Un capolavoro si aggira per l'Europa: Egon Bondy's Happy Heart Club Banned .. Se non l'avete già ascoltato fatelo al più presto ... dirigendovi verso la pagina del volume 35 della Nurse With Wound list (NWW202).
Già che ci siete andate pure ad ascoltarvi i volumi 8 e 9 della Virgin Forest:
La scena cecoslovacca è una delle più importanti del continente.
Solo ora comincia a essere rivalutata. Se il progressive è abbastanza riconosciuto nel suo valore effettivo (il genere conta tenaci aficionados), il lato underground non ha mai avuto una definizione soddisfacente.
Con questa doppia opera dei Plastic si cerca di rimediare. In seguito daremo conto della produzione di DG 307, Psí Vojáci, Už Jsme Doma, Visací Zámek, Garáž. Fra gli altri.
Konvergencienonè lo storico disco del 1971, ma un'antologia che comprende, oltre a questo (che trovate qui), l'opera omonima, Collegium Musicum, anch'essa del 1971, e il singolo d'esordio dell'anno precedente: Hommage à J. S. Bach.
Un paio d'ore di grande musica, influenzata scopertamente e robustamente dal mondo classico (Bach e Haydn; il collegium musicum, sviluppatosi in aree postriformiste nel Seicento, era, spesso, un'associazione universitaria in cui la musica rivestiva carattere di svago e ricreazione), e in grado, tuttavia, per il suo alto livello, di rendere stretta la definizione, altrimenti lasca, di progressive sinfonico.
Notevoli i Blue Effect (Modrý Efekt); più disimpegnati, seppur impeccabili, i Mahagon: entrambi alle prese con un fluente prog con venature jazz e persino funky.
Chissà se un giorno Praga verrà riconosciuta quale uno dei principali epicentri del progressive jazz europeo (o del progressive tout court) ... progressive, questa definizione onnicomprensiva che usiamo con tanta disinvoltura ... d'essa, alla fine, posso solo affermare ciò che Sant'Agostino affermava a proposito del tempo: "Se non mi chiedono cosa sia lo so, se me lo chiedono non lo so più". Il progressive non è nemmeno una musica, in realtà, ma l'insieme irripetibile di timbri strumentali, filtri produttivi d'alta scuola, impegno politico e grandi musicisti ... oggi esistono gruppi progressive? Sicuramente, ma siamo restii a chiamarli tali perché si è perso quell'irrecuperabile retrogusto che denotava, come una corrente artistica di portata universale, il rock europeo degli anni Settanta.
Dicevamo dei grandi musicisti: la Cecoslovacchia ne aveva di straordinari. Basta sentire per intero la prima raccolta in esame: qui ritroviamo i Fermáta, di cui abbiamo già parlato,Blue Effect (e Modry Efekt), Jazz Q Praha; scopriamo gli ottimi Energit e gli Impuls; i notabili Mahagon, Etc e Jazzrockova Dilna (i cantanti dei Dilna son tutti cecoslovacchi, ho controllato) ... perché ottimi e notabili?
Per questo: se alcuni di loro fossero stati a Woodstock oggi noi li canticchieremmo assieme a With a little help senza esitazioni; la vita è fatta così. Se gli Energit avessero preso il posto di Santana su quel palco fatale ... e (ultima ucronia) se Santana avesse suonato accanto a questi tipi ... probabilmente l'avrebbero incenerito ... Parlo di Energit e taccio dei pezzi grossi, tra cui i Collegium Musicum del grande Marian Várga, su cui ritorneremo prossimamente.
Esagero? No, la pubblicità, signori, crea un conformismo più duro del diamante e il conformismo, si sa, è una droga potente. Provate a dire a un drogato che non potrà più avere i suoi grammi ... poi provate a dire a un nostalgico che Santana è inferiore a Collegium Musicum e Energit ... un inferno.
Altra scoperta il chitarrista Hladik, di cui però ignoro produzioni in proprio ... ma c'è molto da scavare, non ci si ferma qui.
Intanto si cominciano a delineare le prime mappe: Roma Milano Parigi Praga Varsavia Canterbury ...
