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mercoledì 14 ottobre 2015

Nirvana - A season in hell vol. 1 (1994) ovvero: prove tecniche di guerricciola civile


Una guerra non sia mai ... una guerricciola ... qualche ferito, urla, un paio di schiaffi e tutto torna sulle rotaie dell'ovvio.

Il sindaco Pulcinella si è dimesso. L'arroganza delle sue minuscole menzogne e millanterie non è altro che la protervia tipica delle acque scure del sinistrismo post sessantottino. Paolo Mieli, il Titanic del giornalismo italiano, fu genialmente soprannominato 'champagne e molotov'; notate come in tre parole si condensi un quarantennio almeno di politica italiana da sinistra; attenzione: da sinistra non significa che sia di sinistra. Per sinistra post '68 s'intende la massa di figli benestanti di quelli che la sinistra l'hanno messa in piedi davvero: i figli - i contestatori: Marino, Ferrara, Mieli, Cacciari, D'Alema, Vendola - l'hanno solo messa col culo per terra, la sinistra; i nipoti, come l'Arlecchino di Firenze, si son limitati a liquidarla.
Tipico dei figli benestanti della sinistra - Marino, Ferrara, Mieli, Cacciari, D'Alema, Vendola - è il sopracciglio alzato verso chi è migliore di loro, la carriera scapolata grazie a piccole e indistruttibili Massonerie, l'insulto facile (razzista! fassista!), uno sprezzo sistematico della logica e del buon senso, nonché la ricerca, spasmodica, di soldi pubblici da succhiare. 
Vi ricorda qualcosa?
Ah, che figli! Che nipoti!

Walter Veltroni presenta il suo ultimo libro, Ciao.
Che possiamo dire? Ciao ... e salutame tu' sorella.

Di una sola cosa ho orrore ... il fatto che abbia concorso alla carriera di alcuni di questi traditori della Patria.

Intanto prosegue, imperterrita, la rimozione degli Italiani.
Vedi il cartello sopra: Via Guglielmo Marconi, Roma, ottobre 2015.
Gli Italianuzzi cominciano ad aver sentore di questo omicidio ai danni della loro persona, ma, ignoranti e rintronati come sono, non capiscono da dove partono i colpi sempre più micidiali che gli spianano le costole.
Sì, gli Italiani, la storia degli Italiani, la loro Costituzione danno fastidio.
Gli Italiani devono morire.
"Abbiamo distrutto l'Italia, ora dobbiamo liquidare gli Italiani" direbbe un Massimo D'Azeglio al contrario: un Mario Monti, ad esempio.
"Ma cosa vogliono questi gaglioffi?", si chiede, tra lo scocciato e l'irritato, il Monti nazionale, il robotico manichino di Bruxelles. "Non gli si può certo consegnare la democrazia; o la chiave delle decisioni finali; no certo ... li si scopi sotto il tappeto ... economia e politica non fanno per loro. Ah, potessi toglierli di mezzo subito! Ma non si può ... allora con calma ... la garrota ... dolcemente ... senza urla isteriche ... e starnazzamenti da gallina pronta al brodo ... neanche se ne accorgeranno ...".
Magari ha ragione lui.

Intanto Silvio Bietoloni si prende la Rizzoli. Renzi si prende i suoi scherani, Verdini e compagnia, giusto il tempo di annientare l'Italia, e lui, in cambio, si prende il secondo gruppo editoriale italico.
Scandalo? Certo. Per il prezzo, però.
127 milioni di euro.
Vale a dire la somma sborsata dal Real Madrid per Gareth Bale, pressappoco.
Lionel Messi vale il doppio di quella cifra. Cristiano Ronaldo un pochino di meno, ma siamo da quelle parti.
Il secondo gruppo editoriale italiano, insomma, costa quanto un giocatore della Liga spagnola.
Scandalo? No, logico.
Quando in una delle nazioni più progredite dell'Occidente la quota di analfabeti funzionali assomma al quadruplo dei lettori, tutto ciò rientra nell'ordine della logica più stringente.

