Visualizzazione post con etichetta Jim Jarmusch. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Jim Jarmusch. Mostra tutti i post

lunedì 16 giugno 2014

Jozef Van Wissem / Sqürl - Only lovers left alive (Solo gli amanti sopravvivono)


Il classico film di Jim Jarmusch, notturno, rallentato, sospeso fra un quieto divertimento e un rilassato tono kitsch ... Due vampiri, amanti eterni, memori di un passato profondo eppure proiettati verso il futuro incolore della postmodernità ... Adam (Tom Hiddleston) vive a Detroit; è sfibrato, deluso; colleziona chitarre rarissime, è un esteta, già amico dei decadenti francesi, di Byron, Shelley e Tesla: e medita il suicidio ... Eve (Tilda Swinton) vive a Tangeri, è una lettrice onnivora e instancabile (conosce decine di lingue), ma l'estenuata decadence non le ha tolto ancora la fame di vita ... 
La prima ora di film scorre lentamente, ed è un pregio ... Ecco Adamo ed Eva (Adam e Eve, troppo facili questi nomi!) e l'amico Christopher Marlowe (John Hurt; il drammaturgo secentesco che, scopriamo, oltre a essere un vampiro è l'autore nascosto delle opere di Shakespeare); ecco i nostri procurarsi il sangue negli ospedali tramite medici corrotti e compiacenti (e celandosi sotto il nome di Dottor Faust o Dottor Caligari) oppure concedersi escursioni notturne in visita a vecchi teatri trasformati in parcheggio ... o in visita alla vecchia casa di Jack White, ultimo di sette fratelli ... oppure gustare languidamente sorbetti ematici ... 
Non è la credibilità che interessa ... o la verosimiglianza ... o l'eccesso didascalico e kitsch, come spiegato ... ma il tono crepuscolare, rassegnato e orgoglioso, che lascia indovinare la rivelazione ultima ... ovviamente, già sentita ... sentita milioni di volte ... miliardi ... trita eppur vera e maestosa: l'amore è totale, eterno. E solo l'amore, fedele e appassionato (quello che non si cura delle distanze) assicura l'eternità - tramite uno squisito contrappasso.
In aereo (i nostri si spostano solo con voli notturni) Eve legge assorta il sonetto 116 di William Shakespeare (dovremmo dire: di Christopher Marlowe):

Non sarà che alle nozze di animi costanti
Io ammetta impedimenti, amore non è amore
Che muta quando scopre mutamenti,
O a separarsi inclina quando altri si separa.
Oh no, è un faro irremovibile
Che mira la tempesta e mai ne viene scosso;
Esso è la stella di ogni sperduta nave,
Remoto il suo valore, pur se il suo luogo noto.
Amore non soggiace al tempo, anche se labbra
E rosee guance cadranno sotto la sua arcuata falce.
Amore non muta in brevi ore e settimane,
Ma impavido resiste fino al giorno del Giudizio.
Se questo è errore, e sarà contro me provato,
allora io non ho mai scritto, e mai nessuno ha amato.

Let me not to the marriage of true minds
Admit impediments. Love is not love
Which alters when it alteration finds,
Or bends with the remover to remove:
O no; it is an ever-fixed mark, 
That looks on tempests, and is never shaken;
It is the star to every wandering bark,
Whose worth's unknown, although his height be taken.
Love's not Time's fool, though rosy lips and cheeks 
Within his bending sickle's compass come; 
Love alters not with his brief hours and weeks, 
But bears it out even to the edge of doom.
If this be error and upon me proved,
I never writ, nor no man ever loved

E questo è quanto.
Non c'è altro da aggiungere.
La colonna sonora, eccellente, è opera simbiotica del liutista sperimentale Jozef Van Wissem e degli shoegazer Sqürl: da ascoltare subito, in penombra, fra un ghiacciolo al sangue e l'altro.

domenica 1 aprile 2012

Un film un disco vol. 1 - Jim Jarmusch/Neil Young - Dead man (1999)



Every Night and every Morn
Some to Misery are born.
Every Morn and every Night
Some are born to Sweet Delight,
Some are born to Endless Night

Ogni notte e ogni mattina
Nascono alcuni alla rovina
Ogni mattina e ogni notte
Nascono alcuni al soave diletto
Nascono alcuni ad infinita notte

