sabato 25 marzo 2023

Vertø - Krig/Volubilis (1976)

 


Il chitarrista tolosano Jean-Pierre Grasset "è" i Vertø o Verto: egli ha in mente Gottsching o qualche altra anima bella tedesca, ma vive in pieno zeuhl (Benoît Widemann e Jean-Pierre Fouquey stazioneranno nei Magma) e allora assorbe parte delle qualità tipiche di quel progressive sghembo e poco rassicurante; però in Oka mi pare di sentire consonanze col David Crosby di If I could only ... il risultato è, quindi, incerto, a tratti indecifrabile nella sua esitante varietà. Mezzo crudo? O mezzo cotto? Non importa perché, come sempre, alla domanda principe che dovrebbe farsi un critico minimamente degno del proprio ruolo (questo disco è bello o brutto? Insignificante? Importante? Passabile?) ci si ritrova nel mezzo dei dubbi più terribili. Ovvero: per quei tempi ... e le ambizioni di quei tempi ... e la ricchezza inesauribile di quei tempi ... a vederli retrospettivamente, quei tempi ... sembra un dischettino discreto, piacevole ... e però il sottoscritto lo ascolta nel 2023, capite? E allora, reduce  dall'ambient music metropolitana del 2023, dove ti sparano nelle orecchie le peggiori idiozie pop e la sciacquatura di piatti melodica dei talent show - allora, dico, Grasset e i Vertø mi appaiono come un accecante lampo di genio.
Insomma, a dirla tutta, e a farla breve, a uno che è immerso nella merda, anche l'odore di bruciaticcio sembra il profumo dei Campi Elisi.
I 18'35'' di Strato, tuttavia, nonostante il déjà vu, con quelle eco interstellari, non sono poi niente male. Lo affermo oggettivamente, assolutamente, imparzialmente.
Disco dalla Nurse With Wound list.


mercoledì 31 agosto 2022

Univers Zero - Univers Zero (1977)

 

Riprendo la famigerata Nurse With Wound list con immutato piacere; per concluderla, stavolta. A piccole gocce. Glielo devo. Capolavori inconfutabili, bislaccate, sorprese punk, sperimentalismi fini a sé stessi ... c'è tutto in quella straordinaria serie di indicazioni fornite da Steven Stapleton; forse incomplete o addirittura incomprese, ma capaci di ridare per intero la gioia della creatività degli anni Settanta e dintorni.
Gli Univers Zero si formano in Belgio, terra musicale creduta  all'ombra della Francia e che, invece, vanta, almeno in tale campo,  una propria peculiarità di stile. Per rendere l'idea, metto su un parallelo con la letteratura fantastica dei due paesi: i Francesi sono sicuramente più raffinati, cosmopoliti, decadenti; il Belgio trae spunto, negli autori di punta (Seignolle, Owen, Ray, Prévot) da un immaginario provinciale, umido e nebbioso, obliquo anche se apparentemente prosaico e sicuro.
Gli Univers Zero non fanno eccezione: la loro musica da camera minimalista, orientata dal violino e dal fagotto, si insinua lentamente sottopelle; la marcetta iniziale di Ronde, a esempio, è madida di minaccia: colonna sonora per un horror psicologico o progressive intellettuale (eccellente, nel primo senso, Carabosse)?
Quando si andava al liceo si amava dividere in generi e sottogeneri.
Il progressive, quindi, poteva chiamarsi tale solo se c'era l'organo. I Genesis, insomma, fungevano da pietra di paragone. E se non c'era il maledetto organo? Allora si parlava di progressive-jazz; e, quando le radici sembravano lambiccate o alte (sinfonia, camera), lo si liquidava come cult-progressive ...
Negli anni Ottanta, ovviamente, di cult-progressive ne girava poco (gli Univers Zero in vinile, almeno, mai li vidi, e sì che ho scartebellato migliaia di scaffali), di notizie ne giravano pochine così come di materiale ... a meno che qualche borghesotto ci facesse dono, a noi meschini, di qualche BASF di contrabbando in cui erano riversati brandelli di Gentle Giant, Gong o, addirittura, Wyatt e Matching Mole ... ah, che tempi da pionieri! Quante leggende! E che passioni ... poiché era proprio la scarsezza delle notizie a generare la leggenda e, quindi, l'irrefrenabile passione!
Anche gli Janus venivano considerati progressive, ora che ricordo. Nessuno, però, aveva mai sentito quel disco di fascio-progressive ... ovviamente, pure lì, giravano voci incontrollabili: "Sapete perché non si trova? Il magazzino è andato a fuoco!". "E chi è stato?". "Saranno stati i compagni ...". Anni dopo un altro saputello ebbe a cambiare versione: "Ma quale incendio e incendio! Si sono inventati che le copie erano andate distrutte, così ora se le rivendono sul mercato a una a una ... col prezzo quintuplicato! Hanno creato il mito!".
Così andavano le cose in quegli anni felici.
Il disco degli Janus, Al maestrale, che potete trovare recensito pure su questo blog, l'ho rivisto qualche giorno fa in un mercatino dell'usato. Era proprio lui, col veliero vichingo in copertina: trecento euri. All'incirca la prossima bolletta della luce che vi arriverà nella cassetta della posta.
Bei tempi, quei tempi!

Il primo disco degli Univers Zero, noto anche come 1313, è gratuitamente ascoltabile su Spotify.

martedì 7 dicembre 2021

Bong - Bong (2009)

 

