/Kyuss - Welcome to Sky Valley

Bene, quando non si vuole sentire nulla la prima reazione è quella di tapparsi le orecchie. Ma nel nuovo mondo interconnesso non funziona così; l'unico modo di isolarsi dal mondo consiste nel produrre un rumore superiore al cicaleccio esterno.
Il materiale non manca, ma questo, signori, è rumore di primissima qualità; spesso, granitico, impenetrabile.
Quello che ci vuole.

Boris (Giappone) - Absolutego (1996; 2001 low frequency version). Atsuo, voce, batteria; Wata, chitarra: Takeshi, basso.

Sleep (Stati Uniti) - Jerusalem (1996). Al Cisneros, voce, basso; Matt Pike, chitarra; Chris Hakius, batteria.

Kyuss (Stati Uniti) - Welcome to Sky Valley (1994). John Garcia, voce; Josh Homme, chitarra; Scott Reader, basso; Brant Bjork, batteria.

venerdì 19 dicembre 2014

John Lennon & Yoko Ono - Unfinished music vol. 1. Two virgins (1968)/Wedding album (1969)

Narra Albert Goldman che, in tournée col marito John, Yoko sedesse al piano elettrico, quale membro effettivo della band; l'impegnato tramestio manuale, tuttavia, pare avvenisse a vuoto: fonti oculari, e fededegne, testimoniarono, infatti, come la spina dello strumento fosse incautamente disinserita. Chissà se riferirono alla signora Lennon l'incresciosa scoperta ... in tal caso, ne sono sicuro, lei avrebbe opposto a tali rivelazioni la propria, consueta impassibilità da insetto predatore ... 
Nell'episodio (pettegolezzo più o meno vero) c'è tutta Yoko: arrivista, nichilista, velleitaria, anticonformista, artista da fuffa (come solo gli americani della modern art sanno essere), decisamente vuota, ma attuale, attualissima, sempre in linea coi tempi ... e che tempi: gli anni dell'amore libero, della free form, della contestazione ... un mondo in sommovimento in cui tutto era possibile ... persino che un immigrato slovacco, un semplice grafico, armato di epocale faccia bronzea, inaugurasse (con una contraddizione che la dice lunga sul personaggio) la milionaria popular art ...
Yoko (già moglie di Toshi Ichiyanagi, cfr. JPR46 e JPR36) ebbe il merito di liberare definitivamente John Lennon dalle pastoie della melodia piccolo borghese, seppur gravida di talento e gloria; in un certo senso ne allungò la carriera, destinata altrimenti, come per gli altri Beatles, a un doratissimo e irresistibile tramonto.
Unfinished music vol. 1 è il primo episodio della trilogia sperimentale di Lennon (abbiamo già esaminato il secondo, Unfinished music vol. 2. Life with the lions, NWW194), conclusasi con il Wedding album.
Se Life with the lions è, come ho scritto, uno dei migliori dischi dei Bitolz (secondo altri, il migliore), Two virgins propone già quelle provocazioni, seppur in tono più acerbo e incompiuto: concretismi, disarmonie, gorgheggi da menade giapponese, giustapposizioni sonore - un universo che assume valenza storica non in sé (altri osarono molto di più e ben prima), ma in relazione alla pregressa avventura pop di Lennon, decorosa e controllatissima anche negli episodi apparentemente più arditi.
Il terzo capitolo, Wedding album, appare, invece, esteticamente irrecuperabile: è di fatto il resoconto del loro matrimonio: una bomboniera sonora, insomma, sospesa tra registrazioni dalla camera d'albergo del bed-in e gridolini orgasmici da lune de miel ... for fanatics only. 

mercoledì 26 novembre 2014

Love peace and poetry vol. 3/3 - Psychedelic music from the whole world (Asia/Giappone/Stati Uniti/Sud America)


Love peace and poetry vol. 1 (America)

Darius - Shades of blue
New Tweedy Bros! - Danny's song
Arcesia - White panther
Victoria - Ride a rainbow
Damon - Song of a gypsy
Jungle - Slave ship
Hunger - Colors
Trizo 50 - Graveyard
Music Emporium - Nam Myo Renge Kyo
Brain Police - I'll be on the inside, if I can
Michael Angelo - Oceans of fantasy
Zerfas - I need it higher
Lazy Smoke - There was a time
Hickory Wind - Mister man
New Dawn - Dark thoughts
Sidetrack - Wild eyes
Patron Saints - Reflections on a warm day