Bigbít / Československý Jazz Rock 1970-1976
Blue Effect & Jazz Q Praha - Návštěva Tety Markéty, Vypití Šálku Čaje
Energit - Energit (1975). Luboš Andršt, chitarra; Emil Viklický, tastiere; Rudolf Ticháček, sassofono; Jan Vytrhlík, basso; Anatoli Kohout, batteria; Josef Vejvoda, batteria; Karel Jenčík, batteria; Jiří Tomek, percussioni
Energit - Piknik (1978). Luboš Andršt, chitarra; Milan Svoboda, tastiere; Rudolf Ticháček, sassofono; Bohuslav Volf, trombone; Michal Gera, tromba; Zdeněk Zahálka, tromba; Jan Vytrhlík, basso; Jaromír Helešic, basso, percussioni; Jiří Tomek, percussioni.
La storia della musica, di una particolare musica: la musica rock. Solo a sistemare la soffitta del passato ci vorranno decenni ... gli album zampillano da tutte le parti ... su questo ci siamo già soffermati ... le gerarchie stabilite vengono lentamente sovvertite, i giudizi di valore resi saldi dalla pubblicità, dall'ignoranza e dalla pigrizia e dall'imprinting adolescenziale (tutti lì come le papere neonate dietro le triadi inglesi o i genere: folk, country, country rock, e via così), svalutati ... le pedine vengono scoperte; il gioco appare in una nuova luce, molto più ampio; la scacchiera si anima, le sessantaquattro caselle non ci bastano: si ridisegnano mappe con interi continenti su cui si stende la desolante pittura bianca della terra incognita: il progressive americano, il metal nordico, il blues giapponese e, non ultimo, il prog jazz cecoslovacco, come nel caso dei Fermáta (František Griglák, chitarra; Tomáš Berka, tastiere; Anton Jaro, basso, percussioni; Peter Szapu, batteria, percussioni) ...
Va bene, ci getteremo nella missione a viso impavido: solo per gli anni Settanta c'è da ascoltare per almeno due anni ... e io ascolto, per carità, ho familiari comprensivi, nessun vizio da soddisfare, una insonnia indomabile, una capacità di giudizio temperata da più di trent'anni - una competenza che mi spinge a ordalie sommarie e cruente capaci di farmi risparmiare tempo prezioso (Umberto Eco dixit: non l'ho letto e non mi piace; io: l'ho assaggiato appena e non mi piace) ... e tuttavia mi chiedevo, fra un ascolto e l'altro (nello specifico: Yezda Urfa e Pollen, progressive american canadese ...): non mancherà qualcosa, non dovremmo stilare (a latere, s'intende) anche una storia degli strumenti e dei loro timbri, annotare le marche di tastiere, chitarre e grancasse oppure rimarcare la diversità e qualità delle produzioni? Perché un disco progressive o fusion qualsiasi, anno 1972, al netto di composizioni memorabili, suona più godibile rispetto a un pari grado degli Ottanta (e quest'ultimo suona peggio)? I Pink Floyd, in uno studio di registrazione bulgaro, cosa avrebbero combinato? Perché un dato fenomeno musicale (il grunge, le boy band, l'epic metal) finisce per appiattirsi su alcune soluzioni stilistiche e compositive, ripetute sino alla sazietà, anzi sino alla distruzione del fenomeno stesso? Perché i Fermáta e i Jefferson Airplane e gli eroi del kraut, entrati negli anni Ottanta, dilapidano tutti, con dovizia e solerzia, il loro talento? Calo di ispirazione? In simultanea? No, impossibile ... c'è da indagare ...
208. Plastic People of the Universe (Cecoslovacchia) - Egon Bondy's Happy Heart Club Banned
(1978). Attenzione: i Plastic People si
formano dopo l’invasione sovietica del 1968 (mente del gruppo: il bassista
Hlavsa) sotto l’egida artistica del poeta Ivan Jirous (sorta di Andy Warhol ceco:
i Plastic erano, infatti, devoti ai Velvet Underground); traggono il proprio
nome da Plastic people, brano
d’apertura di Absolutely free di
Frank Zappa; il titolo lo trafugano, ovviamente, al Sgt. Pepper’s dei Bitolz sostituendovi il nome di Egon Bondy, eccentrico
poeta surrealista praghese, studioso marxista in polemica sia con il
totalitarismo sovietico che con le strutture capitaliste mondiali; in fundo: i Plastic
furono osteggiati dal partito comunista cecoslovacco che gli ritirò la licenza
nel 1970: il disco fu, perciò, registrato in Francia … Serve altro? Egon Bondy è un capolavoro; esso spazia
con forza bislacca fra raucedini beefheartiane, arieggiamenti del primo Zappa,
sfiati di sassofono, inserzioni acide di violino: un fondo underground e
notturno (ascrivibile anche al loro esilio artistico) dona un fascino costante
a tutta l’operazione. Da ascoltare subito. Josef Janíček, chitarra, tastiere, vibrafono; Vratislav Brabenec, sassofono,
clarinetto; Jiří Kabeš, chitarra, violino, theremin; Milan Hlavsa, basso;
Jaroslav Vožniak, batteria.
