venerdì 6 gennaio 2012

American punk-hardcore 1980-1986 vol. 4 (Minnesota-Nebraska) - Compilation 1


Final Conflict (Minneapolis) - In the family (1983)
Final Conflict (Minneapolis) - The lines have faded (1983)
Final Conflict (Minneapolis) - Self-defeated (1983)
Ground Zero (Minneapolis) - No marine recruit (1983)
Hüsker Dü (Minneapolis) - Bricklayer (1981)
Hüsker Dü (Minneapolis) - MIC (1981)
Hüsker Dü - (Minneapolis) - Signals from above (1982)
Indecision (Minneapolis) - I wanna be black (1982)
Loud Fast Rules (Minneapolis) - Black ‘n blue (1982)
Loud Fast Rules (Minneapolis) - Propaganda (1982)
Man Sized Action (Minneapolis) - Everybody’s happy (1982)
Man Sized Action (Minneapolis) - I hit girls (1982)
Otto’s Chemical Lounge (Minneapolis) - Shopping on heroin (1983)
Red Meat (Minneapolis) - Power of the minds (1983)
Red Meat (Minneapolis) - Social fuck (1983)
Rifle Sport (Minneapolis) - No money (1982)
The Replacements (Minneapolis) - Ace of spades (1982)
Willfull Neglect (Minneapolis) - Good clean fun (1982)
Willfull Neglect (Minneapolis) - I was drunk (1983)

Nebraska

Power of the Spoken Word (Lincoln) - Decide or die (1984)
Power of the Spoken Word (Lincoln) - Incarcerated (1984)



mercoledì 4 gennaio 2012

American punk-hardcore 1980-1986 vol. 3 - (Florida-Georgia-Kentucky-N&S Carolina-Tennessee-Virginia)




F - Attack (1984)
Gay Cowboys in Bondage - Domestic Battlefield (1984)
Hated Youth (Tallahassee) - Army Dad (1983)
Hated Youth (Tallahassee) - Hardcore rules (1983)
Hated Youth (Tallahassee) - Ted Bundy (1983)
Morbid Opera (Miami) - Eat the rich (1983)
Rat Cafeteria (Tampa) - Kill (1983)
Roach Motel (Gainesville) - I hate the Sunshine State (1982)
Roach Motel (Gainesville) - Florida reptile land (1983)
Roach Motel (Gainesville) - My dogs into anarchy (1983)
Sector 4 (Tallahassee) - White House (1983)
Sector 4 (Tallahassee) - Plaid spaceship (1983)

Georgia

Neon Christ (Atlanta) - Bad influence (1984)
Neon Christ (Atlanta) - Parental suppression (1984)
Neon Christ (Atlanta) - Yoof (1984)

Kentucky

Malignant Growth (Louisville) - Hopeless (1983)

North & South Carolina

Bloodmobile (NC) - Drug related death (1983)
Bored Suburban Youth (SC) - Annihilation (1986)
Colcor (NC) - Nervous wreck (1982)
Colcor (NC) - No work (1982)
Corrosion of Conformity (Raleigh) - Citizen (1984)
Corrosion of Conformity (Raleigh) - Poison planet (1984)
Corrosion of Conformity (Raleigh) - Redneck (1982)
Fear Itself (Charleston) - Born to die (1986)
Fear Itself (Charleston) - Your worst nightmare (1986)
No Labels (Raleigh) - Compromises (1983)
No Labels (Raleigh) - HarDCore (1982)
No Labels (Raleigh) - Not for me (1984)
No Rock Stars (NC) - I hate school (1982)
No Rock Stars (NC) - Thrash (1982)
Stillborn Christians (NC) - Fred (1983)
Stillborn Christians (NC) - New right (1983)

Tennessee

UXB - El Salvador stomp (1981)

Virginia

Death Piggy (Richmond) - Fat man (1984)
Death Piggy (Richmond) - Nympho (1984)
Graven Image (Richmond) - Close your eyes (1983)
Graven Image (Richmond) - Double life (1983)
Honor Role (Richmond) - An hour behind (1984)
Honor Role (Richmond) - Your hope (1984)
Th’Inbread (WV) - Scene death (1985)
Th’Inbread (WV) - The shitpile (1985)
Unseen Force (Richmond) - Fear (1986)
Unseen Force (Richmond) - True story (1986)
White Cross - Fascist (1982)
White Cross - No straight edge (1982)



lunedì 2 gennaio 2012

Praxis - Transmutation (mutatis mutandis) (1992)