Love peace and poetry vol. 2 (Sud America)

Almendra - Tema de pototo
Laghonia - Someday
Traffic Sound - I'm so glad
Kaleidoscope  - Colours
We All Together - Tomorrow
Los Gatos - Cuando llegue el año 2000
Kissing Spell - Yellow moon
Traffic Sound - Virgin
Almendra - Obertura
Laghonia - Trouble child
Los Mac's - El evangelio de la gente sola
Los Vidrios Quebrados - Oscar Wilde
Som Imaginario - Super-God
Ladies W.C. - People
Módulo 1000 - Lem - Ed – Êcalg
Los Mac's - Degrees
(St. Thomas) Pepper Smelter - Betty Boom
Dug Dug's - It’s over

Love peace and poetry vol. 3 (Asia)

Teddy Robin & the Playboys - Magic colours
Erkin Koray - Istemem
San Ul Lim - It was probably late summer
Justin Heathcliff - You know what I mean
Baris Manco - Derule
Unknown (Cambodian Rocks) - 아마 늦은 여름이었을거야
Mops - Blind bird
Yuya Uchida & The Flowers - Greasy heart
Three Hur-El - Gonul Sabreyle Sabreyle
Fentones - Simla beat theme
Mogollar - Katip Arzvhalim Yaz Yare Boyle
Confusions - Voice from the inner soul
Quest - 26 Miles
Jung Hyun & The Men - 아름다운 강산

Love peace and poetry vol 4 (Giappone)

Happenings Four - Happenings theme
Food Brain - Liver juice vending machine
Apryl Fool - Tomorrow's child
Speed, Glue & Shinki - Run and hide
Yuya Uchida & Flowers - Hidariashi No Otoko
Blues Creation - Brane braster
Shinki Chen - Freedom of a mad paper lantern
Jacks - Gloomy flower
Tokedashita Garasubako - Kimi Ha Darenanda
Justin Heathcliff - You all should think more
Speed, Glue & Shinki - Keep it cool
Apryl Fool - The lost mother land (Part 1)
Masahiko Sato & Sound Brakers - A white dove in disguise
Kuni Kawachi & Friends - Kirikyogen
Mops - Asamade Matenai
Beavers - Koishite Aishite
Happenings Four - I want you

domenica 23 novembre 2014

Julian Cope - Japrocksampler vol. 15/15 (Speed Glue & Shinki/Rallizes Dénudés/Flower Travellin' Band)

Flower Travellin' Band


3. Rallizes Dénudés - Heavier than a death in the family (2002, recordings ?). Li abbiamo incontrati più volte in classifica (JPR31; JPR20; JPR12); una volta ne ho parlato fuori del Japrocksampler (’77 live). Se capite di cosa parlo sapete, quindi, cosa aspettarvi: disastri elettrici e distorsioni per ore: nil novum. Come da consuetudine ci aspetta sia l’audio spietatamente lo fi (è un bootleg, ovvio) che la tenace assenza di notizie attorno la registrazione. Per orecchie pazienti e allenate. Takashi Mizutani, voce, chitarra;  Nakamura Takeshi, voce, chitarra; Hiroshi Nar, basso; Mimaki Toshirou, batteria.

2. Speed Glue & Shinki - Eve (1971). Un power trio per un hard blues tipico dei primi Settanta (coetaneo, ad esempio, di The man who sold the world) e devoto a ogni schema, accensione, riff, assolo proprio di quella stagione (non manca il finale acustico) … Eppure il disco funziona, a distanza di più di quarant’anni. Cosa lo distingue, quindi, dalle legioni d’altri prodotti del medesimo quinquennio (1967-1972)? I Nostri riescono davvero a svincolarsi dalla maniera grazie alla loro bravura strumentale oppure siamo noi ad essere avidi di tale maniera poiché essa, nella prevedibilità, ci riconforta nel caos e nella varietà dell’offerta attuale? Entrambe le cose, forse (e gli inarrivabili timbri strumentali dei Settanta spingono il fattore nostalgia). Non merita il secondo posto, ma va ascoltato.  Joey Smith, voce, batteria; Shinki Chen, chitarra; Masayoshi Kabe, basso.

