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domenica 26 ottobre 2014

Virgin Forest vol. 7 - The Swedish progg Pärson Sound - Pärson Sound (2001; recordings 1966-1968)/Träd Gräs och Stenar - Djungelns Lag (1971)/Kultivator - Barndomens stigar (1981)

Träd, Gräs och Stenar

Progg con due 'g' ... progressive svedese, prossimo alle istanze libertarie del coevo Rock in Opposition. In realtà il progressive si trova, brillantissimo e fuori stagione, solo nel disco dei Kultivator. Per Pärson Sound e Träd Gräs och Stenar (sono, di fatto, lo stesso gruppo) si può parlare di psichedelia d'avanguardia. I due ensemble, assieme alla loro terza incarnazione International Harvester (da ascoltare qui, NWW23), hanno licenziato, in pochi anni, una delle più importanti discografie europee nell'ambito musicale sopra delineato.

Il disco edito dai Pärson Sound nel 2001 raccoglie persino un esperimento elettronico (del 1966, a opera di Persson), ma si sostanzia soprattutto di lunghe jam strumentali che anticipano, di quasi trent'anni, la nuova psichedelia degli anni Novanta. From Tunis to India in fullmoon (20'29''), Tio minuter (10'30''), India (slight return) (13'06''), Skrubba (28'57''), stranite dal violoncello di Arne Ericsson, sono processioni acidissime, a mezzo fra il minimalismo orientale di Riley e inflessioni dei Velvet di John Cage; le date di pubblicazione dei dischi, tuttavia, congiurano a una loro indubbia originalità. sciolti i Pärson Sound, i Nostri pubblicano, come International Harvester, l'ottimo Sov gott Rose-Marie, quindi si riassestano attorno a una psichedelia con alcune concessioni rock: come Träd, Gräs och Stenar (Alberi, Erba e Pietre), infatti, licenziano alcune cover (All along the watchtower, The last time, Satisfaction), debitamente stravolte; il tono sonoro, tuttavia, non rinuncia a quelle marce elettriche, fluviali e antimelodiche che caratterizzavano gli esordi: Tidigt om morgonen (13'46) e Amithaba-In kommer gösta (31'54'') alcuni dei monoliti presenti nel live Djungelns lag.

Pärson Sound - Pärson Sound (2001; recordings 1966-1968). Ulla Berglund, voce; Torbjörn Abelli, voce, basso; BoAnders Persson, voce, chitarra; Arne Ericsson, violoncello; Thomas Tidholm, voce, sassofono; Thomas Mera Gartz, voce, batteria.

Träd, Gräs och Stenar - Djungelns lag (1971). Torbjörn Abelli, voce; basso, armonica; voce, Thomas Merz Gartz, batteria, armonica; Jakob Sjöholm, voce; chitarra; Bo Anders Persson, voce; chitarra, violino; Arne Eriksson, tastiere; Ulla Berglund, percussioni.

KultivatorBarndomens stigar (1981). Jonas Linge, voce, chitarra; Ingemo Rylander, voce, tastiere; Johan Hedren, tastiere; Stefan Carlsson, basso; Johan Svärd, batteria, pecussioni; Hädan Sväv, cori.

domenica 9 giugno 2013

Nurse With Wound list vol. 29 (Min Bul/Mnemonists/Blue Effect & Jazz Q Praha/Moolah/Anthony Moore/Mothers of Invention)

NWW list vol. 29. Mothers of invention

171. Min Bul (Norvegia) - Min Bul (1970). Uno dei lavori migliori del grande chitarrista Terje Rypdal (già con Lester Bowie), che qui si cimenta anche col sassofono. Il distillato, eccellente, è un jazz-rock d’avanguardia poderosamente variegato, dal noise (Ved Soveratn), ad inflessioni più classiche (Notteliten) sino a pieni toni rock (il bellissimo assolo di Champagne of course). I compagni di strada sono all’altezza. Da ascoltare, ovviamente. Terje Rypdal, chitarra, sassofono;  Bjørnar Andresen, basso; Espen Rud, batteria.