Un saluto


sabato 3 gennaio 2015

A grunge gift box - Three grunge comps (Hype! soundtrack/The grunge years vol. 1/The grunge years vol 2)

Le radici del grunge .. la nascita del grunge ... le fonti del grunge ... sono stati versati fiumi d'inchiostro, persino in Italia, per capire come nacque l'ultimo e sincero fenomeno rock internazionale (il fenomeno delle British bands, al confronto, fu un semplice spetezzo di propaganda). 
Ma il grunge non ha radici, né fonti, è sempre stato là: a Seattle. Lo chiamavano hardcore. Se non mi credete andate a consultare la pagina relativa all'hardcore di Washington State e, soprattutto, ascoltate ... fra i gruppi ritroverete Mr. Epp, il cui chitarrista, Mark McLaughlin, ribattezzatosi Mahvishnu Arm McLaughlin, in una lettera a una rivista di Seattle appellò la musica della propria band come: "Pure grunge! Pure noise! Pure shit!". Tutto questo nel 1981. Rimane da chiedersi: perché l'hardcore ri-nacque proprio a Seattle, città natale di Hendrix? Le risposte che posso dare sono due: Seattle, come Los Angeles e New York, è una città poco americana (puritani, pazzi e gold-diggers arrivarono tardi in tale glaciale lembo occidentale); ovviamente essa è permeata dal comune sentire americano (chi può sfuggirgli?), eppure reca in sé gli anticorpi necessari a contrastare gli istinti più psicopatici dell'Impero ... anticorpi di cui è costituito essenzialmente il rock, musica antipopolare, mediata, e in opposizione al genio della nazione ... 
La seconda risposta è che Seattle può vantare spazi per la creatività davvero notevoli: associazioni, università, licei, produzioni, studi di registrazione ... senza questo concime si spegnerebbero sul nascere parecchie pianticelle (e molti incendi creativi), posso darlo per certo.  
Sto risentendo parecchia musica di quel biennio fatale; mi son piaciute più alcune compilazioni, che assommavano i gruppi più noti a quelli minori, piuttosto che celebratissimi album di band milionarie. Gli inizi ruspanti son sempre i migliori.
Comunque si giudichi il fenomeno, pare impossibile, qui in Europa, almeno oggi, riprodurre anche solo un decimo di quel talento e di tanto furore.
Hype!

Fastbacks - K Street
Wipers - Return of the rat
U-Men - Dig it a hole
Green River - Swallow my pride
Soundgarden - Nothing to say
Mudhoney - Touch me I'm sick
Nirvana - Negative creep
Some Velvet Sidewalk - Mousetrap
Dead Moon - 54/40
Girl Trouble - My hometown
Tad - Giant killer
Gas Huffer - Hotcakes
Young Fresh Fellows - Low beat
Supersuckers - I say fuck
7 Year Bitch - Knot
Gits - Second skin
Flop - Julie Francavilla
Posies - Throwaway
Pearl Jam - Not for you
Mark Lanegan - The river rise
Pigeonhed - Fire's coming down
Fastbacks - Just say
Sarah DeBell - Smells like teen spirit

Grunge years vol. 1

Nirvana - Dive
L7 - Shove
Tad - Stumblin' man
Beat Happening - Red head walking
Mark Lanegan - Ugly Sunday
Screaming Trees - Change has come
Fluid - Tomorrow
Afghan Whigs - Retarded
Babes in Toyland - House
Mudhoney - Come to mind
Walkabouts - Long black veil
Love Battery - Between the eyes
Dickless - Saddle tramp

Grunge years vol. 2

Back Pets - Iron cock
Big Chief - Glare
Dandelion - Trailer park girl
Thee Hypnotics - Half man half boy
Seaweed - Taxing
Glueneck - Save
Sun - Water
Aline Boys - That man
Starvation Army - Ticket to oblivion
Skin Yard - Inside the eye
Antiseen - Fornication
Zen Guerilla - Graffiti hustle
Upside Down Cross - Batallion of rats