209. Poison
Girls (Gran Bretagna) - Hex (1979). A quarant’anni suonati la
milfettona Frances Sokolov vede i propri figli adolescenti (un maschio e una
femmina) suonare con due distinti gruppi punk. E cosa fa? Li manda dallo
psicologo? Aspetta disperata la menopausa? Macché, mette su una propria band dove
sferraglia rauca il proprio anarco-femmminismo col nom de plume Vi Subversa. Complici politico-ideologici sono i Crass; il disco, quindi,
più che verso gli sbeffeggiamenti anglosassoni, al cui fondo residua un compiacimento
teppistico per l’infrangimento della morale corrente, inclina potentemente
verso le ruvidezze hardcore oltreatlantiche, tanto punk da ignorare il punk. Marciapiede
opposto a Clash e compagnia; un caposaldo. Vi Subversa, voce, chitarra; Richard
Famous, voce, chitarra; Bernhardt Rebours, basso; Lance D'Boyle, batteria; Eve
Libertine, voce.
210. Pôle (Francia) - Kotrill
(1975). Disco oscurissimo, sorto dalla collaborazione di tre sperimentatori
elettroacustici. Opera che, in virtù dell’appartenenza alla NWW list, e di tale
irrilevanza commerciale, ha assunto, nel tempo, statuto leggendario. Non del
tutto usurpato, tuttavia; loop, saliscendi elettronici, frequenze intergalattiche,
gong ominosi, e la lunga sequenza purgatoriale di Villin-gen (21’00’’), esornata da sgocciolii à la Neu!, formano un
impasto retro al cui fascino è impossibile sottrarsi. Da ascoltare. Daniel
Bodon, Paul Putti, Thierry Aubrun, elettronica.
211. Pop
Group (Gran Bretagna) - Y (1979). Ecco Webbaticy: “Devo
confessare che ci ho messo un po' di tempo a riconoscere il valore di questo
gruppo pop ... ma col passare del tempo ho iniziato ad amarlo, senza riserve. Non
serve raccontare molto di Y, è un po' uno di quei dischi dei quali si è parlato
e scritto così tanto e così profondamente che non ritengo di dover aggiungere
un granché. Mi sento solo di riconoscere l'immensa valenza artistica di una
voce come quella di Stewart, un pazzo delirante che canta come uno strumento
aggiunto, soltanto che non assomiglia a nessun ferro/legno/avorio di mia
conoscenza … Y è un monumento non
solo della new-wave (lo affiancherei a Soldier
talk dei Red Krayola), ma un po' di tutto il free-rock”. Non aggiungo
altro. Mark Stewart, voce, chitarra; John Waddington, chitarra; Gareth Sager,
tastiere, sassofono; Simon Underwood, basso Bruce Smith, batteria.
212. Michel Portal/John Surman/Barre Phillips/Stu
Martin/Jean-Pierre Drouet (Francia/Gran Bretagna/Stati Uniti) - Alors!!! (1970). Ascritto al solo Michel Portal (metà composizioni portano
la firma di Phillips), il disco è, invece, un’opera a più mani che prende le
mosse dal free jazz più classico per inoltrarsi nei territori dell’avanguardia
elettroacustica. Portal e Drouet collaboreranno nel progetto consimile New Phonic
Art 1973 (NWW186). Michel Portal, sassofono, clarinetto; John Surman,
sassofono, clarinetto; Barre Phillips, basso; Stu Martin, batteria; Jean-Pierre
Drouet, percussioni.
213. Bomis Prendin (Stati Uniti) - Test (1979). Si
parte scanzonati con il pop di Rastamunkies,
si piega subito verso la psichedelia slabbrata di Artemia salinas, quindi si aprono inopinate le porte del manicomio
elettronico: giustapposizioni, loop, interferenze, cacofonie, segnali radio
vomitati nella cisterna vuota dell’insensatezza (Umbral vectors). Voce e chitarra fanno capolino ancora con 2%, poi di nuovo l’abisso. Gran finale con il pop
deviante di Auto-acupuncture. Da
ascoltare. Bomis Prendin, voce, tastiere, percussioni, nastri; Miles Anderson,
voce, chitarra; Hungry "Isaac" Hidden, voce, basso; Candee, effetti
sonori; Corvus Crorson, effetti sonori.