Riprendere in mano un blog dopo più di cinque anni ...
Ritornare sul luogo dei delitti assomiglia al ritorno di Renzo Tramaglino alla sua casa, dopo anni ... tutto è in sfacelo, la vigna inselvatichita, le speranze perdute.
E poi: con quale prospettiva? Nessuna. In realtà non sto riprendendo in mano un bel nulla.
Mi dava solo un pocolino di fastidio l'ultimo post, quello con cui salutavo il magro pubblico (ogni blog dedicato al rock ha un pubblico assai striminzito): a rivederlo tutte le volte che aprivo questa pagina (una volta all'anno) mi pigliava un vago sconforto, come di chi avesse abbandonato una propria creatura indifesa nel mezzo di un oceano in tempesta.
Lo retrocedo, perciò, di un gradino (il post). Eccovi, perciò, un bel doom d'esordio dei britannici Bong. Senza il download gratuito che allora proponevo, ché oggi, in epoca di spotify, offrire ha poco senso dato che ogni artista è in offerta o saldo o svendita d'occasione.
I miei gusti? Non sono cambiati di un millimetro, anzi si sono forse radicalizzati tanto che non sopporto quasi più niente che non sia alieno da compromissioni e palpeggiamenti commerciali.
Vox clamantis in deserto ... dieci anni fa ancora credevo che si potesse creare una fratellanza in rete di compagni di viaggio. Quanto mi sbagliavo! Si era in pochi gatti, all'inizio. Poi ne morì qualcuno e si rimase in quattro gatti ... oggi di gatti se ne vedono col binocolo rovesciato (forse solo uno: tuningmaze3.blogspot.com). Non sto parlando di uno scadimento del gusto, che pure esiste ed è ciclopico. Parlo di un doppio disinganno.
Primo: quello di credere a una evangelizzazione della musica che ritenevo meritevole d'esser ascoltata: fosse, tale musica, sconosciuta ai più oppure poco nota per vicissitudini produttive o eccentrica rispetto ai centri di diffusione commerciale; oppure, semplicemente, di livello artistico considerevole e, nonstante questo, poco considerata. Il web, sostanzialmente gratuito, lo reputavo il mezzo perfetto col quale farla conoscere a un pubblico da "risvegliare" intellettualmente ... senza snobismi di fondo, però ... La risposta, negli anni, benché mi divertissi a sondare discografie periferiche e poco battute, fu fallimentare. Mi resi conto che l'Italiano, di fatto, non ascoltava più musica. Non ascoltava Bach, Satie, i canti gregoriani; né Schulze, Can, Ash Ra Tempel; nè Bongwater, Hammill o Gentle Giant. Presto non ascolterà più manco Vasco Rossi o i Rolling Stones ... La fuga, continua, inarrestabile, furibonda, dall'intelligenza e da tutto ciò che la ricorda, pur lontanamente, è sotto gli occhi di tutti.
Secondo: la mancanza di voglia d'avventura, di sfida, di ricerca. Trent'anni fa ancora ci si azzuffava su Frank Zappa ... oggi la musica è, soprattutto, tappezzeria, accompagnamento, riempitivo, ornamento. Vicaria di uno spot, d'una battaglia politicamente corretta, di un ascensore, d'uno smartphone o d'una serie televisiva ... tutto è ambient, poltiglia, moda sfacciata ... tanto debordante da aver annientato anche le riserve indiane che ancora resistevano ... i burger musicali si assomigliano oramai in tutto il mondo, assemblati da cuochi che non sanno manco cucinare un uovo al tegamino ... il totalitarismo digitale coincide con il trionfo dell'anonimo, dell'ammicco transeunte e stucchevole, della grossolanità.
Per conto mio vi ammannisco i Bong.
E chi sono, dirà qualcuno.
Quattro inglesi che propongono la consueta zuppa doom: litanie da monaci abissali, bordoni ominosi, percussioni funebri, impasti sonori catatonici ... unica screziatura: il sitar di Benjamin Freeth ...
Tutto già sentito. E, però, come dirvelo?, a me la zuppa piace.

giovedì 12 maggio 2016

Propietà privata (roba da spararsi nel palato)


Sopra, uno dei motivi principali per cui non voglio più sforzarmi in nulla ...

Non c'è scampo per l'Italia. Il grado di ebetudine è stellare.
Se non ci fosse da piangere verrebbe da sghignazzare a ogni passo.
L'Italia è profondamente malata. Riprova di questa malattia: il paziente tende immancabilmente a scegliere il peggio, per sé e gli altri.
Provate a condurre un asino italiano presso due mangiatoie, una con del fieno fresco, l'altra colma d'un marcio e puzzolente ... indovinate dove butterà il muso ... oltretutto con gioia ...
Sappiamo dalla storia che le culture fioriscono, dominano, e si estinguono.
Quante nazioni, quanti progetti di gloria ... e poi l'oblio. E così avverrà anche di noi. Troppo idiozia, troppa impreparazione, troppa stupidità ...
E poi voglio dirlo: questa rovina avviene perché gli Italiani ragionano, parlano, discutono, e si accalorano facendo ricorso a concetti, tradizioni, sentimenti ASSOLUTAMENTE non Italiani ...
Se non parli più la tua lingua operi necessariamente per la tua sconfitta.
Questo è fondamentale.
Se parli usando altre parole, tu adotti un sistema di credenze alieno, estraneo ... che coincide, spesso, con la tua propria dissoluzione.
La disfatta della lingua è la disfatta dell'italianità; o meglio: della costellazione dei valori che ci tenevano in vita come popolo. valori spesso riprovevoli, ma vitali ...
Una ministra che parla contro l'umanesimo nelle scuole, che auspica con un sorriso da mignotta ebete una precarizzazione delle nostre esistenze, e di una continua, espansiva, istupidente specializzazione tecnica ... parla un linguaggio altro, non italiano, che reca valori non italiani ... venefici per l'Italia ... e che condurrà, inevitabile, alla dissoluzione della nazione.
E questa è una visione ottimistica.
Taccio dei traditori.
I traditori ... devono essere uccisi.
E basta.
Qui (sul web) stiamo perdendo tempo. 
Il web non conta un cazzo.
Solo l'azione conta.
Solo una guerra ci salverà ... l'ho detto e lo ripeto.
Una guerra seria, con centinaia di migliaia di morti ... sofferenze, distruzioni, lutti indicibili.
Persino un conflitto civile cruento è preferibile a questa letargia.
Ovviamente, com'è altamente probabile, potrebbe non accadere nulla.
Anche questa è storia.
Quanti altre gloriose si sono estinte in silenzio ... con un solo flebile, patetico pigolìo? 
Corrotte dal di dentro ... marce ... svuotate della vitalità ...
E poi ammettiamolo, noi non meritiamo di crepare sulle barricate:

E poi occorre tacere e agire
sapendo che il mondo rovina
ma tenere impugnate le spade
per la sua ultima ora.

Ma quale ultima ora, con questa manica di venduti e buffoni ...

giovedì 14 gennaio 2016

Sepultura - Chaos A.D. (1993) ovvero: morire di evidenza

Penitentiagite! Sono tempi gravidi di orrori e novità. Come le epoche in cui tutto può accadere - immaginifici! - ogni evento può rivelarsi simbolo di qualcosa d'altro che, sin allora, era nascosto agli occhi.
La foto sopra, ad esempio; un fotomontaggio, certo, e però spia di ciò che è ancora sotto traccia, e che noi  - o qualcuno di noi - solo pre-sente nell'intimo.
La finzione è metafora di una realtà che non appare, ma che è vera, profondamente vera.
L'immagine è una finzione e la finzione è il simbolo e la metafora della disfatta a venire. 

