martedì 6 dicembre 2011

L'altra metà del Muro - Krautrock in DDR 1^ parte/2^ parte/3^ parte/4^ parte


Tra le varie zone del panorama musicale del dopoguerra quella del Soviet rock (i Paesi del blocco comunista) appariva tra le più invitanti all'esplorazione; in particolar modo la DDR per la vicinanza con la regione consorella, la più prolifica di capolavori negli anni Settanta, almeno sul versante europeo continentale.
Una rapida ricognizione ci permette di affermare che la musica della Mitteldeutschland (relativamente ai Settanta ed ai primi Ottanta) è abbastanza povera e priva di respiro; l'impressione è quella di una scena che ripeteva, abbastanza grossolanamente, i modelli anglosassoni: dal progressive sinfonico, al jazz, al blues. Mancava del tutto, rispetto alla RFT, il movimento di sperimentazione, dalla world music all'elettronica alla musica concreta, e, naturalmente, l'elemento politico contestatario. Nei casi più deteriori (qui troverete degli assaggi) il manierismo degenerava inevitabilmente in un mainstream melodico inascoltabile (come, peraltro, avverrà, durante il riflusso, anche nella Germania occidentale). Evidentemente l'arte non si crea per reazione ad una repressione più o meno sottilmente esercitata; serve la conoscenza: la ricchezza della conoscenza musicale e la sua fruibilità - sale da concerto, conservatori, circuito mediatico indipendente, università ...
Non mancano, tuttavia, nelle quattro compilazioni, dei buoni momenti e, soprattutto, le curiosità.

Krautrock in DDR – L’altra metà del Muro I

Bayon - Bayon Suite
Berluc - Reise Zu Den Sternen
Electra Combo - Das Lächeln
Joco Dev Sextett - Du Bist Mir Nah
Jurgen Kerth Quintett - Geburtstag Im Internat
Karussell - Entweder Oder
Klaus Renft Combo - Flüsse Und Tränen
Lift - Tagesreise
Puhdys - Finde Den Weg Durchs Feuer
Puhdys - Geh Dem Wind Nicht Aus Dem Wege
Scirocco Combo - Wege Mit Gutem Namen
Uve Shikora - Oh, Angela

Krautrock in DDR – L’altra metà del Muro II

Bayon - Die Lerche
Bayon - Sommerlied
Bayon - Suite nr. 3
Berluc - Flügel
Express - Leben Um Ein Mensch Zu Sein
Karat - Der Albatros
Klaus Renft Combo - Zwischen Liebe Und Zorn
Lift - Ballade Vom Stein
Magdeburg - Teufels Rock'n' Roll
Modern Soul Band - Esperanto
Panta Rhei - Tuyet
Puhdys - Scheidung
Puhdys - Spiel Zu Zweit
Puhdys - Türen Öffnen Sich Zur Stadt
Stern Combo Meissen - Ein Tag In Der Stadt
Uve Shikora - Deine Augen

Krautrock in DDR – L’altra metà del Muro III

Amiga Blues Band - Ramblin' On My Mind
Bayon - Erinnerung An Luis B.
Bayon - Stell Dich Mitten In Den Regen
City - Am Fenster (Long Version)
Electra - Einen Kleinen Tag Lang
Joco Dev Sextett - Stapellauf
Klaus Renft Combo - Wandersmann
Lift - Meeresfahrt
Puhdys - Langstreckenlau
Puhdys - Lebenszeit
Puhdys - Zeiten Und Weiten
Uve Shikora - Das Gewitter
Wir - Schön Wunderschön

Krautrock in DDR – L’altra metà del Muro IV

Bayon - Die Nacht
Bayon - Präludium
Centric - Rauch Am Horizont
Electra Combo - Über Feuer
Engerling - Gleichschritt
Joco Dev Sextett - Wir Lagen Im Grase
Karussell - Wiedersehen Im Traum
Klaus Renft Combo - Kinder, Ich Bin Nicht Der Sandmann
Lift - Und Es Schuf Der Mensch Die Erde
Magdeburg - Kalt Und Heiss
Panta Rhei - Alles Fliesst
Puhdys - Steige Nicht Auf Einen Baum
Puhdys - Steine
Reform - Feuerball
Stern Combo Meissen - Ouvertüre - Der Traum - Des Goldes Bann
Uve Shikora - So Ein Langer Sommer

sabato 3 dicembre 2011

Francesco Vincenzo Zappa - Frank Zappa in Italia vol. 1, tour 1973-1974 (5 bootlegs)

Baltimora, 21 Dicembre 1940 - Los Angeles 4 Dicembre 1993


1973

Frank Zappa (voce, chitarra)
Jean-Luc Ponty (violino)
George Duke (voce, tastiere)
Ian Underwood (alto sax, sintetizzatore)
Bruce Fowler (trombone)
Ruth Underwood (percussioni)
Tom Fowler (basso)
Ralph Humphrey (batteria)


1974


Frank Zappa (voce, chitarra)
Napoleon Murphy Brock (voce, sassofono)
George Duke (voce, tastiere)
Ruth Underwood (percussioni)
Tom Fowler (basso)
Chester Thompson (batteria)


venerdì 2 dicembre 2011

H.P. Lovecraft - H.P. Lovecraft I (1967)/H.P. Lovecraft II (1969)