giovedì 21 marzo 2013

Shades of darkness - Story of Mark Lanegan 1990-2001

di Laura Boccardelli*

Mark Lanegan muove i primi passi musicali ad Ellensburg, cittadina anonima del Nord-Ovest americano a sud di Seattle, grazie ai due compari Van e Gary Lee Conner, dando l'avvio ad uno dei combi più misconosciuti dell'ondata grunge, gli Screaming Trees. Ma mentre gli Alberi Urlanti tra la metà degli anni '80 e i primi '90 tentano l'assalto all'industria musicale sulla scorta della colonna sonora di Singles - filmetto dell'ex-redattore di Creem e Rolling Stone Cameron Crowe, pretesto per un più largo fenomeno di là da venire - a suon di psichedelia più o meno debitrice dei vari 13th Floor Elevators e Sonics, il biondo vocalist intreccia una storia musicale del tutto personale. La sua scelta previlegia sonorità ben diverse da quelle della band d'origine e lo orienta in un panorama più intimo, costellato di ben altri riferimenti, Tim Hardin, Fred Neil, Nick Drake, addirittura il Dylan dei Basement Tapes.
Primo sforzo solista è The winding sheet (1990), sudario in musica di emozioni sofferte e leggere come pennellate di chitarra. Coadiuvato dall'ottimo Mike Johnson, al basso nei Dinosaur Jr del buon Mascis, e da un insospettabile Cobain, con cui diede vita ad un progetto effimero, il trio blues The Jury, Lanegan dà vita a una serie di brani che come bolle sonore si adagiano pigramente in atmosfere di lunghi pomeriggi alcolici e mattine piovose:

- Museum
- Eyes of a Child
- Woe
- Where Did You Sleep Last Night 
(quest'ultima sarà ripresa dai Nirvana nel celeberrimo Mtv Unplugged)

Passano quattro anni, che per l'industria musicale sono decadi, e mentre gli Screaming Trees mancano l'appuntamento con la gloria Lanegan rimugina una serie di tracce registrate distrattamente tra un concerto e l'altro, meditandone anche la fine poco gloriosa tra le onde di un fiume. Fortuna che viene dissuaso da Jack Endino, ex-Skinyard e ora produttore a tempo pieno di band Sub Pop, che, con l'aiuto prezioso di John Agnello, riesce a dare forma a una scaletta stupefacente per raffinatezza compositiva e messa a fuoco musicale: Whiskey for the Holy Ghost esce all'inizio del 1994, poco prima della tragedia che colpirà il mondo del pop tutto, facendo perdere al pubblico una personalità di spicco e a Mark un grande amico, ed è imbevuto di una tristezza sublime, quasi accennata, persa com'è tra ariosità chitarristiche e vocalità matura. Per molti questo è il lavoro migliore di Sua Tenebrosità, per altri semplicemente un album imprescindibile:

- Borracho
- Carnival
- Sunrise
- Judas Touch

E' ancora Mike Johnson ad affiancare lo Screaming Tree nel suo viaggio musicale, in questo caso di ritorno dall'inferno della tossicodipendenza.  Ricoverato dopo l'arresto avvenuto nel '97 in una clinica riabilitativa del Quebec, viene inserito in un programma di disintossicazione che lo porta attraverso inferni personali stavolta più sbiaditi. Scraps at midnight (1998), risultato di quel viaggio, oscilla infatti tra tempeste sonore ed impeti malinconici, trovando di rado la quadratura del cerchio, e non aiuta l'ingresso in squadra del seppur valido Dave Catching, storico fondatore dei Masters of Reality e uomo di punta dello stoner a stelle e strisce.

- Hospital Roll Call
- Bell Black Ocean
- Praying Ground
- Because of This

Ogni artista che si rispetti ha l'umiltà delle sue origini, e per tributare il giusto onore a chi lo ha ispirato Lanegan fa uscire a suo nome un albo di cover in cui omaggia i suoi padri spiritual-musicali. I'll take care of you (1999) cela perle di assoluta ispirazione, come la Carry home di gun clubiana memoria, oppure Shiloh town, che il compianto Tim Hardin componeva nel Village dei tardi Sessanta, o ancora i Leaving Trains con Creeping coastline of lights e brani più tradizionali che trovano un più ampio respiro. Un lavoro che sa di frontiera polverosa, di quell'Epica americana insomma che forma generazioni di songwriter.

