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| Cartello di un ferramenta romano vicino alla chiusura |
Rispondo al commento di Blissard, in calce al post Il dottor Stranamore ci avvicina al bagno di sangue, in dissenso con la seconda parte dell'articolo.
"... nutro però perplessità ... in primo luogo relativamente alla
presunta nobiltà dell'odio. L'odio di per sé è quasi sempre un sentimento
meschino, che non riversiamo contro i meritevoli di disprezzo, contro gli
artefici della nostra degradante situazione, ma contro quelli che stanno peggio
di noi (e quindi immigrati, poveri, malati) o contro i nostri vicini
"rei" di stare poco poco meglio di noi. Odio come invidia, non
generato dall'ingiustizia ma dalla voglia che i privilegi appannaggio di qualcun
altro siano anche nostri; odio come paura, di coloro che hanno meno di noi e
che quindi possono ambire ai nostri "tessori". No, scusa se te lo
dico, ma l'odio non è quasi mai un sentimento nobile. La rabbia ha connotazioni
positive, ma soltanto se è orientata da un senso di progettualità non
distruttivo ma costruttivo".
Quello che tu descrivi, l'odio come un sentimento meschino che si riversa
contro chi non lo merita (immigrati, poveri, malati), è il sentimento oggi predominante,
certo, ma viene dalla parte opposta, dal potere.
Chi ha il potere vanta indifferenza,
disprezzo, menefreghismo, superbia.
Esempio: interi settori della vita
pubblica sono lasciati all'improvvisazione e al pressapochismo; questa politica
viene attribuita, a volte con ragione, agli amministratori locali e nazionali (quelli
più vicini all’occhio; li si può chiamare vassalli); a ben osservare, tuttavia,
tale negligenza della cosa pubblica è dolosa e sistematica. In tal modo,
infatti, si ottiene un triplo risultato: i vassalli lucrano tangenti e guiderdoni
feudali; i padroni hanno via libera verso la privatizzazione selvaggia (in nome
dell'efficienza, beninteso); entrambi riescono a disunire socialmente ancor più
il corpo popolare, intento a beccarsi come i capponi di Renzo Tramaglino o a
escogitare capri espiatori.
Un tipico divide et impera.
Da tale odio, l’odio delle élite e dei
loro servi, quello vero, nasce l’ingiustizia; dall’ingiustizia l’odio che tu descrivi:
che non è odio, come detto, ma un sentimento cieco di rivalsa che non individua
i veri responsabili; un sentimento ancora trattenuto, ma che tutto travolgerà.
Il tizio che ha esposto quel cartello o
i comitati contro i profughi di Casal S. Nicola (per citare altri due esempi
che mi ritrovo sotto casa) sono grumi di livore istigati dall'odio delle elite
(democratiche!) per i propri stessi elettori e cittadini; reazioni istintive da
mors tua vita mea. Ma questo non è odio. Il ferramenta che si lamenta degli
immigrati e del fisco, e i medio borghesi che assaltano un pullman di profughi
non odiano nessuno. Dagli di che vivere, garantiscigli qualche balocco, alcuni
servizi essenziale decenti e quelli non odieranno nessuno. Si faranno, molto
probabilmente, gli affari loro. Manco metteranno il naso fuori di casa. Questo
è l'uomo medio postmoderno: autistico. In genere l'uomo postmoderno è incapace
di sentimenti forti, figuriamoci se riesce a portare avanti l'odio. Questo
avviene per una serie di motivi precisi: anzitutto esso ha paura di perdere
quel poco che ha (lavoro, famiglia, minuscolo tran tran sociale); inoltre è
disabituato alla lotta (settant'anni di pace non sono pochi); la tradizione
comunitaria più non gli appartiene; infine è totalmente secolarizzato: non ha,
insomma, un mondo di riferimento sovraindividuale che lo sgravi delle colpe
dell'azione violenta (una volta si poteva dire: Dio lo vuole! Oppure: l'Italia
ci chiama! Oppure: l'onore lo esige!).
E poi c'è la questione fondamentale: non
odiano perché non sanno.
L'odio, invece, è nobile perché si basa
sulla coscienza viva della propria condizione.
Chi odia ha un mirino di altissima
precisione e sa dove puntarlo; conosce la verità, quella verità che pochi
sfiorano; chi odia ha travasi di bile, accessi violenti d'ira poiché intuisce
lo sfacelo quando tutti (compreso il ferramenta e i residenti di Casal San
Nicola) sorridono beati e paciosi.
Essi infatti non hanno consapevolezza;
muovono le braccia alla cieca; sentono oscuramente di essere stati traditi (e
hanno ragione), ma non riescono a individuare i contorni del nemico. Le loro
scariche di fucileria si rivolgono, perciò, alle prime incolpevoli file di
fanti che si trovano davanti. Qualche innocente muore. Fanti innocenti che
militano in quell'esercito mosso dai fili invisibili dei potenti, degli
affaristi e degli usurai, i veri portatori d'odio.
