sabato 13 luglio 2013

Q: Are we not men? A: We are Devo! (1978)/Duty now for the future (1979)/New traditionalists (1981)


Jerry e Bob Casale, Mark e Bob Mothersbaugh ed Alan Myers, i cinque buffoni coi vasi da fiori in testa, avevano visto giusto. Più di trent'anni fa. L'umanità ha ormai raggiunto il suo apice e sta imboccando la discesa a velocità impazzita. A dir la verità non si riesce a stabilire quando questo presunto climax sia stato raggiunto, ma una cosa è sicura: siamo nella parte destra della parabola; e ci piace stare lì evidentemente.
L'altro giorno, con i miei propri occhi, ho scorto il segno inequivocabile dell'apocalisse: nella metro è comparsa la pubblicità di un marchio di sigarette elettroniche. A sinistra l'ammicco sessuale (due belle labbra sensuali), a destra, per invogliare economicamente il consumatore già stuzzicato sessualmente, queste sei parole: "I primi 3 mesi svapi gratis". Ragazzi, questo è un proclama scritto da Azathoth in persona. Come si possa infarcire una frase di sei parole (ed una è un articolo!) con un avverbio latino, un numero arabo e un vero neologismo da cretinismo devolutivo è un mistero solo per chi non riesce a scorgere il doppio fondo dei fenomeni sociali. Avevano ragione i Devo; e pure Jonathan Swift che delinea un futuro in cui i cavalli (gli Houyhnhnms), nobili e bennati, dominano su un'umanità (gli Yahoos) regredita allo stato ferino: "Essi avevano una lunga capigliatura ricadente sulla fronte e sul collo; e codesta chioma era liscia in certuni, riccioluta in certi altri. Avevano il petto, il dorso e le gambe anteriori coperte di fitto pelo, e una barba da caproni al mento; ma tutto il resto del loro corpo non aveva ombra di pelo, tranne una lunga stria lungo il dorso: la loro pelle era d'un bruno giallastro. Non avevano coda, e il didietro era senza pelo fuorché intorno all'ano: probabilmente per proteggere codesta parte quando stavano seduti, perché questa era la loro posizione prediletta, sebbene stessero anche sdraiati o ritti sulle zampe posteriori. Agili come scoiattoli s'arrampicavano, saltavano e camminavano sui rami degli alberi, aiutandosi con le unghie lunghissime e ricurve che guarnivano tutte e quattro le loro estremità. Le femmine erano un po' più piccole dei maschi, avevano il volto senza pelo, lunghissimi e lisci capelli e il corpo non era affatto peloso, fuorché intorno all'ano e sulle pudenda; fra le loro zampe davanti penzolavano le mammelle, che spesso, nel camminare ch'esse facevano, toccavano in terra. Il pelame, poi, di tutti codesti esseri era dei più svariati colori: bruno, rosso, nero e giallo". 
Not with a bang, but a whimper ...

mercoledì 10 luglio 2013

Early British punk from A to Z vol. 11 (Joe Cool & The Killers/Johnny Moped/Johnny & The Self Abusers/Jolt/K9's/Killjoys/Last Words/Le Ritz)

Johnny & The Self Abusers

Joe Cool & The Killers (Brighton) - Killer (1978). Joe Cool, voce; Souchart; Slitz McDangle; Mike Malice.

Johnny Moped (Londra) - Cycledelic (1978). Johnny Moped, voce; Slimey Toad, chitarra; Fred Berk, basso; Dave Berk, batteria.

Johnny & The Self Abusers (Glasgow) - Johnny & The Self Abusers. 1^ formazione: Alan Neetsheke, voce; Charlie Argue, chitarra; Johnnie Plague, chitarra; Sid Syphilis, chitarra; Tony Donald, basso; Pripton Weird (Jim Kerr), tastiere; Brian McGee, batteria. 2^ formazione: Jim Kerr, voce, tastiere; John Milarky, voce, chitarra, sassofono; Charlie Burchill, chitarra, violino; Alan McNeil, chitarra; Tony Donald, basso;     Brian McGee, batteria.

Jolt (Wishaw/Shotts) - All I can do/You’re cold (1977; 7’’). Robert Collins, voce, chitarra; Doak, voce, basso; Ian Shedden, batteria.

K9’s (Glasgow) - The k9 hassle (1979; 7’’). Rick Dellar, voce; Greg Muden, chitarra; Ian Sprogg Aird, basso; Kev Drain, batteria.

Killjoys (Birmingham) - Johnny won’t get to heaven (1977; 7’’). Kevin Rowland, voce; Heather Tonge, voce; Mark Phillips, chitarra;  Ghislaine Weston (aka Gem), basso; Lee Burton (aka Joe 45), batteria.