Ennesima reincarnazione di Bill Laswell, Praxis si avvale della collaborazione di Bootsy Collins (basso), Bernie Worrell (tastiere), entrambi nei Parliament e nei Funkadelic, Bryan Mantia (batteria; già in Primus e Godflesh), AF Next Man Flip (mixer) e dell'inverosimile stuntman della sei corde, Buckethead.
La labirintica produzione di Laswell (che svaria dal rock più duro, al jazz, al funky ipertecnico, all'improvvisazione) si rispecchia quasi compiutamente in questo lavoro dove la formazione all-star riesce a far coesistere spinte stilistiche apparentemente inconciliabili.
Spesso i generi si incrociano all'interno della stessa traccia: in Shock victim la prima parte quasi hard rock collassa in un hip hop inopinato; il funky nervoso di Animal behaviour si distende in una seconda parte meditativa; in Seven laws of Woo l'assolo dell'organo prepara ad uno scatenamento da guitar-hero di Buckethead (così bravo che non sempre si capisce cosa stia combinando); in After shock  l'iniziale e consueta mistura fusion è sostituita da tastiere ed effetti elettronici spettrali con varie inserzioni sonore …
Laswell è un artista preparato e multiforme, siamo d'accordo; Transmutation è un disco eccellente, vario e splendidamente suonato; eppure proprio tale ecletticità, unita alla perizia sopraffina, sua e dei suoi collaboratori, finisce per costituire un limite. Alcune volte il sincretismo sonoro pare preordinato ed insincero, le acrobazie strumentali fini a se stesse e, forse, compiaciute; non a caso il pezzo più memorabile, a distanza di anni, rimane The interworld and the new innocence, ennesima traccia bifronte, in cui i semplici toni elegiaci della prima parte (su uno sfondo sonoro da panorama marino) si accendono nel susseguente assolo, retto magnificamente dallo space bass di Collins. Tale concessione, abbastanza facile in verità, al sentimento che prevarica, per una volta, sulla tecnica strumentale sembra, a sua volta, abbastanza preordinata …
Rimane, comunque, la miglior testimonianza di un ensemble d’eccezionale levatura, un’ora di fusion sperimentale con brandelli melodici, stasi e ripartenze micidiali, assoli strabilianti.

domenica 1 gennaio 2012

J.A.Seazer - Jashumon (1972)

Personaggio naturalmente eccentrico ed enigmatico, J.A. Seazer (nato Terahara Taka'aki) riesce, all'analisi occidentale, ancor più insondabile a causa dell'ostacolo linguistico, della farragine discografica nipponica (già riscontrata a proposito dei Rallizes Dénudés) e dei fumi degli incensi leggendari (in parte, pare, autoprodotti).
Seazer nasce nel sud del Giappone, nelle isole di Kyushu; appena quindicenne, abbandona il luogo nativo per raggiungere Tokyo: fascinoso, aggressivo, con tendenze suicide e criminali, perdigiorno e avido di vivere alla giornata, Seazer si attagliava alla figura sociale denominata futen, originariamente sinonimo di uomo inconvenzionale, senza legami familiari o lavorativi (in realtà egli viveva come cantastorie itinerante); in seguito il termine passò ad indicare un artista bohémien operante nell'ambiente di Shinjuku, quartiere di Tokyo, ricetto di hippies e contestatori.
Alla fine degli anni Sessanta, infatti, benché alle primissime armi, fu cooptato personalmente da Shuji Terayama (1935-1983) nella propria compagnia teatrale Tenjo Sajiki, che vantava una propria sezione musicale, Kangokutai. Ben presto Caesar fondò un proprio personale ensemble, Akuma no le, con il quale compose numerose colonne sonore per i lavori di Terayama (Odissey 69, mai registrata; Sho o suteyo, machi e deyo ovvero Throw away the book, we're going in the streets, manifesto libertario adolescenziale contro i lacci del conservatorismo nipponico; Jashumon ovvero Eresia; Barumon, sulla liberazione omosessuale; Shin toku maru, vendetta necrofila en travesti; Denen ni shisu; Ahobune). Molte delle sue opere non furono mai edite su disco (rimasero incise su cassetta solo per le esigenze lavorative della compagnia o come suo merchandise); le poche ad esser divulgate (fissate durante campagne teatrali in Olanda, Francia, Jugoslavia, Danimarca, Iran) sono testimonianze di works in progress in quanto soggette a continua revisione ed adattamento; lo stesso Seazer scrisse probabilmente alcuni testi trascegliendo versi della sua precedente produzione da poeta errante.
Anche Jashumon* risente di tale contingenza (un accompagnamento live registrato il 30 Gennaio 1972) ed è lontano dalle compiute produzioni occidentali. Nonostante tale limite si avverte, nel poco più ventenne Seazer, una brillante poliedricità che riesce ad assecondare le complesse trame di Terayama spaziando dal rock classico al folk alla psichedelia, generi sì riconoscibilissimi, ma tutti straniati, oltre che dai recitativi in lingua madre, dall'uso della strumentazione giapponese tipica, dalle percussioni (gong e tamburi) ai cordofoni (il biwa e lo shamisen, liuti d'ascendenza cinese e il koto, salterio da tavolo).
L'album, quindi, rappresenta un primissimo assaggio di come l'influenza della musica leggera occidentale si innestò sulla consuetudine nipponica: Terayama e Caesar segnarono, infatti, una netta cesura con liriche e tematiche tradizionali, utilizzando, però, nel contempo, aspetti propri del teatro Nō (lo shamisen e il koto, che accompagnano il canto, ne sono gli strumenti principe). Un aspetto dell'evoluzione dell'arte giapponese del dopoguerra che aspetta, almeno da noi, ancora una soddisfacente sistemazione generale.

* Il dramma verte sul rigetto dei legami familiari come inibitori per lo sviluppo pieno della personalità.