- Carry Home
- I'll Take Care of You
- Shiloh Town
- Little Sadie
- Shanty Man’s Life

Mentre lo scadere del millennio vede il dissolversi inesorabile dell'avventura Screaming Trees, il baritono di Ellensburg tesse una tela di dodici brani che lo vedono ormai come assoluto protagonista compositivo. Field songs (2001) registra non solo un cambio di etichetta, ma nuove collaborazioni, a partire da Jeffrey Lee Pierce per la splendida Kimiko's dream house, brano che il biondo punk californiano lascia in eredità al suo amico prima di morire di emorragia cerebrale nel 1996. Per molti è il lavoro della seconda maturità, e non si può negare una maggiore compattezza rispetto a Scraps of midnight, mentre lo Sturm und Drang si armonizza in tessiture sonore precise; a proposito di sodali spuntano Ben Shepherd dei Soundgarden, Duff MacHagan ex-Guns'n'Roses, e l'allora compagna Wendy Rae Fowler.

- No Easy Action
- Miracle
- Blues for  D
- Kimiko’s Dream House
- Resurrection Song

* Autrice della tesi Mark Lanegan, l'ultimo songwriter, Università degli Studi di Tor Vergata, 2007.

venerdì 19 ottobre 2012

Grrrls you should know vol. 3 (Dressy Bessy/Erase Errata/L7/Seven Year Bitch/The Slits/Tracy and The Plastics/Tsunami Bomb/Vice Squad)

L7

Dressy Bessy (USA, Denver, Colorado). Tammy Ealom, voce, chitarra; John Hill, chitarra; Rob Greene, basso; Darren Albert, batteria.

Erase Errata (USA, San Francisco, California). Jenny Hoyston, voce, tromba; Sara Jaffe, chitarra; Ellie Erickson, basso; Bianca Sparta, batteria.

L7 (USA, Los Angeles, California). Donita Sparks, voce, chitarra; Suzie Gardner, voce, chitarra; Janis Tanaka, basso; Demetra Plakas, batteria.

Seven Year Bitch (USA, Seattle, Washington State). Selene Vigil, voce; Stephanie Sargent, chitarra [Roisin Dunne; Lisa Faye Beatty]; Elizabeth David, basso; Valerie Agnew, batteria.

The Slits (Gran Bretagna, Londra). Ari Up, voce; Kate Korus, chitarra [Viv Albertine]; Suzy Gutsy, basso [Tessa Pollitt]; Palmolive, batteria [Budgie; Bruce Smith].

Tracy and The Plastics (USA, Olympia, Washington State). Tracy (Winne Greenwood), voce, elettronica; Nikky, tastiere; Cola, batteria.

Tsunami Bomb (USA, Petaluma, California). Agent M, voce; Jay Northington, chitarra; Matt McKenzie, basso; Gabriel Lindeman, batteria.

Vice Squad (Gran Bretagna, Bristol). Beki Bondage, voce; Dave Bateman, chitarra; Mark Hambly, basso; Shane Baldwin, batteria.

domenica 9 settembre 2012

Grrrls you should know vol. 1 - (Bikini Kill/Le Tigre/Sleater-Kinney/Bratmobile)

