domenica 9 giugno 2013

Nurse With Wound list vol. 29 (Min Bul/Mnemonists/Blue Effect & Jazz Q Praha/Moolah/Anthony Moore/Mothers of Invention)

NWW list vol. 29. Mothers of invention

171. Min Bul (Norvegia) - Min Bul (1970). Uno dei lavori migliori del grande chitarrista Terje Rypdal (già con Lester Bowie), che qui si cimenta anche col sassofono. Il distillato, eccellente, è un jazz-rock d’avanguardia poderosamente variegato, dal noise (Ved Soveratn), ad inflessioni più classiche (Notteliten) sino a pieni toni rock (il bellissimo assolo di Champagne of course). I compagni di strada sono all’altezza. Da ascoltare, ovviamente. Terje Rypdal, chitarra, sassofono;  Bjørnar Andresen, basso; Espen Rud, batteria.

172. Mnemonists (Stati Uniti) - Horde (1981). Accolita geniale e semisconosciuta (originaria del Colorado) che, in pochi anni, dal 1979 al 1983, ha sfornato un’irresistibile serie di colonne sonore per disturbati mentali. Violini ominosi (The undergrowth), fiati impazziti, frastuoni magmatici (Puncture) amplificati dalle distorsioni di chitarra e da spetezzi elettronici (Horde): Madamina, il catalogo, imperdibile, è questo. Randy Yeates, voce; Torger Hougen, voce; William Sharp, voce, tastiere, clarinetto; Steve Scholbe, chitarra, sassofono, clarinetto; Mark Derbyshire, elettronica, violoncello, ciaramella, cromorno; Sara Thompson, tastiere, basso;

173. Blue Effect & Jazz Q Praha (Cecoslovacchia) - Coniunctio (1970). Noti in patria come M. Efekt o Modrý Efekt (li abbiamo già esaminati nel post sui Settanta cecoslovacchi), i Blue Effect distillarono, sin dalla fondazione, nel 1968, un ottimo progressive che, qui, viene ibridato dal combo jazz di Martin Kratochvíl. Il risultato è un impasto fra blues e jazz strutturato secondo gli schemi del prog più colto del periodo. Il tour de force Coniuntio I (19’15’’) è un superclassico. Jirí Stivín è anche eccellente interprete della musica medioevale e rinascimentale-barocca. Radim Hladík, chitarra; Jirí Stivín, sassofono, flauto; Martin Kratochvíl, tastiere, tromba; Jirí Kozel, basso; Jirí Pellant, contrabbasso; Vlado Cech, batteria; Milan Vitoch, batteria.

174. Moolah (Stati Uniti) - Woe ye demons possessed (1974). Gruppo sconosciuto, capolavoro riconosciuto. Situato fra psichedelia e krautrock, il disco, si compone di sei pezzi strumentali assolutamente evocativi, paragonabili, in terra americana, al Bobby Beausoleil di Lucifer rising. Vociferazioni ctonie, tastiere acide, percussioni velvettiane. Un'esplorazione esoterica; e la copertina, peraltro, parla chiaro: il moniker Moolah è stampigliato sulla piramide massonica dello stemma degli Stati Uniti (e sul retro del dollaro, che è la stessa cosa). Da ascoltare subito. Walter Burns, voce, elelttronica; Maurice Roberson, elettronica, strumenti vari.

175. Anthony Moore (Gran Bretagna) - Pieces from the cloudland ballroom (1971). Già fondatore degli Slapp Happy, Moore si discosta dalle origini e colleziona tre pezzi di impervia fruizione, ma di sicuro fascino. Se Mu na h-uile ni a shaoileas è più rilassato, A.B.C.D. gol'fish già gode dell’ipnotica attrattiva della reiterazione. Ma è la traccia iniziale (Jam jem jim jom jum, 21’23’’), un vertiginoso intersecarsi di tre bordoni vocali (ritmati liturgicamente) a caratterizzare un gioiellino dell’avanguardia minimale; è della partita anche Werner Diermeier dei Faust, che, nel 1973, realizzerà con Tony Conrad in Outside the Dream Syndicate, altro caposaldo della minimal music. Anthony Moore; Ulf Kenklies, voce; Glyn Davenport, voce; Gieske Hof-Helmers, voce; Werner 'Zappa' Diermeier.