Quando, da piccoli, si leggeva il sussidiario di storia, io pensavo: "Ma come hanno fatto questi a non rendersi conto della situazione. Erano ciechi? Come hanno fatto ad autodistruggersi? Non guardavano ciò che li sovrastava? Oppure: come possono essere stati così crudeli con gli inermi? Erano, forse, impazziti?".
Eppure è così. Le generazioni umane, immerse nel flusso del vivere e nei loro ridicoli egoismi, non si rendono conto di ciò che accade; di ciò che può accadere. Sono cieche.
Il tempo e l'avanzamento tecnologico non hanno migliorato la situazione. Stiamo per finire in una voragine, ma continuiamo come se nulla fosse. E perché?
Regalo una mia risposta, per quel che vale.
Noi neghiamo l'evidenza.
La verità, infatti, è sotto gli occhi di tutti.
Persino documentata.
È evidente che la Jugoslavia fu distrutta e smembrata sulla base di menzogne.
È evidente che l’Iraq e l’Afghanistan furono annientati per menzogne ancora più feroci.
È evidente che la Libia fu distrutta per colpa delle mire del francese Sarkozy.
È evidente che l'ISIS sia una tumore scatenato dagli stessi medici che si sono eletti a curarlo.
È evidente che il gesuita dal nome francescano sia stato designato quale curatore fallimentare di due millenni di civiltà.
È evidente che l’Europa unita è un progetto elitario teso a distruggere le democrazie costituzionali nate nel dopoguerra.
È evidente che l’Euro fu ritagliato alla nascita sulle mire espansioniste della Germania e che l’Italia avallò questa cessione di sovranità istigata dai propri governanti comprati a suon di tangenti e prebende, come dei clientes di quart’ordine.
È evidente che l’Europa unita è una propaggine degli Stati Uniti e di un’ideologia illiberale e nichilista.
È evidente che la NATO sta istigando uno scontro etnico nel cuore dell’Europa e noi ci cadiamo, non sia mai.
È evidente che una guerra si prepara, e quei tamburini in prima linea siamo noi.
È evidente che il nuovo feudalesimo basato sul censo ci vedrà straccioni.
È evidente … che negare l’evidenza è un meccanismo di difesa antico quanto l’uomo. Un movimento involontario dell’animo che scatta in ognuno di noi.
Se accettassimo l’evidenza, infatti, ora più che mai in piena luce, tanto che il potere stesso non si premura nemmeno di nasconderla, rinunceremmo a parte delle nostre convinzioni, e, perciò, a noi stessi. E chi osa prendersi un tale fardello?
Come quando si è traditi o finisce un amore o termina una esperienza importante: ammettere che si è vissuti nella menzogna o lottando per una causa sbagliata o iniqua equivarrebbe a dire: abbiamo sbagliato, quel tempo trascorso fu tempo perso, la mia esistenza, finché durai in quella convinzione, era falsità e polvere e nulla.
Allora? Chi si assumerebbe questo onore devastante? Chi riuscirebbe ad ammettere che una parte della vita in cui ha investito passione, convinzioni, forza, gioventù, amore, follia, si sia rivelato un pugno di cenere?
Arrivare nel mezzo del nostro breve cammino (il solo che abbiamo!), voltarsi indietro e dire: è stato tutto un inganno, una fola, un sogno insano?
No, non è possibile questo.
Negare l’evidenza.
E così sia.

lunedì 11 gennaio 2016

David Bowie celebration - Strange fascination/Ziggy Stardust covers 1972-2010

La musicassetta di Fame and fashion, che comprai nel 1984. A differenza dei vinili, intrasportabili, le musicassette potevano andare in vacanza con noi. Per quindici anni Fame and fashion mi ha seguito, fedele. L'avrò ascoltata centinaia di volte, ed è ancora con me, perfetta.
Ma allora le cose avevano un'anima.

Tutto potevo immaginare tranne che David Bowie avesse un culto sotterraneo.
Famoso, ma non troppo, almeno in Italia, tanto che aspettò il 1987 per presentare un proprio live nel Belpaese (anche se risulta un suo debutto nel 1969, a Monsummano Terme, Pistoia).
E tuttavia, oggi, ho assistito a una fiumana impressionante di testimonianze nostalgiche, necrologi, addii e coccodrilli da parte di semplici ascoltatori, di ogni età, affascinati da questo artista.
Forse il motivo risiede nel fatto, indubitabile, che Bowie segnò, con differente profondità e qualità, sei decadi di musica leggera; e che ogni decade, con la relativa generazione d'appartenenza, può vantare dischi e canzoni memorabili; o, almeno, di cristallina professionalità.
Un altro motivo è che con Bowie se ne va una figura insostituibile; potranno aversi compositori, cantanti e musicisti migliori di lui, ma questo rock scompare ineluttabile, per sempre.
E questa mancanza la avvertiamo, altroché.
Trova degno di nota, inoltre, di come la marea montante di ammiratori, in modo spontaneo quanto inatteso, abbia surclassato i piagnistei istituzionali dei vari giornali e giornaletti (alcuni prevedibili, altri ordinari, perlopiù pessimi). Una disfatta storica che, lo dico subito, va enfatizzata, poiché segnala la mancanza di acume critico e di passione degli addetti del settore, ormai ridotti a marchettari delle multinazionali o a parodie di ciò che furono; e segnala un fenomeno nuovo: come amo ripetere, ogni amante della musica dovrà reinventarsi come il Bertoncelli o il Greil Marcus di se stesso.






sabato 9 gennaio 2016

Italian post industrial vol. 2 - Sigillum S - Boudoir philosophy (1988) ovvero: come sono contento se MTV chiude

