sabato 23 giugno 2012

70s progressive in Italy vol. 8 (Veneto-Friuli-Trentino) - Compilation 1/Compilation 2

Le Orme

La derivazione da modelli stranieri e il melodismo declinato attraverso testi para-petrarcheschi (amore, luna, chiare e fresche e dolci acque, odio, vita ...) sono le due dannazioni della musica leggera italiana. Il maggior gruppo del Nord Est, le Orme, forse gli iniziatori del progressive nostrano, riescono, miracolosamente, a far coesistere melodia, arrangiamenti complessi e testi non banali (spesso impegnati: si parla di overdose, pedofilia, edilizia selvaggia). A distanza di anni, anche il loro esordio beat suona niente male. Al loro livello, ma diversissimi, gli Opus Avantra, formati da Andrea Tisocco e dalla soprano Donella Del Monaco (figlia del celebre tenore Mario), estremamente interessanti nella loro fusione di elementi irriducibili: lirica, jazz, improvvisazione, elettronica; essi cercarono di mediare fra avanguardia e recupero del patrimonio classico: infatti Avan-Tra è acronimo sillabico di avanguardia e tradizione. Degni di rilievo Alia Musica, ensemble di dodici elementi (fra cui spicca Mauro Pagani) dedito alla riscoperta delle arie medioevali; i Capsicum Red, noti per essere il gruppo di Red Canzian, futuro chitarrista dei Pooh, ma autori di un progressive di livello (tanto da essere inseriti nella lista Nurse With Wound); Luciano Basso, seguace di Terry Riley, ed eclettico miscelatore di progressive ed elettronica.
Curiosità: Elektriktus, progetto dell’udinese Andrea Centazzo, echeggiante gli esperimenti elettronici continentali; i Blues Right Off, guidati da Claes Cornelius, danese, autori di un blues alquanto scontato, ma divenuti celebri per l’estrema rarità del vinile (recentemente ristampato in CD).

I

Alia Musica - Pois que do reis
Alia Musica - Santa Maria, strela do dia
Capsicum Red (Treviso) - Equivoco
Capsicum Red - Lo spegnifuoco
Capsicum Red - Patetica 1° tempo, 2° tempo, 3° tempo
Cocai (Veneto) - Conclusione
Elektriktus (Udine) - First wave
Eneide (Padova) - Oppressione e disperazione
La Statale 17 (Bolzano) - La piramide del potere
Nuvole di Paglia (Padova) - E’ un giorno triste caldo e fiacco
Opus Avantra (Veneto) - Envy
Opus Avantra - Ira
Opus Avantra - Les plaisirs sont doux - Nel piccolo giardino
Orme (Venezia) - Alienazione
Orme - Cemento armato
Orme - Era inverno
Orme - La porta chiusa
Orme - Morte di un fiore
Orme - Sguardo verso il cielo
Orme - Sospesi nell’incredibile

II

Alia Musica - O que en coita
Blues Right Off (Venezia) - Black angel
Capsicum Red (Treviso) - Corale
Capsicum Red - Red stranger
Elektriktus (Udine) - Second wave
Elektriktus - Third wave
Emphasis (Bolzano) - Eternal dreams
Gianni Four (Udine) - I can’t satisfy you
La Statale 17 (Bolzano) - Miracolo
Luciano Basso (Venezia) - Promenade I
Luciano Basso - Promenade II
Luciano Basso - Voci
Mucchio (Venezia) - Misericordia
Opus Avantra (Veneto)- Flowers on pride
Opus Avantra - Rituale - Ashralem
Orme (Venezia) - Bach concerto n. 3
Orme - Collage
Orme - Evasione totale
Orme - L’equilibrio
Venetian Power (Venezia) - Arid land

giovedì 21 giugno 2012

Eleventh Dream Day - Prairie school freakout (1988)