Scena iniziale: William Blake (Johnny Depp), un giovane contabile, viaggia su un treno alla volta della città di Machine dove gli è stato promesso un lavoro; non lascia legami: i genitori sono morti, la fidanzata l’ha lasciato. Assieme a lui, goffo nei suoi abiti da cittadino 'piedi dolci', viaggiano dapprima panciuti borghesi, poi contadini, quindi dei cacciatori di pelli, rozzi e bruciati dalle intemperie; a mano a mano che ci si addentra nel cuore della tenebra i compagni divengono più brutali. Dai finestrini si intravedono panorami desolati, carovane di pionieri distrutte, villaggi indiani in sfacelo ed abbandonati. Il fuochista del treno*, annerito dalla fuliggine, entra nello scompartimento: si siede davanti al protagonista, gli predice la morte, poi si informa sulla sua provenienza, sulle speranze di lavoro. Le ultime parole del dialogo sono improvvisamente sovrastate dagli spari: i cacciatori cercano di abbattere dei bisonti tirando dal treno in corsa.
L'essenza del miglior film di Jim Jarmusch (sempre in bilico fra grottesco ed ironia) è racchiusa in queste poche sequenze; una profonda e potente metafora sull'opposizione fra civilizzazione e cultura, tra ragione moderna e natura: una civilizzazione guidata da una ragione fredda e matematizzante, gravata dalla brama e dal possesso, unidirezionale, che anela al profitto attraverso la distruzione della vita e della bellezza**; e quelle di un mondo culturale alternativo, ma soccombente, ciclico e tollerante, dove vige l'immaginazione, la passione, l'assenza di leggi artificiose o vincoli morali, in cui, per dirla con il poeta William Blake (1757-1827), omonimo del protagonista e filo rosso della pellicola, “ogni cosa che vive è santa”.
Il treno è, come in Monsieur Verdoux di Chaplin, uno dei simboli più potenti di tale mondo spietato ove tutto è sfigurato dal piacere più laido e dal possesso, entrambi amplificati dalla geometrica potenza della meccanizzazione industriale; una perversione che sfocia nella brama fine a se stessa (i cacciatori uccidono per uccidere).
William Blake, però, è rifiutato da Machine: dopo l'incontro con una prostituta, uccide il figlio del boss locale (Robert Mitchum) e, benché gravemente ferito, fugge. Egli ha reciso i vincoli di sangue, ora continua a morire: rispetto alla follia della ragione. Dimentica il proprio passato, la propria individualità, gli occhiali (ora vede bene); elimina come un angelo della morte i rappresentanti dell'umanità malata di Machine, cacciatori pervertiti, sceriffi, ciarlatani, frodatori; col sangue di un cerbiatto ucciso (ora suo pari***) si copre il volto di geroglifici di guerra. Inizia un lento viaggio di purificazione: le forze della ragione cercano di riportarlo verso il regno del male; viene infatti braccato da tre bounty killer: il più feroce, Cole Wilson, (Lance Henriksen) è un cannibale, simbolo di quel progresso che finisce per fagocitare se stesso (infatti ucciderà gli altri due compagni); la Natura lo attirerà nel proprio grembo come un figliol prodigo: simbolo di questo polo l'indiano Nessuno (che gli racconterà come, catturato e portato in Inghilterra, abbia finito per ammirare le opere del poeta omonimo). Tali due poli si annulleranno nel finale (Nessuno e Wilson si uccidono a vicenda): il vecchio William Blake, morente in una canoa indiana che si spinge al largo, ha espiato le sue colpe; terminati i riti lustrali, potrà ricongiungersi con lo spirito universale e rinascere alla vera vita.
Parafrasando la più celebre raccolta di poesie del poeta inglese, William Blake riconquista l’innocenza (natura, vita, sacro, istinto) e perde l’esperienza (inorganico, morte, dissacrazione, artificio).
Il miglior Neil Young dei Novanta accompagna questo magnifico rito di passaggio con sonorità rarefatte e psichedeliche creando “un capolavoro per lente saturazioni, arie sommesse e feedback relativamente controllati****”.
Buon ascolto e buona visione.

* Il fuochista fu il progetto embrionale del romanzo America di Franz Kafka. Il film è anche  una metafora del progresso americano.
** A Machine i fiori sono di carta, gli animali sono impagliati, le industrie Dickinson trattano metalli.
*** In Ghost dog Forrest Whitaker elimina due cacciatori colpevoli d'aver ucciso un orso. “Nelle antiche culture” sentenzia il protagonista “l'orso è pari all'essere umano”.
*** Webbaticy, Dead man