1. Flower Travellin’ Band - Satori (1971). Dopo l’infuocato Anywhere (JPR28)album di cover che regalò la copertina del Japrocksamper, e una collaborazione con Kuni Kawachi (JPR25), i Flower sfornano un classico: cinque pezzi fra hard rock, riff e processioni blues; tuttavia, se l’apparenza sonora è occidentale, l’incedere e l’atmosfera richiamano la tradizione spirituale giapponese. Ed è tale saldatura (poco percettibile al primo ascolto, poiché perfetta) a garantire al disco, archiviato spesso come prodotto di genere, un fascino enigmatico e durevole. Da sentire, presto. Joe Yamanaka, voce; Hideki Ishima, chitarra; Jhun Kowzuki, basso; Joji Wada, batteria.

martedì 14 ottobre 2014

Julian Cope - Japrocksampler vol 14 (Love Live Life + One/J. A. Caesar/Far East Family Band)

Far East Family Band e Klaus Schulze

6. Love Live Life + One - Love will make you a better one (1971). Supergruppo di vita brevissima: concerti e un solo album. Mizutani (già con People [JPR16], Count Buffaloes [JPR27] e Masahiko Sato [JPR7]), Yanagida (Apryl Fool, EP8, e Sato), Chito Kawachi (con Flower Travelling Band [JPR25]) organizzano un’energica miscela fra rock, jazz e soul in cui si distingue l’iniziale The question mark (17’43’’), un classico indiscutibile del decennio favoloso. Da ascoltare. Akira Fuse, voce; Kimio Mizutani, chitarra; Takao Naoi, chitarra; Hiro Yanagida, tastiere; Toshiaki Yokota, flauto, sassofono; Chito Kawachi, batteria; Masaoki Terakawa, basso; Naomi Kawahara, percussioni.

5. J. A. Caesar - Kokkyō Junreika (1973). Un eccellente riassunto della carriera di uno dei maggiori protagonisti del rock giapponese. Indicazioni, al solito, scarne; Kokkyō è la colonna sonora d’uno spettacolo, un greatest hits o altro? Importa poco, anche se la sensazione è quella d’un opera compiuta e autonoma. Nei 53 minuti del disco Caesar alterna rock puro, tastiere sotto acido, inflessioni tradizionali, brevi autocitazioni (da Jashumon, del 1972), recitativi coinvolgenti, tirate psichedeliche di rilievo (Minkan iryou jutsu, 11’47’’). Da ascoltare. Eimei Sasaki, voce; Keiko Niitaka, voce; Masako Ono, voce; Seigo SHowa, voce; Yoko Ran, voce; J. A. Caesar, chitarra, tastiere; Takeshi Mori, chitarra; Henriku Morisaki, flauto; Yuzo Kawata, basso; Norihito Inaba, timpani; Kyozo Hayashi, percussioni; Shuji Sasada, percussioni; Shigeo Ingai, percussioni; Shigeyuki Suzuki, batteria.

4. Far East Family Band - Parallel world (1976). Un’occhiata alla foto sopra, per favore. Il Papa del krautock e i suoi nipoti in riva al Pacifico: l’alleanza perdente della Seconda Guerra Mondiale (assieme all’Italia e alla collaborazionista Francia) fu l’asse portante dell’avanguardia progressive europea più colta, e melodicamente meno accattivante. Lo space di Parallel world, sostanziato dalla suite eponima (30’15’’), è una delle punte della musica nipponica dei Settanta – un’opera priva di esitazioni e superiore al precedente Nipponjin (JPR14). Schulze produce, e si sente, ma sull’operazione veglia anche il grande Günter Schickert. Da ascoltare, ovviamente. Fumio Miyashita, voce, chitarra, flauto, armonica; Hirohito Fukushima, chitarra, sitar, arpa, percussioni; Masaaki Takahashi, tastiere; Akira Ito, tastiere; Akira Fukakusa, basso; Shizuo Takasaki, batteria.

mercoledì 20 agosto 2014

Cosmos Factory - An old castle of Transylvania (1973)

Fuori dai 50 dischi del Japrocksampler, An old castle si è guadagnato una discreta fama fra i melomani rock in virtù di un noto binomio: l'oscurità e il fascino insondabile delle atmosfere anni Settanta (Ah, quel moog!); abbiamo già accennato qualcosa in proposito. I Nostri oscillano fra psichedelia e progressive: i primi brani sono piuttosto anonimi; cominciamo a staccarci da terra con Fantastic mirror; l'acme si raggiunge la quadripartita ed eponima suite: solida e pienamente devota agli stilemi del tempo essa vanta quella piacevolezza che consiste nel far trovare all'ascoltatore ciò che questi s'aspetta di trovare in un prodotto psichedelico/prog degli anni Settanta.
Godurie del deja entendu ...
  