Echi di Television, Naked Prey, Dream Syndicate, Gun Club e le scabre tirate da garage band acida dei Sessanta innervano Prairie School freakout, l'eccezionale esordio degli Eleventh Dream Day*, da Louisville,  Kentucky**, uno dei gruppi più sottovalutati e meno conosciuti dei Novanta.
I Television vengono alla mente per i fraseggi chitarristici, ma il tono prediletto è quello spontaneo dell'acid-rock-country tutto americano, robusto e sincero, ed acceso, a tratti, dalla voce della Bean (Sweet smell, Among the pines), purtroppo usata solo in funzione vicaria del pur altrettanto bravo Rick Rizzo (ma è la compositrice primaria di Prairie). Il fascino dell'opera consiste in quest'aria verace da loser modesti ed orgogliosi, disperati e felici al contempo: la grande patria americana entro cui si muovono li gratifica del mito della propria grandezza (di cui si sentono parte, per tradizione), ma essi ne presentono l'intima falsità, sperduti come migranti fra stazioni, illusioni perdute e drugstore solitari. L'estetica minimale e da lower class è cantata con discrezione e nostalgia (con l'eccezione della positiva Beach miner), ma con la decisione che promana non tanto dagli interpreti, ma da un'intera tradizione musicale che li precede e risplende tra i loro accordi quasi naturalmente (verrebbe da dire, ad onta degli esecutori). Coercion, Among the pines, Sweet smell tra le gemme, ma il capolavoro è Tenth leaving train (11'15''), dove alla consueta, sommessa forza melodica della prima parte, si aggiungono gl'intricati fraseggi alla Television della seconda.
Colpevolmente ignorati dalla critica, gli Eleventh, nonostante traversie e cambi di formazione, hanno tenuto duro sino ad oggi (l’ultimo Riot now è del 2011): da rivalutare, subito.

* Rick Rizzo, chitarra; Baird Figi, chitarra; Douglas McCombs, basso; Janet Beveridge Bean, batteria.
** La coppia Rizzo e Beveridge Bean si unì a Figi-McCombs a Chicago dove il gruppo operò.

martedì 19 giugno 2012

Hovercraft - Experiment below


Chi l'avrebbe mai detto? Nell'interessante ricognizione del fenomeno grunge fatta da Doug Pray con il documentario Hype (1996), compare, verso la fine dell'oretta e mezzo, un farfugliante Edward Louis Severson III, in arte Vedder. Non  ricordo cosa cianciasse: stravaccata accanto a lui ciondolava le palpebre una brunetta stracotta (dal sonno?), e destinata, come appresi di lì a poco (poiché anche questa è storia), ad essere impalmata*, come prima moglie, proprio dall'eroe di Black. Che la signora Vedder (poi scaricata a favore di una modella) suonasse in un gruppo fondato un paio d’anni prima pareva verosimile. Nepotismo rock. D'altra parte anche la leggendaria Yoko Ono suonava le tastiere in tournée con John Lennon (l'eroe di Imagine) pur avendo le nozioni musicali di un cuoco che batte il triangolo per richiamare gli avventori; che la signora Lennon suonasse le tastiere elettriche con la spina staccata (come suggerisce Albert Goldman) mi pareva altrettanto verosimile. Naturalmente ciò è vieto maschilismo. Ingiusto quello esercitato contro la vecchia strega giapponese, considerata, anzi, da fonti attendibili, ispiratrice delle opere più sperimentali del Lennon solista, e, soprattutto, valorosa artista concettuale, destinata, sul lungo periodo, a ritagliarsi un ruolo più importante di Damien Hirst (il furbone che alletta i gonzi coi teschi di diamanti e gli squali imbalsamati); ed ingiusto quello contro la signora bassista Beth Liebling in Vedder il cui lavoro negli Hovercraft**, assumerà, negli anni, più rilievo di alcuni compiaciuti dischetti del consorte (fedifrago?). Experiment below è space-rock di prima qualità, sorta di psichedelia cosmica per power trio: stasi in cui risuonano tintinnii cosmici, esitazioni, pozze di rumore di sottofondo e dilatati giri di basso preparano il terreno per improvvise fughe interstellari pilotate dal funambolico Shinn (come nell'iniziale Anthropod), "un maniaco seriale della sei corde [che] divaga all'infinito con deragliamenti di mille tipi, dimostrando una creatività fuori dalla norma e dalle righe"***; lo schema appare, alla lunga, basico e risaputo, ma risulta egualmente affascinante, in special modo nelle lunghe Phantom limb e Transmitter down (9'58'' e 10'07''). 