176. Mothers of Invention (Stati Uniti) - Freak out! (1966). Quasi mezzo secolo di vita. Inutile dilungarsi etc etc. Anni Cinquanta doo-wop, accenni d’attualità (Trouble every day), sberleffi alla classe media americana, influenze assimilate del maestro Edgar Varèse. A distanza di decenni e di centinaia di ascolti Help I’m a rock rimane quella che è, un capolavoro assoluto. E il resto pure. Frank Zappa, voce, chitarra; Ray Collins, voce, armonica, percussioni; Elliot Ingber, chitarra; Roy Estrada, voce, basso; Jim Black, batteria.

venerdì 7 giugno 2013

French zeuhl and progressive vol. 3 (Jannick Top/Serge Bringolf/Dün)

Jannick Top

Jannick Top (Francia) - Infernal machina (2008). Numerosi reduci dall’esperienza Magma per un rimarchevole disco firmato proprio dal batterista della formazione principe dello zeuhl transalpino. L’opera, suddivisa in dodici parti, esordisce con toni evocativi e poi con una vocalità d’ascendenza etnica à la Dead Can Dance; le ritmiche inquietanti sono però quelle tipiche dello zeuhl classico e, infine, prevaricano i toni iniziali, più eccentrici rispetto al genere. Da ascoltare. Klaus Blasquiz, Natalia Ermilova, Veronika Boulytcheva, voce; Antoine Paganotti, Himiko Paganotti, Stella Vander, seconde voci; François Delfin, chitarra; James McGaw, chitarra; Jim Grandcamp, chitarra; Thibault Abrial, chitarra; Fabine Colella, tastiere; Mathias Leconte, tastiere; Jannick Top, voce, basso, violoncello, percussioni; Christian Vander, batteria; Damien Schmitt, batteria; Marc Chantereau, percussioni.

Serge Bringolf (Francia) - Vision (1981). Bringolf, autore di tre dischi solisti e di collaborazioni con Jaco Pastorius, ricade solo marginalmente nel genere da noi considerato, assestandosi su un eccellente jazz-rock attratto, però, dalla gravitazione degli anni Settanta. Ottimi gli interventi dei fiati e ammirevole, ça va sans dire, la sezione ritmica. Mano, voce; A. Eckert, chitarra; A. Lecointe, chitarra; P.Geiss, sassofono; E. Séjourné, tromba; B. Eck, tuba; E. Séjourné, vibrafono; C. Boussard, basso; Serge Bringolf, batteria.

Dün (Francia) - Eros (1981). Il capolavoro della triade in esame, unico lavoro di un gruppo scomparso nel nulla. Chitarra fusion, basso potente e pastoso, e un andamento erratico, tipico del progressive strumentale continentale, messo spesso a disagio da un inquieto basso continuo, nello stile dello zeuhl francese. Jean Geeraerts, chitarra; Bruno Sabathé, tastiere; Pascal Vandenbulke, flauto; Thierry Tranchant, basso; Laurent Bertaud, batteria; Alain Termol, percussioni.

martedì 4 giugno 2013

Ash Ra Tempel - Private tapes and lone tracks 1^ parte/2^ parte


01 Chicken Maladie (Steeple Chase Bluesband) - studio 1970 (9'54'')
02 Der Vierte Kuss - demo, 10.12.1970 (6'27'')
03 Le bruit des origines - live 1971 (32'09'')
04 Soirée académique - live 1971 (24'31'')
05 Ein würdiger Abschluss - live 1971 (54'24'')
06 Gedanken - Summer 1972 (7'28'')
07 Dédié à Hartmut - live 1973 (40'05'')
08 Ooze away - live 1973 (28'13'')