Ogni tanto una buona notizia: pare che stia chiudendo MTV.
Lo ripeto piano, a voce bassa, sussurrata: pare che stia chiudendo MTV.
Finalmente una delle fonti sorgive della perversione e del cretinismo giovanili, del disinteresse politico e della catatonia pubblicitaria si sta essiccando; e con essa vien meno uno dei motori propulsivi del politicamente corretto, una sorta di lavaggio cerebrale di massa con cui il potere occidentale, in un sol colpo, sgrava le nostre coscienze consumiste, censura le menti libere e copre i suoi assassinii.
Avete capito?
Lo ripeto: sgrava le nostre coscienze consumiste, censura le menti libere e copre i suoi assassinii.
Vi ricordate il Live Aid, We are the world et similia?
Quando Bono Vox, Ray Charles e Springsteen berciavano We are the world, il potere sgravava le nostre cosceinze del fardello della colpa (come siamo buoni!), censurava la libertà (chi non è d'accordo con noi è razzista, fascista, omofobo, nazista et cetera; e quindi taccia) e copriva i suoi assassinii (chi ha distrutto il Nord Africa mediterraneo? Libia, Egitto, e poi il Sudan, la Somalia? ... mentre Bono Vox manfrineggiava?).
Per questo sono felice (ma lo dico piano) che MTV spenga i suoi riflettori, che sono le luci del Barnum del potere; spero, altrettanto, che tutti quelli che si son prestati a questo ciarpame di propaganda, criminoso, facciano una brutta fine, comprese le miriadi di cantantucoli, imbecilli e zoccoloni che ci hanno propinato in questi anni, a scapito di chi l'arte la ama e sa apprezzarla.
Spero, altrettanto vivamente, che i licenziati da MTV se la passino male, molto male (perché lo dico? perché mi sono incattivito. E allora?).
All'eventuale chiusura (lo ripeto piano, pianissimo ...) voglio brindare sbronzandomi musicalmente coi Sigillum S, misconosciuta accolita di necrofili italiani, fra Sade, elettronica e rituali da magia nera.

mercoledì 6 gennaio 2016

Pierre Boulez conducts Zappa - The perfect stranger (1984)

Morto Pierre Boulez.
Se ne è accorto qualcuno?
Certo, la notizia qua e là è trapelata, ma poca roba.
Poi ci si lamenta dell'invasione dei profughi. Del dilagare dell'Islam.
Della colonizzazione dei McDonald's.
Del proliferare del commercio cinese.
Del declino industriale europeo.
Se la nostra, di cultura, non esiste più, o è dimenticata, o addirittura dileggiata, e, anzi, nel dileggio di ciò che siamo stati consiste il successo dell'arte attuale - allora cosa dovremmo opporre a tali invasioni?
Niente.
E, infatti, tali siamo: niente.

* * * * * 

Per il download da un cloud cinese basta spuntare la casella e cliccare sul simbolo universale del download (下載 in cinese) e il tutto si avvierà automaticamente

domenica 3 gennaio 2016

PFM - BBC sessions 1975-1976


Radio One "In Concert" (BBC Paris Theatre 21st May 1975)

Celebration
Four holes in the ground
Dove ... quando
Mr. Nine 'till Five
Alta Loma 5 'till 9
La carrozza di Hans

Radio One "In Concert" (BBC Paris Theatre 15th April 1976)

Paper charms
Out of the roundabout
Four holes in the ground
Dove ... quando
Alta Loma 5 'till 9
Chocolate kings
Alta Loma 5 'till 9 (reprise)
William Tell ouverture

giovedì 31 dicembre 2015

Nurse With Wound list vol. 44 (Tolerance/Tomorrow's Gift/Ton Steine Scherben/Transprovisation/Spacebox/Twenty Sixty Six & Then)

NWW list vol. 44. Twenty Sixty Six & Then

256. Tolerance (Giappone) - Anonym (1979). Tastiere minimali, chitarra blandamente schizofrenica, cauti effetti elettronici, la voce pacata e straniante della Tange: tanto basta a creare un’atmosfera sospesa e morbosa, sorta di piano bar per alienati in stato di sedazione. E va bene: ci sono pazzoidi leggendari e citatissimi (a caso: i Suicide); e poi ci sono i Tolerance. Da ascoltare subito. Masami Yoshikawa, chitarra; Junko Tange, voce, tastiere.

257. Tomorrow's Gift (Germania) - Goodbye future (1973). Brillante inizio con Jazzy jazz, con toni da fanfara che si mutano in marcia progressive; Der Geier Fliegt Vorbei, innervato dalla linea di basso, è un capolavoro; Allerheiligen si lancia verso i territori Canterbury con tastiere à la Ratledge; Naturgemäss ci dona, invece, una psichedelia fluttuante e sommessa, con rare accensioni. Officia il tutto uno dei massimi pontefici del kraut, Conny Planck, qui sotto le spoglie di Maestro Conrado Di Planca. Serve altro? Da ascoltare. Maestro Conrado Di Planca, flauti, percussioni; Manne Rurup, tastiere; Bernd Kiefer, basso; Zabba Lindner, batteria.

258. Ton Steine Scherben (Germania) - Wenn die Nacht Am Tiefsten ist (1975). Terzo disco della lista per Ton Scheine Scherben (son già presenti con Mannstoll - NWW47 - e Paranoia - NWW145 - assieme, rispettivamente, a Brühwarm Theater e Kollektiv Rote Rübe), gruppo affine a Checkpoint Charlie (NWW55) e Floh de Cologne (NWW88) e, perciò, devoto a quel cabaret satirico di sinistra, spietato e aspro sino alla crudeltà (Rainer W. Fassbinder operava in questi anni). Questo doppio Wenn die Nacht, tuttavia, seppur ben suonato, oltre a superare quell'esperienza, scolora desolatamente nell’ordinario; si riprende nella seconda parte (Wir sind im Licht; la jam di Steig ein), ma ben altri son gli eroici furori. Nikel Pallat, voce; Rio Reiser, voce, chitarra, tastiere; R.P.S. Lanrue, chitarra, cori; Jörg Schlotterer, flauto; Werner Götz, sassofono, basso; Funky K. Götzner, batteria; Uli Hammer, percussioni; Angie Olbrich, cori; Britta Neander, cori; Gabi Borowski, cori.

Transcendprovisation (Stati Uniti) - Trans (1976). Occhio: al trombone sovraintende Tim Reed, ovvero il Reverendo Fred Lane, uno dei debosciati sobillatori del NWW226, ‘Ron Pate’s Debonaire. Qui però c’è poco di patafisico; siamo in piena follia improvvisativa: stridori, spetezzi, tastiere insensate, chitarre grattugiate. Non per tutti, insomma, anche se Vlad il disco se lo è ascoltato per intero, senza colpo ferire; e ne ha tratto piacere. Una conferma di ciò che affermava Padre Scaruffi: invecchiando l’ascoltatore ‘forte’ si ritira in zone sonore sempre più inaccessibili, inusitate, metafisiche; desidera, forse, annegare come Ulisse, oltre le Colonne d’Ercole dell’udibile. Davey Williams, chitarra, sassofono; James Hearon, chitarra, violino, clarinetto; Theodore Timothy Reed, flauto, tromba, trombone; Bowen, sassofono, oboe, basso, percussioni; LaDonna Smith, voce, tastiere, viola, batteria.