172. Mnemonists (Stati Uniti) - Horde (1981). Accolita geniale e semisconosciuta (originaria del Colorado) che, in pochi anni, dal 1979 al 1983, ha sfornato un’irresistibile serie di colonne sonore per disturbati mentali. Violini ominosi (The undergrowth), fiati impazziti, frastuoni magmatici (Puncture) amplificati dalle distorsioni di chitarra e da spetezzi elettronici (Horde): Madamina, il catalogo, imperdibile, è questo. Randy Yeates, voce; Torger Hougen, voce; William Sharp, voce, tastiere, clarinetto; Steve Scholbe, chitarra, sassofono, clarinetto; Mark Derbyshire, elettronica, violoncello, ciaramella, cromorno; Sara Thompson, tastiere, basso;

173. Blue Effect & Jazz Q Praha (Cecoslovacchia) - Coniunctio (1970). Noti in patria come M. Efekt o Modrý Efekt (li abbiamo già esaminati nel post sui Settanta cecoslovacchi), i Blue Effect distillarono, sin dalla fondazione, nel 1968, un ottimo progressive che, qui, viene ibridato dal combo jazz di Martin Kratochvíl. Il risultato è un impasto fra blues e jazz strutturato secondo gli schemi del prog più colto del periodo. Il tour de force Coniuntio I (19’15’’) è un superclassico. Jirí Stivín è anche eccellente interprete della musica medioevale e rinascimentale-barocca. Radim Hladík, chitarra; Jirí Stivín, sassofono, flauto; Martin Kratochvíl, tastiere, tromba; Jirí Kozel, basso; Jirí Pellant, contrabbasso; Vlado Cech, batteria; Milan Vitoch, batteria.

174. Moolah (Stati Uniti) - Woe ye demons possessed (1974). Gruppo sconosciuto, capolavoro riconosciuto. Situato fra psichedelia e krautrock, il disco, si compone di sei pezzi strumentali assolutamente evocativi, paragonabili, in terra americana, al Bobby Beausoleil di Lucifer rising. Vociferazioni ctonie, tastiere acide, percussioni velvettiane. Un'esplorazione esoterica; e la copertina, peraltro, parla chiaro: il moniker Moolah è stampigliato sulla piramide massonica dello stemma degli Stati Uniti (e sul retro del dollaro, che è la stessa cosa). Da ascoltare subito. Walter Burns, voce, elelttronica; Maurice Roberson, elettronica, strumenti vari.

175. Anthony Moore (Gran Bretagna) - Pieces from the cloudland ballroom (1971). Già fondatore degli Slapp Happy, Moore si discosta dalle origini e colleziona tre pezzi di impervia fruizione, ma di sicuro fascino. Se Mu na h-uile ni a shaoileas è più rilassato, A.B.C.D. gol'fish già gode dell’ipnotica attrattiva della reiterazione. Ma è la traccia iniziale (Jam jem jim jom jum, 21’23’’), un vertiginoso intersecarsi di tre bordoni vocali (ritmati liturgicamente) a caratterizzare un gioiellino dell’avanguardia minimale; è della partita anche Werner Diermeier dei Faust, che, nel 1973, realizzerà con Tony Conrad in Outside the Dream Syndicate, altro caposaldo della minimal music. Anthony Moore; Ulf Kenklies, voce; Glyn Davenport, voce; Gieske Hof-Helmers, voce; Werner 'Zappa' Diermeier.

176. Mothers of Invention (Stati Uniti) - Freak out! (1966). Quasi mezzo secolo di vita. Inutile dilungarsi etc etc. Anni Cinquanta doo-wop, accenni d’attualità (Trouble every day), sberleffi alla classe media americana, influenze assimilate del maestro Edgar Varèse. A distanza di decenni e di centinaia di ascolti Help I’m a rock rimane quella che è, un capolavoro assoluto. E il resto pure. Frank Zappa, voce, chitarra; Ray Collins, voce, armonica, percussioni; Elliot Ingber, chitarra; Roy Estrada, voce, basso; Jim Black, batteria.

sabato 18 maggio 2013

Early psychedelia vol. 12 (Night Shadow/? & The Mysterians/Remains)

Night Shadow

Night Shadow (Little Phil & The Night Shadows) - The square root of two (1979; recordings 1959-1969). Bobby “Bones” Jones, voce, armonica (1959-61); Aleck “AJ” Janoulis, basso (1959-69); Ronnie “Goose” Farmer, voce, chitarra (1959-63, 1965-69); Johnny “Cha Cha” Pitner, chitarra (1959-61); Bobby Newell, tastiere (piano, organ, 1959-61, 63-69); Ray Massey, batteria (1959-61); Little Erv [Ervin Barocas], voce (1961-64); Helene Koppel, voce (1961-63); Mike Moore, tastiere (1961-63); Charles Spinks, batteria (1961-69); Judy Argo, voce (1963-64); Jimmy Callaway, voce, chitarra (1963-65); Little Phil [Phil Ross], voce (1964-69).

