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martedì 27 ottobre 2015

Sandy Bull - Fantasias for guitar and banjo (1963)

La giusta fortuna del disco è riposta senza dubbio nei ventidue minuti della composizione Blend, capolavoro-suite strumentale che inaugura l'opera; Blend è una sorta di raga orientale (suonato da un americano di New York!) in cui la musica, nella sua concrezione più alta, si svela per ciò che è, da sempre: una imitazione (ed evocazione) inconscia di ritmi e pulsioni ancestrali, stratificati in noi dopo centinaia di migliaia d'anni d'evoluzione biologica. Quando il ritmo degli strumenti (chitarre, percussioni) riesce a ripetere (e, quindi, a render manifesto) ciò che in noi dorme o pulsa sotterraneo da tempi immemori, ecco, abbiamo la musica nella sua forma più pura.
Una musica, in tale accezione, priva di qualsiasi caratteristica che la definisca come genere o come tratto distintivo d'una particolare cultura (o, peggio, d'una particolare nazione). 
Quando ciò accade desideriamo che tale miracolo si protragga per sempre: venti trenta minuti, ore ... non interessa ... in tali frangenti siamo davvero uomini del mondo. 
Le altre quattro tracce del disco sono più individuabili; vi è persino una fantasia dedotta dai Carmina Burana di Carl Orff: troppo facile.
E tuttavia quei ventidue minuti non possono ignorarsi: questa è la musica, questo il monumentum aere perennius, l'arte universale, indistruttibile.

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Mi piace congetturare che i Doors di The end ascoltarono con profitto Blend.

martedì 12 febbraio 2013

Julian Cope - Japrocksampler vol. 4 (Group Ongaku/Yoji Yuasa/Seishokki)

Yoji Yuasa

40. Group Ongaku - Music of Group Ongaku (1996; recordings 1960-1961). Abbiamo già incontratto Kosugi (JPR46) nelle bellissime improvvisazioni di Sep. 75; qui, in combutta con Shukou Mizuno, suo collega alla Tokyo National University of Fine Arts and Music, regala tre ostiche composizioni che sfociano nel rumorismo puro: i sassofoni stanazzano, i pianoforti suonano come toccati dai ghiribizzi di un alienato, tramestii incomprensibili sonorizzano gli sfondi. Eccellente ed enigmatica la chiusa Metaplasm 9-15 (25'49''). Shukou Mizuno, violoncello, batteria, nastri; Takehisa Kosugi, Violino, Sassofono, nastri; Genichi Tsuge, chitarra; Chieko Shiomi, tastiere; Mikio Tojima, violoncello; Yasunao Tone, sassofono, nastri.

39. Yoji Yuasa - Obscure tape music of Japan vol. 4: music for theatrical drama (2006; recordings 1959-1963). Due composizioni (Oen e Mittsu no sekai); se la seconda tradisce, a tratti, la sua natura teatrale, la prima (divisa in dieci parti) è una evocativa  pianura sonora dai toni minacciosi e alieni e latamente spacey. Da ascoltare. 

38. Seishokki - 1975-1977 (2005; recordings 1975-1977). Un gruppetto di studenti sbarbatelli di Hokkaido riesce a confezionare un vero gioiello sperimentale. Nove tracce senza titolo, senza capo nè coda né genere (psichedelia? Free-folk sperimentale? Improvvisazioni alla fine del mondo?) al cui confronto i Red Crayola sembrano neomelodici. Un piccolo capolavoro, ben nascosto, dei Settanta. Hitoshi Matsumoto, Masanori Komatsu, Tetsuya Takashio, Yasuaki Harabuchi, Yuji Nakamura, Ikuro Takahashi, batteria. 

lunedì 17 dicembre 2012

Nurse With Wound list vol. 21 (Friedrich Gulda/Guru Guru/Hairy Chapter/Hampton Grease Band/Pierre Henry/Henry Cow)

