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| Gian Maria Volonté in Vita di Michelangelo |
Vi prego di aprire il seguente video di youtube: è la prima delle tre puntate di Vita di Michelangelo, sceneggiato RAI del 1964. Ascoltatelo dal minuto 2'55'' al minuto 4'04''.
Michelangelo, interpretato dal grande Gian Maria Volonté, si reca presso le cave di marmo di Carrara per scegliere un blocco di materiale per un suo futuro capolavoro: la tomba di Papa Giulio II. Siamo agli inizi del Cinquecento: nel 1504 o 1505.
Gli operai, marmisti e scalpellini, lavorano attorno al genio e cantano: cantano per darsi il ritmo del lavoro, e quindi renderlo meno pesante. Quel canto è una work song.
Ora ascoltiamo John Henry, superclassico delle work song, nella versione prison song, a cappella:
John Henry era probabilmente un lavoratore delle ferrovie e usava il martello. Nelle prigioni usavano la mazza o la falce. Gli operai carraresi gli stessi identici attrezzi: tre secoli prima, però.
Ecco una citazione che ho trovato in rete, forse di Bruce Jackson:
"A Durban, in Sudafrica, chiesi ad uno Zulu, membro di una squadra (gang) di lavoro, se smettendo di cantare i lavoratori non avrebbero avuto più fiato a disposizione. 'No' mi rispose dopo un momento di perplessità 'Se non cantiamo abbiamo meno fiato. Se non cantiamo non abbiamo forza' (...) In Nigeria ad una domanda simile mi risposero: 'Se bisogna tagliare gli alberi, bisogna cantare. Senza una canzone l'accetta perde il filo'. Ad Haiti mi si disse che il canto e le percussioni incoraggiano il lavoratore. In Alabama un lavoratore delle ferrovie mi disse: 'Cantare rende il lavoro più facile. Se non cantassero, non caveresti niente da questi uomini'".
Il lavoro, solo il lavoro, il lavoro manuale, quello degli ultimi, produce il blues. Inevitabile. Le cave di marmo di Carrara furono operative dai tempi di Giulio Cesare, dalla metà del I secolo a. C., quindi. Da circa ventuno secoli producono marmo: e blues.
Obietterete: ma quegli operai non ci hanno dato Big Bill Broonzy o Robert Johnson. Io rispondo: non è detto. Eravate voi tra gli ultimi, tra gli umili nel 1500? Nelle loro case, la sera, riuniti attorno a un tavolaccio, durante quei brevi momenti che precedono il sonno? Sapete di che parlavano, cosa cantavano, cosa suonavano? Magari durante le feste di Carnevale o i matrimoni o i fidanzamenti. Avete mai visto il quadro di Bruegel con la festa dei campagnoli (Banchetto nuziale, 1568)? Ci sono i musici e ci sono i cantanti, ovvio.
Le parole e i canti di un povero sono arte scritta sull'acqua (quelli di un ricco sul marmo - marmo di Carrara, a volte) e nessuno nella storia ebbe la fortuna di avere un Alan Lomax che gira con il registratore. Chissà quanti schiavi - traci, libici, bitini, galli - lavoravano nelle cave ai tempi di Giulio Cesare, il conquistatore del mondo. Chissà cosa cantavano. A mio avviso cantavano con questi ritmi, ritmi blues ... è inevitabile, lo sento ... chissà cosa cantavano gli Egiziani mentre innalzavano la piramide fatale ... o i poveracci che mettevano mattone su mattone le mura Aureliane o coloro che spianavano la via Appia o bonificavano le paludi malariche.
Se penso a quanti libri sono stati scritti sulle origini del blues ... perché le origini non esistono - sono nate con l'uomo, con il lavoro, con l'ingiustizia del lavoro ... il blues è dei perdenti - degli ultimi, di quelli che non vanno sui libri, di coloro che non gridano.
Una curiosità. E una conferma. Il lamento dei cavatori di marmo di Carrara che oggi possiamo ascoltare fu registrato (e preservato dalla dimenticanza) proprio da Alan Lomax: guardate il video in esergo al prossimo post ...
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