Visualizzazione post con etichetta Cleveland. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Cleveland. Mostra tutti i post

domenica 16 marzo 2014

Nine Inch Nails - The downward spiral (1994; deluxe ed. 2004) 1^ parte/2^ parte


Questo è un ottimo album.
Gustato nell'edizione deluxe aggiunge, al piacere dell'ascolto, la piena soddisfazione dell'ansia da completezza.
Eraser è eccezionale, e così almeno la metà dei brani (The downward spiral, Hurt); l'elettronica straziata si piega a mostrare il dolore del mondo postmoderno, asettico e anempatico. Perfetto.
Solo mi chiedo: non sarà che tale classificazione critica, assurta a luogo comune, surclassi la nostra considerazione estetica?
Mi spiego meglio: non sarà che ogni volta che s'incontra industrial music di tal fatta, accelerata o rallentata psicopaticamente, improvvisamente urlata, irta di strappi, risonante di clangori, si sia istintivamente portati (sulla scorta del giudizio precedente) a parlare di prodotto rimarchevole? Pur in assenza di qualsivoglia qualità artistica.
Non sarà, insomma, che il concetto faccia premio sulla semplice bellezza delle tracce?
L'arte postmoderna, ad esempio, si regge su tale patto fra autore e fruitore. Prendiamo un caso preclare: la merda d'artista di Piero Manzoni. Manzoni defecò in novanta barattoli; li numerò; li espose; li vendette. Il patto era: in tal modo io significo la mercificazione dell'artista; oppure la creazione profonda dell'artista; oppure la provocazione insana; o la stupidità del compratore; o del critico; o la fine dell'arte in quanto tale.
Una ridda di interpretazioni si scatenarono: duchampiano, neodadaista et cetera. Ciò che era quello che era (merda in una scatoletta di alluminio), divenne, grazie alla mediazione concettuale, qualcosa d'altro: arte insomma, degna di considerazione estetica, gonfia di sottintesi metaforici, venerabile persino; e foriera di bei soldi, alla fin fine.
Nessuno a chiedersi: tale oggetto che si sottopone al mio giudizio è o non è bello?
E spesso anche noi ci cadiamo: allettati dall'aura maledettista di un disco, sedotti dalla sua qualità apocalittica, inebriati dalle folate millenariste ritmate da instancabili percussioni sataniche, finiamo per accettare prodotti francamente inascoltabili.
Non è il caso di Trent Reznor e compagnia, s'intende.

domenica 30 giugno 2013

Rocket from the Tombs/Pere Ubu - The day the earth met the ... (2002; recordings 1975)/Ubu unchained (1998; recordings 1975-1975)


I Pere Ubu prima dei Pere Ubu. I Rocket from the Tombs non hanno ancora le pulsioni new wave della danza moderna, una sorta di post punk riadattato ai tempi psicotici del nuovo mondo mirabile; certe acide cacofonie, però, possono già intuirsi in filigrana (Life stinks) e il gruppo (col chitarrista Herman, che sostituiva Laughner) già gravita compatto attorno al Falstaff di Cleveland, David Thomas (quando si impone come prima voce su Craig Bell, O'Connor e lo stesso Laughner). 
The day the earth met ... consiste in una serie di prove e concerti dei Rocket from the Tombs (1975; si formarono l'anno prima) ed è l'unica testimonianza di un certo spessore che tramandi il sound dei primissimi Ubu. Un paio di cover degli Stooges (Raw power, Search and destroy), una breve parodia di Satisfaction (un tratto comune ai conterranei Devo), e rock 'n roll energici che Thomas declina con impeto debordante imprimendo un primo punto di svolta (Frustration, Down in flames).
Ubu unchained è una serie di live registrati presso l'Agora di Cleveland fra il 1975 (a nome Rocket) e il 1976 (come Pere Ubu). La seconda parte del disco, con Thomas, è indicativa del nuovo corso: a parte Life stinks e Sentimental journey (che confluiranno in The modern dance), brillano come perle compiute Heart of darkness e Final solution; il monolinguismo rock, che pure è presente nelle brucianti accelerazioni ritmiche, convive con inquietanti rielaborazioni schizoidi (distorsioni, gorgheggi da alienato, crepitii), specchio di una realtà  dissociata che gli uomini sono ormai incapaci di ridurre ai vecchi schemi della logica sociale.  
I primi incendi di alcuni dei più grandi piromani di sempre.