Tutti abbiamo subito l'imprinting di Interstellar overdrive e Set the controls for the heart of the sun; le mareggiate psichedeliche, però, furono un fenomeno europeo che accomunava realtà diverse: Francia, Cecoslovacchia e Germania erano punteggiate di epicentri sismatici che smuovevano gli oceani interiori di centinaia di migliaia di ascoltatori. In pochi anni, miracolosi, una nuova forma di intendere il suono, fra libertaria e sciamanica, sciamò incontrastata per il continente. Le fioriture tedesche, eccezionali, rimangono le più memorabili. Quelle ufficiali. E, soprattutto, quelle non ufficiali, perché il livello estetico (spesso notevole) del materiale viene amplificato dalla totale libertà delle esecuzioni, scevre da qualsiasi ritenutezza dettata dalla commerciabilità.
Non mancano, nel caso degli Ash Ra Tempel, curiosità al limite del feticismo come il blues telefonato di Chicken Maladie (a nome Steeple Chase Bluesband), ma già l'hard rock Der Vierte Kuss (un demo) lascia presagire le straordinarie e fluviali psych session cosmiche degli anni 1971-1973, finora inascoltate. Manuel Gottsching alla chitarra, Hartmut Enke al basso e alla batteria (nelle registrazioni del 1971) il Pontefice del kraut Klaus Schulze.   

domenica 2 giugno 2013

Kraftwerk - Bremen Radio 1971


IUtopia di un uomo che è stanco, di Jorge Luis Borges, l'uomo del futuro, vecchio di quattrocento anni, dichiara: "Nessuno può leggere duemila libri. In tutta la mia vita non ho superato la mezza dozzina. L'importante non è leggere, ma rileggere ...". L'importante è ri-sentire (poiché non tutto suona come quando è stato generato) e, soprattutto, ficcanasare nelle discografie; a volte, rovistando nel ciarpame e nelle carabattole, possono rinvenirsi piccoli tesori; magari si punta un vaso da quattro soldi e si inciampa in una etagér d'epoca, ci si pulisce dalla polvere e lo stinco incoccia una tela che, ripulita, non è male, anzi, forse è la prova d'artista di un grande nome cubista che da giovine provava per diletto il figurativo ...
Frugando fra i Kraftwerk abbiamo già incontrato una serie di gemme, ben diverse dalla produzione dei Kraftwerk maturi. Niente, però, lasciava presagire questo bootleg, registrato per la radio bremese, presumibilmente il 25 Giugno 1971. Ralf Hütter si era momentaneamente allontanato (ritornerà a fine anno) e lasciava il povero Florian Schneider nelle mani di due diavoli, la coppia Rother-Dinger, ovvero i Neu!. La formazione, inconsueta, irripetibile, è pertanto: Florian Schneider, elettronica, flauto; Michael Rother, chitarra, elettronica; Klaus Dinger, batteria.
E cosa combinano questi qua? Affinano i futuri Hallogallo e Radioactivity? Macché, è il 1971. I Nostri, sin dall'iniziale, stupefacente, Heavy metal kidscominciano a pompare un hard rock lisergico e fluviale alla Guru Guru (o alla Ash Ra Tempel di Der vierte Kuss); nel disco confluiscono i tre quarti di Kraftwerk I,  assolutamente stravolti dalla chitarra incandescente di Rother e dalla batteria di Klaus Dinger corroborati episodicamente da Schneider, ostaggio di due satanassi scatenati: l'eccezionale Stratovarius (15'39''), Ruckzuck (19'20''), Von Himmel Hoch (15'19''), Rückstoß-Gondoliere (11'31'') le altre pietre miliari.
Il terzetto durerà poco; abbastanza per lasciare traccia televisiva, il 22 Maggio 1971, sul canale WDR. Un evento sonoro da recuperare.
Il passato è una terra sconosciuta.