sabato 9 febbraio 2013

US #1 hits vol. 2 - 1961/1962/1963

The Four Seasons
Indice generale/general index

1961

1
Elvis Presley
Are you lonesome tonight
2-4
Bert Kaempfert
Wonderland by night
5-6
Shirelles
Will you love me tomorrow
7-8
Lawrence Welk
Calcutta
9-11
Chubby Checker
Pony time
12-13
Elvis Presley
Surrender
14-16
Marcels
Blue moon
17-20
Del Shannon
Runaway
21
Ernie K-Doe
Mother-in-law
22
Ricky Nelson
Travelin’ man
23
Roy Orbison
Running scared
24
Ricky Nelson
Travelin’ man
25
Pat Boone
Moody river
26-27
Gary U.S. Bonds
Quarter to three
28-34
Bobby Lewis
Tossin’ and turnin’
35
Joe Dowell
Wooden heart
36-37
Highwaymen
Michael
38-40
Bobby Vee
Take good care of my baby
41-42
Ray Charles
Hit the road Jack
43-44
Dion
Runaround Sue
45-49
Jimmy Dean
Big bad John
50
Marvelettes
Please mr. postman
51-52
Tokens
The lion sleeps tonight

1962

1
Tokens
The lion sleeps tonight
2-3
Chubby Checker
The twist
4-6
Joey Dee & The Starliters
Peppermint twist (part 1)
7-9
Gene Chandler
Duke of earl
10-12
Bruce Channel
Hey! Baby
13
Connie Francis
Don’t break the heart that loves you
14-15
Shelley Fabares
Johnny Angels
16-17
Elvis Presley
Good luck charm
18-20
Shirelles
Soldier boy
21
Mr. Acker Bilk
Stranger on the shore
22-26
Ray Charles
I can’t stop loving you
27
David Rose
The stripper
28-31
Bobby Vinton
Roses are red (my love)
32-33
Neil Sedaka
Breaking up is hard to do
34
Little Eva
The loco-motion
35-36
Tommy Roe
Sheila
37-41
Four Seasons
Sherry
42-43
Bobby ‘Boris Pcikett & The Crypt-Kickers
Monster mash
44-45
Crystals
He’s a rebel
46-50
Four Seasons
Big girls don’t cry
51-52
Tornados
Telstar

1963

1
Tornados
Telstar
2-3
Steve Lawrence
Go away little girl
4-5
Rooftop Singers
Walk right in
6-8
Paul & Paula
Hey Paula
9-11
Four Seasons
Walk like a mana
12
Ruby & The Romantics
Our day will come
13-16
Chiffons
He’s so fine
17-19
Little Peggy March
I will follow him
20-21
Jimmy Soul
If you wanna be happy
22-23
Lesley Gore
It’s my party
24-26
Kyu Sakamoto
Sukiyaki
27-28
Essex
Easier said than done
29-30
Jan & Dean
Surf city
31
Tymes
So much in love
32-34
Little Stevie Wonder
Fingertips pt. 2
35-37
Angels
My boyfriend’s back
38-40
Bobby Vinton
Blue velvet
41-45
Jimmy Gilmer & The Fireballs
Sugar shack
46
Nino Tempo & April Stevens
Deep purple
47-48
Dale & Grace
I’m leaving it up to you
49-52
Singing Nun
Dominique

giovedì 7 febbraio 2013

Traditional music of the vanishing peoples vol. 1 (Cambogia/Laos/Vietnam) ovvero la discoteca di Pier Paolo Pasolini e lo storico discorsetto di Castelgandolfo, Guido Morselli e Vanity Fair