? & The Mysterians - 96 tears (1966). ? [Rudy Martinez], voce; Bobby Balderrama, chitarra; Frank Rodriguez Jr., tastiere; Frank Lugo, basso; Eddie Serrato, batteria.

Remains - Remains (1966). Barry Tashian voce, chitarra; Vern Miller, voce, chitarra, basso; Billy Briggs, voce, armonica, tastiere; Chip Damiani, batteria; N. D. Smart, batteria; Bert Yellen, percussioni.

giovedì 4 aprile 2013

Early psychedelia vol. 11 (Blossom Toes/Creation/Fleurs de Lys/John's Children)

Blossom Toes

Blossom Toes (Gran Bretagna; Londra) - We are ever so clean (1967). Uno dei primi gruppi della psichedelia britannica, già impregnato degli umori peculiari di quella terra, fintamente svagati e subdolamente eccentrici: l’insidiosa fiaba vittoriana, i cori da birreria, le accattivanti melodie beatlesiane, la ballata levigata o lunare sono i gustosi succhi di un frutto già maturo e da cogliere con gioia. Rimane da capire perché non se li fili nessuno. Delizioso; e da ascoltare subito. Brian Godding, voce, chitarra, tastiere; Jim Cregan, voce, chitarra; Brian Belshaw, voce, basso; Kevin Westlake, batteria (Barry Reeves).

Creation (Gran Bretagna, Londra) - We are paintermen (1967). Our music is red with purple flashes!” assicurava il buon Pickett che, ben prima di alcuni celebrati guitar heroes anglosassoni, stupiva le folle applicando l’archetto di violino (con profitto) alla propria sei corde. Making time, Painter man, Can I join your band, debitori dei padri Who e Kinks, e i superclassici Hey Joe e Like a rolling stone costituiscono una pregevole collezione di singoli eccitanti e da riascoltare. Kenny Pickett, voce; Eddie Phillips, chitarra (Ron Wood); Mick Thompson, chitarra; Bob Garner, basso (Kim Gardner); Jack Jones, batteria.

Fleurs de Lys (Gran Bretagna, Southampton) - Reflections (1997; recordings 1965-1969). Togliamoci subito il dente: Jimmy Page è il nume tutelare del gruppo, suona in Circles (cover Who) e So come on, scrive il bluesettino Wait for me. Le sonorità freak beat fecero da ponte fra mod rock e nuova psichedelia (in quegli anni si aggirava nei paraggi anche Hendrix); a causa dei radicali cambiamenti di formazione è difficile individuare una linea stilistica precisa, ma i singoli episodi sono spesso di alto livello (Daughter of the sun, One city girls). I reduci rifluirono in gruppi prestigiosi: Sears nei Sam Gopal, Copperhead, Jefferson Starship; Haskell nei King Crimson; Sawyer nello Spencer Davis Group. Chris Andrews, voce, chitarra (Frank Smith; Phil Sawyer; Jimmy Page); Bryn Hawort, chitarra; Alex Chamberlain, tastiere (Pete Sears; Pete Solley); Gordon Haskell, basso (Tago Bears; Gary Churchill); Keith Guster, batteria; Tony Head, voce.