* Cerimonia tenuta presso presso il Campidoglio in Roma, 3 Giugno 1994.
** Ryan Shinn, chitarra; Beth Liebling, basso; Dave, batteria.
*** Webbaticy, recensione di Akathisia.

domenica 17 giugno 2012

Pussy Galore - Dial M for Motherfucker (1989)/Corpse love (1992; recordings 1985-1986)


Preceduto da altre brutalizzazioni, Right now (1987), Sugarshit sharp (1988) e una serie di singoli tribali degli inizi (raccolti in Corpse love [1992]), Dial m for motherfucker è uno degli apici della distruzione armonica perseguita dal rock sul finire del decennio.
Usare la parola 'tribale' può ingenerare errori pesanti; l'aggettivo è solo un indicazione, anzi una suggestione, valida per suscitare comprensioni immediate in chi legge. Un trucco verbale per trasporre le sensazioni auditive in parola scritta, spesso ingannevole. In realtà il rock non è quasi mai musica immediata (e tantomeno popolare); spesso ricicla suoni popolari (che, a loro volta, spesso, son di seconda mano), ma, anche nel caso dei Pussy Galore*, li media attraverso operazioni intellettuali di assoluto rilievo. Il fatto che tali fenomeni apparentemente grezzi nascano nelle università è una conferma del carattere mediato del rock: d'altronde il leader dei Galore è John Spencer, semiologo e cineasta. Tra i loro solchi ritroviamo echi del Beefheart coevo, Rolling Stones (sentire One hour later con sguaiataggini alla Jagger**), il voodoobilly dei Cramps, i primi God Bullies, ma gli aborti teriomorfi partoriti dai Nostri sono progetti studiati a freddo e scientemente organizzati riutilizzando cascami della musica blues di almeno un paio di decenni. L'impasto fangoso delle chitarre, il canto derubricato a grugnito e strida, le accelerazioni periclitanti, le percussioni ossessive delineano un quadro devolutivo, ma non degenere, in cui il primitivo è frutto di riorganizzazioni e delibazioni intellettuali.
In tal modo il ritorno alle origini è percorso rinnegando non il fatto musicale sorgivo (sicuramente popolare), ma la sua evoluzione, sia essa positiva oppure compiaciuta e stereotipa: solo un accademico intelligente avrebbe potuto far tanto.
Non è casuale, peraltro, che da cotanto concime nasceranno le malapiante più disparate e bizzarre: Jon Spencer Blues Explosion (Jon Spencer), Chrome Cranks e Bewitched (Bob Bert), Boss Hog (Cristina Martinez), Royal Trux (Neil Hagerty), Velvet Monkeys (Julie Cafritz): una serie eccezionale.
Corpse love, edito nel 1992, raccoglie le prime sconcertanti flatulenze di questi finti naïf: titoli come Teen pussy power, Dead meat, Asshole, Die bitch, Shit rain dovrebbero mettere sull’avviso i deboli di spirito: siamo al nadir del buon gusto e del bel canto; l’esecuzione, però, opera di veri cavernicoli, è ancora peggio. Insomma: un capolavoro.

* John Spencer, voce, chitarra; Julie Cafritz, chitarra; Neil Hagerty, chitarra; Cristina Martinez, organo; Bob Bert, batteria; Kurt Wolf, chitarra.
** I Nostri hanno sulla coscienza anche una coverizzazione, letale e completa, di Exile on Main Street, edita su cassetta nel 1986.