Spacebox (Germania) - Spacebox (1981). Cos’ha in testa il buon Uli Trepte, bassista dal curriculum mostruoso (Guru Guru, ovviamente, ma anche Faust e Neu!)? Non si capisce gran che: blues bofonchiato? Free jazz? Avanguardia? O magari no wave (con quella chitarrina slabbrata)? Non lo so, non voglio saperlo; mi risultano difficili, inoltre, le classificazioni per genere. Posso garantirvi, però, che, lentamente, il disco entra nel sangue e si dichiara per quello che è: un atto d’amore disperato e residuale (siamo negli Ottanta) per lo spirito anarchico della musica. Con cautela, da ascoltare subito. Julius Golombeck, chitarra; Edgar Hofmann, sassofono, flauto, violino, armonica, nadaswaram; Uli Trepte, voce, basso; Lotus Schmidt, batteria, percussioni; Winfried Beck, batteria, percussioni

Twenty Sixty Six and Then (Germania) - Reflections on the future (1972). Hard-progressive di pregevole fattura, dall’eccitato fascino vintage. Come tutti i prodotti non anglosassoni risente della mancanza di un pezzo davvero caratterizzante e melodicamente indimenticabile (e infatti tutti, quarant’anni dopo, s’intignano a ricomprare e riascoltare Selling England by the pound), ma questo non è un problema; un piccolo problema è, invece, l’interpretazione vocale di Harrison, che tende a normalizzare l’insieme, neutralizzando le spinte più eversive latenti nel versante germanico del gruppo. Buone le parti strumentali, ottimo Mrozeck alla chitarra. Vale un ascolto. Geff Harrison, voce; Gagey Mrozeck, voce, chitarra; Veit Marvos, tastiere; Steve Robinson, voce, tastiere; Dieter Bauer, basso; Konstantin Bommarius, batteria.


lunedì 28 dicembre 2015

Fascisti, rivoluzionari, sconfitti - Musica e destra nei Settanta (Compagnia dell'Anello/Massimo Morsello/Amici del Vento)


Osservate bene la foto (potete ingrandirla).
C'è tutta l'Italia.
Lo squallore della locandina pornografica, New Luna Club Privé, appiccicata abusivamente su un cassonetto di raccolta indumenti usati; cassonetto, forse, altrettanto abusivo; a sinistra altri cassonetti - più o meno differenziati - lerci, disastrati, abbandonati nell'incuria; a destra le saracinesche di un supermercato di surgelati dismesso da almeno dieci anni, e ridotto a uno spettrale deposito di immondizie.
Corruzione, idiozia, cattivo gusto, declino economico, malgoverno. C'è di tutto, l'avevo detto.
Osservando la scena, poco prima della fotografia, mi sono venuti in mente i fascisti. Perché?
A pochi metri dal cassonetto fatale si trova la sede de Il Foro 753, un'associazione di destra. Se ricordo bene, uno dei promotori del Foro è Giampaolo Mattei. Giampaolo Mattei era (ed è) fratello di Virgilio e Stefano Mattei, vittime di un attentato incendiario avvenuto, nella zona, il 16 aprile 1973. Il padre di Giampaolo, Virgilio e Stefano - Stefano aveva otto anni - era un attivista missino e, come tale, divenne bersaglio di sei gaglioffi di Potere Operaio; fra di loro Achille Lollo, Marino Clavo, Manlio Grillo. Solo Achille Lollo, se ricordo bene, fece un po' di galera.
Quale il lascito di tanto dolore? Nulla.
A destra, ogni 16 aprile, c'è una sfilata di commemorazione nel quartiere. E basta.
Qualche giorno prima, nel medesimo quartiere si celebra - anno dopo anno - una commemorazione simile. A sinistra, stavolta; in onore del comunista Mario Salvi, ucciso da un poliziotto il 6 aprile del 1976, con un colpo alla nuca, durante una manifestazione antimperialista a Via Arenula.
Se volete sapere qualcosa dei fratelli Mattei, leggete il libro di Giampaolo (http://www.ibs.it/code/9788820045531/mattei-giampaolo/notte-brucia-ancora.html).
Se volete sapere qualcosa su Mario Salvi leggete me (http://pauperclass.myblog.it/2015/04/10/storia-mario-salvi-lindiano-sconfitto-la-alceste/)
Comunisti, fascisti, rivoluzionari; contropotere, antagonismo, alternativa, tradizione; popolo, operaio, camerata.
Di tutto questo strepito rimane solo cenere. E frugando tra la cenere si trovano solo morti. Morti per nulla. Per nulla, sono morti per nulla. L'Italia è quella della foto, non c'è niente da fare.
Degli anni Settanta mi ricordo "come per suonno". In sogno. Vorticano colori, suoni, parole, persino odori, ma remoti, e dilatati; irreali; di quelle passioni non arrivano che i sussurri della rovina e della sconfitta.  
Abbiamo perso. Su tutta la linea. Fascisti, comunisti.
Per questo, davanti a quell'immagine, a me, ex comunista, sono tornati in mente i fascisti. Ormai, guardando a ritroso, trovo ch'essi siano stati, come me, reclute e commilitoni di un battaglione votato a morte certa; comandato da generali inetti, o spietatamente collusi col nemico - generali a cui credevamo con fiducia cieca, ma che si son rivelati i nostri primi traditori.
Che altro? Lasciamo perdere. Se volete, leggete pure questo (http://mvl-monteverdelegge.blogspot.it/2014/04/mi-sa-che-io-alla-fin-fine-sono.html), e al diavolo tutto quanto.


* * * * *

Compagnia dell'Anello - Terra di Thule (1983)

Massimo Morsello - Per me ... e la mia gente (1978)

Amici del Vento - Girotondo (1978)

Per un altro gruppo storico di destra, Janus consultate il link:
http://isle-of-noises.blogspot.it/2013/03/fascisti-ma-progressivi-janus-1976-1981.html

giovedì 24 dicembre 2015

Beyond the (Italian) boundaries - Post rock vol. 13 (Mario Bertoncini/Mario Nascimbene/Walter Branchi & Mauro Bortolotti)

Mario Bertoncini
Indice generale/General index

Auguro a chiunque segua il blog un Natale e un 2016 sereni

Mario Bertoncini - Arpe eolie (2007; recordings 1973-1974). Co-fondatore di Nuova Consonanza (1959; era l’associazione nata per promuovere l’avanguardia italiana), assieme a Macchi, Evangelisti, Bortolotti; fra gli altri. Arpe eolie è un capolavoro (in cui è sfruttata, appunto, l’arpa eolia, le cui vibrazioni sono originate dal vento) di cui Bertoncini è esecutore e artefice assoluto. Echi remotissimi e avvolgenti, e sempre minacciati dalla casualità, come una fiamma mossa dalle correnti più capricciose, tengono in scacco estatico l’ascoltatore. Inevitabile.