John’s Children (Gran Bretagna, Leatherhead) - Orgasm (1970). La foga esibita sul palco (in cui, pare, si presentavano vestiti da droogs), qualche testo esplicito e il passaggio (breve) di Marc Bolan nella formazione hanno reso i Children un gruppo di culto al di là dei meriti effettivi. Orgasm, un finto live registrato con fastidiose grida isteriche à la Fab Four, esibisce sonorità aliene da qualsivoglia originalità. Buttateci un orecchio, comunque. Andy Ellison, voce; Geoff McClelland, chitarra (Marc Bolan); John Hewlett, basso; Chris Townson, batteria.

mercoledì 30 gennaio 2013

Early psychedelia vol. 9 (Fever Tree/Mouse & The Traps/Doors 1^ parte/Doors 2^ parte)

Mouse & The Traps

Fever Tree (USA, Houston, Texas) - Fever Tree (1968). Si comincia con un'infelice volgarizzazione di Bach (Imitation situation - Toccata and fugue), si prosegue con una buona composizione di beat psichedelico (Where do you go, con tocchi dal Bolero di Ravel!, replicati in Filligree & shadow), poi i ragazzi rimettono i piedi a terra, virano sui Beatles (Day tripper) e trovano il loro peculiare registro con le ultime due tracce, la notevole Unlock my door e l'intimista Come with me (Rainsong). Dennis Keller, voce; Michael, chitarra; Rob Landes, tastiere, flauto, violoncello; E. E. Wolfe III, basso; John Tuttle, batteria, percussioni.

Mouse & The Traps (USA, Tyler, Texas) - The Fraternity years (1997; recordings 1965-1968). È nato prima l'uovo (A public esecution dei Mouse Traps) o la gallina (Like a rolling stone o, meglio, il Bob Dylan elettrico)? Ovviamente la gallina, mi affretto a dire con i piedi lambiti dalle fiamme infernali direttamente attizzate da Jimmy 'Aleister' Page di cui ho leso la maestà blues. Certo che l'interpretazione vocale di Weiss e il folk elettrico à la Byrds sono, a tratti, affini in modo sconcertante ai coevi (1965) esperimenti del Vate. Alto il livello, piacevole la varietà (influssi orientali, blues etc etc). Una sorpresa. Mouse (Ronnie Weiss), voce, chitarra; Bugs Henderson, voce, chitarra, banjo; Doug Rhone, voce, chitarra; Tim Gillespie, tastiere; Randy Fouts, tastiere; Robin Hood Brians, tastiere; David Stanley, basso; Don Levi Garrett, batteria; Ken Murray, batteria.

Doors (USA, Los Angeles, California) - Live at The Matrix (2008; recordings 1967). Registrata fra il 7 e il 10 Marzo 1967 al Matrix di San Francisco, questa è una delle migliori esibizioni del miglior periodo dei Doors. Da ascoltare e basta. Jim Morrison, voce; Robbie Krieger, chitarra; Ray Manzarek, tastiere; John Densmore, batteria.

lunedì 14 gennaio 2013

MC5 - '66 breakout (1999; recordings 1965-1966)/Babes in arms (1983)


Nel recente telefilm Boss, ambientato nella Chicago d'oggi (e trasmesso a casaccio dai Rai3), vengono evocati, indirettamente, i disordini di Newark e Detroit, del Luglio 1967; nella finzione la rivolta è innescata da un immane processo di gentrificazione, ovvero da una cacciata di massa della popolazione nera da un quartiere periferico in vista di una riqualificazione della stessa area (con annesso casinò, edilizia residenziale, aeroporto ...). Una speculazione da manuale del turbocapitalismo attuale, avido di tangenti e bramoso di un riassetto sociale ormai pensato in funzione di una sempre meno blanda plutocrazia. Nel telefilm i riots, di breve respiro e guidati da una parte politica assai poco disinteressata, si risolvono nel nulla e con un solo morto - morto, peraltro, debitamente strumentalizzato dal sindaco Tom Kane, assassino e manipolatore (forse un omaggio al Citizen Kane di Orson Welles). Nel 1967, fra Newark e Detroit, furono circa settanta le vittime ufficiali (più di cento per le fonti indipendenti); la finzione televisiva, insomma, coglie un punto preciso dell'evoluzione della lotta urbana, a favore, ad esempio, dell'edilizia popolare e dell'allargamento degli spazi pubblici: il martellamento pubblicitario che criminalizza ogni dissonanza (i ridicoli inni alla coesione sociale, allo smorzare i toni, alla concertazione etc etc) ha evidentemente partorito generazioni ormai sazie delle proprie sconfitte e pronte a recarsi al macello senza sospettare alternative. La vittoria delle vittorie per i Tom Kane mondiali. Nel 1967, nel Michigan, tale operazione di snervamento mediatico non era stata affinata; i sentimenti prevalevano sul sentimentalismo (ovvero sulla recitazione indotta degli stessi); la pressione di casta (operata politicamente e militarmente) veniva percepita come innaturale e insopportabile (innaturale poiché in contrasto immediato coi diritti congeniti all'uomo). In tale liquido in ebollizione guazzavano cinque splendidi canaglioni, Rob Tyner, voce; Fred Smith, chitarra; Wayne Kramer, chitarra; Michael Davis, basso; Dennis Thompson, batteria: MC5.
Come si è notato a proposito dei New York Dolls l'esistenza in America è più aspra e conflittuale; genera arte, ma esige un dazio pesante: tre quinti, infatti, son passati a peggior vita, Tyner nel 1991 a neanche 47 anni; Smith nel 1994 a 45; Davis nel 2012 a 69 (praticamente un Matusalemme).
Le registrazioni di Babes in arms sono versioni alternative o b-sides; quelle di '66 breakout mostrano i Nostri che giocherellano con fiaccole blues (cover di Van Morrison, James Brown, Big Joe Williams), in attesa di appiccare incendi di più vasta portata.
Buon ascolto.  