Hisashi Mizutani, voce, chitarra; Tsutomu Izumi, voce, tastiere; Toshikazu Taki, voce, basso; Kazuo Okamoto, batteria, percussioni.

sabato 2 agosto 2014

Julian Cope - Japrocksampler vol. 13 (J. A. Caesar/Takehisa Kosugi/Geinoh Yamashirogumi/Masahiko Sato & Sound Breakers)

Masahiko Sato

10. J. A. Caesar - Jashumon (1972). Già recensito qui.

9. Takehisa Kosugi - Catch-wave (1975). E se fosse Kosugi il maestro segreto della musica rock giapponese del dopoguerra (assieme a Keiji Haino, ovvio)? Le sue idee innervano altri quattro dischi presenti nel Japrocksampler: JPR46, JPR40 (Group Ongaku), JPR37 e JPR35 (Taj Mahal Travellers). Qui è al suo meglio: due composizioni (26’35’’ e 22’39’’) in cui bordoni cosmici si avviluppano lentamente su se stessi, una incarnazione elettronica dell’Om, mantra di meditazione e via per l’immersione nell’inner space. Da ascoltare; melodici astenersi.

8. Geinoh Yamashirogumi - Osorezan/Doh No Kembai (1976). Primo disco di un collettivo fondato nel 1974. Due composizioni influenzate dai tradizionali nipponici: se la prima, Osorezan (La montagna di fuoco, 18’51’’), rielabora la materia sino a calibrarsi su una psichedelica ampiamente apprezzabile anche ai palati europei, la seconda (Doh No Kembai, 18’40, La ballata della spada di rame) è il probabile resoconto, senza accompagnamento strumentale, d’uno spettacolo teatrale: molto più ostica per l’ascoltatore, ma affascinante nella sua spettrale ritualità. Seiji Hayamizu,chitarra; Takayuki Inoue, chitarra; Katsuo Ohno, tastiere; Takanori Sasaki, basso; Jiro Suzuki, batteria.

7. Masahiko Satoh & Sound Breakers - Amalgamation (Kokotsu no Showa Genroku) (1971). Abbiamo già incontrato Satoh (JPR21 e JPR34).  Il primo brano, con l’apporto di Kimio Mizutani (JPR16 e JPR27) e Yanagida dei Food Brain (NWW17), è una giustapposizione affascinante di rock, funky, inserti di musica colta (e discorsi hitleriani); il secondo s’instrada nei binari più riposanti dell’improvvisazione jazz. Notevole. 1° brano: Shigenobu Okuma, voce; Kimio Mizutani, chitarra; Shungo Sawada, chitarra; Hiro Yanagida, tastiere; Wehnne Strings Consort; D.D. Dickson, trombone; Jochen Staudt, trombone; Jackie Heimann, tromba; Peter Davis, tromba; Masaoki Terakawa, basso; Louis Haynes, batteria. 2° brano: Masahiko Sato, tastiere; Mototeru Takagi, sassofono, clarinetto; Hideaki Sakurai, voce, batteria, percussioni; Sabu Toyozumi, percussioni; Kayoko Ishu, scat.

giovedì 19 giugno 2014

Julian Cope - Japrocksampler vol. 12 (Tokyo Kid Brothers/Rallizes Denudés/Far Out)

Far Out
Indice generale/General index

13. Tokyo Kid Brothers - Sho o suteyo machi e deyō (1971). Colonna sonora dell’omonimo film di Shuji Terayama (noto come Throw away the books, we're going into the streets); i Tokyo Kid Brothers non furono che l’effimera concrezione di J. A. Caesar, già con Terayama in numerose altre prove, soprattutto teatrali (Shin toku maru, JPR 29; Jashumon). L’ignoranza di temi e sviluppi della pellicola non inficiano l’apprezzabilità del lavoro, un pop trascinante dalle venature beat-psichedeliche. 
12. Les Rallizes Denudés - Blind baby has it's mothers eyes (recordings 1986?). Insalata di fagioli, fagioli in umido o pasta e fagioli (December’s black children live 13.12.1980, JPR 31; Yodo go-a-go-go, JPR 20; Live ’77)? Ritmica inchiodata e Mizutani (i fagioli) a distorcere, riverberare e schiantare qualsiasi anelito alla melodia. Chi ha goduto le precedenti colate di feedback avrà di che godere ulteriormente: o viceversa. Ennesimo bootleg di cui si ignorano le chiare coordinate: una nebulosità filologica che aggiunge fascino all’operazione: o viceversa.