Formatisi a Chicago, ma attivi soprattutto in California, gli H.P. Lovecraft* durarono lo spazio di due album (in tre anni). Abbastanza trascurati all'epoca, si imposero, come a volte accade, sul lungo periodo. Sgombriamo subito il campo: il richiamo al celebre solitario di Providence fu voluto esclusivamente da Bill Traut e George Badonsky, proprietari della casa discografica Dunwich (The Dunwich horror è uno dei migliori racconti dello scrittore): nonostante i musicisti stessi dichiarassero di ispirarsi al mondo alternativo di Lovecraft (in cui la Terra e l'universo sono retti da entità maligne, antichissime e irriducibilmente inumane) il loro primo album consiste unicamente in un piacevole mélange di psichedelia e folk. Gran parte dei pezzi sono rifacimenti di Fred Neil (Country boy & Bleeker Street, That's the bag I'm in), Dino Valente (Let's get together), Travis Edmonson (The drifter), Randy Newman (I've been wrong before) cui si somma il tradizionale Wayfaring stranger; le canzoni originali si limitano al blando jazz di That's how much I love you baby, a Time machine, garbata marcetta da teatrino vaudeville e a The white ship, il loro singolo più famoso: basato su una ritmica da bolero, arricchito da tocchi orientaleggianti e dai toni potenti e cullanti di Edwards e Michaels, esso conserva una indubbia qualità ipnotica ed insinuante. D'altra parte, nel racconto omonimo di Lovecraft, la nave era una efficace metafora della morte.
Il disco seguente confermerà la vocazione per le piacevoli ballate da West Coast (High flying bird, Keeper of the keys) e le celebrazioni psichedeliche (At the mountains of madness, sorta di replica di The white ship**, e la notevole Electrallentando, scritta da Edwards); il tutto risulterà inoltre più compiuto giovandosi del lavoro dell'ingegnere sonoro Chris Huston abile a conferire all'album un retrogusto vago e sognante e una pulizia nell'impasto strumentale davvero eccellente.
Due opere nel solco della tradizione californiana e hippy, con toni scontati, almeno nel primo episodio; non mancano certo punte memorabili e l'effetto nostalgia (canaglia?) alza il livello estetico. Rimane da capire l'esaltazione per i debolissimi allacci con la prosa di Lovecraft e per l'individuazione di atmosfere “misteriose ... ispirate da ...”, davvero inesistenti. Potenza dei nomi. 


* George Edwards (voce, chitarra); Tony Cavallari (chitarra); Dave Michaels (voce, tastiere); Jerry McGeorge (voce, basso) poi sostituito da Jeff Boyan (basso); Michael Tegza (batteria).
** At the mountain of madness è, infatti, il titolo d'un altro racconto di Lovecraft.

giovedì 1 dicembre 2011

Baroness - First and Second (2004-2005)/Red album (2007)


Nella prolusione a Gli assassini della Rue Morgue, in cui viene presentato l'investigatore par excellence, Auguste Dupin, Edgar Allan Poe teorizza la superiorità del gioco della dama rispetto a quello degli scacchi; nel gioco degli scacchi, infatti, essendo “i pezzi dotati di movimenti diversi e bizzarri e di valori diversi e variabili, quello che è soltanto complessità … vien preso per profondità … Nel gioco della dama, al contrario, nel quale la mossa è una sola e non subisce che poche variazioni, le probabilità di inavvertenze sono minori e l'attenzione del giocatore [è] relativamente libera, per cui i vantaggi riportati da questo o da quel contendente si ottengono grazie ad una perspicacia superiore”. In altre parole il giocatore di dama, con un numero ristretto di permutazioni, deve necessariamente rivelare una sagacia maggiore dello scacchista che, inevitabilmente, non può controllare l'altissimo numero di disposizioni possibili; nella dama i giocatori, in virtù del numero di mosse limitate, non possono fare affidamento sulla concentrazione e sulla memoria (richiesta dagli scacchi), ma bensì ad “un abile mossa dovuta a uno sforzo potente della mente”, forse un tranello ordito grazie ad una superiore finezza psicologica.
Allo stesso modo non è possibile che, in campo musicale, si scambi certo complesso sperimentalismo o certa cacofonia deliberata (scacchi) per profonda innovatività e si trascuri e svaluti a priori il manierismo di alcuni autori (la dama) solo perché ritenuti derivativi, già sentiti o semplicemente ossequiosi ad una tradizione?
Nei tre album* dei Baroness (provenienti dalla Georgia e capitanati dal ruggente chitarrista John Baizley) si trovano i più vari spunti ed echeggiamenti (stoner, x-core**, hard rock classico …); non mancano tocchi thrash metal; né vengono risparmiati brevi strumentali acustici d'alleggerimento à la Black Sabbath o incedere da ipertecnici guitar heroes. Niente di nuovo, come detto, ma il centone funziona grazie allo smagliante lavoro di Baizley che, rimaneggiando frusto materiale dejà entendu, riesce a distillare tre opere notevoli e a rivitalizzare i vari generi citati. Non vi è in questo la maggior gloria del giocatore di dama di Poe? Vision, Grad, Wanderlust, Aleph alcune delle punte creative.
Se i Baroness avessero costruito un paio di pezzi davvero mainstream sarebbero da tempo su MTV e Rolling Stone, indecisi su come investire i numerosi sacchi di dobloni e talleri raccolti.
              
* In First and second si raccolgono i primi due EP.
** La x sta per grind, hard, post …