martedì 18 dicembre 2012

Early psychedelia vol. 8 (Mystery Trend/Mad River/Standells)






Mystery Trend (USA, San Francisco, California) - So glad I found you (recordings 1965-1967). Uno dei primissimi gruppi psichedelici della Bay Area (assieme a Great Society e Charlatans) e uno dei più sfortunati (all’epoca pubblicheranno un paio di singoli), ad onta della buona qualità del repertorio. Carl Street, Mercy killing, Lose some dreams alcune punte di un suono la cui pecca è l’incertezza dell’indirizzo, a mezzo fra psichedelia, folk e influssi oltre atlantici (c’è Substitute degli Who). Bob Cuff, chitarra; Larry West, chitarra; Ron Nagle, voce, tastiere; Larry Bennett, basso; John Luby, batteria.

Mad River (USA, Berkeley, California) - Mad River (1968). Originari dell’Ohio, i Mad River, prima di essere distrutti dalla casa discografica, ebbero modo di licenziare due notevoli opere, l’esordio omonimo e il successivo, e meno coraggioso, Paradise bar & grill. Il primo, influenzato dai Quicksilver Messenger Service (i due gruppi avevano lo stesso legale), vanta un paio di energici singoli (Amphetamine gazelle, Merciful monks) e tre brani sopra i sette minuti in cui Hammond e Robinson sfogarono un chitarrismo evocativo (Wind chimes) e felicemente arabescato (War goes on, il capolavoro). Lawrence Hammond, voce, chitarra, tastiere; basso; David Robinson, chitarra; Thomas Manning, basso; Rick Bochner, chitarra; Gregory Leroy Dewes, batteria.

Standells (USA, Los Angeles, California) - Dirty water/Why pick on me (1966). Gruppo attivo sin dal 1961, gli Standells guardarono furbescamente al mercato britannico tentando di replicare lo scandalo a buon mercato dei Rolling Stones. Dirty water si accontenta dell’omonimo hit, della inevitabile cover di Hey Joe (e di quella di 19th nervous breakdown), e di riecheggiamenti da Animals e Them. Why pick on me è più compatto, grazie al lavoro del produttore-compositore Ed Cobb; non manca un omaggio agli Stones (Paint it black); curiosa Mi hai fatto innamorare del paisà Valentino (che canta in italico). Tony Valentino, voce, chitarra; Larry Tamblyn, voce, tastiere; Dave Burke, voce, basso; Dick Dodd, voce, batteria; Gary Lane, chitarra (on Dirty water).



giovedì 25 ottobre 2012

Early psychedelia vol. 7 (Shadows of Knight/Music Machine/Seeds/Leaves)

The Seeds

Shadows of Knight (USA, Chicago, Illinois) - Gloria (1966). Psichedelia devota al blues americano e interpretata con piglio britannico. L’esordio è sostenuto dal superclassico Gloria e da altri episodi felici: Oh yeah di McDaniels (a cui avrà dato un orecchio David Bowie per Jean Genie), It always happens that way e Dark side, queste ultime due farina del loro sacco. Nel secondo disco, Back door man, appare una bella cover di Hey Joe. Jim Sohns, voce; Jerry McGeorge, chitarra; George Kelley, Chitarra, armonica; Warren Rogers, basso; Tom Schiffour, batteria. 