Kathleen Hanna/Bikini Kill

Il fenomeno delle riot grrrls nacque nello Stato di Washington (Olympia) all’inizio dei Novanta e a pochi chilometri da Seattle. Tale terza ondata femminista (la prima inveratasi agli albori del Novecento, la seconda dai Sessanta in poi), materiata da etica DIY (Do it yourself) e da connessioni con associazioni LGBT (Lesbian Gay Bisexual Transgender), riviste di settore, arti alternative, rimane di fatto scevra da rivendicazioni politiche universaliste o a sfondo economico; se le lavoratrici tessili della fascia atlantica degli Stati Uniti, sin oltre la Depressione, lottavano per non crepare a trent’anni, le nuove grrrls si occupavano, più o meno coscientemente, della inferiorità sessuale femminile in una vessatoria società post-industriale che credevano ancora strutturata patriarcalmente.
Tale il loro limite: attivare un contro-sciovinismo (anche se spesso declinato con autoironia sardonica: vedi Kathleen Hanna che si tatua ‘slut’ sulla trippetta) in un mondo il cui proprio il patriarcato e la famiglia tradizionale eran già cascami inutilizzabili e le leggi che assoggettavano le donne nient'altro che lacci pensati per l’intera umanità, ridotta a poltiglia scialba, androgina, irriflessa e consumatrice: il turbocapitalismo si occupa fintamente dello squilibrio nei rapporti fra i sessi (e di qualsiasi diritto) in modo da coprire rapporti di forza economici e sociali sempre più induriti nell’ingiustizia; e proprio le lotte delle riot per la liberazione sessuale furono, allora come adesso, adeguatamente decostruite e rimontate in ossequio al subliminale simbolismo pubblicitario oppure per semplici abbellimenti di progressismo spicciolo, debordianamente spettacolari: gli outing famosi, i vari Live Aid, le campagne di MTV, le modelle ecologiste, la prurigine delle diversioni sessuali, la gnagnera sui diritti umani, l’ecumenismo d’accatto … Basta sfogliare una rivista glamour qualunque per essere asfissiati da tale mistura di terzomondismo, trasgressione, ribellismo anarcoide e goliardico, istigazione al consumo, superficialità, il tutto declamato in una neolingua scipita e piatta che aborre il polisenso e le subordinate (inframezzata dalle pagine dei consigli commerciali, in schiacciante maggioranza). Negare in concreto ciò che si predica ardentemente dal palco, cianciare con foga di diritti universali mentre si approntano leggine particolari che conducono alla miseria, e, soprattutto, concedere il fantasma della libertà, una libertà apparentemente sfrenata, illimitata, in vista di negarne, all'atto pratico, i veri fondamenti: questa l’essenza del Potere, oggi come nei Novanta delle riottose. L’operoso silenzio, l’assenza, lo studio assiduo, il Non serviam!, le alternative reali, sono virtù per pochi.
La loro ideologia fuori bersaglio (il che vale anche per il grunge) fu, insomma, abilmente riutilizzata dal Moloch per ottenere proprio quegli effetti sociali che le grrrls asserivano di detestare. Ciò non toglie che alcuni gruppi abbiano prodotto buona musica; in alcuni casi molto buona.
La madrina delle grrrls parrebbe essere Courtney Love, ma, per usare le parole di un grande critico, stinge sulla signora la fama spropositata di uno dei più celebri suicidi degli ultimi vent’anni.
In realtà eleggeremo a tale carica la succitata Kathleen Hanna; Revolution girl style now delle Bikini Kill (1991) è il terminus a quo del nuovo movimento. L’electroclash postremo di Le Tigre una loro degna evoluzione.

Bikini Kill (USA, Washington State). Kathleen Hanna, voce; Billy Karrem, chitarra; Kathi Wilcox, basso; Tobi Vail, batteria.

Le Tigre (USA, New York). Kathleen Hanna, voce; Johanna Fateman, chitarra; Sadie Benning sostituita da JD Jocelyn Samson, elettronica.

Sleater Kinney (USA, Washington State). Carrie Kinney, voce, chitarra; Corin Tucker, voce, chitarra; Lora MacFarlane, batteria. 

Bratmobile (USA, Oregon). Allison Wolfe, voce; Erin Smith, chitarra; Molly Neuman, batteria.

mercoledì 1 agosto 2012

Early Psychedelia vol. 1 (Ant Trip Ceremony/Daily Flash/Fifty Foot Hose)

Fifty Foot Hose

Per questi rapidi soprallughi della psichedelia fine anni Sessanta (americana ed inglese, ma si valuteranno altri ambiti) faccio riferimento all’utilissima Enciclopedia del rock psichedelico di Cesare Rizzi e Claudio Sorge, pubblicata dalla casa editrice Arcana nel secolo scorso (1986), ma, come fonte di spunti, ancora valida.

Ant Trip Ceremony (USA, California) - 24 hours (1968). Simpatica banda di hippies che cercò di svariare su tutto il fronte delle sonorità alla moda. Da ascoltare i brani Elaborations e Pale shades of gray, ma l’atmosfera resta sempre piacevole; non manca una versione di Hey Joe (cfr. Hey Joe, 50years of a song). Roger Goodman, voce; Steve DeTray, chitarra; Mark Stein, chitarra, flauto; Gary Rosen, basso; Jeff Williams, batteria; George Galt, armonica.