Mario Nascimbene - Atti degli Apostoli (2004; recordings 1969). Mario Nascimbene fu autore di numerose colonne sonore, ancora da valutare. Al sottoscritto egli è caro soprattutto per la collaborazione con Roberto Rossellini; con il Rossellini televisivo, magnifico e tardo, in cui la ricostruzione storica accurata, l’ansia divulgativa e la calda empatia delle immagini vanno di pari passo. Di tale collaborazione è rintracciabile, per ora, solo la presente testimonianza ove si ritrovano parte dei dialoghi dello sceneggiato, a detrimento della musica vera e propria. Ma non è un ostacolo all’apprezzamento, anzi: il delicato tema iniziale, sottolineato in modo indimenticabile dal flauto di Severino Gazzelloni, si costituisce subito quale sfondo sonoro e morale del disco (ricco di eccellenti spunti etnici), e va a fondersi perfettamente al testo; in tal modo Nascimbene rende alla perfezione la Stimmung del quinto Vangelo: qui lo smarrimento per la morte del Cristo e la mestizia convivono con un fervore spirituale incrollabile e la viva speranza per un mondo ulteriore che renda giustizia all’iniquità di questo. Da sentire il disco, da vedere lo sceneggiato; bruti astenersi.

Mauro Bortolotti/Walter Branchi - Paesaggi intravisti (1987). Walter Branchi è una delle colonne del Gruppo Improvvisazione Nuova Consonanza; Bortolotti fu allievo di Pietro Grossi, pioniere dell’elettronica italiana, co-fondatore di Nuova Consonanza (l’associazione, non il gruppo) e scheggia ideologica dei Corsi Estivi di Darmstadt (Internationale Ferienkurse für Neue Musik, Darmstadt), untori primi della scena sperimentale europea. Paesaggi intravisti consta di due lunghe tracce: inserti dialogati, concretismi, ambient, elettronica convivono in un flusso sonoro accattivante, felicissimo. Lo consiglio, ovviamente. In più, sotto i video dei primi due dischi (su youtube non esistono video dei Paesaggi), aggiungo un imperdibile documentario tedesco (di Theo Gallehr) sul Gruppo Improvvisazione Nuova Consonanza.

Per il download: basta cliccare sul titolo, spuntare la casella e cliccare nuovamente, stavolta sul simbolo universale del download (下載 in cinese) e il tutto si avvierà automaticamente.

martedì 22 dicembre 2015

Wakeman, Wetton, Bruford, Krieger, Moulding, Belew and more - Return to The dark side of the moon (2005)


Badilate di Yes e King Crimson, spruzzi di Toto, Doors e XTC, una presa di zappiani d'annata (Colaiuta e Dweezil), un pizzico di Talking Heads, Santana, Styx, E Street Band, più i super Robben Ford e Toni Levin e la presenza di Malcom 'Arancia Meccanica' McDowell: tanto si è dovuto scomodare per non essere accusati di sacrilegio.
Sacrilegio: ovvero il rifacimento del disco che ha forgiato l'immaginario psichedelico e d'avanguardia della quasi totalità di voi. E di me (e taccio del fascino di quei due poster lunari che ancora conservo con reverenza; quale reliquia del tempo che fu).
Nonostante il dispiegamento di mezzi superiore alla spedizione di Serse contro la Grecia, è inevitabile riconoscere che la molestia esercitata contro tale opera non è stata una buona idea.
Certo, il disco si segue con simpatia (e ti credo, le canzoni son sempre quelle, epocali). Ciò che manca è proprio la passione. Quella è irrecuperabile. E si sente. Si avverte, insomma, la raggelante ombra della goliardia. O del gioco, seppur portato ad alto livello. E la goliardia o il giocare col passato sono moti dell'animo da additare alla riprovazione e al ludibrio, almeno per me.
Un disco inutile, insomma, anche se vale la pena di un ascolto, visti i giganti coinvolti.
Concludo ereticamente: è giusto che The dark side sia tabù negli anni a venire: il passato ha da essere salvaguardato da operazioni consimili; la sua aura leggendaria, però, non deve farci dimenticare che i Floyd fecero di meglio; e che The great gig in the sky è un po' facilotta, quasi kitsch.

domenica 20 dicembre 2015

Piero Ciampi - Andare camminare lavorare e altri discorsi (1975)

Questo non è Piero Ciampi
Il Bomba aveva tuonato: cattiva Germania! Basta le sanzioni alla Russia! Adesso vado là e gliene dico quattro!
Poi si è scoperto, pietosamente, che le sanzioni alla Russia le hanno decise egualmente (gli ambasciatori, manco i Primi Ministri)  e che la cattiva Germania farà quel che le pare, come al solito.
Il messaggio però è passato: adesso vado là e glielo faccio vedere io; insomma la sarcastica canzoncina del Ciampi livornese riadattata ai tempi.

Una regina come te in questa casa?
Ma che succede? Ma siamo tutti pazzi?
Ma io adesso sai che cosa faccio?
Che ore sono? Le 11?
Io fra... guarda... fra 5 ore sono qua,
e c'è una casa con 14 stanze,
te lo faccio vedere chi sono io!

E che sono quei cenci che hai addosso? Ma che...
Ma fammi capire... ma se... ma io...
ma come? tu sei la... sei la mia!
E stiamo in questa stamberga con quei cenci addosso!
Ma io adesso esco, sai che cosa faccio?
Ma io ti porto una pelliccia di leone con l'innesto di una tigre!
Te lo faccio vedere chi sono io!

Senti, tanto però c'è un problema...
Siccome devo uscire me le puoi dare 1.000 lire per il tassì,
di modo che arrivo più in fretta a risolvere
questo problema volgare che abbiamo?
Te lo faccio vedere chi sono io!

Lascia fare a me...
lascia fare a me...
lascia fare a me perchè ti devi fidare!