Music Machine (USA, San José, California) - (Turn on) The Music Machine (1966). Effimeri, famosi per Talk talk, i Machine dovrebbero venir, in parte, rivalutati almeno per l'energia sottesa ad alcuni brani. Non manca la reinterpretazione di Hey Joe. Sean Bonniwell, voce, chitarra; Mark Landon, chitarra; Doug Rhodes, tastiere; Keith Olsen, basso; Ron Edgar, batteria.

Seeds (USA, Los Angeles, California) - Seeds (1966). Can’t seem to make you mine e l’oscena Pushin’ too hard, il tono jaggeriano del cantante Saxon (Gigi Proietti lo definirebbe: piacionico) e una psichedelia elementare bastarono a creare una sicura leggenda. Difficile dire se furono i tempi del flower power a creare i Seeds o furono questi ultimi, astutamente, a sfruttarne la scia. Il disco, comunque, rimane piacevole. Sky Saxon, voce, basso, armonica; Jan Savage, chitarra; Daryl Hooper, tastiere; Rick Andridge, batteria. 

Leaves (USA, San Fernando Valley, California) - Hey Joe (1966). Cresciuti con il folk elettrico di ascendenza MCGuinn i Leaves basarono le proprie fortune sulla cover (ancora!) di Hey Joe (una delle primissime); tutta l’operina, tuttavia, si fa ancora ascoltare con gusto, specie quando i Nostri allentano le briglie (Back on the Avenue). John Beck, voce, chitarra; Robert Lee Reiner, chitarra; Bobby Arlin, voce, chitarra; Bill Rinehart, voce, chitarra; Jim Pons, voce, basso; Tom Ray, batteria.

domenica 5 agosto 2012

Early Psychedelia vol. 2 (Charlatans/Count Five/Chocolate Watchband)

Count Five

Charlatans (USA, San Francisco, California) - The Charlatans (1969). Formatisi nel 1964, i Charlatans operarono presso il Red Dog Saloon (Virginia City, Nevada), futuro ritrovo di Grateful Dead e della comunità hippie: di fatto il gruppo, che si esibiva sei giorni su sette, fu uno dei primi a forgiare la scena di San Francisco, strascico storico delle sessions del Nevada. Di quegli spettacoli resta poco; il disco omonimo oscilla errabondo fra Byrds, blues, calchi beatlesiani (When I sailin’ by) e inopinate incursioni nel roots rock (della frontiera americana). George Hunter, voce; Mike Wilhelm, voce, chitarra, armonica; Mike Ferguson, voce, piano; Richard Olsen, basso; Dan Hicks, batteria.

Chocolate Watchband  (USA, San José, California) - Melts in your brain .. not on your wrist! (complete recordings 1965-1967). Nascono a San José nel 1964. I Chocolate appaiono subito fortemente influenzati dai primi Rolling Stones (ascoltare Sweet young thing), per merito del cantante Aguilar e, soprattutto, del produttore veterano Ed Cobb a cui, di fatto, si devono i primi due album. Nonostante ciò il gruppo si pone in evidenza per l’energia con cui propone alcuni classici (In the midnight hour, Come on, Hot dusty roads, I’m not like everybody else). Le prevaricazioni del produttore Cobb (che utilizzerà membri di altri gruppi in supporto – compreso Don Bennett che sostituisce in alcuni casi Aguilar) provocheranno lo sfaldamento dei Watchband, ma sono decisive per la creazione del fascinoso impasto musicale che, a distanza di mezzo secolo, fa ancora presa. Dave Aguilar, voce; Mark Loomis, chitarra; Sean Tolby, chitarra; Bill Flores, basso sostituito da Danny Phay; Gary Andrijasevich, batteria.