Daily Flash (USA, Seattle, Washington State) - Jack of Diamonds (recordings 1966-1967). Noti per le loro esibizioni dal vivo, non riuscirono mai a pubblicare un disco. Daily Flash è, quindi, la collezione di singoli risalenti al periodo 1965-1967, quando i Nostri contribuirono alla definizione del suono della Bay Area (San Francisco e dintorni). I Daily pagano il loro tributo a Bob Dylan, ad Eric Andersen (Violets of dawn, ripresa anche dagli Ant Trip) e rivelano le loro possibilità solo con Canteloupe Island di Herbie Hancock, una jam dal vivo di dodici minuti. Steve Lahor, voce; Doug Hastings, chitarra; Don MacAllister, basso; John Keliehor, batteria.

Fifty Foot Hose (USA, San Francisco, California) - Cauldron (1968). Un gioiellino e, comunque lo si giudichi, un lavoro davvero sorprendente ed anticipatore. Psichedelia, ma resa sghemba dagli effetti elettronici di Cork Marcheschi; la voce di Nancy Blossom contribuisce alle sfasature oniriche (If not this time), ma sono di rilievo sia le puntate più sperimentali (Cauldron, Bad trip) che le jam più consuete (Desire). Nancy Blossom, voce; David Blossom, chitarra, tastiere; Larry Evans, chitarra; Terry Hansley, basso; Kim Kimsey, batteria; Cork Marcheschi, elettronica.

martedì 19 giugno 2012

Hovercraft - Experiment below


Chi l'avrebbe mai detto? Nell'interessante ricognizione del fenomeno grunge fatta da Doug Pray con il documentario Hype (1996), compare, verso la fine dell'oretta e mezzo, un farfugliante Edward Louis Severson III, in arte Vedder. Non  ricordo cosa cianciasse: stravaccata accanto a lui ciondolava le palpebre una brunetta stracotta (dal sonno?), e destinata, come appresi di lì a poco (poiché anche questa è storia), ad essere impalmata*, come prima moglie, proprio dall'eroe di Black. Che la signora Vedder (poi scaricata a favore di una modella) suonasse in un gruppo fondato un paio d’anni prima pareva verosimile. Nepotismo rock. D'altra parte anche la leggendaria Yoko Ono suonava le tastiere in tournée con John Lennon (l'eroe di Imagine) pur avendo le nozioni musicali di un cuoco che batte il triangolo per richiamare gli avventori; che la signora Lennon suonasse le tastiere elettriche con la spina staccata (come suggerisce Albert Goldman) mi pareva altrettanto verosimile. Naturalmente ciò è vieto maschilismo. Ingiusto quello esercitato contro la vecchia strega giapponese, considerata, anzi, da fonti attendibili, ispiratrice delle opere più sperimentali del Lennon solista, e, soprattutto, valorosa artista concettuale, destinata, sul lungo periodo, a ritagliarsi un ruolo più importante di Damien Hirst (il furbone che alletta i gonzi coi teschi di diamanti e gli squali imbalsamati); ed ingiusto quello contro la signora bassista Beth Liebling in Vedder il cui lavoro negli Hovercraft**, assumerà, negli anni, più rilievo di alcuni compiaciuti dischetti del consorte (fedifrago?). Experiment below è space-rock di prima qualità, sorta di psichedelia cosmica per power trio: stasi in cui risuonano tintinnii cosmici, esitazioni, pozze di rumore di sottofondo e dilatati giri di basso preparano il terreno per improvvise fughe interstellari pilotate dal funambolico Shinn (come nell'iniziale Anthropod), "un maniaco seriale della sei corde [che] divaga all'infinito con deragliamenti di mille tipi, dimostrando una creatività fuori dalla norma e dalle righe"***; lo schema appare, alla lunga, basico e risaputo, ma risulta egualmente affascinante, in special modo nelle lunghe Phantom limb e Transmitter down (9'58'' e 10'07''). 