Ma che cosa ti avevo detto? Una casa?
Ma io sai che cosa faccio?
Io ti compro un sottomarino!
Perchè se qui davanti a casa nostra quelli c'hanno la barca
e rompono le scatole, io ti compro un sottomarino.
Così, sai, li fai ridere tutti questi, hai capito!?

Intanto facciamo una cosa, che fra 5 ore sono qua:
tu metti la pentola sul fuoco,
ci facciamo un bel piatto di spaghetti al burro
mentre aspettiamo il trasloco.
Poi ci ficchiamo a letto e te lo faccio vedere chi sono io!
Ti sganghero!
Te lo faccio vedere chi sono io!

Te lo faccio vedere chi sono io!

Sono un uomo associale, ma sono un uomo che...
Io non ti compero un sottomarino, ti compro un transatlantico!
Basta che tu non scappi!
Stai attenta che se scappi col transatlantico
ti affogo nel ... nell'Oceano Pacifico!
Dai dai coricati che ti sganghero!
Te lo faccio vedere chi sono io!

Avrei voluto, ardentemente, vivere tempi infernali, invece che questi, ve lo assicuro.


Per il download: basta spuntare la casella e cliccare sul simbolo universale del download (下載 in cinese) e il tutto si avvierà automaticamente.

venerdì 18 dicembre 2015

Mother Mallard's Portable Masterpiece Co. - 1970-1973 (1999)

Una pietra miliare dell'elettronica mondiale.
David Borden, Steve Drews e Linda Fisher (sotto l'egida, l'influenza e la supervisione morale e tecnica di Robert Moog - inventore del sintetizzatore) licenziarono l'album originale nel 1973; nell'edizione del 1999 includono altre due tracce (Train e Easter), risalenti - come Cloudscape for Peggy - al 1970.
Il suono viene a situarsi sulla scia delle potenti suggestioni minimaliste di Steve Reich e Terry Riley, di pochi anni precedenti (specie nell'iniziale Ceres motion).
Sul disco c'è poco da aggiungere; basta ascoltarlo.
In linea generale (oserei dire: metafisica) mi piace, invece, azzardare questo: gli americani sono pionieri che amano lanciarsi sulle ali della tecnica: tanto più cresce la tecnica tanto più si estende il territorio delle loro scoperte; i tedeschi, al contrario, usano la tecnica per indagare se stessi; come popolo, anzitutto, e perciò quale parte peculiare di una più comprensiva interiorità europea.
L'elettronica americana si volge all'esterno, bulimica e seriale (nonostante i costanti riferimenti ai mantra orientali); quella germanica esplora l'inner space: non sono, forse, i bordoni di Klaus Schulze più un rendiconto dell'animo tedesco che una immersione nelle meraviglia del cosmo?


mercoledì 16 dicembre 2015

Una giornata (nera) tra fiche e cretini

L'Unità, 16 dicembre 2015
Ho ricominciato ad avere brevi allucinazioni davanti all'edicola.
Ve ne avevo parlato. Una volta, infatti, rimirando un numero di Playboy Italia, scambiai una strappona per Laura Boldrini (http://isle-of-noises.blogspot.it/2015/09/residents-eskimo-1979_10.html).
Stamattina una vertigine simile mi ha colto davanti all'edizione (16 dicembre 2015) del quotidiano fondato (pensate un poco) da Antonio Gramsci. Il caso ha voluto che lo Sventurato (Gramsci, appunto) comparisse proprio sulla prima pagina che ha indotto la mia mente, seppur per qualche frazione di secondo, al miraggio sommenzionato.
Lo ripeto: sono attimi, battiti di ciglia, fugaci aliti, in cui la realtà vien meno, sostituita, forse, dai nostri desideri o dai nostri odii più remoti. In breve: ho creduto di leggere, in luogo d'un innocuo titoletto di politica estera (che annuncia l'invio di 500 soldati per difendere una diga in un paese lontano 5000 chilometri - paese che l'Italia ha contribuito a devastare militarmente per due volte), "La difesa della diga", un più triviale "La difesa della figa"; il cervello opera per vie ancora misteriose: forse speravo, nel mio intimo, che la sinistra, gettata via la maschera dell'ipocrisia e della finzione politica più guitta, si fosse finalmente decisa a una svolta berlusconiana (anche la 'g', in luogo della 'c' - che preferisco - testimoniava a favore del lombardismo). Una svolta che, addirittura certificata dal quotidiano fondato da Antonio Gramsci, avrebbe riappacificato davanti al popolo, senza infingimenti, le due anime - PD e Forza Italia - di quel potere unico che guida la nazione da quasi venticinque anni. E invece ... 

Ancora sotto shock per quell'involontario calembour (mi si comprenda: avevo appena pagato TASI e IMU) sono entrato nello storico negozio di dischi di Roma Nord Ovest, la vecchia Discoland (chi abita nel quadrante Torrevecchia-Boccea-Primavalle, a Roma, capirà). Storico. Comprai lì i miei primi vinili. Un sacrario ricco di decine e decine di scaffali. Vinili. Divisi per genere; e autore. Anche d'importazione. Vinili. Neri, pesanti, larghi. Decine di migliaia di vinili. Migliaia di gruppi e solisti. E poi le musicassette. A centinaia. E strumenti musicali, di ogni sorta. Spartiti. Stereo. Casse. Equalizzatori. Piatti. Testine di ricambio (per un ricordo di Discoland e dei negozi di dischi a Roma: http://isle-of-noises.blogspot.it/2011/10/black-sabbath-beyond-wall-of-spock-1.html).
Discoland. Se amavi la musica andavi lì. Non solo per comprare. Ma per guardare e saziarti. Mirabile mondo!

Lasciamo stare il passato. Ne abbiamo già parlato profusamente.
Negli ultimi quindici anni (o venti) il negozio è cambiato, per così dire.

Sparita la musica. C'è ancora qualche CD, e persino qualche vinile di ritorno, ma il grosso ora è l'oggettistica. Pupazzi. Ciondoli. Profumi. Zainetti. Giochi. Libercoli. Borse. DVD di cartoni animati.
La cosa avvilente è la dozzinalità - assolutamente micidiale - dei materiali. La sciatteria del design; dei caratteri tipografici. La grossolanità pubblicitaria. La goffaggine invasiva del packaging. Fatico a trovare un solo oggetto degno d'essere acquistato. Anche cinque euro sarebbero mal spesi, qui.
Il minuscolo reparto musicale è occupato manu militari dai manifesti di cartone dei soliti straccioni: Vasco Rossi, Eros Ramazzotti, Biagio Antonacci, Jovanotti.

