I due musicisti presentano il disco: "Il lavoro segna la collaborazione di Paolo [Monti] con un vecchio amico dei tempi del liceo, il pianista Federico Gerini. Sull'onda dell'interesse suscitato da due live quasi totalmente improvvisati, di cui uno come apertura ai Fuzz Orchestra, importante gruppo dell'area rock alternativa europea, Paolo e Federico si riuniscono a fine 2011 ... lavorando su alcune piccole bozze compositive, espandendole fino a renderle il più possibile visive, ciascuna con la sua storia da raccontare. Il risultato finale è di ben 70 minuti di musica. Il lavoro di Federico, a tratti minimale, a tratti jazzistico è stato quasi interamente improntato sul suono di un rhodes e di un piano digitale trattato. Per quel che riguarda le chitarre Paolo è partito da un concetto di colore e densità piuttosto che musicale, cercando di lavorare ad un chitarrismo generativo (per dirla con le parole del padre della musica Ambient, Brian Eno...) che sfruttasse il looping senza condividerne l'inespressiva ripetizione, unito ad un sapiente lavoro con archetto ed e-bow. Dentro al disco ci sono tanti riferimenti: Kid a e Amnesiac dei Radiohead, le colonne sonore di Angelo Badalamenti e Thomas Newman, Michael Nyman, Miles Davis, Steve Reich e il minimalismo americano, ovviamente Brian Eno e la musica ambient di fine '70 - inizio '80 e tanto altro."
Peopling - Peopling (2011)
Artista di Bushwick (Brooklyn, New York), Peopling propone una miscela noise-elettronica molto spinta, sicuramente interessante.
Il disco è un notevole 12'' che riunisce cinque tracce, tre di FluiD (industrial/dub/ambient, vero nome Chris Gilmore da Chicago, Illinois), due di John 3:16 (Post rock/ambient/drone, vero nome Philippe Gerber), entrambi artisti della Alrealon Musique.
Per i curiosi, il vangelo di Giovanni, capitolo 3, versetto 16 recita: "Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna".
Iperattivo sin dagli anni Settanta il paisà Frankie Cavallo (New York, classe 1951), già batterista prodigio, ha incendiato e bruciato innumerevoli palcoscenici e formazioni (Funeral of Art, Pump, Kongress, Red Transistor, Why You Murder Me, recentemente negli Avant Duel col fido Ruggins) suonando bizzarrie d'avanguardia e psichedelia assortita (sessioni per chitarre distorte, improvvisazioni … c'è pane per gli storici e i curiosi); nel 1978, ribattezzatosi Von Lmo, diviene, col gruppo omonimo*, una delle attrazioni del Max's Kansas City assieme ai grandi nomi della new wave come Talking Heads e Patti Smith.
Affogato il club nei debiti (Cavallo si esibisce nello spettacolo d'addio), Von Lmo registra il primo lavoro, Future language, per poi abbandonarsi ad un totale sfogo autodistruttivo e scomparire per un decennio. Riavutosi, e per nulla cambiato, regalò alle platee questo Cosmic interception, nove pezzi “super space-age heavymetal dance rock”**, rielaborazioni di precedente materiale degli anni Ottanta. In realtà la definizione, al netto d'un indubitabile esibizionismo del Nostro, non è inaccurata: si tratta effettivamente di una serie di rock 'n' roll coinvolgenti per l'intrinseca ballabilità e per l'interpretazione da roaring bluesman di Cavallo, ma, allo stesso tempo, imbevuti della sensibilità no wave di New York, che agisce da moderno filtro sulla tradizione grazie alla ritmica martellante ed al magnifico sassofono del compare Juno Saturn.
Si comincia e si finisce con i due pezzi eponimi contrassegnati dal contagioso ritornello cibernetico “We transmit, you intercept”e da assoli hendrixiani in background; nel mezzo altri episodi esemplari, Radio world, Shake rattle and roll, This is pop rock, Leave your body e l'inno Be yourself: lo schema immortale di Bill Haley, velocizzato oltremisura, è ruggito con irruenza canagliesca e quasi punk e aggiornato dalle percussioni ossessive (ma sempre sotto controllo, anche nei momenti ipercinetici), dagli instancabili arabeschi di Kross alla chitarra e dalle punteggiature free jazz di Saturn, vero fattore straniante dell'opera che, oltre a iniettare nuova linfa al vecchio corpo rockabilly, lo depura da trite empatie nostalgiche.
Personaggio poco conosciuto nelle sue reincarnazioni più eccentriche, rimane ancora da valutare nella sua interezza di compositore; queste intercettazioni, più sanguigne che cosmiche in verità, sono il biglietto da visita più eclatante.
* Un gruppo di eccellenti strumentisti, alcuni amici di vecchia data di Cavallo: Mike Kross, chitarra; Craig Coffin, basso; Juno Saturn, sassofono; Otto von Ruggins, tastiere, Bobby Ryan, batteria.