* Cerimonia tenuta presso presso il Campidoglio in Roma, 3 Giugno 1994.
** Ryan Shinn, chitarra; Beth Liebling, basso; Dave, batteria.
*** Webbaticy, recensione di Akathisia.

venerdì 13 aprile 2012

Melvins - Melvins are heavier than a death in the family (best 1986-1997)

I Melvins, da Aberdeen, Washington State, (Buzz Osbourne, voce, chitarra; Dale Crover, batteria; Matt Lukin, basso, sostituito da Lori Black, Mark Deutrom, Kevin Rutmanis …) sono sempre fonte di grave imbarazzo; con loro la parzialità aumenta a dismisura. Quando occorre compilare un florilegio del 'loro meglio' l'imbarazzo di cui sopra diviene addirittura paralizzante: infatti ogni disco pare coincidere con il 'loro meglio'.
Naturalmente esagero.
Il fatto, incontrovertibile e, questo sì, imbarazzante, è che i Melvins sono simpatici. Simpatia: una categoria abbastanza inservibile nella critica, si dirà; e tuttavia, uno dei maggiori analisti della letteratura italiana, il filologo Gianfranco Contini, uomo serissimo, dalla prosa implacabile e terroristica, asserì che Matteo Maria Boiardo (1441-1494), il poeta cavalleresco ferrarese, era, udite!, “simpatico”. Ipse dixit: non ci esimeremo dall'usare, quindi, tale categoria impalpabile; anzi, forti di tale retroterra culturale, osiamo dire: i Melvins ci piacciono perché sono simpatici e lo sono:
perché da ventisei anni continuano ancora a trapanare timpani;
perché non hanno mai ceduto di un decibel a qualsiasi lusinga;
perché hanno influenzato quasi tutti i gruppi influenzabili;
perché hanno un batterista che aborre sistematicamente il quattro quarti;
perché la copertina col cucciolo a due teste è davvero molto simpatica;
perché si mangiano vivi tutti i best seller del grunge;
perché hanno avuto come bassista la figlia sciroccatissima di Shirley Temple;
perché sono amici di Jello Biafra;
perché hanno esaurito tutte le definizioni (sludge, slowhardcore, grunge-metal …);
perché Hog leg ha un inizio esilarante;
perché King Buzzo, un soldo di cacio coi capelli ravviati dall'aspiratutto, ha distorto ogni accordo potenzialmente distorcibile generando un Godzilla sonoro oltre il quale c'è solamente la sperimentazione e dietro cui si trovano solo i Black Sabbath che, a loro volta, ci stanno simpatici assai.
Questo che segue è il loro meglio di dieci anni, pesantissimo, e distillato, come conviene, molto lentamente.

giovedì 12 aprile 2012

Flop - Whenever you're ready (1993)


Quartetto di Seattle (Rusty Willoughby, chitarra; Bill Campbell, chitarra; Paul Schurr, basso; Nate Johnson, batteria), i Flop, come i Mr. T Experience, sono i portatori di un rock melodico e pericolosamente piacevole.
Diciassette canzoni, tre quarti d'ora, pochi attimi di cedimento; come spesso accade, di tutte le tracce rimane poco nella mente: a differenza dei californiani, però, non si ritrovano ritornelli memorabili né da memorizzare doverosamente, a parte Regrets. L'insieme è, però, irresistibile: Whenever you're ready potrebbe essere la colonna sonora di un Happy days aggiornato all'era dei PC. Il famoso video dei Weezer, Buddy Holly, in cui i musicisti interagiscono con i personaggi del telefilm ambientato a Milwaukee dice molto sull'operazione Flop: in essa convivono classiche tirate (The great valediction, Eat), energici rock altrettanto classici (En route to the unificated field theory, Julie Francavilla) e un'aria insistente di già sentito. Unica eccezione, la chiusura strumentale, Need retrograde orbit. Refrain, accelerazioni, brevi strofette, testimoniano di un gruppo che ha fatto tesoro della formula pop dei decenni passati e la cala nella realtà della nuova musica grunge, peraltro, al tempo, declinante e già pronta per le più ardite contaminazioni (ovvero per la riproposizione inesausta delle varianti d'una formula vincente). 
Un disco comunque notevole e che merita attenzione, assai utile da alternare agli ascolti più ponderosi; forse, al netto di certe studiate ruvidezze, l'operina è un'inconsapevole operazione nostalgica (già vista per la surf music riaggiornata dei Mermen); rivelatrice di un'America lanciata catastroficamente verso le glaciali distese della globalizzazione e, quindi, restia ad abbandonare la propria recente età dell'oro, gli anni Cinquanta.   