171. Min Bul (Norvegia) - Min Bul (1970). Uno dei lavori migliori del grande chitarrista Terje Rypdal (già con Lester Bowie), che qui si cimenta anche col sassofono. Il distillato, eccellente, è un jazz-rock d’avanguardia poderosamente variegato, dal noise (Ved Soveratn), ad inflessioni più classiche (Notteliten) sino a pieni toni rock (il bellissimo assolo di Champagne of course). I compagni di strada sono all’altezza. Da ascoltare, ovviamente. Terje Rypdal, chitarra, sassofono; Bjørnar Andresen, basso; Espen Rud, batteria.
172. Mnemonists (Stati Uniti) - Horde (1981). Accolita geniale e semisconosciuta (originaria del Colorado) che, in pochi anni, dal 1979 al 1983, ha sfornato un’irresistibile serie di colonne sonore per disturbati mentali. Violini ominosi (The undergrowth), fiati impazziti, frastuoni magmatici (Puncture) amplificati dalle distorsioni di chitarra e da spetezzi elettronici (Horde): Madamina, il catalogo, imperdibile, è questo. Randy Yeates, voce; Torger Hougen, voce; William Sharp, voce, tastiere, clarinetto; Steve Scholbe, chitarra, sassofono, clarinetto; Mark Derbyshire, elettronica, violoncello, ciaramella, cromorno; Sara Thompson, tastiere, basso;
173. Blue Effect & Jazz Q Praha (Cecoslovacchia) - Coniunctio (1970). Noti in patria come M. Efekt o Modrý Efekt (li abbiamo già esaminati nel post sui Settanta cecoslovacchi), i Blue Effect distillarono, sin dalla fondazione, nel 1968, un ottimo progressive che, qui, viene ibridato dal combo jazz di Martin Kratochvíl. Il risultato è un impasto fra blues e jazz strutturato secondo gli schemi del prog più colto del periodo. Il tour de force Coniuntio I (19’15’’) è un superclassico. Jirí Stivín è anche eccellente interprete della musica medioevale e rinascimentale-barocca. Radim Hladík, chitarra; Jirí Stivín, sassofono, flauto; Martin Kratochvíl, tastiere, tromba; Jirí Kozel, basso; Jirí Pellant, contrabbasso; Vlado Cech, batteria; Milan Vitoch, batteria.
174. Moolah (Stati Uniti) - Woe ye demons possessed (1974). Gruppo sconosciuto, capolavoro riconosciuto. Situato fra psichedelia e krautrock, il disco, si compone di sei pezzi strumentali assolutamente evocativi, paragonabili, in terra americana, al Bobby Beausoleil di Lucifer rising. Vociferazioni ctonie, tastiere acide, percussioni velvettiane. Un'esplorazione esoterica; e la copertina, peraltro, parla chiaro: il moniker Moolah è stampigliato sulla piramide massonica dello stemma degli Stati Uniti (e sul retro del dollaro, che è la stessa cosa). Da ascoltare subito. Walter Burns, voce, elelttronica; Maurice Roberson, elettronica, strumenti vari.
175. Anthony Moore (Gran Bretagna) - Pieces from the cloudland ballroom (1971). Già fondatore degli Slapp Happy, Moore si discosta dalle origini e colleziona tre pezzi di impervia fruizione, ma di sicuro fascino. Se Mu na h-uile ni a shaoileas è più rilassato, A.B.C.D. gol'fish già gode dell’ipnotica attrattiva della reiterazione. Ma è la traccia iniziale (Jam jem jim jom jum, 21’23’’), un vertiginoso intersecarsi di tre bordoni vocali (ritmati liturgicamente) a caratterizzare un gioiellino dell’avanguardia minimale; è della partita anche Werner Diermeier dei Faust, che, nel 1973, realizzerà con Tony Conrad in Outside the Dream Syndicate, altro caposaldo della minimal music. Anthony Moore; Ulf Kenklies, voce; Glyn Davenport, voce; Gieske Hof-Helmers, voce; Werner 'Zappa' Diermeier.
176. Mothers of Invention (Stati Uniti) - Freak out! (1966). Quasi mezzo secolo di vita. Inutile dilungarsi etc etc. Anni Cinquanta doo-wop, accenni d’attualità (Trouble every day), sberleffi alla classe media americana, influenze assimilate del maestro Edgar Varèse. A distanza di decenni e di centinaia di ascolti Help I’m a rock rimane quella che è, un capolavoro assoluto. E il resto pure. Frank Zappa, voce, chitarra; Ray Collins, voce, armonica, percussioni; Elliot Ingber, chitarra; Roy Estrada, voce, basso; Jim Black, batteria.