Count Five (USA, San José, California) - Psychotic revelations (recordings 1966-1969). Conterranei e coetanei dei Chocolate Watchband, i Count Five furono una realtà ben più sotterranea. Dopo il grande successo del singolo Psychotic reaction (ricordato anche da Lester Bangs), i Nostri vivranno artisticamente ancora poco tempo preferendo le aule universitarie al palco. L’omonimo lavoro del 1966 e i singoli sparsi confermano un suono nervoso e personale, nonostante l’ombra evidente del rock anglosassone a loro contemporaneo (vedi le loro versioni di My generation e Out in the street degli Who). Kenn Ellner, voce, chitarra; Sean Byrne, voce, chitarra; John ‘Mouse’ Michalski, chitarra; Ray Chaney, basso; Craig ‘Butch’ Atkinson, batteria.

lunedì 4 giugno 2012

Nurse With Wound list vol. 4 (AMM/Amon Düül/Amon Düül II/Anal Magic & The Reverend Dwight Frizzell/Anima/Annexus Quam)

Amon Düül. NWW vol. 4
11. AMM (Gran Bretagna) - AMM music (1966). Incredibile disco d’esordio di un gruppo poi divenuto leggendario nel campo dell’improvvisazione musicale, intesa come strumento per abbattere il tradizionale diaframma fra professionisti e dilettanti, specchio di una divisione non solo musicale, ma anche politica e sociale. Cornelius Cardew, probabilmente assassinato per motivi politici nel 1981, fu il centro ispiratore della prima stagione degli AMM, la più memorabile. Keith Rowe, chitarra; Cornelius Cardew, violoncello, piano; Lou Gare, sassofono; Laurence Sheaff, basso; Eddie Prévost, batteria.

12. Amon Düül (Germania) - Psychedelic underground (1969). Comune artistica e politica nata a Monaco, i Düül inaugurarono, con questo lavoro, la nuova musica tedesca, almeno a livello simbolico (gli Psy Free di Klaus Schulze erano attivi già da un paio d’anni). L’album è largamente improvvisato, una sarabanda acustica e percussiva, ma si avvertono già i toni panici di Phallus dei, connubio indefinibile fra echi etnici, psichedelia, aurea naturalmente gotica. Rayner Bauer, chitarra; Ulrich Leopold, basso; Helge Filanda, voce, congas; Peter "Krischke" Leopold, piano, batteria; Eleonora Romana, voce, percussioni varie; Angelika Filanda, voce, percussioni; Uschi Obermaier, maracas, percussioni. 

13. Amon Düül II (Germania) - Yeti (1970). Inutile dilungarsi su di loro. In Yeti risaltano improvvisazioni space-rock storiche nonché una delle canzoni preferite di Julian Cope, Sandoz in the rain. Renate Knaup, voce, tamburo; John Weinzierl (guitars, vocals), Chris Karrer, voce, violino, chitarra; Falk Rogner, organo; Dave Anderson, basso; Peter Leopold, batteria; Shrat, bongos, vocals; Rainer Bauer, voce, chitarra; Ulrich Leopold, basso; Thomas Keyserling, flauto. 

14. Anal Magic & Reverend Dwight Frizzell (USA) - Beyond the black crack (1976). Nativo del Missouri, amico di Sun Ra, il Reverendo concentra follemente jazz sperimentale, improvvisazioni, elettronica. Da oscurissimo reperto dei Settanta (ebbe diffusione limitatissima) Beyond divenne gradatamente influente: ora è giustamente celebre.

15. Anima (Germania) - Stürmischer Himmel (1971). Coppia musicale di Monaco, gli Anima o Anima Sound sono, a pieno titolo, un gruppo d’avanguardia virato verso un free-jazz, irto di dissonanze, percussività, spetezzi di fiati e ruvido rumorismo. Paul Fuchs, voce, basso, fiati; Limpe Fuchs, voce, percussioni, basso.

16. Annexus Quam (Germania) - Osmose (1970). Originari di Kamp-Lintfort (Düsseldorf), gli Annexus Quam si distaccarono dagli iniziali aneliti hippie per addivenire ad una eccellente miscela di space, psichedelia e jazz. Uwe Bick, voce, batteria, percussioni; Jürgen Jonuschies, voce, basso, percussioni; Werner Hostermann, voce, organo, clarinetto, percussioni; Peter Werner, voce, chitarra, percussioni; Hans Kämper, voce, chitarra spagnola, trombone, percussioni; Ove Volquartz, sassofono; Harald Klemm, voce, flauto, percussioni.