Pasolini comincia leggero: “Ho visto ieri sera (Venerdì Santo?) un mucchietto di gente davanti al Colosseo … ho creduto in un primo momento che si trattasse del gesto di qualche disoccupato arrampicato in cima al Colosseo. No. Era una funzione religiosa a cui doveva intervenire Paolo VI. C’erano quattro gatti … Credo che non ci fosse nessun romano. Un insuccesso più completo era impossibile immaginarlo”*. Tale spettacolo però lo raggelò nel profondo. Una nuova bestia dagli occhi verdi emergeva dalle acque ribollenti della postmodernità – una bestia suasiva, democratica, permissiva, tecnica: il Nuovo Potere, il Consumismo, il Fascismo Pubblicitario etc etc.
Assieme alla Chiesa spariva improvvisamente dall’orizzonte storico quella tradizione agreste, familista, cautelosamente paleoindustriale, cattolica, che aveva costituito il midollo italiano per millenni e raccolto l’eredità immane della koiné greco-romana - un tronco gigantesco e immutabile da cui rampollavano le varietà straordinarie dei popoli italiani, dei linguaggi, delle arti, delle stratificazioni urbanistiche, degli incroci culturali e di sangue, delle forme, dei paesaggi, dei volti. Lo stesso fascismo storico (quello del ventennio mussoliniano), nonostante i tentativi disperati (linguistici, architettonici …), fu impotente di fronte a tale fioritura eterna. Di qui i fraintendimenti: Pasolini cattolico, Pasolini non antifascista coi fascisti. Vero: Pasolini rimpiangeva quella tradizione contadina, semplice e distillata nei tempi: in tal senso fu un vero cristiano, un dolciniano furente, debole coi semplici ed avverso al mondo clericale e piccolo borghese, crassamente pragmatico e prevaricante. Vero: egli liquidò brutalmente il fascismo storico come "banda di criminali" e "pietoso rudere", come breve accidente storico: per gli antifascisti, perciò, non fu abbastanza antifascista, poiché il suo antifascismo fu sempre diretto contro il nuovo Fascismo dello sfrenamento edonista, dei falsi diritti civili, della falsa democrazia. Si doveva, forse, perdere ancora tempo con Almirante quando il nuovo Moloch avanzava come il Colosso del quadro di Goya? La Chiesa, come il fascismo classico, era ormai INUTILE al Nuovo Potere; lo stesso Paolo VI, nello storico discorsetto di Castelgandolfo**, lo asserì disperato: quel mondo bifronte (il clero, che Pasolini odiava, e la sfera popolare, magica e tradizionale e patriarcale, che Pasolini amava con trasporto) era stato soppiantato (come il fascismo storico) e relegato ad un ruolo vicario e ancillare del Nuovo Potere. Tutto in pochi anni, come in un incubo: gli Italiani come polli d’allevamento, sradicati come schiavi africani, infelici, nevrotizzati, deturpati, afasici, apolitici, feroci, omologati, globalizzati. Ma gli Italiani sono il mondo, il tumore alligna ovunque.
Circa otto prima, nel 1967, uno scrittore clandestino, Guido Morselli, bolognese come Pasolini, licenziava la distopia Roma senza Papa***, resoconto sulla morte inesorabile della Chiesa. Il protagonista, un prete autore dello scritto Difesa dell'Iperdulia (ovvero del culto della Maria Vergine), un dogmatico legato al passato, si muove in una Roma di fine millennio, "magnificamente squallida", avvolta in un’atmosfera pacatamente apocalittica. Il Papa, Giovanni XXIV, un irlandese dal "bel volto fratesco", si è ritirato a Zagarolo; riceve poco, parla poco, sembra disinteressarsi dei destini della Cristianità; sovraintende alla divisione territoriale della Luna (ricca di kennedyo e kruscevio) fra Unione Sovietica e Stati Uniti; si dice abbia una fidanzata, Oona Lynne Berenice Moraswami, coltissima buddista zen; d’altra parte accende anche l’interesse (platonico?) della nuova Presidentessa americana, Jacqueline Kennedy. L’apparato vaticano, ricchissimo di tradizione e di liturgie, è stata liquidato per una burocrazia da terziario avanzato, la guardia svizzera sciolta. Il predecessore di Giovanni, Libero I (successore di Paolo VI), con l’enciclica Foederis mirandi ha posto fine al celibato ecclesiastico e ridimensionato il culto mariano. La Chiesa si è riavvicinata al Nord protestante e ceduto larghe fette di sovranità spirituale alla psicanalisi (sorge l’IPPAC, Istituto per la Promozione della Psicanalisi Cattolica che si occupa di peccato e diavolo; "l'inconscio signori miei"); si guarda con benignità all’omosessualità, all’uso delle droghe, all’ecologismo zoofilo, al tecnicismo scientifico, all’eutanasia, agli anticoncettivi; i seminari pullulano di atei; si scambiano missionari con la Melanesia; Claudio Villa è senatore a vita; il Vicariato di Roma è retto, di fatto, dal Papa nero, generale dell’ordine dei Gesuiti, che, con brillante pragmatismo, asseconda il vizio del secolo, la volgarizzazione e laicizzazione della sfera ecclesiastica e religiosa ...”: sono, tutti questi, “gli epifenomeni di una tendenza storica irreversibile.