NWW list vol. 21. Guru Guru

121. Friedrich Gulda (Austria) - Gegenwart (1976). Pianista eccezionale (specializzato nel repertorio beethoveniano; non gli furono indifferenti sassofono e flauto; fu anche cantante sotto lo pseudonimo Albert Golowin) ed insofferente all’accademia, Gulda fu instancabile miscelatore di classica e jazz (assieme a Chick Corea, Joe Zawinul, Herbie Hancock, Cecil Taylor). Non solo, ma la sua eclettica vena libertaria lo rese permeabile ad ambiti più rock, come si può rilevare nelle famose variazioni di Light my fire (una potete gustarla qui). Gegenwart riunisce sei improvvisazioni (tre giocate assieme alla percussionista Ursula Anders), in cui si esibisce al pianoforte e al clavicordo.

122. Guru Guru (Germania) - UFO (1970). L’hard di marca anglosassone (Black Sabbath o il David Bowie di The man who sold the world, tra i tanti), dilavato dalla patina melodica, dalle fioriture posticce e distorto secondo direttive psichedeliche note soltanto ai tre geniacci coinvolti. Dopo più di quarant’anni rimane un capolavoro in cui l’elettricità pare scaturire direttamente da crepacci inferi. Ottimo per resettare i padiglioni e rinsaldare la fiducia nel rock. Storica Der LSD marsch, ma Stone in è davvero una roccia atemporale. Ax Genrich, chitarra; Uli Trepte, basso; Mani Neumeier, voce, batteria.

123. Hairy Chapter (Germania) - Can’t get through (1971). Hard rock senza tentennamenti: costante tensione, accenni zeppeliniani (consapevoli), trascinanti ed infuocate sessioni per sei corde e un guitar hero che, lo ammetto, ho colpevolemente dimenticato d’inserire nella serie Fools & villains (ma compare nell'Hardrocksampler). Chiediamo scusa a Meister Harry Unte. Più sfacciatamente rock and roll dei Guru Guru, ma da ascoltare, subito. Harry Unte, voce, chitarra; Harry Titlbach, chitarra; Heinz Schachtner, tromba; Rudolf Oldenburg, basso; Heinz Greven, contrabbasso; Ulrich Hübinger, armonica, percussioni; Werner Faus, batteria; Rudi Haubold, batteria.

124. Hampton Grease Band (USA) - Music to eat (1971). Album eccezionale quanto misconosciuto in cui convivono l’anima del Southern rock (con gl’intricati fraseggi chitarristici, come nell’iniziale Halifax), bozzetti zappiani (Maria), ascendenze vocali  beefheartiane e tirate à la John Cipollina (il finale della strepitosa Evans). Una godibile brezza anarchica, a maggior gloria, sfiora le forme di questo monumento sonoro. Bruce Hampton, voce, tromba; Harold Kelling, voce, chitarra; Glenn Phillips, chitarra, sassofono; Mike Holbrook, basso; Jerry Fields, voce, percussioni.

125. Pierre Henry (Francia) - Le voyage (d'apres le Livre des Morts Tibétain) (1967; recordings 1963). Uno dei grandi protagonisti della musica concreta (di cui abbiamo già investigato l’opera, cfr. Pierre Henry I e Pierre Henry II), che qui ricrea le atmosfere del libro cardine del buddismo tibetano (su cui ci siamo soffermati nel post Transmigration dei Voice of Eye). Da ascoltare, ovviamente.

126. Henry Cow (Gran Bretagna/Germania) - Concerts (1976). Qui c’è poco da dire: è il resoconto sonoro di alcuni concerti tenuti in Europa: Londra, Groningen, Oslo, Udine (oltre alla sessione BBC registrata il 5 Agosto 1975, già esaminata qui). In Bad alchemy e Little red riding hood hits the road c’è Robert Wyatt alla voce. Un capolavoro, ovviamente. Greaves (assieme a Blegvad) licenzierà l’anno seguente l’ottimo Kew.Rhone. (NWW115). Dagmar Krause, voce; Fred Frith, chitarra, tastiere; Lindsay Cooper, contrabbasso, flauto, oboe; Tim Hodgkinson, tastiere, Clarinetto, sassofono; John Greaves, voce, basso, tastiere; Chris Cutler, batteria.