Un capolavoro si aggira per l'Europa: Egon Bondy's Happy Heart Club Banned .. Se non l'avete già ascoltato fatelo al più presto ... dirigendovi verso la pagina del volume 35 della Nurse With Wound list (NWW202).
Già che ci siete andate pure ad ascoltarvi i volumi 8 e 9 della Virgin Forest:
La scena cecoslovacca è una delle più importanti del continente.
Solo ora comincia a essere rivalutata. Se il progressive è abbastanza riconosciuto nel suo valore effettivo (il genere conta tenaci aficionados), il lato underground non ha mai avuto una definizione soddisfacente.
Con questa doppia opera dei Plastic si cerca di rimediare. In seguito daremo conto della produzione di DG 307, Psí Vojáci, Už Jsme Doma, Visací Zámek, Garáž. Fra gli altri.
208. Plastic People of the Universe (Cecoslovacchia) - Egon Bondy's Happy Heart Club Banned
(1978). Attenzione: i Plastic People si
formano dopo l’invasione sovietica del 1968 (mente del gruppo: il bassista
Hlavsa) sotto l’egida artistica del poeta Ivan Jirous (sorta di Andy Warhol ceco:
i Plastic erano, infatti, devoti ai Velvet Underground); traggono il proprio
nome da Plastic people, brano
d’apertura di Absolutely free di
Frank Zappa; il titolo lo trafugano, ovviamente, al Sgt. Pepper’s dei Bitolz sostituendovi il nome di Egon Bondy, eccentrico
poeta surrealista praghese, studioso marxista in polemica sia con il
totalitarismo sovietico che con le strutture capitaliste mondiali; in fundo: i Plastic
furono osteggiati dal partito comunista cecoslovacco che gli ritirò la licenza
nel 1970: il disco fu, perciò, registrato in Francia … Serve altro? Egon Bondy è un capolavoro; esso spazia
con forza bislacca fra raucedini beefheartiane, arieggiamenti del primo Zappa,
sfiati di sassofono, inserzioni acide di violino: un fondo underground e
notturno (ascrivibile anche al loro esilio artistico) dona un fascino costante
a tutta l’operazione. Da ascoltare subito. Josef Janíček, chitarra, tastiere, vibrafono; Vratislav Brabenec, sassofono,
clarinetto; Jiří Kabeš, chitarra, violino, theremin; Milan Hlavsa, basso;
Jaroslav Vožniak, batteria.
209. Poison
Girls (Gran Bretagna) - Hex (1979). A quarant’anni suonati la
milfettona Frances Sokolov vede i propri figli adolescenti (un maschio e una
femmina) suonare con due distinti gruppi punk. E cosa fa? Li manda dallo
psicologo? Aspetta disperata la menopausa? Macché, mette su una propria band dove
sferraglia rauca il proprio anarco-femmminismo col nom de plume Vi Subversa. Complici politico-ideologici sono i Crass; il disco, quindi,
più che verso gli sbeffeggiamenti anglosassoni, al cui fondo residua un compiacimento
teppistico per l’infrangimento della morale corrente, inclina potentemente
verso le ruvidezze hardcore oltreatlantiche, tanto punk da ignorare il punk. Marciapiede
opposto a Clash e compagnia; un caposaldo. Vi Subversa, voce, chitarra; Richard
Famous, voce, chitarra; Bernhardt Rebours, basso; Lance D'Boyle, batteria; Eve
Libertine, voce.
210. Pôle (Francia) - Kotrill
(1975). Disco oscurissimo, sorto dalla collaborazione di tre sperimentatori
elettroacustici. Opera che, in virtù dell’appartenenza alla NWW list, e di tale
irrilevanza commerciale, ha assunto, nel tempo, statuto leggendario. Non del
tutto usurpato, tuttavia; loop, saliscendi elettronici, frequenze intergalattiche,
gong ominosi, e la lunga sequenza purgatoriale di Villin-gen (21’00’’), esornata da sgocciolii à la Neu!, formano un
impasto retro al cui fascino è impossibile sottrarsi. Da ascoltare. Daniel
Bodon, Paul Putti, Thierry Aubrun, elettronica.
211. Pop
Group (Gran Bretagna) - Y (1979). Ecco Webbaticy: “Devo
confessare che ci ho messo un po' di tempo a riconoscere il valore di questo
gruppo pop ... ma col passare del tempo ho iniziato ad amarlo, senza riserve. Non
serve raccontare molto di Y, è un po' uno di quei dischi dei quali si è parlato
e scritto così tanto e così profondamente che non ritengo di dover aggiungere
un granché. Mi sento solo di riconoscere l'immensa valenza artistica di una
voce come quella di Stewart, un pazzo delirante che canta come uno strumento
aggiunto, soltanto che non assomiglia a nessun ferro/legno/avorio di mia
conoscenza … Y è un monumento non
solo della new-wave (lo affiancherei a Soldier
talk dei Red Krayola), ma un po' di tutto il free-rock”. Non aggiungo
altro. Mark Stewart, voce, chitarra; John Waddington, chitarra; Gareth Sager,
tastiere, sassofono; Simon Underwood, basso Bruce Smith, batteria.
212. Michel Portal/John Surman/Barre Phillips/Stu
Martin/Jean-Pierre Drouet (Francia/Gran Bretagna/Stati Uniti) - Alors!!! (1970). Ascritto al solo Michel Portal (metà composizioni portano
la firma di Phillips), il disco è, invece, un’opera a più mani che prende le
mosse dal free jazz più classico per inoltrarsi nei territori dell’avanguardia
elettroacustica. Portal e Drouet collaboreranno nel progetto consimile New Phonic
Art 1973 (NWW186). Michel Portal, sassofono, clarinetto; John Surman,
sassofono, clarinetto; Barre Phillips, basso; Stu Martin, batteria; Jean-Pierre
Drouet, percussioni.
213. Bomis Prendin (Stati Uniti) - Test (1979). Si
parte scanzonati con il pop di Rastamunkies,
si piega subito verso la psichedelia slabbrata di Artemia salinas, quindi si aprono inopinate le porte del manicomio
elettronico: giustapposizioni, loop, interferenze, cacofonie, segnali radio
vomitati nella cisterna vuota dell’insensatezza (Umbral vectors). Voce e chitarra fanno capolino ancora con 2%, poi di nuovo l’abisso. Gran finale con il pop
deviante di Auto-acupuncture. Da
ascoltare. Bomis Prendin, voce, tastiere, percussioni, nastri; Miles Anderson,
voce, chitarra; Hungry "Isaac" Hidden, voce, basso; Candee, effetti
sonori; Corvus Crorson, effetti sonori.