11. Far Out - Far Out (1973). Creatura di Fumio Miyashita che anticipa la Far East Family Band (The cave down to the earth, JPR 41; Nipponjin, JPR 14). Due brani di venti minuti: il primo ammicca brevemente allo space rock (Too many people), ma si risolve brillantemente in una psichedelia à la Funkadelic, riscaldata dal guitar hero Miyashita; il secondo (Nihonjin) segue tale falsariga, quindi, negli ultimi minuti, viene speziato da accenni alla tradizione giapponese. Da ascoltare. Eiichi Sayu, voce, chitarra, tastiere; Fumio Miyashita, voce, chitarra, tastiere, flauto, armonica; Kei Ishikawa, voce, chitarra, basso; Manami Arai, voce, batteria.

sabato 10 maggio 2014

Julian Cope - Japrocksampler vol. 11 - People - Buddha meet rock (1971)/Speed Glue & Shinky - Speed Glue & Shinky (1972)/Far East Family Band - Nipponjin (1975)

Speed Glue & Shinky


16. People -  Ceremony ~ Buddha meet rock (1971). Il sitar, i mantra ieratici, morbidezze folk, la tradizione buddista nipponica. Come per i tedeschi del kraut, i Nostri non devono immergersi o fingere una cultura altra: i musicisti sono i portatori inavvertiti d'essa e operano, pertanto, un cross over naturale con le nuove sonorità occidentali (belle Gatha e Flower strewing). Il grande Kimio Mizutani (da non confondere con Takashi dei Rallizes) era reduce da un altra operazione world di spessore assieme ai Count Buffaloes (JPR27)Akemi Tomura, Goro Inoue, Kyo Shibata, Maiya Sugihara, voce; Kimio Mizutani, chitarra, sitar; Yusuke Hoguchi, voce, tastiere; Hideaki Takebe, basso; Kiyoshi Tanaka, batteria, percussioni; Rarry Sunaga, percussioni.

15. Speed Glue & Shinky - Speed Glue & Shinky (1972). La formazione basica per eccellenza: power trio (ma compaiono belle sottolineature d'organo) con ascendenze blues appesantite e sporcate con perizia d'antan. Search of love, Sniffin' and snorting, Bad woman: Blue Cheer, dov'è la vostra vittoria? Interessante la tirata sperimentale psichedelica quadripartita (Sun/Planets/Life/Moon), forse suggerita dallo space elettrificato di Hendrix. Se uscisse oggi schianterebbe tutti i Green Day di questo mondo. Joey Smith, voce, tastiere, batteria; Shinki Chen, chitarra; Masayoshi Kabe, basso.

14. Far East Family Band - Nipponjin/Join our mental phase sound (1975). Il missaggio è di Klaus Schulze: serve altro? Dopo la prova di JPR41, The cave, a tratti esitante, i Nostri virano verso lidi dove le sospensioni della psichedelia (toni soffusi, venti interstellari) sono strutturate con più solide forme progressive. L'unico problema (che accomuna i musicisti non anglofoni): la mancanza di un pezzo riconoscibile e trascinante; la PFM, ad esempio, sfondò internazionalmente perché aveva Impressioni di settembre: il resto lo fece l'inerzia del successo e il mestiere (indiscutibile nel loro caso). Una notazione commerciale e, soprattutto, inerente la psicologia di massa: l'unica, credo, in grado di spiegare la perdurante negligenza del pubblico medio, anche di quello devoto al genere, verso tali formazioniDa ascoltare, ovviamente. Fumio Miyashita, voce, chitarra, sitar, tastiere; Hirohito Fukushima, voce, chitarra; Akira Itoh, tastiere; Masanori Takahashi, tastiere, percussioni; Akira Fukakusa, basso; Shizuo Takasaki, batteria.