57. Chillum (Gran Bretagna) - Chillum (1971). Gruppo nato dale ceneri dei Second Hand. Kieran e Elliott assoldano il chitarrista McGill e danno alle stampe questo unico album in cui si accentuano i tocchi psichedelici e di improvvisazione, evidenti soprattutto nella jam Brain strain (21’42’’). Tony McGill, chitarra; Ken Elliott, tastiere George Hart, basso; Kieran O’Connor, batteria.
58. Henri Chopin (Francia) - Audiopoems (1971). Chopin (1922-2008) fu uno dei rappresentanti francesi più in vista della cosiddetta poesia concreta, ovvero di quella letteratura che non metteva in risalto il semplice significato testuale, ma anche il valore tipografico, sonoro e, soprattutto, interpretativo. Fu tra i primi ad usare registratori per deformare la vocalità e ordire giustapposizioni sonore in modo da creare un’atmosfera evocativa altrimenti inesprimibile con la declamazione classica.
59. Chrome (USA) - Half machine lip moves (1979). Inutile dilungarsi su uno dei maggiori capolavori di sempre. Helios Creed, chitarra e parecchio altro; Damon Edge, tastiere e parecchio altro.
60. Cohelmec Ensemble (Francia) - Next (?). Introvabile.
61. Jean Cohen-Solal (Francia) - Flûtes libres/Captain Tarthopom (1972-1973). Flautista di vaglia, compositore per il cinema, insegnante ed autore di soli due dischi, qui raggruppati. Nel primo, un classico del progressive francese, la maestria strumentale non è mai invasiva e, anzi, in Quelqu’un (17’10’’) cede il posto alla ricerca di atmosfere arcane. Il secondo è giocato su arie più distese e meno problematiche, a parte l’eccellente trittico finale. Da ascoltare.
62. Collegium Musicum (Cecoslovacchia) - Konvergencie (1971). Un altro classico europeo, questa volta del progressive sinfonico. Omaggi a Johann Sebastian Bach e Josef Haydn, ma anche (nella versione ampliata in CD) un profluvio di grande musica orchestrata dalle tastiere di Marián Varga, ben più di uno Wakeman, ben più di un Emerson. Ma chi lo sa? Ludovít Nosko, voce, chitarra; Karel Witz, chitarra, Marián Varga, tastiere; Fedor Frešo, basso; Dušan Hájek, batteria.
63. Roberto Colombo (Italia) - Sfogatevi bestie (1976). Jazz-rock italico al suo meglio; Roberto Colombo, tastierista milanese, già con l’etichetta di Ricky Gianco, sforna un’opera levigata, ma energica (e aperta alla sperimentazione), coadiuvato da una formazione di prima scelta (Ricky Belloni alla chitarra; Claudio Fasoli, sassofono; Paolo Donnarumma, basso; Gigi Belloni, basso; Walter Calloni, batteria; Flaviano Cuffari, batteria).
La Cecoslovacchia espresse nei Settanta una scena musicale di livello europeo. Il solo ascolto di una ristretta cerchia di protagonisti di quegli anni permette di azzardare questo giudizio. Collegium Musicum e Modrý Efekt o Blue Effect (con i Jazz Q) compaiono, non a caso, nella famosa e famigerata Nurse With Wound list, e restano i capifila più conosciuti; tuttavia anche Mahagon, Gattch e soprattutto Fermáta (ascoltate la strepitosa 80000 nel primo video youtube) danno spessore a quella corrente artistica europea che si raggruppa convenientemente sotto il nome di progressive (nelle sue più varie sfumature, jazz, fusion, sinfonico o, semplicemente, melodico e beat). Sarebbe lecito affermare che nel continente si diffuse, per circa un decennio (nonostante l'ostacolo di frontiere e censura) un vasto movimento (come il gotico internazionale nelle arti) le cui differenze vanno ricercate non nel genere, ma solo nella qualità (che variava, in media, a seconda della tradizione musicale del paese d'appartenenza). La qualità, in Cecoslovacchia, abbondava, tanto che, per stilare le compilazioni, si è dovuto eliminare a malincuore piuttosto che includere per disperazione. E c'è ancora da scavare.