A quali esiti avrebbe potuto condurre tale sfacelo? Diciamo tre, tanto per fare numero. 1. Il suicidio del Papa e della Chiesa come in Mysterium iniquitatis di Sergio Quinzio. 2. Il ritorno ad una cristianità primitiva resa possibile dalla liberazione dal potere (Pasolini vagheggiava di un Papa che lascia le scenografie vaticane a favore di uno scantinato a Tormarancia). 3. La cooptazione della Chiesa entro il Nuovo Potere (e in funzione subordinata).
Che dire? La terza soluzione è già brillantemente in atto da un paio di decenni, fra alti, bassi, tacitamenti, resistenze, finte apostasie, fughe in avanti.
Il sacro è bandito dall’orizzonte dei fedeli; resta la normalità burocratica (comunioni, natali, pasque, sponsali, battesimi, unzioni varie). Crocefissi ed ostensorî son posti all’incanto, gli altari riadattati a scrivanie dirigenziali, i calici a delicati flûtes per lo sciampagnino dell’ora felice. Il Papa tratta, in veste d’amministratore delegato d’una multinazionale, con governanti, satrapi finanziari, comunicatori di massa, mercanti d’armi, genocidi.
Cosa manca ancora per rendere plastica questa immane resa? Forse un immagine davvero simbolica, sfumata tra il ridicolo e il glamour. All’attesa ha posto fine una rivistucola locale del Nuovo Potere, Vanity Fair: in copertina (16 Gennaio 2013 Anno Domini) campeggia il bel volto del favorito del Pontefice, un arcivescovo fresco di nomina; in esergo la didascalia: “Essere bello non è un peccato”, in micidiale parallelo con la pubblicità dei jeans Jesus che proprio Pasolini esaminò per dimostrare che la Chiesa contava, nell’ambito edonista-postmoderno-consumista, meno di zero. Il Ganimede anzidetto è, a tutti gli effetti, un tassello polimorfo e intercambiabile della Supercasta Internazionalista e Apolide: è un prete, ma potrebbe essere un modello di Prada, un attore del Sacro Bosco di Los Angeles, un pilota di Formula I, un viveur da Costa Azzurra.
La Chiesa di Roma è irreversibilmente sussunta nella sfera atea e demoniaca del Nuovo Potere, strutturato gerarchicamente e globalmente su basi plutocratiche e feudali.
Il cielo è ormai vuoto, il sacro annichilito, le illusioni bandite; a quale sorgente può abbeverarsi un artista, un musicista che voglia proporre esiti autentici, non seriali, sorgivi (lo notammo a proposito di Third Ear Band e Voice of Eye)? La risposta: deve accostarsi al passato o ai territori residuali non ancora lambiti dal nichilismo occidentale. La discoteca di Pasolini**** (che fornirà materiale sonoro a commento dei film), ricca di musica etnica (africana, araba ed orientale, ma anche russa, spagnola e greca), era la testimonianza di una disperata fuga in un passato in cui gli dei ancora sussurravano speranze alle orecchie umane: la grecità (MedeaEdipo re), il Medioevo (DecameronI racconti di Canterbury), la purezza paleocristiana (Il Vangelo secondo Matteo), il Medioriente favoloso (Il fiore delle Mille e una notteSopralluoghi in PalestinaLe mura di Sana’a), l’apologo (La Terra vista dalla LunaLa sequenza del fiore di cartaChe cosa sono le nuvole), le periferie urbane (AccattoneMamma Roma), le periferie del mondo (Appunti per un film sull’IndiaAppunti per un’Orestiade africana). Pellicole su civiltà perdute e sonorizzate da musiche di popoli sconfitti dalla storia.
Guido Morselli e Pier Paolo Pasolini testimoniarono in solitudine la disfatta. Ancora oggi molti ne parlano a stento, inebriati dalla potente droga del conformismo, anzi, spesso ne rifuggono come a toccare il ventro flaccido d’un ratto.
Il primo si fece saltare le cervella su una sedia da giardino il 31 Luglio 1973; il secondo finì ammazzato da chissà chi il 2 Novembre 1975, in una delle più luride e desolate periferie della Roma senza Papa.