martedì 31 gennaio 2012

Earth - Extra-capsular extraction (1991)/Earth 2 (1993)


dedicato a Webbaticy, in attesa del ritorno in pista

Fondati da Dylan Carlson a Olympia (Washington State), gli Earth rappresentano, forse, l'ultimo grado di trasmutazione dell'hard rock.
I loro ascendenti più o meno prossimi sono Black Sabbath, Sleep e Melvins*, ma gli inni pachidermici di questi vengono dilavati della loro parte di empatia melodica e privati dei testi sino a svilire, di conseguenza, il ruolo della voce attrice e dei relativi ricaschi spettacolari antibrechtiani (gigionerie, atteggiamenti da guitar hero, riferimenti letterari e sociali, riecheggiamenti di altre tradizioni musicali). Sul campo gli Earth lasciano nude concrezioni sonore in cui i componenti basici appartenenti a quel genere definito vengono isolati e riprodotti catatonicamente sino alla dimenticanza della loro funzione originaria.
Il risultato è una sorta di electric-doom per chitarra che conduce la forma classica dell'hard sino allo sperimentalismo minimale. Queste plaghe sterminate e desolatissime sono composizioni d'una liturgia postmoderna, litanie ad un dio inesistente capaci, tuttavia, in virtù della reiterazione ossessiva, di aprire nuovi stati di coscienza. L'EP Extra-capsular extraction annovera già Ouroboros is broken (18'20'') quale brano manifesto, ma sono le tre composizioni di Earth 2 (rispettivamente 15'36, 26'04'' e 30'01'') a consacrare la pratica rituale di Carlson in cui, come detto, gli elementi rock classici, isolati e amplificati sino allo sfiancamento, perdono il loro senso pristino sino a caricarsi di valenze aliene e cupissime; i lunghi bordoni elettrici, il ritmo rallentato e titanico, i riff che girano come criceti nella ruota, sono parte di una tecnica sciamanica, già propria di un certo minimalismo, atta ad indurre nell'ascoltatore l’abbandono dell’abitudinarietà e predisporlo a nuove associazioni mentali, a nuove metafore dell'esistenza. Like gold and faceted, peraltro, sembra rinunciare anche a tale ultimo finalismo: ambisce all'entropia totale, alla propria perdizione, al rumore di fondo eterno.
Eccentrici, difficilmente fruibili; abitano presso le colonne d'Ercole di cui loro stessi sono artefici.


* Il bassista Joe Preston passerà proprio ai Melvins. 

lunedì 26 dicembre 2011

American punk-hardcore 1980-1986 vol. 2 - (Oregon/Washington)


E-13 (Portland) - Pankreatitis (1985)
Final Warning (Portland) - I quit (1985)
Final Warning (Portland) - The bunker (1984)
Poison Idea (Portland) - Laughing boy (1985)
Poison Idea (Portland) - Die on your knees (1985)
Poison Idea (Portland) - Think twice (1983)
Sado Nation (Portland) - Fear of failure (1983)
Sado Nation (Portland) - Were not equal (1982)
Sado Nation (Portland) - Messed up mixed up (1982)


WASHINGTON

Lockjaw (Seattle) - Dead friends (1983)
Lockjaw (Seattle) - Portland (1983)
Mr. Epp and the Calculations (Seattle) - Intellectual fool (1984)
Mr. Epp and the Calculations (Seattle) - Jaded (1982)
Mr. Epp and the Calculations (Seattle) - Mohawk man (1982)
Rejectors (Seattle) - Struggle (1984)
RPA (Seattle) - Shoot the Pope (1984)
Silly Killers (Seattle) - Nothing to say (1984)
Solger (Seattle) - American youth (1982)
Solger (Seattle) - I hate it (1982)
Ten Minute Warning (Seattle) - Buried alive (1984)
The Accused - Reagan’s war puppets (1983)
The Accused  - WCALT (1985)
The Fartz (Seattle) - How long (1981)
The Fartz (Seattle) - People united (1982)
The Fartz (Seattle) - World full of hate (1982)
The Refuzors - White power (1981)