Anche qui a colpire è la mediocrità crassa. Spessa. Si potrebbe affettare.
Mediocrità quale sinolo - per usare un termine colto - fra stupidità e bassa qualità. Fra pastone per maiali e sciatteria. Cretinismo di massa.
Non si può che rimanere ammutoliti. 
Ragazzi: in un paio di decenni ci hanno asfaltato.
Un cancro ci divora.
Il cretinismo di massa. Pietanza grassa da MCDonald's, scemenza assortita, buonismo idiota, ipocrisia, miopia ... un frullato devastante.

Chi ama la musica - tutta - e ancora ricorda cosa rappresentavano questi luoghi sino ai primi anni Novanta non può che andare in depressione.
Si comincia a diventare vecchi quando sorgono le prime nostalgie.
E però quelle ci rimangono, e poco altro.

Giovanni Allevi crede di mimare un cuore, ma, forse (ah, l'inesperienza), mima qualcosa d'altro.
Una diga?

lunedì 14 dicembre 2015

Moby Dick - Moby Dick (1973)

Potrebbe capitarvi di effettuare il download da un cloud cinese.
Niente paura: basta spuntare la casella e cliccare sul simbolo universale del download (下載 in cinese) e il tutto si avvierà automaticamente.
* * * * *
Questo disco dimostra, eccome se dimostra.
Se un gruppo, italiano di Napoli, ovvero originario d'un paese che ha sempre e naturalmente osteggiato l'hard rock (e tutte le sonorità affini), decide di affidarsi all'ingegnere del suono dei Led Zeppelin (Olympic Studios, Londra), allora il risultato artistico del gruppo sarà, al netto del talento, di rilevanza non indifferente (oltre che decisamente zeppeliniana, ma non è l'originalità che interessa qui).
Con ciò non si vuol dire che Moby Dick sia un disco notevole, ma dignitoso, questo sì; dignitoso, in un campo in cui l'Italia ha prodotto poco e niente negli anni gloriosi (Rovescio della Medaglia, Teoremi, Ut, Sirio 2222 del Balletto di Bronzo, una canzoncina degli Spaventapasseri); e ancor più dignitoso, anzi ben gradevole, per un palato che ama gustare hard rock settantino con voluttà.
Insomma, come disse Totò, la serva serve; al di là del talento sono il mestiere, la professionalità, la tecnica e il duro lavoro dietro le quinte a creare qualità.
Ma noi ci affidiamo ancora allo stellone.


venerdì 11 dicembre 2015

The birth of Italian heavy metal vol. 1 - (Death SS/Strana Officina/Metallo Italia)


Cos'è l'heavy metal? L'ultima fase del disimpegno; o meglio: la fine dell'impegno quale mediazione fra istanze sociali e musica. L'inverarsi di questo processo è palesemente rintracciabile nella parabola sonora a cavallo tra Settanta e Ottanta: progressive escapista, quindi punk improvvisato e frontista e, finalmente, l'assalto tribale e viscerale dell'heavy metal. Attenzione: questo non significa un necessario movimento di riflusso ideologico; significa invece questo: che il folk e il rock (e certo prog colto d'area Canterbury, ad esempio) si cibavano d'una contestazione che nasceva da una analisi più o meno profonda della società contemporanea; l'hard rock e il metal erano, invece, eruzioni immediate, emozionali e irriflesse che si opponevano al buon gusto, alla borghesia e alle storture dell'esistenza occidentali. Da tale punto di vista, pur inevitabilmente grossolano, ha senso quella divisione, altrettanto grossolana, fra rock "di sinistra" o "politico" e rock duro "di destra", machista e testicolare.
L'Italia non fece eccezione. Liquidata la gloriosa parentesi prog-sinfonica e cantautorale, esauriti gli ultimi fuochi del 1977 e i petardi a miccia corta del punk, cominciò subito a formarsi, alimentato dalle ventate del New Wave of British Heavy Metal (NWOBHM), una scena heavy (molto limitata e di culto, ma, come le classifiche possono affermare, anche il prog e il punk erano relativamente limitati e di culto). L'Italia usciva dal gelo degli anni di piombo: e s'apprestava al futuro godimento di numerosi anni di merda, per citare Altan; il melodismo da Sanremo, la disco music e la new wave più trita avrebbero continuato a rifornire d'immondizia le orecchie dei conformisti, e la contestazione, pur ridicolmente esigua, sarebbe stata guidata dai metallari (parliamo dell'Italia, lo ripeto).
I primi alfieri di questo cambiamento furono davvero leggendari e la leggenda fra le leggende, anche in virtù della longevità, fu quella dei Death SS. Nonostante i Nostri abbiano ramazzato il trovarobato horror più risibile (in scena si camuffavano da vampiro, mummia, uomo lupo et cetera: i Kiss non passarono invano), il loro metal nero e obliquo ha lasciato in eredità al genere alcune gemme d'assoluta rilevanza. 

- Death SSThe story of Death SS (recordings 1977-1984; 1988) 
- Strana Officina - Rare and unreleased (recordings 1979-1989; 2014)
- AA. vv.Metallo Italia - (1982; compilazione con brani di Raff, Shout, T.I.R., Vanexa, Crossbones, Synthesis, Steel Crown, Elektra Drive).

martedì 8 dicembre 2015

Pretty Things - S. F. Sorrow (1968)

Potrebbe capitarvi di effettuare il download da un cloud cinese.

Niente paura: basta spuntare la casella e cliccare sul simbolo universale del download (下載 in cinese) e il tutto si avvierà automaticamente.
* * * * *
Che dire del chitarrista Dick Taylor?
Che è uscito dai Rolling Stones, anzitutto.
E che è autore di uno dei primi concept della storia del rock, proprio questo S. F. Sorrow; che è un nome, il nome del protagonista del disco, Sebastian F. Sorrow. Una storia intrisa di dolore e maledettismo. Che altro dire? Un paio di cose: pare che Pete Towshend ascoltò questo LP a ruota prima di concepire Tommy, il concept album rock per eccellenza (la prima traccia è S. F. Sorrow is born. Ricorda forse It's a boy?); e che gli Oasis, o quel che ne resta, darebbero un braccio per scrivere alcune delle canzoncine qui ricomprese.
Come in parecchie cose importanti del periodo (i Pink Fairies e i Deviants) c'è Twink alla batteria: sarà un caso?

Phil May, voce; Dick Taylor, voce, chitarra; Wally Waller, voce, chitarra, tastiere, basso; John Povey, voce, chitarra, sitar, percussioni; Twink, voce, batteria.