* Scritto del Marzo 1974, non pubblicato.
** I dilemmi di un Papa, oggi, Corriere della Sera, 22 Settembre 1974.
*** Libro pubblicato postumo nel 1974, come tutte le opere di Morselli.

domenica 3 febbraio 2013

We are not Pink Floyd vol. 5 - Minor bands of the English Seventies (Greatest Show On Earth/Third World War/Writing On the Wall)

Greatest Show On Earth

Greatest Show On Earth - Horizons (1970). I Greatest propongono un progressive di base contaminato da forti elementi jazz e soul (grazie ad una compatta sezione di fiati), che si vuole tributaria di Blood Sweet and Tears; i Nostri però vantano un cantante ed autore di vaglia (sua la firma di tre quarti delle composizioni) e una perizia strumentale non comune: il disco non ha, infatti, momenti di cedimento e annovera diversi picchi (l’iniziale Sunflower morning, Real cool world). Da rivalutare. Colin Horton-Jennings, voce, flauto, chitarra; Garth Watt-Roy, voce, chitarra; Mick Deacon, tastiere; Tex Phillpotts, sassofono, percussioni; Ian Aitchison, sassofono, percussioni; Dick Hanson, tromba, flicorno, percussioni; Norman Watt-Roy, basso; Ron Prudence, batteria.

Third World War - Third World War (1971). Apparentemente un gruppo hard-rock, i TWW, grazie a testi politicamente espliciti (Working class man), assomigliano più strettamente a quel filone sotterraneo che poi originerà il punk anglosassone (si guadagneranno le lodi, artisticamente postume, di Joe Strummer e Henry Rollins). Ebbero il coraggio di manifestarsi con ruvidezza e sincerità, in un’epoca che, almeno in Europa, concedeva poco al frontismo musicale; valgono un ascolto attento (e un approfondimento qui, in più parti). Terry Stamp, voce, chitarra; Mick Lieber, chitarra; Jim Avery, basso; Fred Smith, batteria.

Writing On the Wall - The power of the Picts (1969). Hard-psych condotto con bella aggressività  e rari lambiccamenti dalle tastiere di Bill Scott. Nulla di veramente rimarchevole, ma chi ama l’alba di tali sonorità avrà di che godere. I Pitti furono la popolazione celtica originaria della Scozia, terra dei Writing. Linnie Paterson, voce; Willy Finlayson, chitarra; Bill Scott, tastiere; Jake Scott, basso; Jimmy Hush, batteria.


venerdì 1 febbraio 2013

Robertrocksampler vol. 3 1^ parte/2^ parte/3^ parte/4^ parte



Soft Machine

Third

Facelift
Slightly all the time
Moon in June
Out-Bloody-Rageous

Fourth

Teeth
Kings and queens
Fletcher's blemish
Virtually part 1
Virtually part 2
Virtually part 3
Virtually part 4

Soft Machine at the BBC

Matching Mole

Matching Mole

O Caroline
Instant pussy
Signed curtain
Part of the dance
Instant kitten
Dedicated to Hugh, but you weren't listening
Beer as in braindeer
Immediate curtain

Matching Mole's Little red record

Starting in the middle of the day we can drink our politics away
Marchides
Nan true's Hole
Righteous rhumba
Brandy as in benge
Gloria gloom
God song
Flora Fidgit

Robert Wyatt

The end of an ear

Las Vegas tango part 1 (repeat)
To Mark EEverywhere
To saintly Bridget
To Oz alien Daevyd and Gilly
To Nick everyone
To Caravan and brother Jim
To the old world (thank you for the use of your body, goodbye)
To Carla Marsha and Caroline (for making everything beautifuller)
Las Vegas tango - part 1

Rock bottom

Sea song
A last straw
Little red riding hood hit the road
Alifib
Alifie
Little red Robin Hood hit the road

Ruth is stranger than Richard

Soup song
Sonia
Team spirit
Song for Che
Muddy mouse (a)
Solar flares
Muddy mouse (b)
5 black notes and 1 white note
Muddy mouse (c)/Muddy mouse

Robert Wyatt at the BBC