Last Words (Sidney/Londra) - Animal world/No music in the world today (1979; 7’’). Malcolm Baxter, voce; Andy Groome, chitarra; Ricky Leigh Kendall, basso; John Gunn, batteria.

Lazers (Bracknell). Gary Miller, voce; Paul, chitarra; Maggie, basso; John Cozie Coit, batteria. Introvabili.

Le Ritz (Leominster) - Hey punker/What a sucker (1977; 7’’). Steve Minight, voce; Chuck Key, chitarra; Buss White, chitarra; Bernie Bolt, tastiere; Dick Tater, basso; Lofty Brooks, batteria.


sabato 6 luglio 2013

Early psychedelia vol. 13 (Finchley Boys/Haunted/Litter)

Finchley Boys
Indice generale/General index

Finchley Boys (USA, Chicago, Illinois) - Everlasting tribute (1972; recordings 1968-1969). Tinteggiature psichedeliche (bella Swelling waters) su una solida base hard blues e garage sostenuta dalla chitarra dell’oriundo olandese Oostdyck (Outcast, Hooked). Da risentire e rivalutare. George Faher, voce, armonica; Garrett Oostdyck, chitarra; Tabe, basso; J. Michael Powers, percussioni.

Haunted (Canada, Montreal) - The Haunted (1967). Altro gruppo parecchio sottovalutato. Notevoli ammicchi al suono rock melodico britannico (Who, Them e compagnia), ma le partiture originali (1-2-5, Horror show) e le suggestioni dylaniane (Untie me) delineano un quadro generale inaspettatamente all’altezza dei gruppi migliori. John Monk, voce; Jurgen Peter, chitarra; Al Birmingham, voce, chitarra; Bob Bozak, basso; Nick Farlowe, batteria.

Litter (USA, Minneapolis, Minnesota) - 100 $ fine (1968). Psichedelia virata verso il rock più roccioso della sponda d’oltreoceano e alleggerita da tocchi beat. Non mancano tentativi arditi di smagliare il tessuto musicale consueto (Apologies to 2069 e la versione da nove minuti di She’s not there, degli Zombies). Da sentire. Dan Rinaldi, voce, chitarra; Danny Waite, voce, tastiere; Tom ‘Zippy’ Caplan, chitarra; Jim Kane, basso; Tom Murray, batteria.

mercoledì 3 luglio 2013

Type O Negative - Bloody kisses (1993)/The best of Type O Negative (2006)


E se il lato migliore dei Type O Negative (da New York: Kenny Hickey, chitarra; Peter 'Steele' Ratajczyk, voce, basso; Josh Silver, tastiere; Sal Abruscato, batteria, sostituito, nel 1994, da Johnny Kelly) consistesse in una resa? Dopo l'esperienza con i Fallout e i fasti brutali dei Carnivore (con sublimi follie a metà fra l'Aryan Nations e l'eccezionalismo della destra americana: Male supremacy, Hitler Jesus, Armageddon, Sex and violence), Steele inaugura i Type O Negative con Slow, deep and hard; il disco, un repertorio di spunti per incubi (per dirla con Conrad), è davvero una delle pietre miliari del metal degli anni Novanta, in equilibrio fra psicopatia, potenza strumentale e il tappeto tastieristico; tutto questo al netto di alcune madornali scivolate nel kitsch più turgido (lamenti di dannati, torture assortite, rumor cruento di motoseghe, dichiarazioni omicidiali da cornuto), quell'impasto di puerilità e ferocia che, alla lunga, ha schiantato diversi sacerdoti metallici. Non che il kitsch non possieda un certo fascino, ma solo se preso a piccole dosi omeopatiche, per sanamente ingaglioffirsi, come usava fare un nostro antenato comune, Niccolò Machiavelli.
Bloody kisses già derubrica con cautela quegli assalti sonori: Black no. 1, Christian woman, la traccia eponima, Blood and fire sono i brani in cui le melodie si coloriscono, arricchendosi, di toni chiaroscurali e gotici (solo il frontismo di Kill all the white people rievoca gli antichi ardori nichilisti e fascisti; nonché alcuni brevi ed evitabili siparietti grand guignol).
I successivi lavori proseguiranno su tale falsariga. Ormai i Type O Negative navigano in pieno stile Sisters of Mercy grazie anche all'interpretazione catacombale di Steele; la facilità AOR tende agguati mortali, ma prima di caderne vittima i Nostri riescono a donarci, fra le altre cose, Everyone I love is deadToo late frozen e, soprattutto Love you to death, dove la magniloquenza della ritmica e delle tastiere entrano in simbiosi perfetta con un sorprendente afflato romantico.
Un piccolo capolavoro autunnale, sospeso (come sempre) fra Amore e Morte.