La sigaretta del grande Marián Varga nella foto fu, allora, eliminata dal regime con rozzo Photoshop ante litteram.
Cecoslovacchia - Compilation 1
01 - Barnodaj - Štěstí 02 - Blue Effect & Jazz Q Praha - Coniunctio II 03 - C & K Vocal - Vycitky 04 - Collegium Musicum - Monumento 05 - Combo FH -Ouklejí Slalom
06 - Fermáta - 80000 07 - Fermáta - Huascaran I 08 - Flamengo - Kuře V Hodinkách (Introdukce) 09 - Gattch - Kontrapunktická Etuda 10 - Jazz Q - From Dark To Light 11 - Mahagon - Dny, Měsíce A Roky 12 - Ota Petřina - Vnitřní svět tvých jantarových očí13 - Prudy - Jesenné Litánie
Cecoslovacchia - Compilation 2
01 - Barnodaj - Mauglí02 - Blue Effect - Stroj Na Nic 03 - Blue Effect & Jazz Q Praha - Návštěva U Tety Markéty, Vypití Šálku Čaje 04 - C & K Vocal - Lásko, Lásko 05 - Collegium Musicum - If You Want to Fall 06 - Collegium Musicum - Ulica plná plášťov do dažďa su 07 - Combo FH - Řezník Zítra Nepřijede 08 - Fermáta - Huascaran II 09 - Flamengo - Rám Příštích Obrazů 10 - Gattch – Reminiscencia11 - Jazz Q - Lost Soul 12 - Mahagon - Dívka S Jablky 13 - Modry Efekt & Radim Hladik - Skládanka 14 - Prudy - Možno, Že Ma Rada Máš
Cecoslovacchia - Compilation 3
01 - Barnodaj - Džungle 02 - Blue Effect - Kde Je Má Hvězda 03 - Blue Effect & Jazz Q Praha - Asi Půjdem Se Psem Ven 04 - C & K Vocal - Rám Příštích Obrazů 05 - Collegium Musicum - PF 1972 06 - Collegium Musicum - Si Nemožná part I 07 - Combo FH - Je Za Deset Minut, Pardále 08 - Combo FH - Tam Na Horách V Rákosí 09 - Fermáta - Solidarity 10 - Flamengo - Kuře V Hodinkách11 - Gattch - Pieseň Bez Slov 12 - Jazz Q - Epilog 13 - Mahagon - Písečné Přesypy 14 - Modry Efekt & Radim Hladik - Hypertenze 15 - Prudy - Dám Ti Lampu
Cecoslovacchia - Compilation 4
01 - Barnodaj - Osud 02 - Blue Effect - Kamenné Blues 03 - Blue Effect & Jazz Q Praha - Coniunctio I 04 - C & K Vocal - Generace (Životopis) 05 - C & K Vocal - Znám cokoli 06 - Collegium Musicum - Si nemožná part II 07 - Combo FH - Asi To Zabalíme, I Josef Už To Zavinul 08 - Fermáta - Valparaiso09 - Flamengo - Doky, Vlaky, Hlad A Boty 10 - Flamengo - Stále Dál 11 - Gattch - Vlak 12 - Jazz Q - Starbird 13 - Mahagon - Moře Klidu 14 - Modry Efekt & Radim Hladik - Ztráty A Nálezy 15 - Ota Petřina - Super robot16 - Prudy - Čierna Ruža
Cecoslovacchia - Compilation 5
01 - C & K Vocal - Chorovod 02 - Collegium Musicum - Hommage a J. S. Bach 03 - Collegium Musicum - Strange theme 04 - Combo FH - Sen Sušené Jahody 05 - Jazz Q - The Wizard 06 - Mahagon - Obrazárna 07 - Modry Efekt & Radim Hladik - Boty 08 - Olympic - Dám Zejtra Zas Flám 09 - Ota Petřina - Tak Zazpívej Jí Blues 10 - Prudy - Zvonky, Zvoňte 11 – Synkopy 61 - Xantipa
Cecoslovacchia - Compilation 6
01 - Blue Effect - Deštivý Den 02 - Collegium Musicum - Burleska 03 - Collegium Musicum - Eufónia 04 - Collegium Musicum - Suita Po Tisíc A Jednej Noci 05 - Fermáta - ''15''
06 - Fermáta - Perpetuum III 07 - Olympic - Jen Bůh Ví 08 - Olympic - Snad Jsem To Zavinil Já 09 - Ota Petřina - Já Nejsem Já 10 – Synkopy 61 - Brouk